Novità fiscali del 15 dicembre 2010: deducibilità compensi amministratori: niente contestazioni fiscali in presenza di accordo tra le parti; fusione decisa dall’organo amministrativo e deroga ai termini del procedimento senza il consenso dei soci; transfer pricing: comunicazione in scadenza; indicazioni di provenienza o di origine dei prodotti industriali: orientamenti della Cassazione; detassazione degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla realizzazione di campionari; cooperative in esenzione: utilizzabili le perdite senza limiti; niente accertamento fiscale all’impresa in perdita “sistematica” a seguito dei compensi pagati ai propri amministratori

deducibilità compensi amministratori: niente contestazioni fiscali in presenza di accordo tra le parti; fusione decisa dall’organo amministrativo e deroga ai termini del procedimento senza il consenso dei soci; transfer pricing: comunicazione in scadenza; indicazioni di provenienza o di origine dei prodotti industriali: orientamenti della Cassazione; detassazione degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla realizzazione di campionari; cooperative in esenzione: utilizzabili le perdite senza limiti; niente accertamento fiscale all’impresa in perdita “sistematica” a seguito dei compensi pagati ai propri amministratori; Consulenti lavoro: direttiva servizi praticantato

 






 


Indice:


 


1) Deducibilità compensi amministratori: niente contestazioni fiscali in presenza di accordo tra le parti


 


2) Fusione decisa dall’organo amministrativo e deroga ai termini del procedimento senza il consenso dei soci


 


3) Transfer pricing: comunicazione in scadenza


 


4) Consulenti lavoro: direttiva servizi praticantato


 


5) Indicazioni di provenienza o di origine dei prodotti industriali: orientamenti della Cassazione


 


6) Detassazione degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla realizzazione di campionari


 


7) Cooperative in esenzione: utilizzabili le perdite senza limiti


 


8) Niente accertamento fiscale all’impresa in perdita “sistematica” a seguito dei compensi pagati ai propri amministratori


 


9) Altre di fisco


 


 


1) Deducibilità compensi amministratori: niente contestazioni fiscali in presenza di accordo tra le parti


Il consenso tra le parti non ammette valutazioni di congruità dell’amministrazione finanziaria.


I compensi degli amministratori sono deducibili e all’Amministrazione finanziaria non è consentito mettere in discussione i relativi importi, riportandoli a “valore normale”.


La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 24957 del 10/12/2010, ammettendo una certa confusione sul punto nella giurisprudenza di legittimità ha stabilito la “libera” deducibilità dei compensi corrisposti agli amministratori.


Un importante osservazione contenuta nella citata sentenza è quella relativa alla prevalenza della qualità del costo sulla quantità dello stesso, con libertà per l’imprenditore di impostare la sua strategia d’impresa.


Secondo la Suprema Corte, la spettanza e la deducibilità dei compensi agli amministratori è determinata dal consenso che si forma tra le parti, senza che all’Amministrazione finanziaria sia riconosciuto un potere specifico di valutazione di congruità.


Ovviamente, nelle società di capitali l’accordo tra le parti (società/amministratore o amministratori), viene poi ufficializzato, con la redazione del verbale di assemblea ordinaria dei soci (o quando previsto, del verbale del consiglio di amministrazione) che ne determina le pattuizioni ed i relativi emolumenti.


Viceversa, la medesima Corte di Cassazione, con la “strana” sentenza n 18702 del 13/08/2010, aveva stabilito che nell’ambito delle società di capitali, il compenso all’amministratore unico e socio della società non fosse deducibile.


La pronuncia si basava su una errata interpretazione della disposizione contenuta nell’art. 62, commi 2 e 3 del Tuir (nella formulazione ante riforma Ires), peraltro, adesso la materia della deducibilità dei compensi degli amministratori di società di capitali è esplicitamente disciplinata nel comma 5 dell’art. 95 del Tuir, il quale prevede la deducibilità dal reddito di impresa dei compensi corrisposti agli amministratori di società di capitali.


 


 


2) Fusione decisa dall’organo amministrativo e deroga ai termini del procedimento senza il consenso dei soci


Assonime, con il Caso n. 10 del 13/12/2010, ha esaminato la disciplina della fusione semplificata e in particolare sulla deroga ai termini del procedimento senza il consenso dei soci.


