Rassegna previdenziale & sindacale del mese di novembre

1) LEGGE 297/82 – TFR INDICE RIVALUTAZIONE MESE DI SETTEMBRE 2010

L’Istat ha comunicato che l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie d’operai ed impiegati per il mese di settembre 2010 è risultato pari a 137,5.

Pertanto dal rapporto tra l’indice del mese di dicembre 2009 e quello di settembre 2010 risulta che il coefficiente utile per la rivalutazione monetaria al mese di settembre 2010 del trattamento di fine rapporto maturato ed accantonato al 31 dicembre 2009 è pari a: 1,020639



2) CCNL 19 APRILE 2010 – ALLEGATO 14 – PREVEDI – DELIBERA COVIP SU MODIFICHE STATUTARIE

Si informa che la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, con delibera del 9 settembre scorso, ha approvato le modifiche allo Statuto del Fondo Prevedi.

In sostanza viene dato seguito a quanto contenuto nell’allegato 14, lettera b), al verbale di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro 19 aprile 2010, nel senso che é consentita ora la possibilità di contribuire al Fondo con i soli versamenti a carico del datore di lavoro e del lavoratore, anche senza il conferimento del trattamento di fine rapporto.

Di conseguenza il Fondo Prevedi ha già provveduto a realizzare e a depositare presso la Covip il nuovo modulo di adesione che prevede, tra le opzioni di scelta per la contribuzione al Fondo, anche l`ulteriore possibilità (contraddistinta dalla lettera c) di “contribuzione con solo contributo a carico azienda e dipendente”.

3) INAIL – DETERMINAZIONE BASE IMPONIBILE CONTRIBUTIVA – CIRCOLARE N. 39/2010

Con circolare n. 39 del 15 ottobre 2010, l’Inail ha aggiornato, per i soli aspetti interessati da innovazioni normative successive, le istruzioni fornite nella circolare n. 17 del 20 marzo 1998 in tema di somme e valori esclusi dall’imponibile ai fini fiscali e contributivi, ovvero ai soli fini contributivi.

Somme e valori esclusi dall’imponibile ai fini fiscali e contributivi

Erogazioni liberali in occasione di festività o ricorrenze e sussidi occasionali.

Il Decreto-Legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito dalla Legge 24 luglio 2008, n. 126 all’art, 2, comma 6, ha abrogato la lettera b) del comma 2 dell’art. 51 del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, che prevedeva la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente:

delle erogazioni liberali concesse in occasione di festività o ricorrenze alla generalità o a categorie di dipendenti non superiori, nel periodo di imposta, ad € 258,23;

dei sussidi occasionali concessi in occasione di rilevanti esigenze personali o familiari del dipendente e quelli corrisposti a dipendenti vittime dell’usura ai sensi della Legge 7 marzo 1996, n. 108, o ammessi a fruire delle erogazioni pecuniarie a ristoro dei danni conseguenti a rifiuto opposto a richieste estorsive ai sensi del Decreto-Legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito con modificazioni dalla Legge 18 febbraio 1992, n. 172.

A seguito della suddetta abrogazione, le erogazioni liberali ed i sussidi di cui trattasi, corrisposti dai datori di lavoro ai propri dipendenti, dal 29 maggio 2008 concorrono interamente alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

Circa l’imponibilità delle erogazioni liberali, l’INAIL ricorda tuttavia che – come precisato dalla circolare congiunta dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro n. 59/E del 22 ottobre 2008 – restano comunque ferme le specifiche fattispecie indicate dall’art. 51 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986.

In particolare, il comma 3 di tale articolo stabilisce che il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati, secondo i criteri individuati dalla medesima norma, non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente, se complessivamente di importo non superiore, nel periodo di imposta, ad euro 258,23; laddove, invece, il suddetto valore sia superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente alla formazione del reddito.

La circolare congiunta sopra richiamata ha posto in rilievo che quanto previsto dal menzionato comma 3 dell’art. 51 trovi applicazione nel caso in cui il benefit consista in una liberalità corrisposta in natura.

Pertanto, con l’abrogazione della disposizione sopraccitata relativa alle erogazioni liberali, queste ultime, ove siano corrisposte in natura (sotto forma di beni o servizi o di buoni rappresentativi degli stessi) possono comunque essere escluse dalla formazione del reddito se di importo non superiore, nel periodo di imposta, ad euro 258, 23.

Non è inoltre necessario che il bene o il servizio sia erogato alla generalità o a categorie di dipendenti, né che sia offerto in occasione di festività o ricorrenze. Peraltro, se il valore in questione, determinato secondo i criteri forniti dall’art. 51, comma 3, supera la soglia di euro 258,23, lo stesso concorre interamente a formare il reddito.

Servizio di vitto e mensa.

