Ulteriori chiarimenti sull'uso del contante

Con la la circolare n. 297944 dell’11 ottobre 2010 del Ministero dell’Economia e Finanze – Dipartimento del Tesoro – sono stati forniti importanti chiarimenti per i professionisti, gli intermediari fiscali e i revisori contabili in merito alle disposizioni sull’antiriciclaggio; secondo l’interpretazione ministeriale l’obbligo della segnalazione delle operazioni sospette non deve essere automatico, ma va preceduto da una valutazione che deve essere fatta “caso per caso”.


L’art. 36, c. 1, lett. b) del D.L. n.78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha individuato specifici elementi che i soggetti indicati nell’articolo 10, del D.Lgs. n. 231/2007, devono valutare ai fini della segnalazione di operazioni sospette ai sensi dell’articolo 41 dello stesso decreto legislativo. Tale normativa prevede che “è un elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche se non in violazione dei limiti di cui all’articolo 49, e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro”.


Con la circolare in commento sono forniti gli elementi sulla corretta applicazione della disposizione, in particolare per quanto riguarda gli obblighi di segnalazione, partendo dalla considerazione che le nuove norme mirano a richiamare l’attenzione sull’uso del contante che nel nostro Paese ha una circolazione più intensa rispetto alla media europea, con conseguenti maggiori rischi di riciclaggio e di evasione fiscale oltre che più elevati costi di gestione della massa monetaria circolante e costi indiretti di sicurezza .


Secondo il Ministero delle Finanze deve essere esclusa la “sistematica” segnalazione di operazioni sospette in presenza di frequente operatività in contanti del cliente anche sotto la soglia di 5.000 euro o di prelievi e versamenti con intermediari finanziari d’importo pari o superiore a 15.000 euro. In sostanza è solo la valutazione complessiva dell’operazione, che sia frutto di una serie di valutazioni oggettive e soggettive, che può far scattare da parte dei professionisti, intermediari finanziari e revisori contabili la segnalazione di operazioni sospette.


In particolare i tecnici ministeriali evidenziano che la segnalazione di un’operazione sospetta è il risultato di un processo complesso che si basa sulla valutazione di elementi oggettivi dell’operazione (caratteristiche, entità e natura), di profili soggettivi riferiti al soggetto/cliente che richiede o effettua l’operazione, e di ogni altra circostanza conosciuta dal soggetto obbligato alla segnalazione, in ragione delle funzioni esercitate .


L’articolo 36, del decreto legge 78/2010, contribuisce alla definizione di un particolare indice di anomalia da tenere in considerazione, nella valutazione complessiva dell’operazione che richiede comunque la conoscenza e l’esame dei soprarichiamati elementi soggettivi e oggettivi così come individuati dal primo periodo del comma 1, dell’articolo 41, del decreto legislativo 231/2007.


Il legislatore nel modificare il suindicato articolo 36 non ne ha modificato l’impostazione normativa consentendo, tuttora, ai soggetti obbligati un elemento valutativo di particolare importanza, finalizzato a qualificare meglio il sospetto circa il cliente o l’operazione e ad agevolare l’individuazione e la corretta ponderazione di eventuali profili di sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.




Cenni sull’utilizzo del contante


Si ricorda che il decreto legge n.78 del 31 maggio 2010 contenente misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica ha previsto nuove norme in materia di utilizzo del denaro contante al fine di agevolare le indagini contro il fenomeno del riciclaggio.


Le principali novità introdotte dal legislatore sono finalizzate ad una “stretta sui pagamenti frazionati” e riguardano principalmente:




  1. il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretto bancario o postale al portatore in euro o in valuta d’importo pari o superiore a 5mila euro;



  2. il presupposto che è elemento di sospetto il ricorso frequente a operazioni in contanti, anche se d’importo non superiore a 5mila euro ed in particolare il prelievo od il versamento con intermediari finanziari d’importo pari o superiore a 15mila euro.


I soggetti che sono interessati alle limitazioni all’uso del contante sono coloro che effettuano transazioni e, quindi, imprenditori, professionisti e privati.


In materia di trasferimento di denaro contante o di libretti o titoli al portatore l’art. 49, del modificato comma 1, del D.Lgs. n. 231/2007, prevede il divieto di trasferimento di:




  • denaro contante;



  • libretti di deposito bancari o postali al portatore;



  • titoli al portatore in euro o in valuta estera,


quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Si evidenzia che una operazione si considera frazionata quando è unitaria sotto il profilo economico, complessivamente di valore pari o superiore ai citati limiti, ma viene posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai limiti, effettuati in momenti diversi.






Compiti del soggetto che deve segnalare l”operazione sospetta


Secondo i tecnici del Ministero i soggetti che sono obbligati a fare delle segnalazioni ai sensi del D.Lgs. 231/2007 devono:


1) valutare con attenzione:




  • l’operatività in contante della clientela, anche per importi sotto la soglia di 5.000 euro, quando questa appaia frequente e/o ingiustificata alla luce del patrimonio informativo complessivo del segnalante;



  • le operazioni di versamento e prelievo di contante effettuate con intermediari finanziari per un importo pari o superiore a 15.000 euro.


2) raffrontare i predetti elementi con il profilo soggettivo del cliente o dell’effettivo beneficiario dell’operazione, al pari di quanto accade per le altre tipologie di indici di anomalia.


Alla luce del chiarimento ministeriale la circolare conclude, affermando che è esclusa ogni forma di oggettivizzazione della segnalazione di operazione sospetta.


La mera ricorrenza dell’indicatore di cui all’articolo 36 del decreto legge 78/2010 non è motivo di per sé sufficiente per la segnalazione di operazioni sospette, per la quale rimane quindi indispensabile una valutazione complessiva fondata su una serie di elementi sia di natura oggettiva che soggettiva.




5 novembre 2010


Federico Gavioli

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