Novità fiscali del 13 dicembre 2010: imprese in perdita sistematica sotto controllo fiscale; riduzione canone di locazione: registrazione non obbligatoria; congedo straordinario: ente previdenziale competente all’erogazione dell’indennità; iscrizione d'ufficio alla Gestione separata Inps; esonero dall’obbligo di presentazione del modulo RW; compensi degli amministratori deducibili e non sindacabili dal fisco; indetraibile l’Iva se la fattura è stata emessa da soggetto inesistente

 






 


Indice:


 


1) Documenti: Termini di prescrizione


 


2) Imprese in perdita sistematica sotto controllo fiscale


 


3) Riduzione canone di locazione: la registrazione non è obbligatoria


 


4) Il cinque per mille guarda agli enti riconosciuti di diritto privato


 


5) Congedo straordinario: Ente previdenziale competente all’erogazione dell’indennità


 


6) Iscrizione d’ufficio alla Gestione separata Inps


 


7) Esonero dall’obbligo di presentazione del modulo RW


 


8) Compensi degli amministratori deducibili e non sindacabili dal fisco


 


9) Indetraibile l’Iva se la fattura è stata emessa da soggetto inesistente


 


10) Altre di fisco (entro il 31 dicembre le comunicazioni per il bonus tessile)


 


 


1) Documenti: Termini di prescrizione


Si avvicina la fine dell’anno, periodo in cui si pensa, tra le tante cose, a trovare spazio nei cassetti delle scrivanie od in altri posti dove vengono conservati i vari documenti.


Occorre, quindi, andare a rivedere i termini di prescrizione e decadenza, affinché, una volta trascorsi, sia possibile eliminare, le varie bollette, ricevute e quanto altro.


Quanto tempo deve passare prima di cestinare una multa?


E, questo uno dei quesiti più frequenti, ebbene ne occorrono almeno cinque anni; altrettanti dal pagamento di una tassa.


Tempi tecnici per evitare di pagare due volte la stessa contravvenzione, nel primo caso, o per scongiurare l’arrivo di una cartella di pagamento per tributi già pagati nel secondo caso.


Ambito fiscale


In tale ambito, i normali termini di accertamento devono essere eseguiti, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del 4° anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.


Mentre, in caso di omessa presentazione della dichiarazione, l’avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del 5° anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.


 




























Dichiarazioni dei redditi (Modello Unico e 730) e  pagamenti delle imposte (Irpef, Iva, ecc)


5 anni


Dall’anno successivo a quello di dichiarazione. Il termine vale sia per i pagamenti delle imposte sia per la conservazione della documentazione.


Indebita compensazione delle tasse, con crediti inesistenti (irpef, iva, ecc.)


8 anni


Nuovo termine fissato dal Legislatore


Documenti relativi alla ristrutturazione della casa con detrazione fiscale (bonus del 41% o del 36%)


5 anni


Termine (calcolato a partire dall’anno successivo alla dichiarazione dei redditi) di conservazione di tutta la documentazione prevista per usufruire delle detrazioni (fatture, ricevute, bonifici bancari, ecc.).


Contributi INPS


5 anni


Termine fissato dalla Legge n. 335/1995.


TRIBUTI LOCALI (ICI, TARSU, TOSAP, Imposta comunale sulla pubblicità e diritto pubbliche affissioni)


Decadenza per gli avvisi: 5 anni.


 
Termine di prescrizione ai fini civili: 10 anni


Cinque anni è l’attuale termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento.


Il termine di conservazione delle ricevute di pagamento consigliabile è comunque quello della prescrizione ordinaria, ovvero 10 anni (Cassazione 18432/2005 e 18110/2004).


Redditi in periodo di imposta 2005 (in scadenza)


5 anni


31/12/2010 se dichiarazione dei redditi presentata; 31/12/2011 se dichiarazione omessa.


 Utenze domestiche


Queste di seguito sono le prescrizioni e le decadenze riguardanti i diritti più comuni e di maggiore utilità.


 
































Affitto e ogni altro onere legato alla locazione


5 anni


Le ricevute di affitto devono essere conservate per cinque anni.


Spese condominiali


5 anni


Le spese condominiali vanno conservate per cinque anni.


Bollette e utenze varie


5 anni


Le fatture di acqua, gas, luce e telefono per uso domestico vanno conservate per 5 anni a partire dalla data di scadenza. Se le fatture sono oggetto di controversia il termine è di 10 anni.


Rifiuti


10 anni


Le tasse pagate per i rifiuti urbani si conservano fino al decimo anno successivo al pagamento.


