Novità fiscali dal 26 dicembre al 7 gennaio 2011: IVA: reverse charge su cellulari e microprocessori esteso dal 1° aprile 2011 per i “grossisti”; assicurazioni: come cambia il regime fiscale delle riserve del ramo vita; lavoro accessorio possibile anche con lavoratori a tempo pieno; pensioni: dal 2011 al via le nuove regole; trust: ulteriori chiarimenti sulla disciplina fiscale; pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole: le sanzioni dell’Autorità garante si pagano con modello F24; comunicazione dell’opzione per il regime di tassazione delle SIIQ e delle SIINQ: chiarimenti sulle modalità di compilazione; architetti ed ingegneri: contributo integrativo dal 2% al 4%; operatori Iva “intracomunitari”: accesso al Vies sotto stretto controllo; grandi contribuenti non residenti: monitoraggio e controllo affidata alla Dre Abruzzo

IVA: reverse charge su cellulari e microprocessori per i “grossisti”; assicurazioni: cambia il regime fiscale delle riserve del ramo vita; lavoro accessorio possibile anche con lavoratori a tempo pieno; pensioni: dal 2011 al via le nuove regole; trust: ulteriori chiarimenti sulla disciplina fiscale; pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole: le sanzioni dell’Autorità garante si pagano con modello F24; comunicazione dell’opzione per il regime di tassazione delle SIIQ e delle SIINQ; architetti ed ingegneri: contributo integrativo dal 2% al 4%; operatori Iva “intracomunitari”: accesso al Vies sotto stretto controllo; grandi contribuenti non residenti: monitoraggio e controllo affidata alla Dre Abruzzo

 






 


Indice:


 


1) IVA: Reverse charge su cellulari e microprocessori esteso dal 1° aprile 2011 per i “grossisti”


 


2) Assicurazioni: come cambia il regime fiscale delle riserve del ramo vita


 


3) Lavoro accessorio possibile anche con lavoratori a tempo pieno


 


4) Pensioni: Dal 2011 al via le nuove regole


 


5) Trust: Ulteriori chiarimenti sulla disciplina fiscale


 


6) Pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole: Le sanzioni dell’Autorità garante si pagano con modello F24


 


7) Comunicazione dell’opzione per il regime di tassazione delle SIIQ e delle SIINQ: Chiarimenti sulle modalità di compilazione


 


8) Architetti ed Ingegneri: Contributo Integrativo dal 2% al 4%


 


9) Operatori Iva “intracomunitari”: accesso al Vies sotto stretto controllo


 


10) Grandi contribuenti non residenti: Monitoraggio e controllo affidata alla Dre Abruzzo


 


11) Altre di fisco


 


12) Provvedimenti pubblicati in G.U. a cavallo d’anno


 


 


1) IVA: Reverse charge su cellulari e microprocessori esteso dal 1° aprile 2011 per i “grossisti”


Modificate le regole IVA per le cessioni di telefoni cellulari e microprocessori: parte dal 1° aprile 2011 l’applicazione del meccanismo del reverse charge, che comporta lo spostamento degli obblighi fiscali in capo al cessionario (e non al cedente).


Quindi, dal 1/4/2011 si applicheranno le nuove regole per le cessioni di telefoni cellulari e microprocessori con l’applicazione del meccanismo del reverse charge, che comporta lo spostamento degli obblighi fiscali in capo al cessionario e non al cedente come avviene normalmente.


Al fine di semplificare la riscossione dell’Iva e di meglio contrastare le frodi e l’evasione fiscale, infatti, l’Italia è stata autorizzata dal Consiglio dell’Unione europea a rendere debitore dell’Iva direttamente l’acquirente per le cessioni di telefoni cellulari e microprocessori.


Con la circolare n. 59/2010, l’Agenzia delle Entrate ha forniti i chiarimenti in merito all’applicazione dell’art. 1, comma 44 della Legge Finanziaria 2007, anche alla luce della Decisione del Consiglio che restringe il campo d’applicazione della norma per quanto riguarda i personal computer e i loro componenti e accessori.


In particolare, la circolare ha chiarito che l’applicazione del meccanismo del riverse charge per i cessionari residenti in Italia si applica per quanto riguarda i personal computer soltanto ai componenti che costituiscono dispositivi a circuito integrato come i microprocessori e le unità centrali di elaborazione prima della loro istallazione in prodotti destinati al consumatore finale.


