Novità fiscali del 7 dicembre 2010: spese per “piccoli” omaggi natalizi; come difendersi dall’accertamento fiscale sintetico cd. redditometro; deroghe ai criteri generali di territorialità IVA: novità dall'1 gennaio 2011; contenzioso tributario: ammissibili i documenti presentati in ritardo nel corso del giudizio; fusione di società: se mancano i “disallineamenti” non si applica il regime sostitutivo

 






 


Indice:


 


1) Spese per “piccoli” omaggi natalizi


 


2) Come difendersi dall’accertamento fiscale sintetico cd. redditometro


 


3) Deroghe ai criteri generali di territorialità Iva: Novità dal 1º gennaio 2011


 


4) Contenzioso tributario: ammissibili i documenti presentati in ritardo nel corso del giudizio


 


5) Lavoro a progetto: pubblicato il principio interpretativo dai Consulenti del Lavoro


 


6) Fusione di società: se mancano i “disallineamenti” non si applica il regime sostitutivo


 


 


1) Spese per “piccoli” omaggi natalizi


Siamo ormai nel periodo dei regali natalizi, particolarmente dei piccoli omaggi.


Il legislatore fiscale ha previsto un trattamento di favore per tali spese.


In particolare, in merito alle spese relative a beni distribuibili gratuitamente di valore unitario non superiore a 50 euro, la norma sulle spese di rappresentanza (D.M. 19/11/2008) stabilisce che ai fini della determinazione dell’importo deducibile non si tiene conto delle spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a 50 euro.


Quindi, dette piccole spese sono deducibili per il loro intero ammontare. Ciò in base al comma 2 dell’art. 108 del Tuir.


Peraltro, la particolare disciplina si applica solo ai “beni” di modico valore distribuiti gratuitamente e non è, al contrario, riferibile alle spese relative a “servizi” (C.M. n. 34/E del 2009).


Le spese relative all’acquisto dei beni in questione (di seguito, per brevità, “piccoli omaggi”) non vanno incluse nell’ammontare delle spese di rappresentanza da confrontare con il plafond di deducibilità previsto dal citato decreto, ma possono essere interamente dedotte.


Nel caso di un omaggio composto di più beni, il valore di 50 euro deve essere riferito al valore complessivo dell’omaggio e non al valore dei singoli beni che lo compongono.


Ad esempio, un cesto natalizio composto di tre diversi beni che hanno un valore di 20 euro ciascuno, dovrà essere considerato come un unico omaggio dal valore complessivo di 60 euro e, come tale, sarà soggetto – ai fini della deducibilità – alla disciplina del medesimo decreto.


Come rilevato da ampia dottrina, per verificare il limite di costo deducibile occorre tenere in considerazione l’effetto dell’Iva indetraibile.


Affinché sia possibile dedurre, in maniera integrale, il costo occorre, pertanto, che l’imponibile non superi i seguenti limiti:
















Imponibile massimo


aliquota Iva propria del bene


€ 48,07


 


4%


 


€ 45,45


 


10%


 


€ 41,66


 


20%


 


Aspetti Iva


Per quanto concerne le spese di rappresentanza, l’art. 19-bis 1, comma 1, lettera h) del D.P.R. n. 633/1972, opera un rinvio alla disciplina delle imposte sui redditi, prevedendo che“non è ammessa in detrazione l’imposta relativa alle spese di rappresentanza, come definite ai fini delle imposte sul reddito, tranne quelle sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a lire cinquantamila (pari ad euro 25,82)”.


Peraltro, i criteri di qualificazione delle spese di rappresentanza ai fini delle imposte sui redditi, previsti dall’art. 108, comma 2 del Tuir, rilevano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.


Ne deriva che i predetti criteri di qualificazione hanno avuto riflesso immediato sull’applicazione dell’Iva già a decorrere dal 1° gennaio 2008.


Infine, a parte quanto sopra, da ricordare che la detraibilità dell’IVA è preclusa quando una determinata spesa è qualificata come “di rappresentanza”, indipendentemente dal fatto che, ai fini della determinazione del reddito, la deducibilità della medesima sia in tutto o in parte consentita in funzione del plafond di deducibilità.


Omaggi per i professionisti


I professionisti, a differenza delle imprese, non possono fruire della particolare deduzione per i piccoli omaggi. Infatti, anche i beni dal valore unitario non superiore ad euro 50,00 seguono la deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi, nel limite del 1% sui compensi conseguiti nel periodo d’imposta (art. 54, comma 5 del Tuir).


 


 


2) Come difendersi dall’accertamento fiscale sintetico cd. redditometro


Dal redditometro presunzioni soltanto relative: Il contribuente può fornire prove contrarie


La procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore consiste in un sistema di presunzioni semplici, ove il contribuente ha facoltà di fornire prove contrarie atte a dimostrare nel loro complesso un chiaro scostamento del proprio reddito dal modello econometrico disegnato in astratto dal relativo redditometro.


Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza con la sentenza n. 148/01/10.


Sulla scorta di tale principio, tale Commissione tributaria ha accolto il ricorso del contribuente.


Ciò poiché l’Amministrazione finanziaria, nel proprio atto impositivo, non ha preso pienamente nella dovuta considerazione le peculiarità e gli elementi addotti dal contribuente e lo scostamento che conseguentemente ne deriva nel reddito del contribuente rispetto a quello generalmente ottenibile in una situazione diversa dal redditometro, il quale nel caso di specie è risultato inapplicabile.


La Commissione di merito ha così ritenuto infondata la pretesa di imposta fatta valere dall’Amministrazione.


Nel caso di specie, l’accertamento sintetico si é basato sui seguenti elementi:


1) Possesso di unità immobiliare di 102 mq (quota 100%);


2) possesso di autovettura (per la quota del 25%);


3) prestazioni di una collaboratrice familiare (quota 50%);


4) incremento patrimoniale nel periodo 2005/2009.


Il contribuente ha, tuttavia, indicato nelle proprie difese una serie di elementi e di circostanze atte a dimostrare nel loro complesso un chiaro scostamento del proprio reddito dal reddito presunto in base al redditometro.


In particolare, a parere della C.T.P. di Vicenza, è corretto che:


– L’immobile su cui si basa l’accertamento sintetico sia stato acquistato con denaro messo a disposizione dal coniuge del contribuente;


– per l’autovettura (di proprietà della società di cui il contribuente è socio) le spese di esercizio siano state pagate dalla società proprietaria del bene;
– la presenza di una collaboratrice domestica-baby sitter sia giustificata in ragione dell’età scolare dei figli e del rapporto di lavoro dipendente del contribuente.


Di tutto ciò, invece, l’Amministrazione finanziaria non ne ha tenuto pienamente conto, ciò che ha reso infondata la pretesa impositiva.


(Commissione Tributaria Provinciale Vincenza, sentenza n. 148 del 13/10/2010, in Ipsoa del 03/12/2010)


 


 


3) Deroghe ai criteri generali di territorialità Iva: Novità dal 1º gennaio 2011


La direttiva n. 2008/8/CE ha confermato che le prestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili sono tassate in base al luogo in cui i servizi sono materialmente resi.


Tuttavia ha ampliato l’ambito applicativo della norma comprendendovi anche le prestazioni fieristiche ed espositive e quelle rese dagli organizzatori delle suddette attività.


La nuova disposizione si applica dal 1º gennaio 2010 ma il regime di tassazione


verrà modificato nuovamente a partire dal 1º gennaio 2011.


Novità a decorrere dal 1º gennaio 2011


L’art. 3 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2010, recependo le disposizioni di cui all’art. 3 della direttiva 2008/8/CE, modifica, con effetto dal 1º gennaio 2011, le regole di cui all’art. 7-quinquies del D.P.R. n. 633/1972.


In particolare, a partire da tale data, le prestazioni di servizi:


– relative ad attività culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili;


– relative a fiere ed esposizioni;


– degli organizzatori delle suddette attività;


– accessorie alle precedenti;


– per l’accesso alle manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili, nonché alle relative prestazioni accessorie rese a soggetti non passivi IVA, continuano a rilevare nel territorio dello Stato se l’attività viene svolta materialmente nel territorio dello stesso.


Lo stesso criterio di tassazione si applicherà anche alle prestazioni di sevizi rese a soggetti passivi se concernenti:


– l’accesso alle manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili ivi comprese fiere ed esposizioni;


– accessori a tali prestazioni.


Invece, le prestazioni di servizi:


– relative ad attività culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili;


– relative a fiere ed esposizioni;


– degli organizzatori delle suddette attività;


– accessorie alle precedenti;


se rese a committenti soggetti passivi IVA nazionali saranno tassate secondo il criterio generale, cioè nel territorio dello Stato a prescindere dal luogo in cui le


stesse sono svolte.


Tali prestazioni, rese a soggetti passivi IVA di altri Paesi, sono considerate escluse da IVA anche se rese in Italia.


Art. 7-quinques (Territorialità – Disposizioni relative alle prestazioni di servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili): Deroghe per i soggetti passivi sia per privati consumatori










Prestazione


Paese di tassazione


Servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi


Servizi ricreativi e affini quali fiere esposizioni, servizi accessori, servizi resi dall’organizzatore di tali attività.


Servizi per l’accesso alle manifestazioni culturali, artistiche, sportive, educative, scientifiche, ricreative e simili e relativi servizi accessori.


Stato in cui è eseguita la prestazione (1) (2)


 


Note:


 


(1) Per tali servizi è stata confermata la tassazione nel luogo in cui è eseguita la prestazione.


