Novità fiscali del 3 dicembre 2010: aziende date in affitto o in usufrutto: deduzione delle quote di ammortamento; cancellazione di una società dal registro delle imprese: atto formale?; la misura del compenso concordata con il cliente spetta comunque al consulente; sospensione dei versamenti tributari e contributivi per i soggetti alluvionati del Veneto

Indice:

 

1) Aziende date in affitto o in usufrutto: deduzione delle quote di ammortamento

 

2) Cancellazione di una società dal registro delle imprese: atto formale?

 

3) La misura del compenso concordata con il cliente spetta comunque al consulente

 

4) Sospensione dei versamenti tributari e contributivi per i soggetti alluvionati del Veneto

 

5) Spot nuovo portale Inps

 

6) Altre di fisco

 

 

1) Aziende date in affitto o in usufrutto: deduzione delle quote di ammortamento

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18536 del 2010, ha esaminato la materia della deducibilità delle quote di ammortamento per le aziende date in affitto o in usufrutto, stabilendo che, ai fini delle imposte sui redditi, la disposizione di cui all’art. 39 D.P.R. n. 600/73 va interpretata nel senso che, nei casi nello stesso indicati, l’Ufficio tributario procederà ad una rettifica qualora accerti che i redditi determinati ai fini impositivi siano incompleti, falsi o inesatti rispetto agli elementi presenti nella dichiarazione e nei relativi allegati.

La Suprema Corte, con tale sentenza si è, quindi, pronunciata sulla questione della rettifica dei redditi ai fini impositivi da parte di un’impresa, per effetto di recuperi di somme non dichiarate e di ritenuta indeducibilità di altri cespiti.

In merito alla questione della indebita deduzione di quote di ammortamento la Corte di Cassazione ha concluso che le quote di ammortamento delle aziende date in fitto (o in usufrutto) sono deducibili dal reddito dell’affittuario (o dell’usufruttuario), non da quello del concedente.

La decisione ribadisce le conclusioni alle quali è pervenuta la Suprema Corte nella Sentenza n. 675 del 15/1/2007, secondo cui le quote di ammortamento dei beni di aziende date in affitto o in usufrutto non posso essere dedotte da parte del concedente come stabilito dall’art. 102, comma 8, TUIR.

In sostanza, tale norma vuole che le quote di ammortamento siano dedotte dall’utilizzatore (affittuario o usufruttuario), e non, invece, dal proprietario dei singoli beni costituenti l’azienda.

In particolare, l’affittuario (o l’usufruttuario) deve annotare i beni nel registro dei cespiti ammortizzabili in base al loro costo originario risultante nella contabilità del concedente, effettuando l’ammortamento per la parte del costo non ancora ammortizzato dal concedente.

Il fondo costituito dall’utilizzatore, come contropartita delle quote di ammortamento dedotte durante il periodo di locazione, è considerato come un fondo anomalo, giacché non ha natura rettificativa di valori patrimoniali iscritti nell’attivo di bilancio, ma rappresenta gli accantonamenti effettuati dall’utilizzatore per reintegrare l’eventuale perdita di valore, subita dai beni aziendali durante il periodo di affitto in conseguenza del loro deperimento e consumo, che deve poi essere reintegrata a vantaggio del proprietario dell’azienda.

Unica deroga a tale principio è prevista solo nell’ipotesi in cui, in base ad un espresso accordo contrattuale, in deroga all’art. 2561 del c. c., l’utilizzatore (affittuario o usufruttuario) non sia tenuto all’obbligo di conservazione dell’efficienza dei beni ammortizzabili. (Vin.D’Andò).

 

 

2) Cancellazione di una società dal registro delle imprese: atto formale?

La Corte di Cassazione, sez. penale,  con la decisione n.  35001 del 2010, si è soffermata sul valore dell’atto formale di cancellazione di una società dal registro delle imprese.

In particolare, ha stabilito che l’atto formale di cancellazione di una società dal registro delle imprese, così come il suo scioglimento, con l’instaurazione della fase di liquidazione, non determina l’estinzione della società ove non si siano conclusi tutti i rapporti giuridici ad essa facenti capo a seguito della procedura di liquidazione, ovvero non siano state definite tutte le controversie giudiziari in corso con i terzi, e non determina, conseguentemente, in relazione a detti rapporti, rimasti in sospeso e non definiti la perdita della legittimazione processuale della società e un mutamento nella rappresentanza sostanziale e processuale della stessa, che permane in capo ai medesimi organi che la rappresentavano prima della cancellazione.