Esclusa la fase del commercio al dettaglio ed i minimi


L’Agenzia ha poi precisato che il reverse charge si applica per le sole cessioni di beni effettuate nella fase distributiva e quindi non si applica alla fase del commercio al dettaglio.


Sono, inoltre, escluse le cessioni dei beni effettuate da contribuenti minimi.


Meccanismo del reverse charge


L’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile comporta che l’acquirente, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, è obbligato all’assolvimento dell’Iva al posto del cedente.


(Agenzia delle Entrate, circolare n. 59/E del 23/12/2010)


 


 


2) Assicurazioni: come cambia il regime fiscale delle riserve del ramo vita


Pronte le istruzioni per la determinazione del reddito. La variazione delle riserve tecniche obbligatorie, relative al ramo vita, concorre a formare il reddito d’esercizio non più in maniera piena ma con una limitazione.


Quest’ultima è ottenuta applicando alla variazione stessa una specifica percentuale derivante dal rapporto tra ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi, anche se esenti o esclusi.


I ricavi rilevanti sono soltanto quelli relativi al ramo vita e sono esclusi quelli riguardanti le polizze il cui rischio di investimento è sopportato dagli assicurati nonché quelli relativi alla gestione dei fondi pensione.


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 60/E del 23/12/2010, ha fornito indicazioni sulla corretta applicazione del regime fiscale per la determinazione del reddito delle società e degli enti che esercitano attività assicurative, recentemente modificato dall’art. 13-bis del D.L. n. 78/2010.


Il nuovo regime produce i suoi effetti, anche se nella misura ridotta del 50%, già in sede di versamento del secondo acconto Ires relativo al periodo d’imposta in corso al 31 luglio 2010.


Le società di assicurazione che operano nel ramo vita hanno l’obbligo di costituire le riserve tecniche, tra le quali le riserve matematiche, per far fronte agli impegni assunti nei confronti degli assicurati.


La variazione delle predette riserve, calcolata come differenza tra l’ammontare delle riserve di fine esercizio e quello di inizio, assume rilevanza dal lato contabile  e fiscale.


In particolare, contabilmente, tale variazione:


– se positiva, concorre negativamente a formare il reddito;


– se negativa, concorre positivamente a formare il reddito.


Fiscalmente, invece, la disciplina è contenuta nell’art. 111 del Tuir che, prima dell’entrata in vigore di tali modifiche, prevedeva l’integrale rilevanza al reddito imponibile della variazione positiva o negativa delle riserve.


Le novità introdotte dall’art. 13 hanno previsto che la variazione in esame concorra al reddito in misura parziale, sulla base di un rapporto tra ricavi imponibili e tutti i ricavi d’esercizio che, comunque, deve rilevare in misura non


inferiore al 95% e non superiore al 98,50%.


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che la norma tende ad un recupero forfettario di base imponibile, legato alla possibilità per le società d’assicurazioni di impiegare i ricavi percepiti anticipatamente in investimenti che danno luogo anche a proventi esenti.


Infine, la citata circolare ha chiarito alcune modalità applicative della modifica e, in particolare:


– Quali riserve siano oggetto della disposizione normativa;


– quali ricavi devono essere utilizzati nella determinazione del rapporto;


– se la norma si applichi anche nel caso in cui la variazione risulti negativa.


Riserve oggetto della disposizione normativa


In particolare, la circolare ha precisato che la disposizione normativa si applica alla variazione di tutte le riserve tecniche obbligatorie del ramo vita, classificata nella voce 6 del conto tecnico rami vita, fatta eccezione per quelle relative alle polizze il cui rischio è sopportato dagli assicurati e quelle relative alla gestione dei fondi pensione.


L’esclusione è dovuta al fatto che, in questi due casi, i proventi generati dai relativi investimenti non fruiscono del regime di non imponibilità di cui agli articoli 87 e 89 del Tuir e, pertanto, viene meno il presupposto per far concorrere la variazione delle relative riserve nella misura data dal rapporto tra ricavi e proventi imponibili e l’ammontare complessivo dei ricavi e proventi. Inoltre, la variazione deve essere assunta al netto delle quote a carico di riassicuratori, in quanto tali quote rilevano nella determinazione della variazione delle riserve della compagnia che le acquisisce in riassicurazione.