La complessità della procedura di fusione fa emergere nella prassi societaria una sentita esigenza di semplificazione del procedimento, per ridurne costi e tempi.


A tal fine, la disciplina della fusione semplificata prevede la possibilità di attribuire agli amministratori la decisione di incorporare una società interamente posseduta.


In questo caso ci si chiede se sia possibile derogare, senza il consenso unanime dei soci, al termine di trenta giorni che deve intercorrere tra l’iscrizione del progetto al registro delle imprese e la data fissata per la decisione in ordine alla fusione.


Dall’analisi della disciplina e delle interpretazioni dottrinarie è, quindi, emerso che qualora le società che procedono alla fusione non siano quotate la deroga al termine in questione è possibile.


Nel caso di società quotate, invece, le esigenze di tutela del mercato e del pubblico e le ulteriori e più articolate formalità informative del mercato – volte anche a permettere alla Consob la richiesta di chiarimenti e informazioni riguardo l’operazione – non consentono di ritenere derogabili, anche da parte dei soci, i termini codicistici e regolamentari di un’operazione di fusione, indipendentemente dal fatto che la fusione venga decisa dall’organo amministrativo.


(Assonime, caso n. 10 del 13/12/2010)


 


 


3) Transfer pricing: comunicazione in scadenza


Il 28/12/2010 scadrà il termine per comunicare all’Agenzia delle Entrate di aver predisposto la documentazione sul transfer pricing riferita ai periodi d’imposta fino al 2009.


Ultimo esame, quindi, per le imprese in vista della comunicazione all’Amministrazione finanziaria, in attesa della conferma che la documentazione non debba necessariamente riguardare tutti i periodi pregressi.


L’analisi di comparabilità dei prezzi e la scelta del metodo da adottare costituiscono il cuore della documentazione stessa.


Le imprese devono, pertanto, effettuare una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate in relazione al possesso della documentazione che dimostra la corrispondenza dei prezzi praticati al valore normale.


Mentre devono poi poter rispettare l’eventuale consegna di tale documentazione in caso di verifica da parte del Fisco.


Per quanto riguarda i periodi d’imposta 2010 e successivi, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 29/9/2010 ha disposto che la comunicazione preventiva, che attesta solamente il possesso dei documenti, avviene in sede di dichiarazione dei redditi.


Invece, per i periodi d’imposta anteriori a quelli in corso al 31 maggio 2010, viene stabilito che la suddetta comunicazione vada effettuata entro il 28 dicembre 2010.


La comunicazione dovrà essere effettuata con modalità telematica mediante il sistema Entratel, anche per il tramite di intermediari abilitati.


Infine, per le piccole e medie imprese, il D.L. n. 78/2010 e il citato provvedimento dell’Agenzia delle Entrate hanno previsto che l’aggiornamento delle analisi per determinare e documentare il valore normale dei prezzi di trasferimento possa avvenire ogni tre anni, anziché ogni anno.


Transfer pricing


L’Italia si è, quindi, adeguata alle direttiva Ocse in materia di documentazione di prezzi di trasferimento con l’introduzione dell’obbligo di tenere una documentazione standardizzata, che permetta all’Amministrazione finanziaria di svolgere gli opportuni controlli sulla conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati.


Non si applicano sanzioni se viene dimostrato il valore normale


Come accennato, sarà sufficiente predisporre ed eventualmente consegnare in sede di verifica la documentazione che giustifica la corrispondenza tra prezzi praticati e valore normale


L’art. 26 del D.L. n. 78/2010 (cd. manovra correttiva) ha, infatti, introdotto tale novità per le imprese che fanno parte di gruppi strutturati su base sovranazionale.


Al fine di adeguarsi alle linee guida OCSE sulla materia viene, pertanto, prevista la disapplicazione della sanzione per infedele dichiarazione nei casi in cui vengano rettificati i prezzi di trasferimento (art. 110, comma 7, del T.U.I.R.), se in sede di verifica l’impresa documenta i suddetti praticati con le imprese estere del gruppo e la loro corrispondenza con il valore normale.