Sono stati inseriti i servizi relativi alle fiere, alle esposizioni, i servizi degli organizzatori di tali attività e relativi servizi accessori.


E’ stata effettuata una distinzione tra chi esercita l’attività e chi accede (utente) alle


manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili.


 


(2) Novità dal 2011


Dal 1° gennaio 2011 si dovrà distinguere tra le prestazioni relative alle attività culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative e ricreative rese a soggetti passivi d’imposta e a privati consumatori.


Mentre per questi ultimi la disciplina rimarrà immutata (tassazione nel luogo di svolgimento dell’attività), per gli operatori economici si distinguerà tra prestazioni relative alle attività e quelle relative all’accesso.


Solo queste ultime si considereranno effettuate in Italia quando le manifestazioni si svolgeranno in Italia, per le altre opererà la regola generale che impone la tassazione nel paese del committente.


 


 


4) Contenzioso tributario: ammissibili i documenti presentati in ritardo nel corso del giudizio


E’ ammissibile la presentazione in via ufficiosa di documenti anche a contenzioso iniziato.


Tale situazione potrà eventualmente essere sanata formalmente in Commissione tributaria, con la presentazione regolare degli stessi atti.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21309 del 15/10/2010, con la quale ha precisato che la Commissione può tenere conto dei documenti, anche se presentati in ritardo, se ritenuti necessari per la soluzione della controversia, così come ravvisabile nell’art. 7, comma 3, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.


Parere favorevole, quindi, alla presentazione di documenti in contenzioso anche se i termini per la presentazione sono scaduti.


La Commissione Tributaria Provinciale può acquisirli e tenerli presente in via ufficiosa.


Questo il principio espresso dalla Cassazione con la citata sentenza.


La Suprema Corte si è trovata alle prese con una società a cui era stata recapitata una cartella per il recupero dell’Ici relativamente gli anni 1995-1998. Ne è, quindi, scaturito il ricorso del contribuente presso la Ctp che ha evidenziato come il Comune, comparendo senza costituirsi all’udienza fissata, aveva esibito documenti a contenzioso ormai iniziato.


La Commissione Provinciale e quella Regionale hanno rigettato il ricorso del suddetto contribuente richiamando, in relazione all’utilizzabilità della documentazione prodotta in ritardo, quanto stabilito dall’art. 7 del D.Lgs. 546/1992 (disposizioni sul processo tributario).


In base alla norma, è sempre data alle commissioni tributarie facoltà di ordinare alle parti il deposito di documenti ritenuti necessari per la decisione della controversia.


 


 


5) Lavoro a progetto: pubblicato il principio interpretativo dai Consulenti del Lavoro


La Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato il 06/12/2010 il principio interpretativo n. 17 datato 06/12/2010 sulla disciplina del lavoro a progetto.


Ciò poiché il 24/11/2010 è entrata in vigore la legge n. 183/2010 (cd. collegato lavoro) che ha apportato alcune novità alla materia delle collaborazioni coordinate e continuative.


Inoltre, dopo l’entrata in vigore della D.Lgs. n. 276/2003 sono state diverse le pronunce giurisprudenziali di merito che hanno meglio definito la figura del collaboratore a progetto.


Pertanto, la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro ha ritenuto opportuno analizzare le suddette novità  integrando alcuni profili del principio n. 1/2004 (a cui viene fatto rinvio per una corretta ed esaustiva lettura).


Collaborazioni di tipo occasionale – novità normative


Il comma 2 dell’art. 61 del decreto, individua rapporti minimi, esigui sia nella durata che nel corrispettivo, per il quali non è necessario ricondurre la fattispecie contrattuale ad un determinato progetto o programma di lavoro (cd minicococo).


Si tratta, come noto, di rapporti di durata non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare e con un compenso lordo non superiore a 5.000,00 euro ad anno.


La legge n. 183/2010 ha introdotto un ulteriore casistica (art. 49, comma 7) prevedendo – nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona – la possibilità di una prestazione per non più di 240 ore nel corso dell’anno solare.


A parere dei Consulenti del lavoro: “Lascia, peraltro, alquanto perplessi la previsione di un monte orario di prestazione, stante il già labile confine con una prestazioni di natura subordinata. Appare, inoltre, troppo ampio e indeterminato l’ambito di applicazione poiché i servizi di cura e assistenza riferiti alla persona possono essere ricondotti a una pluralità di attività economiche”.


Impugnativa recesso da parte del collaboratore


L’art. 32 c. 3 lettera b) della legge 183/2010 ha introdotto l’obbligo per il collaboratore che voglia contestare il recesso intimato dal committente, qualunque ne sia la motivazione, di impugnare il medesimo entro 60 giorni, a pena di decadenza, con qualsiasi atto scritto anche stragiudiziale idoneo a rendere nota la volontà del collaboratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale.