Ricavi da utilizzare nella determinazione del rapporto


La  stessa circolare ha poi chiarito che al numeratore del rapporto devono essere inclusi tutti i ricavi imponibili e la parte imponibile dei ricavi parzialmente esenti o esclusi o la cui tassazione è stata rateizzata nel tempo; al denominatore, invece, oltre agli importi inseriti al numeratore devono essere aggiunti i ricavi (o le parti di ricavi) esclusi o esenti.


Inoltre, per mantenere una coerenza con la variazione delle riserve cui va applicato il rapporto, devono essere considerati solo i ricavi relativi al ramo vita e da questi esclusi quelli relativi alle polizze il cui rischio è sopportato dagli assicurati e quelli derivanti dalla gestione dei fondi pensione.


Variazione negativa


Infine, la circolare ha indicato che il rapporto ottenuto rappresenta la percentuale in cui deve concorrere al reddito imponibile la variazione delle riserve; pertanto, la stessa risulterà parzialmente deducibile quando positiva e parzialmente imponibile nel caso in cui si manifesti con segno negativo.


 


 


3) Lavoro accessorio possibile anche con lavoratori a tempo pieno


Unici limiti quelli imposti per i lavoratori del pubblico impiego.


Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro ha chiesto se, ai sensi della normativa sul lavoro accessorio, sia possibile lo svolgimento di prestazioni di natura occasionale e accessoria per i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno.


Il Ministero, con la risposta ad interpello n. 46 del 22/12/2010, dopo aver esaminato le possibilità oggettive e soggettive ha confermato che i lavoratori con contratto di tipo subordinato a tempo pieno possono comunque svolgere prestazioni di natura occasionale secondo quanto delineato dalla norma, fermi restando, per i lavoratori del pubblico impiego, i limiti di cui all’art. 53 del D.Lgs. n. 165/01.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 23/12/2010)


 


 


4) Pensioni: Dal 2011 al via le nuove regole


Riposo dopo 61 anni. Effetto di scalino e finestra mobile


Stretta per chi vuole andare in pensione: Da gennaio 2011, infatti, saranno necessari almeno 61 anni per uscire dal lavoro a causa dello scatto del terzo “scalino” previsto dalla riforma del 2007 (l’età minima per l’assegno di anzianità passa da 59 a 60 anni a fronte di almeno 36 anni di contributi) e della contemporanea entrata in vigore delle nuove regole sulla “finestra mobile” (12 mesi di attesa una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi).


In pratica, i lavoratori dipendenti che raggiungono i requisiti anagrafici e contributivi a 60 anni non potranno uscire dal lavoro prima di averne compiuti 61.


E per gli autonomi i tempi sono ancora più lunghi. Le norme sull’uscita mobile non riguardano i lavoratori che maturano i requisiti entro dicembre 2010 e quindi potranno andare in pensione di anzianità l’anno prossimo con le “vecchie” finestre (gennaio e luglio) e con i precedenti requisiti.


Le nuove regole:


Età pensione anzianità dipendenti


I lavoratori dipendenti dal 2011 andranno in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia con almeno 60 anni di età (fino a fine 2010 bastano almeno 59 anni).


Quindi, in pratica ci vogliono 60 anni di età e 36 di contributi ma salgono a 61 se gli anni di contributi sono solo 35.


Una volta raggiunti i requisiti per avere l’assegno bisogna aspettare ancora 12 mesi previsti dalla “finestra mobile” introdotta con la manovra di luglio arrivando quindi almeno a 61 anni.


Età pensione anzianità autonomi


I lavoratori autonomi vanno in pensione di anzianità con almeno 61 anni di età. A questi requisiti va aggiunta un’attesa di 18 mesi previsti dalla finestra mobile prevista dalla manovra di luglio.


Di fatto, quindi, per li autonomi sono necessari almeno 62 anni e mezzo (regola che vale anche per i collaboratori a progetto).


Pensione di vecchiaia


La finestra mobile si applica anche alla pensione di vecchiaia (65 anni gli uomini, 60 le donne).


Di fatto, quindi, si andrà in pensione di vecchiaia con almeno 61 anni per le donne e 66 per gli uomini.


Donne e pubblico impiego


Le nuove regole di fatto cancellano la pensione di anzianità per le lavoratrici del settore privato che potranno uscire dal lavoro dopo i 60 anni, età già prevista per la pensione di vecchiaia.