Fatto

La Suprema Corte si é pronunciata in merito alle doglianze relative alla costituzione di parte civile nel procedimento dinanzi alla Corte d’Appello di Lecce.

Secondo le ragioni della parte ricorrente per cassazione, non sussisteva più la legittimazione processuale della società in liquidazione  in quanto soggetto giuridicamente inesistente.

Altresì, si affermava che detto diritto non poteva intendersi trasferito in capo ai soci atteso il valore della distinzione tra soggetti giuridici e soggetti fisici.

Decisione

Entrando nel  merito, al fine di  dare  adeguata  risposta  alle lamentele   del ricorrente, la Cassazione si è basata sul  proprio consolidato  indirizzo  giurisprudenziale , secondo il quale “l’atto formale di cancellazione di una  società  dal  registro  delle imprese, così come il suo scioglimento, con l’instaurazione  della  fase  di liquidazione,  non  determina  l’estinzione  della  società  ove  non  siano esauriti tutti i rapporti giuridici ad essa facenti  capo  a  seguito  della procedura di liquidazione, ovvero non siano definite tutte  le  controversie giudiziarie in corso con i terzi,  e  non  determina,  conseguentemente,  in relazione a detti rapporti, rimasti in sospeso e  non  definiti  la  perdita della  legittimazione  processuale  della  società  e  un  mutamento   nella rappresentanza sostanziale e processuale della stessa, che permane  in  capo ai medesimi organi che la rappresentavano prima della cancellazione” (Cass. 15 gennaio 2007 n. 646, 23 maggio 2006 n. 12114, 12 giugno 2000 n.  7972,  2 aprile 1999 n. 3221).

Infatti, con riferimento alle  società  che  svolgono  attività  di impresa e si qualificano in genere commerciali,  siano  esse  di  persone  e prive di personalità  giuridica  (s.n.c.  e  s.a.s.)  o  persone  giuridiche (s.p.a.,  società  in  accomandita  p.a.  e  cooperative)  il  rilievo  solo dichiarativo della pubblicità, attuata con l’iscrizione nel  registro  delle imprese è riaffermato nell’art. 2193 c.c., e la cancellazione  dal  registro delle imprese della iscrizione di una società commerciale, di persone  o  di capitali, è sempre stata intesa dalla  giurisprudenza  della  Suprema  Corte come mera pubblicità dichiarativa,  che  non  produceva  l’estinzione  della società stessa, in difetto dell’esaurimento di tutti  i  rapporti  giuridici pendenti  facenti  capo  ad  essa,  per  cui  permaneva  la   legittimazione processuale di essa e il processo già iniziato proseguiva nei confronti o su iniziativa delle persone che già la rappresentavano in giudizio o dei  soci, anche con riferimento alle fasi di impugnazione.

Il collegio non ha ignorato i recentissimi mutamenti della normativa e, conseguentemente) della predetta consolidata giurisprudenza, principalmente, per quanto attiene le società di capitali (SS.UU. n.  4060/2010)  e  tuttavia, tale mutamento non ha alcun riflesso per  quanto  qui  interessa  e  rileva, posto che il caso in esame concerne una società in  nome  collettivo,  ossia una di quelle società ove permane un accentuata connessione, ai  fini  delle garanzie verso i creditori, tra patrimonio societario e quelli  dei  singoli soci.

Orbene  è  proprio  la  peculiare  caratteristica  dell’imperfetta separazione dei patrimoni,  con  riguardo  al problema della legittimazione processuale  in  caso  di  liquidazione  della società, a giustificare, di fatto, il permanere in capo a ciascun  socio  di un rilevante interesse processuale e di  una  conseguente  legittimazione  a stare nel processo quando la società, come nel caso in  esame,  agisca  come attrice, per la tutela dei propri diritti che  andrebbero  irreversibilmente perenti,  con  immediato  ed  ingiustificato  danno,  in  virtù  di   quella “simbiosi” patrimoniale, per il socio, se non si  ammettesse  una  immanente legittimazione processuale concorrente di quest’ultimo.

La cancellazione della società rende inammissibile il ricorso

Di parere opposto, invece, l’ordinanza della sezione tributaria della Corte di cassazione n. 21195 del 13/10/2010.

La cancellazione della società rende inammissibile il ricorso: Determina, infatti, anche l’estinzione dell’impresa e di conseguenza la perdita dell’incarico del liquidatore.