La comunicazione “preventiva” all’Agenzia delle Entrate in cui si dichiara di essere in possesso della documentazione é particolarmente importante, infatti, la stessa norma precisa che, in sua assenza, le sanzioni per infedele dichiarazione tornano applicabili.


Idonea documentazione


In particolare, nel caso di rettifica del valore normale dei prezzi di trasferimento praticati nell’ambito delle operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa (art. 110, comma 7, del T.U.I.R.), da cui derivi una maggiore imposta o una differenza del credito, non si applicano sanzioni qualora, nel corso dell’attività istruttoria, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione indicata in apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, idonea a consentire il riscontro della conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati.


E’ stata, inoltre, prevista una disposizione transitoria secondo cui la comunicazione che attesta il possesso dei documenti atti a provare la congruità dei prezzi di trasferimento per i periodi anteriori al 2010 deve essere effettuata entro 90 giorni dalla pubblicazione del Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.


Documentazione costituita da un Masterfile


La documentazione deve essere articolata in:


– un documento denominato Masterfile, che raccoglie le informazioni relative al


“gruppo”, e fornisce indicazioni sulla realtà economica dello stesso, sulla sua struttura, sulle strategie generali perseguite, nonché la politica di determinazione dei prezzi di trasferimento all’interno del gruppo stesso.


– Un documento denominato Documento nazionale, che contiene informazioni più specifiche sull’impresa residente, e descrive i tratti essenziali della società, i settori in cui opera, la struttura operativa, il dettaglio delle operazioni infragruppo e un’analisi di comparabilità e dei metodi utilizzati per la determinazione dei prezzi di trasferimento.


Ai contribuenti che si doteranno di questa documentazione non sarà applicata alcuna sanzione.


Il regime documentale è stato diversificato a seconda che lo stesso debba essere adottato da una società holding, da una società subholding, da una società partecipata, o da una stabile organizzazione, secondo le definizioni di cui al neo provvedimento.


Il fascicolo denominato Documentazione Nazionale, invece, illustra il profilo della società residente, nonché l’analisi economica che, coerentemente con le Linee Guida OCSE di recente aggiornamento, detterà i criteri per la scelta del metodo più appropriato per la determinazione dei prezzi di trasferimento.


Per fare fronte a ciò è stato emanato il Provvedimento attuativo del 29.09.2010.


Tali disposizioni, che sono rivolte alle società residenti in Italia appartenenti ad


un gruppo multinazionale, non introducono un nuovo “obbligo” ma individuano una “opportunità” per poter accedere al regime di esonero dalle sanzioni.


Possesso della documentazione


Il possesso della documentazione dovrà essere comunicato alla Agenzia delle Entrate:


– a regime, in sede di dichiarazione dei redditi;


– per i periodi d’imposta anteriori a quelli in corso al 31 maggio 2010, in via telematica tramite Entratel entro il 28 dicembre 2010.


Saranno considerati validi invii tardivi, purché anteriori ad eventuali ispezioni o verifiche.


Intervento AIDC Milano


L’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti di Milano, con la circolare n. 21 del 15/11/2010, è intervenuta sulla nuova disciplina dei prezzi di trasferimento.


Le inesattezze, le omissioni e le imprecisioni poste in essere nella documentazione non impediscono al contribuente di invocare la “penalty protection”, purché queste non siano tali da pregiudicare il corretto svolgimento dell’attività di controllo.


L’esonero dalle sanzioni amministrative non può, però, essere richiesto se i documenti non siano conformi al contenuto minimo stabilito dall’Amministrazione finanziaria o se non rispondono a verità.


 



4) Consulenti lavoro: direttiva servizi praticantato


Rinvio esteso anche alle domande di iscrizione al Registro dei praticanti.


Il Consiglio Nazionale del Consulenti del lavoro, con circolare n. 1042 del 24/9/2010 ha precisato le novità introdotte dal Decreto Legislativo 23 marzo 2010, n. 59, pubblicato in G.U. n. 94, supplemento ordinario 75L del 23 aprile 2010, in tema di richiesta di iscrizione all’albo da presentare ai Consigli dell’Ordine.
In base all’art. 45 del D.lgs. n. 59/2010, viene modificato il termine entro cui il Consiglio dell’Ordine deve completare il procedimento di domanda di iscrizione all’albo, che passa da tre mesi a due.