Diversa la situazione invece per le impiegate nel pubblico che avranno dal 2011 un requisito anagrafico per la vecchiaia di 61 anni (65 dal 2012).


Per loro sarà ancora possibile l’uscita anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi.


Ad entrambe le categorie comunque si applica la finestra mobile e quindi un anno di attesa una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi.


Anzianità con 40 anni contributi


Sarà comunque possibile avere la pensione di anzianità, indipendentemente dall’età con almeno 40 anni di contributi ma a questi andranno comunque aggiunti i 12 mesi di attesa della finestra mobile.


Requisiti entro il 2010


Le norme sull’uscita mobile non riguardano i lavoratori che maturano i requisiti entro dicembre 2010 che potranno uscire dal lavoro anche l’anno prossimo con le “vecchie” finestre (gennaio e luglio).


(ANSA.IT del 27/12/2010)


 


 


5) Trust: Ulteriori chiarimenti sulla disciplina fiscale


Per i trust il nodo cruciale del Fisco è dato dall’interposizione nel possesso dei beni.


In particolare, i trust istituiti e gestiti solo per realizzare un’interposizione nel possesso dei beni non possono essere considerati validamente operanti sotto il profilo fiscale. Ne consegue che la tassazione va spostata in capo al reale titolare, cioè il disponente.


Una volta verificata la loro esclusiva funzione elusiva, i trust vengono ritenuti inesistenti per quanto riguarda i redditi che producono.


E’ quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa del 27/12/2010, incentrato sulla circolare 61/E del 2010, diffusa in pari data, per valutare il profilo fiscale applicabile al trust ai fini della tassazione.


Per il Trust la fiducia è tutto


Si tratta, infatti, di un istituto di derivazione anglosassone attraverso il quale il disponente, o settlor, trasferisce alcuni beni di sua proprietà al trust e, al contempo, designa un gestore, cioè il trustee, persona fisica o giuridica, cui spetta il compito di amministrarli sia nell’interesse dei beneficiari sia per le finalità istitutive indicate al momento della costituzione.


Trust gestiti per realizzare una mera interposizione dei beni


Per cui i trust istituiti e gestiti per realizzare una mera interposizione nel possesso dei beni non possono essere considerati validamente operanti dal punto di vista fiscale.


Piuttosto, una volta verificata l’esclusiva funzione elusiva, i trust sono considerati dal fisco inesistenti riguardo la tassazione dei redditi che producono.


Redditi la cui imposizione si sposta, invece, in capo al disponente


Ai fini della verifica, un ruolo centrale spetta alla Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, che elenca e riassume gli elementi essenziali caratterizzanti il profilo di un trust e, quindi, riscontrabili.


Fisco italiano, trust straniero


Il reddito imputato dal trust a beneficiari residenti è comunque tassato in Italia in capo a questi ultimi quale reddito da capitale, a prescindere dalla circostanza che il trust sia o meno residente nel nostro Paese e che il reddito sia stato prodotto o meno nel territorio dello Stato.


Dunque, anche i redditi attributi da un trust straniero a beneficiari residenti sono sottoposti a tassazione in Italia.


Beneficiario estero


Per i beneficiari non residenti, cioè esteri, di trust italiani, trasparenti o misti, il reddito loro imputato va considerato prodotto in Italia e, quindi, sottoposto a tassazione, a prescindere dalla loro effettiva corresponsione.


In questo caso, secondo le Entrate, vale la sola imputazione per determinare l’imposizione.


 


 


6) Pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole: Le sanzioni dell’Autorità garante si pagano con modello F24


Passaggio di consegne tra i due modelli di versamento, F23 e F24, per il pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.


Infatti, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 135/E del 27/12/2010 ha comunicato che i codici tributo possono essere utilizzati per il versamento delle somme dovute a titolo di sanzioni tramite modello “F24-elementi identificativi”.


Tale documento ha, inoltre, precisato che gli stessi codici, già utilizzati con il modello F23, saranno definitivamente chiusi soltanto dopo un periodo transitorio di coabitazione tra i due modelli, che avrà termine il 30 giugno del 2011.


La staffetta tra i due modelli costituisce una novità significativa in materia di riscossione effetto diretto, sia nei tempi sia per le modalità e i contenuti, della stipula, il 30 settembre 2010, della Convenzione tra la stessa Autorità garante e l’Agenzia delle Entrate.


