Nuove procedure di conciliazione

Il Collegato lavoro ha introdotto importanti innovazioni. In particolare ci interessa la nuova procedura di conciliazione.


 


La nuova disciplina rende facoltativo il tentativo di conciliazione; l’obbligatorietà persiste sono nel caso in cui la lite riguardi un contratto certificato da una delle commissioni previste dal Dlgs 10 settembre 2003, n. 276; in questi casi, il tentativo di conciliazione dovrà essere svolto presso la medesima sede che ha emanato il provvedimento di certificazione. Con l’entrata in vigore della legge n. 183/2010 si dovrà procedere alla costituzione delle nuove Commissioni e sottocommissioni; quelle esistenti secondo la vecchia composizione potranno operare in regime di prorogatio adottando esclusivamente gli atti di ordinaria  amministrazione, nonché gli atti urgenti e indifferibili con indicazione specifica dei motivi di urgenza e indifferibilità. La Commissione provinciale di conciliazione plenaria dovrà essere composta dal Direttore o da altro funzionario della Direzione provinciale del lavoro che la presiede, nonché da quattro rappresentanti dei lavoratori e altrettanti dei datori di lavoro, e le sottocommissioni saranno composte dal presidente più un rappresentante per i lavoratori e uno per i datori di lavoro.


 


La novità riguarda il criterio di misurazione della rappresentatività delle parti sociali titolari a nominare i commissari; questa non dovrà essere più verificata su base nazionale, ma a livello territoriale.


 


La nuova procedura per attivare il tentativo facoltativo di conciliazione inizia con la compilazione della richiesta di conciliazione sottoscritta dal preponente (lavoratore, datore di lavoro o committente) in originale, consegnata a mano o spedita con raccomandata A/R o inviata a mezzo email certificata alla Dpl competente per zona. Copia della stessa deve essere consegnata con le stesse modalità alla controparte. Per espresso volere del legislatore resta escluso l’invio per fax. Circa la rappresentanza del ricorrente o del convenuto, resta invariata la precedente procedura; la delega a conciliare e transigere seguiterà a essere rilasciata davanti ad un notaio o a un funzionario della Direzione provinciale del lavoro con piena validità. Non è ammissibile l’autentica rilasciata dall’addetto del Comune o dall’Avvocato che rappresenta e assiste il proprio cliente. La richiesta di conciliazione interrompe il decorso della prescrizione e sospende il decorso di ogni termine di decadenza per la durata del tentativo di conciliazione e per i 20 giorni successivi alla sua conclusione. Nella richiesta devono essere indicati: le generalità di entrambe le parti, l’indicazione del luogo della conciliazione, l’indicazione del luogo dove devono essere fatte le comunicazioni, l’esposizione dei fatti e delle ragioni che li sostengono. Lo svolgimento della procedura è caratterizzato dai seguenti passaggi: entro 20 giorni dalla richiesta può aversi l’eventuale deposito della memoria di controparte contenente le rispettive controdeduzioni; entro 10 giorni dal deposito della memoria di controparte i funzionari addetti della Direzione provinciale devono procedere a convocare le parti per la loro comparizione dinanzi alla Commissione o sottocommissione; entro 30 giorni dalla convocazione delle parti deve svolgersi il tentativo di conciliazione dinanzi alla Commissione o sottocommissione. Essendo la conciliazione non obbligatoria, il soggetto destinatario della richiesta può accettare o meno di partecipare alla procedura. In caso di mancata adesione, allo scadere dei 20 giorni dalla richiesta di conciliazione facoltativa, si attiva la possibilità del ricorso giudiziario. Il termine per presentare il ricorso in Tribunale è di 60 giorni dalla mancata adesione, decorsi i quali decade ogni possibilità di impugnazione. Espletato il tentativo, se la conciliazione riesce, anche solo parzialmente, si redige processo verbale sottoscritto dalle parti e dalla Commissione. Se non si raggiunge l’accordo, è la Commissione  a formulare una proposta conciliativa, con espressa indicazione delle posizioni manifestate da ambo le parti. Nel successivo giudizio, il giudice terrà conto del comportamento tenuto dalle parti, ed in particolare modo nel caso non ci siano state adeguate motivazioni al rifiuto.


 


Fase transitoria


In assenza di esplicite disposizioni di carattere transitorio nella legge n. 183/2010, per le istanze proposte prima del 24 novembre 2010 (data di entrata in vigore del Collegato lavoro) le commissioni, sia nel caso in cui abbiano già convocato le parti prima del 24 novembre 2010, sia nell’ipotesi in cui non abbiano ancora fissato la data di convocazione, dovranno informare le parti sull’intervenuta non obbligatorietà del tentativo di conciliazione e sulla possibilità di portare a termine la conciliazione avanti la sede adita al fine di pervenire a una transazione che avrà, in ogni caso, l’efficacia di cui all’ultimo comma dell’art. 2113 c.c. Se il giudice, per le controversie proposte prima della data indicata, abbia sospeso il giudizio, il tentativo di conciliazione resta obbligatorio e si dovrà svolgere indipendentemente dalla composizione della commissione o della sottocommissione.


 


Angelo Facchini

30 dicembre 2010


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