L'esenzione per i fabbricati ecclesiastici

L’imponibilità ai fini ICI degli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici è da sempre oggetto di difficoltà interpretative, legate essenzialmente alla corretta applicazione delle norme di esenzione. A tal proposito si ritiene utile portare all’attenzione del lettore la recentissima interrogazione parlamentare e la risposta del Sottosegretario alle Finanze, del 20 ottobre scorso, in materia di esenzione ICI degli immobili di enti ecclesiastici utilizzati per attività di natura prevalentemente commerciale.




La normativa sull’esenzione ICI per gli immobili ecclesiastici


L’articolo 7, comma 1, lettere d) ed e), del decreto legislativo n. 504 del 1992 esenta dall’imposta comunale sugli immobili (ICI) i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, nonché i fabbricati di proprietà della Santa Sede; la successiva lettera i), del medesimo comma 1, del citato articolo 7 , prevede tale esenzione anche per gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive.


In seguito alle modifiche apportate dal legislatore, l’articolo 7, comma 2-bis, del decreto-legge n. 203 del 2005, come sostituito dall’articolo 39 del decreto-legge n. 223 del 2006, ha esteso l’esenzione prevista dall’appena descritta lettera i), stabilendo che essa si applica anche agli immobili destinati allo svolgimento delle predette attività, qualora queste ultime non abbiano esclusivamente natura commerciale; in sostanza, tale ultima previsione ha esteso la predetta agevolazione fiscale agli immobili di proprietà di enti ecclesiastici nei quali si svolgono attività che abbiano prevalentemente, ma non esclusivamente, natura commerciale: in tal modo i predetti enti ecclesiastici possono evitare il pagamento dell’ICI sugli immobili nei quali vengono svolte, ad esempio, attività ricettive o assistenziali a pagamento, per il solo fatto che in essi sono anche svolti, in misura del tutto minoritaria, attività di religione o di culto.


Nell’interrogazione parlamentare posta viene osservato che come tale previsione, costituisca un’ingiustificata disparità di trattamento a vantaggio degli enti ecclesiastici, la quale non trova alcuna giustificazione, né nell’esigenza di garantire la libertà religiosa, né in quella di rispettare le norme concordatarie che regolano i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica; l’interrogazione, inoltre, evidenzia che l’agevolazione in parola comporta la rinuncia ad un gettito di entità non trascurabile, che potrebbe aiutare i Comuni a far fronte alla forte stretta finanziaria decisa nei loro confronti dal Governo con l’irrigidimento delle norme sul Patto di stabilità interno.


Tra l’altro occorre ricordare, come evidenziato anche nell’interrogazione, che la Commissione europea starebbe avviando una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia rispetto a tale disciplina per la violazione delle norme europee, ed avrebbe chiesto chiarimenti al Governo italiano in merito.


La domanda che si pone nell’interrogazione parlamentare è quella di sapere quali iniziative di carattere normativo intenda assumere il Governo, al fine di eliminare tale ingiustificata disparità di trattamento, a salvaguardia degli interessi della finanza pubblica, nonché al fine di evitare un’infrazione comunitaria che, a sua volta, potrebbe determinare pesanti conseguenze finanziarie.




La risposta all’interrogazione


Il Sottosegretario nel rispondere all’interrogazione parlamentare evidenzia che occorre, in primo luogo, osservare che non può riscontrarsi la temuta disparità di trattamento a favore degli immobili dei soli enti ecclesiastici dal momento che tale regime di esenzione si applica in via generale a tutti gli immobili che rispettano contemporaneamente, come tra l’altro chiarito nella circolare n. 2/DF del 26 gennaio 2009, il seguente duplice requisito:




  • soggettivo ossia l’utilizzazione da parte di un ente non commerciale di cui all’articolo 73, comma 1, lettera e) del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, (cd. TUIR);



  • oggettivo ossia la destinazione esclusiva allo svolgimento delle attività tassativamente elencate dal citato articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo n. 504 del 1992, che non devono avere esclusivamente natura commerciale.


Di conseguenza, dal punto di vista soggettivo, a norma dell’articolo 73, comma 1, lettera e) del TUIR, l’esenzione si applica a tutti gli “enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato” comprendendo, quindi, nel novero degli enti privati, anche gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti secondo le previsioni dell’Accordo modificativo del Concordato Lateranense e delle intese tra lo Stato italiano e le altre confessioni religiose.


La risposta evidenzia, inoltre, che con lettera del 12 ottobre 2010, la Commissione europea ha avviato un procedimento di indagine formale, conformemente all’articolo 108, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in relazione al regime previsto dall’articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo n. 504/92 ed in relazione alla disposizione di cui all’articolo 149, quarto comma, del TUIR.


Peraltro la Commissione non ha, con la propria lettera, chiarito bene quali sarebbero i nuovi od ulteriori elementi di riflessione che l’hanno indotta all’avvio di tale procedimento. Evidentemente l’analisi della posizione della Commissione potrà essere più correttamente inquadrata solo dopo che la stessa avrà in primo luogo sottoposto all’Italia tutti gli elementi conoscitivi utili a completare il quadro in relazione al quale occorrerà dare risposta.


La disciplina giuridica che regola la materia dell’esenzione dall’ICI a favore degli enti ecclesiastici, e più in generale degli enti non commerciali, sarà conseguentemente sottoposta ad un attento ed approfondito esame, con il coinvolgimento di più Amministrazioni a livello statale, al fine di fornire le valutazioni e le osservazioni del caso alla Commissione europea.


La risposta all’interrogazione parlamentare conclude, pertanto, che è evidentemente prematuro ipotizzare le iniziative che potranno o dovranno essere assunte all’esito di questa fase di mera interlocuzione con la Commissione europea.




3 dicembre 2010


Federico Gavioli

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it