Il calendario del cambio: appuntamento alla mezzanotte dell’ultimo dell’anno


Dunque, a partire dal 1° gennaio 2011, le sanzioni pecuniarie relative a pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole viaggeranno, in pratica saranno pagate, con il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” e non più con il modello F23.


Comunque, pur essendo operativamente efficaci con l’F24 da inizio anno, i codici tributo potranno continuare ad essere utilizzati anche sul modello F23 fino al 30 giugno 2011, termine ultimo che pone fine sia alla transitorietà che alla coabitazione tra i due modelli.


 


 


7) Comunicazione dell’opzione per il regime di tassazione delle SIIQ e delle SIINQ: Chiarimenti sulle modalità di compilazione in vista della scadenza del 31/12/2010


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 136/E del 27/12/2010, ha fornito chiarimenti riguardo le modalità di compilazione del modello per la comunicazione dell’opzione per il regime di tassazione delle SIIQ e delle SIINQ (approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28 novembre 2007, prot. n. 2007/185065), da parte di una società residente in uno Stato dell’Unione europea, con stabile organizzazione in Italia.


Tale modello deve essere inviato entro il 31 dicembre 2010 per i soggetti “solari”.


In particolare, il regime speciale è destinato alle società che esercitano, in via prevalente, l’attività di locazione immobiliare.


Attività i cui proventi possono essere sottratti a Ires e Irap, in cambio di una “tassa d’ingresso”, pari al 20% della differenza tra il valore normale e quello fiscale (plusvalenza) dei diritti reali sugli immobili destinati alla locazione.


Gli utili corrispondenti a tale attività saranno poi assoggettati a una ritenuta del 20%, a titolo di acconto o d’imposta a seconda del socio percettore.


Sono queste, in linea di massima, le regole per Siiq (società di investimento immobiliare quotate) e Siinq (società di investimento immobiliare non quotate), chiamate a valutare se scegliere di avvalersi di detta tassazione, mediante la comunicazione da inviare all’Agenzia delle Entrate, entro il termine dell’ultimo periodo d’imposta “ordinario”.


Dopo le modifiche arrecate all’art. 12 del D.L. n. 135/2009, convertito dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, l’opzione può essere esercitata, ai sensi del comma 141-bis dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), anche dalle società residenti negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al comma 1 dell’art. 168-bis del Tuir, con riferimento alle stabili organizzazioni svolgenti in via prevalente l’attività di locazione immobiliare.


In tali casi, il suddetto modello va compilato, oltre che seguendo le relative istruzioni per la compilazione, con le ulteriori seguenti indicazioni.


Qualora la società che esercita l’opzione non sia residente nel territorio dello Stato italiano (ma in uno dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo spazio economico europeo), nei campi riguardanti la sede legale devono essere riportati i dati relativi alla sede estera ed il campo “Provincia” non deve essere compilato.


Deve essere, altresì, indicato nel relativo campo il “Codice Stato estero” desunto dall’elenco dei “Paesi e territori esteri” riportato nell’Appendice alle istruzioni per la compilazione del modello UNICO Società di capitali, disponibile alla data di presentazione della comunicazione.


Nei campi concernenti il domicilio fiscale, invece, devono essere indicati i dati relativi alla sede della stabile organizzazione in Italia.


Nel riquadro “Altre informazioni” dovrà essere dichiarato che la società è residente in uno Stato U.E. o in uno Stato aderente all’accordo sullo spazio economico europeo, con stabile organizzazione in Italia.


Nel medesimo riquadro verrà riportato il codice di identificazione fiscale estero.


A tal fine, per effetto delle disposizioni recate dall’art. 38 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, mediante detto modello di comunicazione non è più possibile eleggere domicilio per la notificazione degli atti.


Le società residenti o non residenti non dovranno, pertanto, compilare il riquadro “Domicilio per la notificazione degli atti”.


Infine, l’Agenzia ha ricordato che il modello di comunicazione dell’opzione per il regime di tassazione delle SIIQ e delle SIINQ (disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it) deve essere presentato direttamente presso la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, che rilascia apposita ricevuta, o spedito alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o mezzi postali similari (in tal caso si considera presentata il giorno in cui viene consegnata all’ufficio postale).


 


 


8) Architetti ed Ingegneri: Contributo Integrativo dal 2% al 4%


A partire dal 1° gennaio 2011, per gli iscritti agli Albi degli Ingegneri e degli Architetti, per le Società di Professionisti e per le Società di Ingegneria, l’aliquota del contributo integrativo è stata elevata dal 2% al 4%.


