La comunicazione telematica dell’impronta digitale al Fisco

Com’è noto, al 2004, la documentazione fiscale obbligatoria può essere conservata dai contribuenti in archivi informatici in sostituzione degli archivi cartacei.


L’impronta digitale, che garantisce l’immodificabilità dei documenti fiscalmente rilevanti memorizzati su supporto informatico, deve essere, però, comunicata all’Agenzia delle Entrate. Ecco come.




Contesto normativo di riferimento


Il decreto del 23 gennaio 2004 rubricato “Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici ed alla loro riproduzione in diversi tipi di supporto”, prevede che la conservazione dei documenti informatici(1) rilevanti ai fini della normativa tributaria (così come la conservazione digitale delle scritture contabili e dei documenti analogici(2) rilevanti ai fini tributari) avvenga mediante le modalità di memorizzazione descritte all’articolo 3, comma 1, lettera d dello stesso decreto e secondo il disposto dell’art. 3 della deliberazione AIPA n. 42 del 2001.


Il processo di conservazione è effettuato con cadenza almeno quindicinale per le fatture e decennale per gli altri documenti.


La conservazione, ai sensi del D.M. in argomento, si conclude con la sottoscrizione elettronica(3) e l’apposizione della marca temporale(4) sull’insieme dei predetti documenti ovvero su un’evidenza informatica(5) contenente l’impronta(6), o le impronte dei documenti o di insiemi di essi, da parte del responsabile della conservazione.


L’art. 5 del suddetto D.M. statuisce l’obbligo di trasmettere, entro il mese successivo alla scadenza dei termini stabiliti per la presentazione della dichiarazione annuale, alle Agenzie fiscali competenti, l’impronta dell’archivio informatico oggetto della conservazione, la relativa sottoscrizione elettronica e la marca temporale, al fine di estendere la validità dei documenti informatici.


Lo stesso articolo prevede che un successivo provvedimento indichi gli ulteriori elementi ed i dati identificativi da comunicare in aggiunta a quelli previsti dallo stesso D.M.




La comunicazione dell’impronta dei documenti informatici fiscali.


In data 25 ottobre 2010, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha emesso il provvedimento attuativo della comunicazione dell’impronta relativa ai documenti informatici ai fini tributari, previsto dal citato articolo 5 DM 23/01/2004.


Il decreto, individua nell’interessato, nel responsabile della conservazione ovvero nel soggetto da questi delegato, i soggetti obbligati ad effettuare la suddetta comunicazione.


La comunicazione deve essere inviata entro il quarto mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi e, quindi, per l’anno in corso, entro il 1° gennaio 2012.


Deve contenere :




  • i dati del soggetto obbligato ad effettuare la comunicazione ai sensi dell’art.1, p. 1.1., del D.M. ;



  • l’elenco dei documenti cui l’impronta si riferisce;



  • l’indicazione del luogo in cui è conservata l’evidenza informatica da cui stata generata l’impronta dell’archivio;



  • la marca temporale apposta all’archivio.


Inoltre, nei casi in cui l’invio avvenga tramite intermediario, anche la data in cui questi ha avuto attribuito l’incarico della trasmissione.


L’invio dell’impronta deve avvenire esclusivamente in via telematica attraverso i servizi Fisconline o Entratel (a seconda di chi effettua la comunicazione) ovvero tramite gli intermediari abilitati. È obbligatorio fare precedere l’ inoltro della stessa, dal controllo della coerenza dei dati predisposti con quanto previsto dalle specifiche tecniche allegate al D.M. in rassegna. A tal fine l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione, gratuitamente, il software d controllo.