Il ricorso in Cassazione proposto, per mezzo del liquidatore, dalla società di capitali estinta a seguito di cancellazione dal registro delle imprese, deve essere dichiarato inammissibile per il venir meno della legittimazione processuale in capo al predetto rappresentante.

La vicenda

Una società a responsabilità limitata in liquidazione proponeva ricorso contro l’atto di diniego di rimborso dell’Iva relativa al 1999.
Nell’iter processuale, a seguito del deposito da parte dell’Agenzia delle Entrate di una visura della competente Camera di commercio, veniva accertato che la società era stata cancellata dal registro delle imprese in data 13/12/1999.
La Commissione tributaria provinciale, prima, e la Commissione tributaria regionale, poi, si pronunciavano con sentenza sfavorevole alla parte privata.

Contro la decisione della Ctr, la società proponeva ricorso per cassazione.
Resisteva con controricorso l’Agenzia delle Entrate, eccependo, in via pregiudiziale, l’inammissibilità dello stesso ricorso poiché, secondo l’amministrazione, l’accertata cancellazione dal registro delle imprese avrebbe causato l’estinzione della società e la cessazione dell’incarico del liquidatore, con l’evidente conseguenza che quest’ultimo non avrebbe avuto alcun potere “societario”, compresa la possibilità di agire in giudizio per conto della predetta società.
La pronuncia della Cassazione

La Suprema Corte con l’ordinanza ha dichiarato inammissibile il ricorso della contribuente, condannando la stessa alla refusione delle spese di giudizio. (Vin.D’Andò).

 

 

3) La misura del compenso concordata con il cliente spetta comunque al consulente

Il consulente fiscale ha diritto ai compensi dovuti dal cliente abituale nella misura stabilita nei vari anni oggetto di rapporto lavorativo. Tranne che non si provi il contrario.

Respinte in tal senso le aspettative dell’azienda che non intendeva pagare quanto spettante ad un ragioniere.

In particolare, è stato sancito che il parere dell’Ordine professionale ha valore di prova privilegiata solo ai fini dell’ingiunzione e non anche a quelli dell’opposizione. (Vin.D’Andò).

(Corte di Cassazione, sentenza n. 24381 del 1/12/2010)

 

 

4) Sospensione dei versamenti tributari e contributivi per i soggetti alluvionati del Veneto

E’ disponibile sul sito del Dipartimento delle Finanze (www.finanze.gov.it) il Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 1° dicembre 2010 con il quale sono sospesi, per i soggetti alluvionati del Veneto, i termini relativi ai versamenti tributari e contributivi per il periodo dal 31 ottobre 2010 al 20 dicembre 2010.

I predetti versamenti sono effettuati entro il 22 dicembre 2010.

I soggetti inclusi negli allegati al Decreto possono fruire della sospensione qualora, entro il 10 dicembre 2010, producano ai Sindaci dei Comuni di residenza dichiarazione relativa al fatto che gli eventi alluvionali hanno prodotto il fermo della propria attività economica o hanno determinato l’adozione nei loro riguardi di provvedimenti di sgombero o di evacuazione.

Il provvedimento abroga e sostituisce i decreti del 26 e 30 novembre 2010.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato stampa del 02/12/2010)

 

5) Spot nuovo portale Inps

E’ partita il 22 novembre la nuova campagna di comunicazione istituzionale Inps, che ha lo scopo di promuovere l’uso del sito web come sportello virtuale per i cittadini.

Comunicare con i cittadini è uno dei doveri della Pubblica Amministrazione. Comunicare per far conoscere i servizi a disposizione dell’utenza vuol dire innanzitutto affermare i valori del servizio offerto e i nuovi canali tramite i quali il servizio è reso disponibile.

La nuova campagna di comunicazione Inps persegue questi obiettivi: il primo valore affermato è quello della prossimità, della vicinanza, della familiarità con l’utenza.

Non a caso la nuova campagna parte all’indomani della messa online della nuova versione del sito istituzionale (www.inps.it) che rappresenta – e sempre più rappresenterà – lo sportello Inps più vicino ai cittadini.

(Inps, news del 02/12/2010)

 

 

6) Altre di fisco:

 

– Costi black list, già dal 2004 sono escluse Cipro e Malta

L’Associazione Italiana Dottori Commercialisti di Milano, con la circolare n. 22 del 29/11/2010, ha fornito un’interpretazione relativamente alle modifiche all’elenco dei territori a fiscalità privilegiata operata dal D.M. 27/7/2010, precisando che Cipro e Malta sono escluse dalla normativa sull’indeducibilità dei costi “black list” già dal 2004, mentre per quanto riguarda la Corea del Sud l’estromissione opera soltanto a partire dal periodo d’imposta 2010.