Canone TV


10 anni


Il canone Rai si prescrive con il decorso di 10 anni.


Multe e contravvenzioni stradali


5 anni


A decorrere dal giorno in cui è stata commessa la violazione.


Bollo auto


3 anni dalla scadenza


 


 


 


2) Imprese in perdita sistematica sotto controllo fiscale


Controllo sistematico sulle imprese in perdita. Si profila un continuo monitoraggio anche delle imprese individuali in base al rischio di pericolosità collegato con la presenza di perdite fiscali.


Il legislatore fiscale ha voluto focalizzare l’attenzione sulle perdite di natura “fiscale”, disponendo la necessità di procedere a controlli per i medesimi contribuenti, con l’obiettivo di recuperare gettito Erariale.


Peraltro, a parere di dottrina, il Legislatore considera solo le perdite fiscali, ossia quelle risultanti dalle dichiarazioni dei redditi.


A tal fine quindi non rileva la perdita “civilistica”, ossia quella risultante dal bilancio.


Pertanto, se a fronte di una perdita di bilancio emerge una base imponibile a seguito delle variazioni fiscali operate nel prossimo Modello Unico, l’attività di monitoraggio non dovrebbe trovare applicazione.


Comunque, in merito, mancano ancora i chiarimenti ufficiali da parte dell’Amministrazione finanziaria.


Possibili cause di esclusione


Il controllo fiscale non si applica nel caso in cui la perdita fiscale sia determinata dai compensi erogati ad amministratori e soci.


La norma fa riferimento ai compensi erogati e non a quelli spettanti, pertanto i compensi che rilevano sono quelli effettivamente “attribuiti”, nel rispetto quindi del principio di cassa.


Con riferimento ai “compensi” erogati ai soci la non rilevanza della perdita fiscale dovrebbe riguardare un rapporto di lavoro dipendente/assimilato in essere con la società.


Altra problematica si ha nel caso di somme erogate ad un socio non amministratore.


Un ulteriore causa esimente in presenza della quale l’impresa può evitare di essere inclusa nelle liste selettive di controllo previste dalla disposizione stessa qualora deliberi e liberi interamente nello stesso periodo uno o più aumenti di capitale a titolo oneroso di importo almeno pari alle perdite fiscali.


Secondo, citata dottrina, l’aumento di capitale da sottoscrivere ed eseguire dovrà essere perfezionato entro la chiusura del medesimo periodo d’imposta in cui la perdita fiscale si realizza e non al momento dell’utilizzo dello stesso per abbattere gli utili realizzati.


 


 


3) Riduzione canone di locazione: la registrazione non è obbligatoria


L’accordo intervenuto tra il locatore e il conduttore per la riduzione (o, eventualmente, per l’aumento) del canone di locazione di un contratto in corso non deve essere registrato (in termine fisso).


Tuttavia, per rendere certo e computabile il patto (che comporta la riduzione della base imponibile ai fini del Registro e delle imposte dirette) le parti possono richiederne la registrazione volontaria per attribuire data certa allo stesso accordo.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 60/E del 2010, che è, così tornata sul tema della registrazione delle variazioni sui contratti di locazione.


In particolare, l’Agenzia ha esaminato l’ipotesi di registrazione dell’accordo tra le parti di ridurre il canone di locazione annuo: Su come debba essere formalizzato, ai fini fiscali, l’accordo di riduzione del canone.


Secondo il parere dell’Amministrazione finanziaria (che ha richiamato la sentenza n. 5576/2003 della Cassazione) le sole variazioni del canone non sono di per sé indice di una novazione di un rapporto di locazione, trattandosi di modificazioni accessorie della correlativa obbligazione.


Tuttavia, ha aggiunto la stessa Agenzia delle Entrate:


E’ interesse delle parti e risponde a finalità probatorie (in virtù dell’art. 2704 c.c.) attribuire certezza all’accordo, giacché la diminuzione del canone determina riduzione della base imponile ai fini delle imposte.


Pertanto, per rendere certo e computabile il patto, le parti possono richiederne la registrazione volontaria del nuovo patto in base all’art. 8 del Tur, il quale prevede che:


– Anche in assenza di un obbligo di legge, chiunque può richiedere in qualsiasi momento, pagando la relativa imposta, la registrazione di una atto;


– l’imposta è dovuta nella misura fissa di 67 euro.


L’Agenzia ha, inoltre, precisato che:


– ai fini dell’imposta di bollo, la scrittura privata tra il locatore e il conduttore con cui si riduce il canone di locazione sconta l’imposta di bollo nella misura di 14,62 euro per ogni foglio;


– ai fini dell’imposta di registro, gli effetti della riduzione del canone sulla determinazione della base imponibile da assoggettare a tassazione, decorrono dall’annualità successiva a quella in cui è stata concordata la nuova misura del canone.