Il contributo integrativo dovuto a Inarcassa – regolamentato dallo Statuto dell’Associazione che all’art. 23 ne stabilisce l’entità – è calcolato in misura percentuale sul volume di affari dichiarato ai fini dell’IVA per l’anno di riferimento ed è ripetibile nei confronti del committente.


Pertanto, dal 1° gennaio 2011 su tutte le fatture emesse per prestazioni di natura professionale dovrà essere applicata la maggiorazione del 4% a titolo di contributo integrativo.


L’aumento dell’aliquota dal 2% al 4%, che è entrato in vigore con il nuovo anno, è una delle modifiche statutarie introdotte dalla riforma previdenziale di Inarcassa, varata con Decreto Interministeriale del 5 marzo 2010, per assicurare la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico dell’Associazione e l’adeguatezza dei livelli pensionistici.


(Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, nota del 2010)


 


 


9) Operatori Iva “intracomunitari”: accesso al Vies sotto stretto controllo


L’inclusione nell’archivio informatico (Vies) non è più automatico ma subordinato ai controlli dell’Agenzia delle Entrate.


Chi apre la partita Iva deve, infatti, comunicare (nel modello AA7 o AA9), in tale momento dell’apertura, la volontà di effettuare operazioni intracomunitarie; operazioni che potranno essere intraprese solamente se l’Amministrazione finanziaria non ha nulla da obiettare.


Infatti, un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato il 29/12/2010, ha individuato le modalità da seguire per negare o revocare l’autorizzazione allo svolgimento di tali transazioni; un secondo provvedimento sempre pubblicato il 29/12/2010 ha stabilito i criteri di accesso al Vies (archivio informatico dei soggetti autorizzati a porre in essere operazioni intracomunitarie).


Tali due documenti sono di attuazione alle importanti novità introdotte dal D.L. n. 78/2010.


Il D.L., rispondendo a quanto sollecitato dalla Comunità europea (Regolamento


Ue n. 904/2010) contro le frodi Iva, mette in campo un meccanismo di più stretto controllo nei confronti di quei contribuenti che svolgono attività economiche fuori i confini nazionali e nello spazio comunitario.


In pratica, l’Agenzia delle Entrate sottoporrà i neo professionisti e neo imprenditori (individuali o societari) ad una serie di controlli mirati prima di dare il via libera agli scambi oltre frontiera.


Per conseguenza, anche l’inclusione nel Vies potrà avvenire soltanto dopo aver verificato l’affidabilità degli operatori, la completezza e la veridicità dei dati dichiarati.


La nuova procedura ha come fine la realizzazione di un archivio europeo attendibile e aggiornato, ma, contemporaneamente, grazie al continuo monitoraggio delle aziende che operano con l’estero, consente una più incisiva azione preventiva di contrasto alle frodi Iva.


Pertanto, nella dichiarazione di inizio attività occorre anche specificare se si intende effettuare operazioni intracomunitarie.


La nuova procedura riguarda i contribuenti residenti nello Stato, gli operatori che vi stabiliscono una stabile organizzazione e quelli che si identificano direttamente ai fini Iva.


L’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni, darà il proprio parere ed eventualmente emanerà un provvedimento di diniego all’autorizzazione; in ogni modo, se entro tale termine non arriverà da parte degli uffici finanziari alcuna notizia, l’operatore dal 31° giorno potrà allargare la propria attività oltre confine (formandosi, in tal modo, il cd. silenzio assenso).


Nei suddetti 30 giorni l’Amministrazione effettuerà alcuni controlli preliminari per verificare i requisiti dichiarati dall’operatore (a cominciare da quelli soggettivi e oggettivi necessari per l’identificazione ai fini Iva) e controllerà se ci sono pendenze di carattere fiscale o non (evasione fiscale, frodi o inadempienze di altro genere) che possono compromettere l’affidabilità del richiedente o delle persone a lui collegate e determinare posizioni a rischio frode.


Inoltre, l’Amministrazione finanziaria avrà sei mesi di tempo per effettuare i controlli sui contribuenti già inserititi nella banca dati Vies.


Se a fine periodo l’esito è negativo (per il contribuente), un provvedimento sancirà la loro esclusione dall’elenco dei soggetti passivi autorizzati alle operazione intracomunitarie.