Infatti, non era chiara la decorrenza dell’esclusione dalla citata lista (utile anche per definire l’indeducibilità dei costi ai sensi dell’art. 110, comma 10, TUIR) dei Paesi di Cipro, Malta e Corea del sud. (V. D’An.).

 

 

– Piccola proprietà contadina: L’intrasferibilità del terreno vale anche per gli eredi

La rivendita del terreno da parte dell’erede non può essere giustificata dal fatto che questi non intenda proseguire con la coltivazione del fondo; tale circostanza non rappresenta causa di forza maggiore che possa escludere la revoca dell’agevolazione, in quanto non si tratta di un evento esterno non imputabile al contribuente.

Lo ha stabilito la Commissione Regionale del Lazio, con la sentenza n. 133/20/10, fornendo, peraltro una importante precisazione in merito alla revoca delle agevolazioni fiscali previste per la piccola proprietà contadina (ppc) dalla Legge n. 604/1954, in caso di alienazione del terreno prima che sia trascorso il termine di cinque anni dall’acquisto (termine così ridotto dal D.Lgs. n. 228/2001).

Secondo tale Commissione, il divieto di rivendita del terreno acquistato in modo agevolato deve essere rispettato anche dagli eredi (in quanto essi subentrano in tutte le situazioni giuridiche del de cuius) pena la revoca delle agevolazioni sul terreno ereditato.

 

 

Detrazione del 55% per distinti limiti di spesa

In occasione del question time, in Commissione finanze della Camera, del 1/12/2010,, sono stati forniti chiarimenti in merito alla possibilità di fruire della detrazione del 55%, considerando autonomi limiti di spesa per più interventi che, pur inquadrabili nel medesimo comma della Finanziaria 2007, non costituiscono “mera prosecuzione”.

È stato richiesto, in particolare, se fosse possibile eseguire sul medesimo immobile, negli anni dal 2007 al 2010, più interventi di riqualificazione energetica considerandoli fiscalmente come autonomi e pertanto “moltiplicando” il limite di spesa agevolabile.

Il sottosegretario all’Economia, premettendo che va verificato caso per caso, ha chiarito che è ammessa l’autonoma configurabilità dell’intervento a condizione che sia dimostrata con elementi riscontrabili in via di fatto oltre che con l’espletamento dei relativi adempimenti amministrativi.

 

 

– Confisca beni dell’imprenditore nel caso di falso credito IVA

L’Amministrazione finanziaria, in base al codice penale, può confiscare i beni dell’imprenditore accusato di reati tributari, nei limiti del vantaggio economico che il contribuente ha ricavato da detto reato.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 42462 del 30/11/2010).

 

 

– Terreni e immobili: un solo atto non fa elusione

Per i conferimenti va dimostrata l’esistenza di un piano elusivo.

E’ quanto ha deciso la CTP di Reggio Emilia, con la sentenza n. 201/1/10 del 27/10/2010, precisando che solo un comportamento elusivo effettivamente verificato può consentire all’Amministrazione finanziaria di disconoscere i vantaggi fiscali in seguito a conferimento di immobile o di terreno agricolo in una società gravato da mutuo ipotecario e valutato al netto del debito relativo al mutuo.

La vicenda esaminata ha riguardato un immobile (del valore di 500mila euro), conferito, in una società di accomandita semplice con un capitale di costituzione di 15mila euro, con l’accollo del mutuo di pari valore dell’immobile, garantito da un’ipoteca e stipulato, dai soci conferenti, poco prima del conferimento.

 

 

 

– Settore agricoli: pubblicata la circolare Inps n. 152/2010

Rilevate le retribuzioni medie provinciali dei lavoratori agricoli, determinate annualmente con decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, sentita la Commissione Centrale di cui all’art. 9 sexies comma 3° L. n. 608/96, operata dalle Sedi provinciali con la collaborazione delle Organizzazioni sindacali e datoriali, firmatarie dei contratti provinciali e regionali, nonché dei rappresentanti delle Sedi Circoscrizionali e delle Sedi I.N.A.I.L..

La circolare Inps n. 152 del 2/12/2010 verte sulla rilevazione delle retribuzioni contrattuali degli operai a tempo determinato (O.T.D.) e degli operai a tempo indeterminato (O.T.I.) del settore agricolo, in vigore alla data del 30.10.2010, per la determinazione delle medie salariali.

(Inps, circolare n. 152 del 02/12/2010)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

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