Standard contabili anche per le piccole e medie imprese?

è ormai argomento attuale quello relativo alla possibilità di standardizzare le regole contabili anche per le PMI, affermando che per le PMI ci sarebbe bisogno di uno standard di ottima qualità che potrebbe garantire migliore trasparenza e comparabilità a livello internazionale, massimizzando le potenzialità di espansione globale, reale e finanziaria

E’ ormai argomento attuale quello relativo alla possibilità di standardizzare le regole contabili anche per le PMI, affermando che per le PMI ci sarebbe bisogno di uno standard di ottima qualità che potrebbe garantire migliore trasparenza e comparabilità a livello internazionale, massimizzando le potenzialità di espansione globale, reale e finanziaria, delle PMI stesse.




Il progetto tendente a creare principi IFRS per le PMI, mira a contribuire ad un funzionamento efficiente del mercato dei capitali sotto il profilo operativo e dei costi, ad armonizzare l’informazione finanziaria presentata dalle società e garantire un elevato livello di trasparenza e comparabilità dei bilanci.




Inoltre, contribuisce a mettere le imprese comunitarie nelle condizioni di competere ad armi pari per l’allocazione delle risorse finanziarie disponibili nei mercati comunitari dei capitali nonché in quelli mondiali.




Diventa dunque fondamentale per la competitività promuovere la convergenza in Europa di principi per redigere i bilanci riconosciuti a livello globale, al fine di realizzare operazioni transfrontaliere o ottenere l’ammissione alla quotazione mondiale.




I principi contabili internazionali possono essere adottati solo se rispondono ai criteri di comprensibilità, pertinenza, affidabilità e comparabilità richiesti dall’informazione finanziaria necessaria per adottare le decisioni economiche e valutare l’idoneità della gestione.




Lo IASB (International Accounting Standards Board) ha pubblicato una bozza dei principi contabili internazionali IFRS dedicati alle piccole e medie imprese, che secondo stime ufficiali, rappresentano più del 95% di tutto il panorama imprenditoriale.


Le norme così presentate derivano da cinque anni di attività di ricerca attraverso la consultazione di un elevato numero di PMI in tutto il mondo.


Il documento è corposo e riporta molti dei principi IFRS tradizionali relativi alla determinazione delle componenti attive e passive di bilancio, anche se si considera la necessità di ridurre il numero di rilevazioni contabili imposto e di semplificare il reddito e le spese: dunque pur rimanendo nelle sfere della tradizione, per le PMI deve essere studiato un modo diverso nell’applicazione dei principi stessi, infatti per evitare oneri contabili eccessivi, si stabilisce che la revisione periodica dell’IFRS sarà di una volta ogni a tre anni.


La prospettiva evidenziata dall’IFRS per le PMI si basa sulla forte domanda internazionale dell’economie più sviluppate, basate inevitabilmente sulla presenza nel mercato accanto alle grandi anche delle piccole e medie imprese.


La presenza massiccia di queste realtà ha portato, a livello internazionale, a creare regole comuni rigorose e certe per la contabilità delle piccole e medie imprese, naturalmente più semplici rispetto create per le società maggiormente strutturate.


Le regole dell’IFRS per le PMI inseguono la finalità di creare un sistema di comparabilità e trasparenza, di generare una sorta di affidabilità, a livello internazionale, nella contabilità delle PMI, di ridurre gli oneri nascenti dall’applicazione dei principi elaborati, anche attraverso la creazione di una “piattaforma” di riferimento per le nuove imprese che accederanno ai finanziamenti del settore pubblico, dove l’applicazione degli IFRS è imposta.


Detto questo è facile capire come i principi di bilancio studiati per le PMI siano diversi e separati dal normale sistema degli IFRS e sono elaborati in modo tale da essere indipendenti dall’adozione nei singoli paesi del sistema IFRS completo per tutti i tipi di società.


Come già evidenziato, il lavoro di creazione dell’IFRS per le PMI è stato lungo ed ha attraversato varie fasi.