I soggetti già in possesso di partita Iva


I controlli interesseranno anche coloro che sono già in possesso di partita Iva.


Tali “vecchi” soggetti, come regola generale, potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate la volontà di intraprendere le operazioni intracomunitarie (sottoponendosi alla stessa trafila di controlli sopra descritta) oppure, al contrario, quella di rinunciare agli scambi europei.


La manifestazione di volontà “positiva” è espressamente richiesta per quanti hanno presentato la dichiarazione di inizio attività a partire dal 31 maggio 2010 (data di entrata in vigore del D.L. 78/2010), pena l’esclusione, entro il 28 febbraio 2011, dall’archivio dei soggetti autorizzati alle operazioni intracomunitarie.


Per gli operatori che, invece, hanno aperto partita Iva prima del 31 maggio 2010, l’esclusione dal Vies è prevista per la mancata presentazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni di beni, delle prestazioni di servizi e degli acquisti intracomunitari di beni e servizi negli anni 2009 e 2010, oppure per il mancato adempimento degli obblighi dichiarativi Iva per il 2009.


Una volta estromessi dall’elenco, si ritorna al punto di partenza: per effettuare operazioni intracomunitarie è necessaria la dichiarazione di volontà e il mancato diniego dell’Amministrazione entro i 30 giorni.


Infine, il provvedimento di revoca dalla registrazione nell’archivio può essere emesso anche a seguito di una normale attività di accertamento.


Comunicazione contenente la dichiarazione di volere effettuare operazioni intracomunitarie


I soggetti che iniziano l’attività in Italia, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono, ai sensi dell’art. 35 del D.P.R. n. 633/1972, presentare la dichiarazione di inizio attività ai fini IVA direttamente all’Agenzia delle entrate ovvero al Registro delle imprese, mediante la Comunicazione Unica (di cui all’art. 9 del D.L. n. 7 del 31/1/2007), se tenuti a tale adempimento.


Nella dichiarazione di inizio attività ai fini IVA deve essere espressa l’eventuale volontà di porre in essere operazioni di cui al titolo II capo II del Decreto Legge 30 agosto 1993, n. 331. Tale volontà viene espressa compilando il campo “Operazioni Intracomunitarie” del Quadro I dei modelli AA7 (soggetti diversi dalle persone fisiche) o AA9 (imprese individuali e lavoratori autonomi).


Vale come manifestazione di volontà di porre in essere operazioni intracomunitarie la selezione della casella “C” del Quadro A del modello AA7 da parte degli enti non commerciali non soggetti passivi d’imposta.


I soggetti già titolari di partita IVA possono:


– dichiarare la volontà di porre in essere operazioni intracomunitarie mediante apposita istanza da presentare direttamente ad un ufficio dell’Agenzia delle Entrate;


– comunicare, con le stesse modalità la volontà di retrocedere da tale opzione, che decorre dalla data di acquisizione dell’apposita istanza da parte dell’Agenzia.


Esempio di comunicazione:






All’Agenzia delle Entrate


Ufficio di___________


 


Il sottoscritto, nato a…il……..e residente in …….via…….., C.f., in qualità di (titolare, rappresentante legale, ecc.) della società (o ente) …..con sede legale in………via…….., C.f. e P.Iva…………, iscritta al Registro delle Imprese (o al REA per gli enti) di ……….. al numero…….., già in possesso di partita Iva dal ………


                                               DICHIARA


Di volere porre operazioni intracomunitarie di cui  al titolo II capo II del Decreto Legge 30 agosto 1993, n. 331 per importi annui non superiori a:


– € …………..(acquisto di beni);


– € …………..(cessioni di beni).


La presente comunicazione è effettuata sulla base degli obblighi previsti dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, prot. n. 2010/188376 del 29 dicembre 2010.


 


Luogo e data                               Firma del titolare o rappresentante legale


 


 


10) Grandi contribuenti non residenti: Monitoraggio e controllo affidata alla Dre Abruzzo


Dal mese di gennaio le attività di liquidazione, controllo, recupero crediti, contenzioso e rimborsi sono passate alla Dre Abruzzo.


Il tutoraggio e l’accertamento su imprese e “grandi contribuenti” stranieri, ma identificati ai fini Iva in Italia, dal 1° gennaio 2011, avviene in Abruzzo.


La competenza è stata assegnata a tale direzione regionale delle Entrate con il

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it