In caso di mancata conclusione del suddetto procedimento nel termine stabilito, la domanda dovrà ritenersi accolta ai sensi dell’art. 20 della legge n. 241/1990 (silenzio assenso).


Assodato tutto ciò, il medesimo Consiglio dei Consulenti del Lavoro ha precisato che il rinvio operato all’art. 20 della Legge n. 241/1990, è da intendersi esteso anche alle domande di iscrizione al Registro dei praticanti di cui al D.M. 2 dicembre 1997.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, circolare n. 1044 del 13/12/2010)




5) Indicazioni di provenienza o di origine dei prodotti industriali: orientamenti della Cassazione


Assonime, con la circolare n. 39 del 2010 ha illustrato una recente pronuncia della Corte di Cassazione con cui è stata annullata la sentenza della Corte d’appello di Genova che aveva condannato un imprenditore per avere importato e commercializzato con la dicitura “Vera Pelle Italy” portafogli confezionati in Cina con pelle prodotta in Italia.


La sentenza è di rilievo perché contiene un’articolata ricostruzione della disciplina italiana sulle false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine dei prodotti industriali, anche alla luce dei principi dell’Unione europea, e fornisce alcuni importanti chiarimenti.


In particolare la Corte suprema ha evidenziato che in base alla legge finanziaria per il 2004 (legge 24 dicembre 2003, n. 350 – articolo 4, comma 49), non esiste un obbligo a carico dell’imprenditore italiano che produce o importa o commercializza in Italia beni prodotti da esso o per esso all’estero di indicare sul prodotto il luogo in cui è stato fabbricato.


(Assonime, nota del 13/12/2010)


 


 


6) Detassazione degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla realizzazione di campionari


L’Amministrazione finanziaria si è nuovamente pronunciata sull’agevolazione dedicata al settore tessile e della moda.


In particolare, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 57/E del 14/12/2010, ha fornito ulteriori chiarimenti su destinatari, tempi e modalità per fruire del bonus destinato a sostenere le attività di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo per la realizzazione di campionari, alla luce delle novità introdotte dalla Legge di conversione della Tremonti – quater (D.L. n. 40/ 2010).


Dopo avere impartito le prime istruzioni con la precedente circolare 22/E del 2010, adesso le Entrate sono tornate a soffermarsi sulle condizioni per accedere alla detassazione dal reddito d’impresa degli investimenti effettuati nel 2010.


Un incentivo che potrà essere richiesto, come indicato dal provvedimento pubblicato il 10/12/2010, entro il 31/12/2010, e non più entro il 20/01/2011, usando il nuovo modello CRT.


Nuovi beneficiari


La Legge di conversione del decreto ha ampliato la rosa dei potenziali beneficiari del bonus a chi produce bottoni, lasciando comunque fuori, tra gli altri, chi fabbrica ombrelli, bastoni da passeggio, parrucche e sopracciglia finte. L’agevolazione, infatti, è aperta non solo a chi svolge attività produttive di reddito d’impresa, anche se in misura non prevalente, nei settori delle industrie tessili e della confezione di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia (tabella ATECO 2007), ma anche a chi si dedica alla fabbricazione di bottoni, pure automatici e a pressione.


Tempi degli investimenti agevolabili


Per individuare correttamente il tempo utile per realizzare gli investimenti  occorre inquadrare il periodo temporale stabilito dalla norma all’interno del quadro di riferimento comunitario.


La nuova Comunicazione resa nota il 2 dicembre 2010 stabilisce al 31 dicembre 2011 il termine ultimo di concessione degli aiuti di importo limitato.


Occorre, quindi, distinguere tra le spese per attività di ricerca e sviluppo sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009 e non oltre il 31 dicembre 2010, agevolabili in base al regime vigente, e quelle sostenute dai soggetti con periodo di imposta “a cavallo” dopo il 31 dicembre 2010 e fino alla chiusura del periodo di imposta in corso a quest’ultima data, agevolabili solo dopo il recepimento nell’ordinamento interno della nuova Comunicazione e l’autorizzazione della Commissione europea.