Infatti, la prima relazione sul nuovo IFRS è stata pubblicata nel 2007 e tradotta in cinque lingue al fine di coadiuvare le PMI a formulare le risposte alle proposte formulate dal IASB.


La novità e la non totale conoscenza del sistema di mercato delle PMI, ha portato a vari incontri e varie riunioni prima di ottenere un feed-back diretto: solo dopo è stato possibile testare il progetto su 100 piccole imprese di 20 paesi, ottenendo il risultato della necessaria ulteriore semplificazione.




Nel corso della presentazione dell’IFRS per le PMI si è dichiarato che: “la pubblicazione del nuovo principio contabile è un’apertura importante per le società di tutto il mondo. Per la prima volta, le PMI avranno un insieme di regole contabili comuni e rispettate a livello internazionale. Crediamo che i vantaggi siano particolarmente sentiti in quelle economie sviluppate e in crescita. L’IFRS per PMI fornirà alle imprese un passaporto per riunire il capitale su una base comune nazionale o internazionale”.


Comunque a questi segnali altamente positivi verso una semplificazione ed un’organicità dei principi internazionali per le PMI, risponde I’EFRAG, l’organo tecnico-politico Ue per le regole contabili, che esaminando la bozza del principio contabile internazionale predisposto dallo IASB per le piccole e medie imprese, denominato “Ifrs for Small and medium entities”, ne evidenzia una serie di incompatibilità fra tale principio e le direttive contabili 78/660/Cee e 83/349/Cee.




Lo IASB sta cercando di compiere una vera e propria rivoluzione redigendo un Principio che possa contenere tutte le informazioni che consentano l’applicazione degli IFRS alle piccole e medie imprese.




Considerando la presenza massiccia delle PMI che costituiscono gran parte del tessuto economico Europeo, l’obiettivo è quello di trarre un notevole beneficio in termini di comparabilità e di univocità del linguaggio finanziario, riuscendo a superare le problematiche di adattamento e soprattutto il costo opportunità di tale operazione.


In questo lungo processo di snellimento presentato, il Principio cardine è basato sull’eliminazione di tutte le tematiche poco pertinenti alle PMI soffermandosi su tematiche dove IFRS garantiscono la scelta del trattamento contabile sfoltendo ed eliminando tutti i trattamenti contabili più onerosi prediligendo le strade più semplici.


Infatti la parola d’ordine è semplicità applicata anche alla valutazione delle passività ed al riconoscimento delle attività.




L’EFRAG e la comunità economica internazionale hanno individuato alcune problematiche circa la redazione di un principio IFRS standard per le PMI al posto della modifica delle Direttive comunitarie oppure al posto di procedure di endorsement, oppure al posto di scelte libere da parte degli Stati o delle imprese: il punto di domanda quindi è sulla procedura da seguire nello scegliere il principio standardizzato.


Il problema così individuato, si basa sulla definizione utilizzata dal principio standard che crea una definizione unitaria e poco completa delle PMI che così sarebbero tutte le imprese senza titoli quotati né azionariato diffuso.


Così discorrendo, la definizione non considera il concetto di micro, small and medium-sized enterprises, situazioni, comunque, già contemplate nella raccomandazione 2003/361/Ec.


La non completezza della definizione porterebbe ad un ingiustificato allargamento dell’applicazione del principio anche a realtà dimensionali diverse da quelle a cui il principio stesso si riferisce, in quanto potrebbe essere applicabile anche dalle piccole imprese con la conseguenza che il necessario richiamo ai full IFRS creerebbe un’onerosità sproporzionata per la predisposizione del bilancio delle piccole imprese.


Nonostante le critiche e le problematiche sollevate per la redazione di un principio IFRS per le PMI, si nota come i Gruppi internazionali non quotati accettano di buon grado la nuova disciplina, considerando come gli stessi beneficerebbero di un unico formato di bilancio, basato sugli IFRS financial statement, e non sarebbero vincolati alla predisposizione di differenti bilanci civilistici secondo le più disparate norme fiscali/tributarie e civilistiche differenti per ogni Paese.




31 dicembre 2010


Sonia Cascarano

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