Negato il rimborso I.R.A.P.

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18704/2010, afferma che l’Amministrazione finanziaria rifiuta legittimamente il rimborso dell’IRAP al professionista che nella dichiarazione dei redditi ha esposto spese di non esiguo ammontare.


La Corte considera fondato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che, riformando la decisione di primo grado, accoglieva il ricorso del contribuente contro il silenzio-rifiuto su istanze di rimborso IRAP.


Secondo l’Amministrazione finanziaria, la Commissione Regionale avrebbe considerato come inesistente l’autonoma organizzazione non considerando che nelle dichiarazioni dei redditi relative agli anni di imposta in giudizio, erano riportate spese di non esiguo ammontare.


La Corte di Cassazione accetta il ricorso dell’Agenzia sottolineando che il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse ed impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, gravando sul contribuente l’onere di dare la prova dell’assenza di tali condizioni.


Dunque l’Amministrazione finanziaria può negare il rimborso dell’Irap sulla base del fatto che ha esposto spese rilevanti nella dichiarazione dei redditi.


Il caso oggetto della controversia, parte dalla dichiarazione riportante costi molto elevati di un contribuente che aveva assolto l’Irap, richiedendone, poi, il rimborso poiché, in quanto professionista, si considerava non soggetta al tributo per mancanza del requisito dell’autonoma organizzazione.


Al silenzio-rifiuto veniva opposto il ricorso alla Commissione tributaria provinciale che respingeva lo stesso. La sentenza della Commissione provinciale era riformata dalla Commissione regionale che riteneva non provata l’esistenza dell’organizzazione.


L’Amministrazione finanziaria proponeva ricorso per Cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione, andando contro la sentenza impugnata che aveva affermato l’inesistenza del requisito dell’autonoma organizzazione senza considerare la circostanza che nelle dichiarazioni dei redditi relativi agli anni di imposta considerati la contribuente aveva esposto spese di rilevante entità.


La Corte Suprema considera fondata l’opposizione, considerando l’importanza dei costi inseriti nelle dichiarazioni dei redditi come indici significativi per decidere su un’istanza di rimborso negata.


La valutazione di una rappresentazione tributaria deve essere effettuata nelle sua interezza e non limitandosi a considerare un solo elemento: infatti, la Commissione regionale, secondo la Suprema Corte avrebbe dovuto considerare il rapporto tra i costi e l’organizzazione d’impresa, rapporto che incide sul presupposto dell’Irap.


La Corte continua affermando che, ai fini della verifica dell’autonoma organizzazione, bisognava accertare l’entità degli elementi patrimoniali, delle prestazioni di lavoro dipendente e di altri servizi acquistati, tali da considerare la prestazione di quel professionista non indispensabile nell’azienda:i costi elevati portano verso la soluzione positiva, poiché sono indice di autonomia.


La Corte di Cassazione ha basto la sua motivazione su due argomentazioni:






  • Autonoma organizzazione. In questo caso, la Corte ha richiamato i principi affermati dalla sentenza 3676/2007. Il principio così richiamato ribadisce che, ai sensi del combinato disposto degli articoli 1, comma 1, primo periodo, e 3, comma 1, lettera c), del Dlgs 446/1997, istitutivo dell’Irap, l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 49, comma 1, del Dpr 917/1986 e all’articolo 53, comma 1, del medesimo Tuir, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive solo se si tratta di attività non autonomamente organizzata.




La Corte indica come il requisito dell’autonoma organizzazione esiste se il contribuente sia il responsabile dell’organizzazione non inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse, se impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, o se si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. A tal punto si sovviene alla precisazione che è onere del contribuente dare la prova dell’assenza delle condizioni elencate.






  • Insufficiente motivazione. La Cassazione considera che il Collegio non ha considerato il percorso logico che ha portato al giudizio di non imponibilità e che non ha considerato gli elevati costi inseriti in dichiarazione. La Corte in tal spiegazione ricorda il principio enunciato nella sentenza nr. 1756/2006, secondo il quale c’è vizio di omessa motivazione della sentenza, sia come difetto assoluto sia come motivazione apparente, nel caso in cui il giudice di merito omette l’indicazione degli elementi indispensabili per il proprio convincimento.




14 gennaio 2011


Sonia Cascarano

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