Obbligo di versamento dei contributi


In base all’art. 39 della legge 183/2010 l’omesso versamento, nelle forme e nei termini di legge, delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal committente sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, configura il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali.


Si applicano, quindi, le stesse pene già previste per il lavoro dipendente: reclusione fino a tre anni e multa fino a 1.032,90 Euro.


Il mancato versamento nei termini di legge della quota di contribuzione posta a carico del collaboratore coordinato e continuativo, con o senza progetto, diventa quindi un delitto.


Soggetto attivo del reato è il committente, anche se ha delegato a terzi l’adempimento dell’obbligazione contributiva.


Opera anche in questo caso la causa di non punibilità di cui all’art. 2, comma 1-bis della L. 638/83, per cui il committente non incorre nella sanzione penale se versa i contributi dovuti entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento della violazione.


Per la decorrenza del termine è sufficiente la sicura conoscenza da parte del contravventore dell’accertamento previdenziale svolto nei suoi confronti, non essendo necessarie particolari formalità per la notifica (Cass. n. 26054/2007)


A differenza di quanto avviene per il lavoro subordinato, l’obbligo contributivo verso la gestione separata del lavoro autonomo sorge esclusivamente con il pagamento del compenso.


Disposizioni particolari in materia di collaborazioni coordinate e continuative


L’art. 50 della legge 183/2010 ha introdotto una norma per le stabilizzazioni dei rapporti di collaborazione non andate a buon fine, riaprendone altresì i termini.


In tal senso, fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di accertamento della natura subordinata di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche se riconducibili ad un progetto o programma di lavoro, il datore di lavoro che abbia offerto entro il 30/9/2008 la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato ai sensi dell’art. 1, commi 1202 e seguenti, della legge n. 296/2006, nonché abbia, dopo la data di entrata in vigore della presente legge, ulteriormente offerto la conversione a tempo indeterminato del contratto in corso ovvero offerto l’assunzione a tempo indeterminato per mansioni equivalenti a quelle svolte durante il rapporto di lavoro precedentemente in essere, è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità di retribuzione, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.


(Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavor0, Commissione dei principi interpretativi delle leggi in materia di lavoro “Principio n. 17”).


 


 


6) Fusione di società: se mancano i “disallineamenti” non si applica il regime sostitutivo


Non sono affrancabili i plusvalori latenti sui beni dell’incorporata anche se attestati da apposita perizia di stima.


In una fusione tra soggetti Ias, l’incorporante che, controllando totalmente l’incorporata, imputa in bilancio l’eventuale disavanzo di fusione a rettifica in diminuzione del patrimonio netto, non può beneficiare dell’imposta sostitutiva prevista dal Tuir per riallineare i valori civili a quelli fiscali.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 124/E del 06/12/2010.


In particolare, secondo le Entrate, non si può avvalere del regime dell’imposta sostitutiva, di cui all’art. 172, comma 10-bis, del Tuir, la società che contabilizza un’operazione di fusione sulla base delle indicazioni fornite dal documento dell’Associazione italiana revisori, sul trattamento contabile delle business combinations of entities under common control nel bilancio d’esercizio e in quello consolidato (Assirevi, Opi n. 1), per ottenere il riconoscimento fiscale dei plusvalori latenti riferiti ai beni della società incorporata, ed imputati, nel bilancio della incorporante, a rettifica del patrimonio netto (in apposita riserva negativa di ammontare pari al disavanzo di fusione).


Tutto ciò sulla base di quanto contenuto nel comma 2-ter dell’art. 176 del Tuir, richiamato dal comma 10-bis dell’art. 172 – che consente di dare rilievo alle differenze, originate da operazioni di fusione, tra i “maggiori valori iscritti in bilancio”dei beni ricevuti dalla società incorporante (o risultante dalla fusione) e l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dei beni stessi presso il soggetto incorporato (o fuso) – e dalla considerazione per cui il regime dell’imposta sostitutiva è stato introdotto, al pari di altri interventi della legge finanziaria 2008, per eliminare i disallineamenti tra valori contabili e fiscali, nell’ottica del rafforzamento del cd. “principio di derivazione” e della conseguente semplificazione degli adempimenti (questa la ratio che emerge dalla relazione al Dm 25/7/2008, che ha dato attuazione al predetto regime).


In definitiva, l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto non affrancabili i plusvalori latenti sui beni della società incorporata, non imputati agli stessi, nel bilancio dell’incorporante, in base alle indicazioni contenute nel documento Opi n. 1, anche nel caso in cui l’esistenza di plusvalori “effettivi” sui singoli cespiti facenti parte del patrimonio della stessa incorporata venga attestata tramite apposita perizia di stima.


 


 


Vincenzo D’Andò


 

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