Luoghi agevolabili


La circolare ha poi chiarito che gli investimenti sono agevolabili solo se finalizzati a realizzare campionari all’interno del territorio dell’Ue.


Questo paletto vale non solo se il campionario è realizzato in strutture produttive o sedi situate in uno Stato membro, ma anche se la sua realizzazione è commissionata a terzi.


In quest’ultimo caso, il vincolo territoriale è rispettato se chi ha preso in carico la commissione la porta avanti in strutture localizzate in Ue, a prescindere dalla sua residenza fiscale.


Sempre in merito al “dove” degli investimenti agevolabili, bisogna distinguere tra coloro che svolgono le attività d’impresa “col bonus” in base al decreto, per i quali il limite territoriale vale per gli investimenti effettuati a partire dal 26 maggio 2010, e chi accede all’agevolazione grazie all’apertura data dalla Legge di conversione.


Per questi ultimi, infatti, il paletto geografico vale per gli investimenti realizzati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009.


Divieto di cumulo con il bonus aree svantaggiate


L’Agenzia ha poi spiegato che l’agevolazione per il tessile si può cumulare con altre misure di favore che hanno carattere generale e non costituiscono aiuti di Stato, a meno che le norme che le regolano non dispongano diversamente. Resta fermo che l’agevolazione dedicata al tessile non può sommarsi al credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate.


Consegna della comunicazione


Fino al 31 dicembre 2010 è possibile consegnare alle Entrate la comunicazione dei dati degli investimenti.


Ciò poiché in base alla comunicazione della Commissione europea non è più valido il termine del 20 gennaio 2011.


 


 


7) Cooperative in esenzione: utilizzabili le perdite senza limiti


Le società cooperative che godono delle agevolazioni di cui agli artt. 10 e 11 del DPR n. 601 del 1973 non rientrano nell’ambito di applicazione della limitazione di cui all’art. 83, comma 1, secondo periodo, del Tuir.


L’art. 83 del Tuir stabilisce che in caso di attività che fruiscono di regimi di parziale o totale detassazione del reddito, le relative perdite fiscali assumono rilevanza nella stessa misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi, mentre, secondo il successivo art. 84, per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile la perdita è riportabile per l’ammontare che eccede l’utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti.


L’art. 10 del DPR n. 601 del 1973 stabilisce un’esenzione dall’IRES per talune cooperative agricole e della piccola pesca a mutualità prevalente fatta eccezione per una quota di utili netti annuali (art. 1, comma 461, della legge n. 311 del 2004).


Tale esenzione consente alle cooperative in esame di sterilizzare, mediante variazioni in diminuzioni dal reddito, le variazioni in aumento operate ai sensi del TUIR.


L’art. 11 del DPR n. 601 del 1973 stabilisce, invece, un’esenzione IRES per talune cooperative di produzione e lavoro parametrata all’IRAP computata tra le variazioni in aumento (art. 1, comma 462, della legge n. 311 del 2004).


Tali esenzioni non si basano su una percentuale prestabilita di esenzione dal reddito, ma sono calcolate in fase di determinazione della base imponibile prendendo a riferimento valori quali gli utili netti annuali accantonati ovvero l’IRAP computata tra le variazioni in aumento.


Ciò comporta che l’incidenza del beneficio fiscale sul reddito della società cooperativa, in questi casi, non è individuato da una percentuale fissa, ma è soggetto a variazione nei diversi periodi d’imposta.


In altri termini, in assenza di una percentuale prestabilita che consenta di determinare l’ammontare di reddito esente, non è individuabile nel periodo d’imposta in cui è realizzata una perdita fiscale la “misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 129/E del 13/12/2010)


 


 


8) Niente accertamento fiscale all’impresa in perdita “sistematica” a seguito dei compensi pagati ai propri amministratori


E’ nullo l’accertamento eseguito dall’Amministrazione finanziaria nei riguardi di una società che chiude l’esercizio sociale sempre in perdita ma a causa dei compensi erogati ai propri amministratori.


Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Novara con la sentenza 28/06/10.