 


 


4) Il cinque per mille guarda agli enti riconosciuti di diritto privato


Contributi da restituire se l’attività finisce.


Tra le associazioni e le fondazioni riconosciute soltanto gli enti di diritto privato sono ammessi tra i destinatari della quota del cinque per mille dell’Irpef. Essenziale, quindi, per rientrare nella platea dei destinatari del beneficio è l’aver ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica. Conseguentemente, l’esserne privi comporterà l’esclusione dall’elenco del volontariato.


Lo ha chiarito la Circolare n. 56/E dell’Agenzia delle Entrate, diffusa il 10 dicembre 2010, che ha illustrato i profili, inclusi quelli operativi, dei soggetti che possono accedere al beneficio.


In particolare, avverte tale documento, l’assenza di fini di lucro costituisce un elemento dirimente, quindi essenziale, per l’attribuzione del cinque per mille. La Circolare ha precisato, inoltre, che gli enti che hanno cessato la propria attività, o l’attività che dà diritto al beneficio, non hanno diritto a percepire il contributo.


Dunque, qualora la quota spettante del 5per mille sia stata già erogata, questa deve essere recuperata.


5per mille con avviso di ritorno


Riguardo l’esclusione degli enti pubblici, qualora il contributo sia stato già corrisposto, comunque deve essere recuperato.


L’assenza dei requisiti previsti dalla norma, infatti, non consente a questi enti di partecipare alla ripartizione della quota del cinque per mille dell’Irpef.


Associazioni e fondazioni al test dei fini di lucro


Tra le modalità ritenute essenziali per lo svolgimento delle attività nei settori propri delle Onlus, e del volontariato, l’assenza dei fini di lucro costituisce il carattere dirimente, quindi decisivo per aprire la via al 5per mille, anche per le associazioni e per le fondazioni riconosciute.


Nel dettaglio, ricorda la Circolare n. 56/E, questo requisito comporta il divieto di distribuzione, anche indiretta, degli utili e avanzi di gestione nonché di fondi riserve o capitale. Condizioni cui s’aggiunge il vincolo di devoluzione del patrimonio ad altra associazione con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità.


L’erogazione della quota Irpef segue l’attività


Infine, viene chiarito nel suddetto documento di prassi, che gli enti che hanno cessato la propria attività, o l’attività specifica che dà diritto al beneficio, non hanno diritto a percepire il contributo e qualora l’importo spettante sia stato già erogato deve essere recuperato.


In merito alla tempistica, questa disposizione s’intende applicata a decorrere dall’esercizio finanziario 2006.


Pertanto, le somme relative al cinque per mille non devono essere erogate qualora ricorrano nei confronti dell’ente beneficiario le condizioni descritte.


Viene precisato, inoltre, che l’erogazione delle somme, e il loro eventuale recupero, rientrano nelle attribuzioni del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.


 


 


5) Congedo straordinario: Ente previdenziale competente all’erogazione dell’indennità


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con nota del 29.9.2010, evidenziando la natura assistenziale del congedo straordinario, ha ridefinito i precedenti orientamenti forniti, ripristinando, indipendentemente dall’Ente pensionistico a cui il datore di lavoro versa la contribuzione per IVS, la possibilità di conguaglio degli importi erogati a titolo di indennità per congedo straordinario. Si precisa che tale possibilità è prevista solo per i datori di lavoro privati.


Secondo le istruzioni già impartite con circolare n. 64 del 15 marzo 2001 (punto 6), l’indennità per il congedo in questione, previa autorizzazione dell’INPS, dovrà essere anticipata dal datore di lavoro privato secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti di maternità.


Il datore di lavoro potrà successivamente conguagliare gli importi anticipati, nell’ambito della denuncia contributiva mensile.


A tale scopo dovrà compilare il flusso UniEmens valorizzando – all’interno dell’elemento <Denuncia Individuale>, <DatiRetributivi>, <Maternità>, <MatACredito>, <MatACredAltre>, <CausaleRecMat> – il codice causale “L070” e il relativo <ImportoRecMat>.


Per i dipendenti di lavoro pubblici, che hanno ugualmente diritto al congedo straordinario, l’onere dell’indennità e dei relativi contributi previdenziali resta, invece, a carico all’Ente e/o Amministrazione pubblica di appartenenza.