All’invio, che si considera ultimato al momento delle recezione del file da parte dell’Amministrazione Finanziaria, segue il rilascio di una ricevuta identificata da un numero di protocollo e contenuta in un file munito di codice di autenticazione o di riscontro a seconda che il suddetto invio sia stato effettuato tramite il servizio Entratel o tramite internet. Nell’ipotesi di scarto della comunicazione (art. 5, p. 5.3) la ricevuta non viene rilasciata. Tuttavia, i motivi dello scarto sono sempre comunicati al soggetto che ha effettuato la trasmissione così da consentire di effettuare un nuovo invio entro 5 giorni dal precedente. E’ anche consentita la trasmissione di un comunicazione correttiva – una sola volta e purché si riferisca al medesimo periodo cui si riferiva la comunicazione sostituita – non oltre 30 giorni dall’invio errato.


Grazie alla suddetta comunicazione, l’Agenzia delle Entrate potrà conoscere i dati dei contribuenti che utilizzano sistemi sostitutivi di archiviazione dei documenti fiscali e dei responsabili della conservazione. La comunicazione dell’impronta, che può essere unica anche nei casi in cui comprenda più archivi, estenderà la validità dei documenti conservati fino a che permane ai fini tributari l’obbligo di conservazione dei documenti stessi.


Coloro che ormai da anni utilizzano tali modalità alternative di archiviazione, dovranno applicare le disposizioni del provvedimento in esame anche per gli anni d’imposta precedenti a quello in corso il 1° gennaio 2010.


Le relative impronte informatiche dovranno essere inviate separatamente per ciascun periodo d’imposta .


Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 25 ottobre scorso, anticipa l’emanazione di un ulteriore provvedimento che definirà le modalità di esibizione dei documenti conservati nell’archivio informatico, introdotte dall’art. 6 del citato D.M..


Il documento informatico deve essere, infatti, disponibile in caso di verifiche, controlli ed ispezioni da parte dell’Amministrazione finanziaria -così come la documentazione conservata nelle modalità tradizionali – su supporto cartaceo e informatico presso il luogo di conservazione delle scritture contabili, ovvero, può essere esibito per via telematica .




Aspetti fiscali: imposta di bollo ed imposta di registro


Imposta di bollo


L’imposta di bollo sui documenti informatici è corrisposta tramite versamento effettuato ai sensi del decreto legislativo n. 237 del 9 luglio 1997.


L’interessato presenta all’Agenzia delle Entrate, una comunicazione con indicato il numero degli atti, dei registri e dei documenti che presume verranno emessi o utilizzati durante l’anno, nonché l’importo e gli estremi del relativo versamento. Entro il mese di gennaio dell’anno successivo, l’interessato presenterà all’ufficio delle Entrate una comunicazione che riporterà il numero esatto di atti informatici formati nel corso dell’anno precedente e gli estremi del versamento dell’eventuale differenza d’imposta ovvero la richiesta di rimborso o di compensazione dell’importo versato in eccesso. L’importo versato costituirà la base su cui liquidare provvisoriamente l’imposta per l’anno in corso.




Imposta di registro


L’imposta sui libri e sui registri di cui all’art.16 della tariffa allegata al D.p,.r. 642/1972, tenuti su supporto di memorizzazione ottico o su altro strumento idoneo a garantire l’immodificabilità dei dati memorizzati, è dovuta ogni 2500 registrazioni o frazioni di esse e versata secondo le modalità indicate nell’art. 7, p. 1 del decreto del 23 gennaio 2004.




Note


1) Documento informatico: rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti.


2) Documento analogico: si distingue in originale e copia ed è formato utilizzando una grandezza fisica che assume valori continui, come le tracce su carta, le immagini su film, le magnetizzazioni su nastro.


3) Firma elettronica: l’insieme dei dati in forma elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di autenticazione informatica.


4) Marca temporale: evidenza informatica che consente di rendere opponibile a terzi un riferimento temporale.


5) Evidenza informatica: sequenza di simboli binari (bit) che può essere elaborata da una procedura informatica.


6) IMPRONTA: sequenza di simboli binari (bit) di lunghezza predefinita generata mediante l’applicazione alla prima sequenza di un’opportuna funzione di hash.




13 dicembre 2010


Cinzia Bondì

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it