Si tratta di una delle prime decisioni che fanno luce sulla c.d. “manovra correttiva” (art. 24 del D.L. n. 78/2010), che, come è noto, ha disposto l’incremento dei controlli nei confronti delle imprese in perdita fiscale per più di un periodo d’imposta.


La stessa norma, secondo interpretazione dottrinale, stabilisce che non sono considerati “a rischio” i soggetti le cui perdite siano determinate da compensi erogati ad amministratori e soci. Adesso la citata sentenza rafforza tale interpretazione.


 


 


9) Altre di fisco:


 


– Sanzioni SISTRI: In G.U. il decreto 205/2010


È stato pubblicato, nel Supplemento Ordinario n. 269 della Gazzetta Ufficiale n. 288 del 10/12/2010, il DLgs. n. 205 del 03/12/2010, recante “Disposizioni di attuazione della Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive”.
Tale decreto, che entrerà in vigore dal 25/12/2010, contiene numerose modifiche al c.d. “Codice dell’Ambiente”, approvato con il DLgs. n. 152/2006, nonché novità per i Comuni in materia di rifiuti.


 


 


– Irpef leggera per i giornalisti di notte


“Produttività al 10% se c’è l’attestazione del datore di lavoro: La detassazione della produttività al 10% “passa il turno”.


L’agevolazione Irpef riguarda il lavoro svolto nei turni misti o notturni, così come quello reso di notte da lavoratori non turnisti, a patto che sia legato a incrementi di produttività e competitività dell’azienda.


Questa circostanza deve essere documentata nel Cud dal datore di lavoro con un’attestazione che è di per sé sufficiente a provare l’aumento della produttività.


Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 130/E del 14/12/2010, che prende le mosse dalla richiesta di un contribuente interessato a sapere se il lavoro svolto di notte dai giornalisti e i turni degli impiegati nelle aziende editrici e stampatrici di quotidiani possono rientrare tra le prestazioni detassate.


In cosa consiste l’agevolazione


Si tratta di un’imposta sostitutiva del 10% sulle somme erogate in relazione ad incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa ed altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa.


L’agevolazione si applica su un importo massimo di 6mila euro annui nei confronti dei dipendenti del settore privato che nel 2008 o nel 2009 hanno conseguito un reddito di lavoro dipendente non superiore a 35mila euro (al lordo delle somme soggette all’imposta sostitutiva).


Giornalisti di notte con meno Fisco


Il documento di prassi precisa che è proprio la spinta ad aumentare la produttività a far diminuire la fiscalità.


Infatti, come chiarito anche in passate risoluzioni, l’agevolazione è stata allargata ai lavoratori non turnisti che prestano lavoro giornaliero normale nel periodo notturno e a chi, occasionalmente, svolge prestazioni che rientrano nella nozione di lavoro notturno definita dalla contrattazione collettiva.


In questa cornice, il lavoro a turni e quello svolto dopo le undici di sera dai giornalisti rientra nel regime agevolato, nella misura in cui contribuisce a incrementare la produttività, la competitività e la redditività del lavoro.


Leva competitiva agevolata se certificata


L’agevolazione si applica solo se il fine di aumentare la produttività è opportunamente attestato dal datore di lavoro, che deve esplicitamente dichiararlo nello spazio delle annotazioni all’interno del Cud”.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 14 dicembre 2010)


 


 


– Software di compilazione del modello di versamento F24


Pubblicata sul sito delle Entrate la versione software: 2.3.4 del 13/12/2010


Aggiornamenti contenuti:


Adeguamento inerente il trattamento previsto per i pagamenti da parte del Garante / Terzo Datore (Codice Identificativo 60) per i quali è previsto l’addebito sul conto dello stesso.


Allineamento di tutti gli archivi di configurazione con le ultime versioni disponibili.


 


 


– La consulenza contabile della Procura legittima l’accertamento fiscale


Con la consulenza contabile della Procura si applica l’accertamento di tipo induttivi. Vincoli stringenti tra processo tributario e penale


(Corte di Cassazione, sentenza n. 25211 del 14/12/2010)


 


 


– Disapplicato lo studio di settore se quello dell’anno successivo è più congruo


Il contribuente può ottenere l’annullamento dell’accertamento.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 252195 del 14/12/2010)




 


Vincenzo D’Andò


 

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it