(Inps, messaggio n. 31250 del 10 dicembre 2010)


 


 


6) Iscrizione d’ufficio alla Gestione separata Inps


Iscrizione alla gestione separata Inps “automatica per chi ha dichiarato redditi con il modello Unico PF 2006”.


A seguito dell’operazione di verifica denominata “PoseidOne, avviata nell’anno 2009, L’Inps ha comunicato che sono state iscritte d’ufficio alla Gestione separata, con decorrenza 1° gennaio 2005, le persone che, a seguito della compilazione del quadro RE del modello Unico PF anno 2006, risultano avere dichiarato dei redditi, ma che dai successivi controlli non risultano aver effettuato i versamenti contributivi alla stessa Gestione.


(Inps, messaggio n. 31002 del 2010)


 


 


7) Esonero dall’obbligo di presentazione del modulo RW


L’esonero dall’obbligo richiede che l’attività estera sia stata svolta nell’anno per


più di 183 giorni.


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 128/E del 10 dicembre 2010, ha precisato che sussiste una doppia condizione per l’esonero dal quadro RW previsto per “diplomatici” e “frontalieri”:


– Continuare a essere tali al 31 dicembre dell’anno di riferimento;


– avere svolto, nello stesso, la loro attività lavorativa all’estero per più di 183 giorni, anche non consecutivi.


La stessa Agenzia era già intervenuta con la circolare n. 48/E del 2009, “riconoscendo”, in via interpretativa, l’esonero dagli obblighi dichiarativi di monitoraggio, in relazione al conto corrente costituito all’estero per l’accredito degli stipendi o degli altri emolumenti, ai contribuenti che, pur prestando in via continuativa la loro attività lavorativa all’estero, risultavano fiscalmente residenti in Italia per legge o in base ad accordi internazionali ratificati in Italia.


Il riferimento era ai dipendenti di ruolo pubblici in servizio all’estero, per i quali


è prevista la notifica alle autorità locali ai sensi delle convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari, rispettivamente del 1961 e del 1963.


Poi, il D.L. 78/2010 ha ratificato ed ampliato la deroga – non limitata al solo conto corrente di appoggio dello stipendio – estendendola a tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero da persone fisiche che lavorano all’estero:


– Per lo Stato italiano (per una sua suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale) oppure presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia (Onu, Nato, Ocse, Ue), la cui residenza in Italia è determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti dall’art. 2 del Tuir, in base ad accordi internazionali ratificati;


– in zone di frontiera e in Paesi limitrofi (l’esonero, in questo caso, opera solo per le attività finanziarie e patrimoniali detenute nel Paese in cui viene svolta l’attività lavorativa).


Le condizioni


Per l’esonero dal quadro RW, diplomatici e frontalieri devono essere tali al 31 dicembre dell’anno di riferimento.


E’ proprio in relazione a tale data, infatti, che la norma fa scattare l’obbligo dichiarativo (nel caso, si ricorda, l’ammontare complessivo delle attività finanziarie e patrimoniali, complessivamente considerate, superi i 10mila euro).


Inoltre, la condizione di lavoratore all’estero deve essere caratterizzata da “continuità” riscontrabile se l’attività “oltreconfine” è stata svolta per più di 183 giorni nell’arco dell’anno.


Un periodo di tempo che non deve necessariamente essere ininterrotto.


 


8) Compensi degli amministratori deducibili e non sindacabili dal fisco


Sono deducibili i compensi corrisposti agli amministratori e non sono suscettibili di discrezionalità da parte della pubblica amministrazione.


Inversione di rotta dalla Suprema Corte sulla querelle della deduzione dal reddito dei compensi pagati agli amministratori.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 24957 del 10 dicembre 2010)


 


 


9) Indetraibile l’Iva se la fattura è stata emessa da soggetto inesistente


In tema di Iva, è indetraibile l’imposta relativa a fatture emesse da soggetti inesistenti. Ciò anche se il pagamento sia avvenuto e la merce sia stata consegnata.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 24965 del 10 dicembre 2010)


 


 


10) Altre di fisco:


 


– Immobili fantasma: regolarizzazione entro dicembre


Entro la fine dell’anno 2010 gli immobili sconosciuti al Catasto, i c.d. “fabbricati fantasma”, dovranno essere regolarizzati.


Con la procedura Docfa vanno iscritti non solo gli edifici non risultanti ma anche quelli non conformi o che hanno perso il requisito di ruralità.


 


 


– Verbali sulle ispezioni di lavoro


Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 41 del 9 dicembre 2010, ha fornito chiarimenti sull’attività ispettiva dopo il “collegato lavoro”.


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