Nel richiamare le istruzioni impartite nella circolare n. 17/1998, aggiornate dalla circolare n. 43 del 16 giugno 1998, l’Inail rammenta che il Ministero delle Finanze, con Risoluzione n. 41/E del 23 marzo 2000, ha precisato che l’esclusione dal reddito imponibile delle indennità sostitutive di mensa sino al tetto giornaliero di L. 10.240 (euro 5,29) opera per i lavoratori che si trovano nelle seguenti condizioni:

orario di lavoro che comprenda la pausa pranzo;

lavoro stabile presso una unità produttiva;

ubicazione dell’unità produttiva in un luogo che, in relazione al periodo di pausa concesso per il pasto, non consenta di recarsi, senza l’utilizzo di mezzi di trasporto, ad un luogo di ristorazione.

A seguito della emanazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 novembre 2005, recante la disciplina delle caratteristiche del buono pasto e la regolamentazione dell’utilizzo dello stesso da parte dei lavoratori dipendenti e delle categorie assimilate, l’Agenzia delle Entrate, con Risoluzione n. 118/E del 20 ottobre 2006, ha poi espresso l’avviso che il buono pasto non concorre, quale compenso in natura, nei limiti di euro 5,29 giornalieri, alla formazione della base imponibile fiscale e contributiva del lavoratore assunto con contratto a tempo pieno o a tempo parziale.

Pertanto, l’esenzione dalla base imponibile opera sia per i dipendenti che osservano un orario di lavoro che preveda una pausa pranzo, sia per i lavoratori dipendenti a tempo parziale, la cui articolazione dell’orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa pranzo, ove fruiscano di buoni pasto.

Opere e servizi di utilità sociale.

I criteri che identificano gli oneri di utilità sociale, oltre ad essere rinvenibili nel testo dell’art. 100, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986 (il quale fa riferimento alle “spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto”), sono stati ulteriormente precisati dall’Agenzia delle Entrate nelle Risoluzioni n. 34/E del 10 marzo 2004 e n. 26/E del 29 marzo 2010.

In particolare, ai fini dell’esclusione dalla formazione del reddito di lavoro dipendente di cui all’art. 51, comma 2, lett. F), del citato decreto, devono ricorrere congiuntamente le seguenti condizioni:

la spesa deve essere sostenuta volontariamente dal datore di lavoro e non in adempimento di un vincolo contrattuale;

deve trattarsi di opere e servizi messi a disposizione della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti;

tali opere e servizi devono perseguire specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale o culto.

Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate, l’esclusione dalla tassazione opera anche nelle ipotesi in cui i predetti servizi siano messi a disposizione dei dipendenti tramite il ricorso a strutture esterne all’azienda.

In quest’ultimo caso, tuttavia, il dipendente deve risultare estraneo al rapporto che intercorre tra l’azienda e l’effettivo prestatore del servizio e, in particolare, non deve risultare beneficiario dei pagamenti effettuati dalla propria azienda in relazione all’obiettivo di fornitura dei servizi medesimi.

Restano inoltre escluse dall’ambito applicativo della norma di esenzione le ipotesi di erogazione di somme, anche indirette, da parte del datore di lavoro, che possono consistere in rimborsi o anticipazioni di spese sostenute dal dipendente.

In altri termini, l’esenzione è riferibile soltanto alle erogazioni in natura e non si estende alle erogazioni sostitutive in denaro.

Peraltro, gli oneri di utilità sociale che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, anche se corrisposti in denaro, sono espressamente indicati dall’art. 51, comma 2, lett. F-bis), del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986, e riguardano esclusivamente le somme erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per frequenza di asili nido e di colonie climatiche da parte dei familiari indicati nell’art. 12 dello stesso decreto (coniuge, figli compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi, gli affidati o affiliati, i genitori, generi e nuore, fratelli e sorelle), nonché per borse di studio a favore dei medesimi familiari.

Rinuncia all’accredito contributivo da parte del lavoratore.

L’Istituto ricorda che l’art. 51, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986, alla lettera i-bis), aggiunta dall’art. 1, comma 14, della Legge 23 agosto 2004, n. 243, ha previsto la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente delle quote di retribuzione derivanti dall’esercizio della facoltà di rinuncia all’accredito contributivo presso l’assicurazione generale obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti e le forme sostitutive della medesima, riconosciuta, limitatamente al periodo 2004-2007, al lavoratore dipendente che, pur avendo maturato il diritto alla pensione di anzianità, avesse deciso di continuare a lavorare, posticipando quindi la data di detto pensionamento.

Somme e valori esclusi dall’imponibile ai soli fini contributivi

Erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali (cosiddetti “premi di risultato”).

L’art. 29, comma 4, lett. F), del Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nel testo sostituito dall’art. 6, comma 1, del Decreto Legislativo 2 settembre 1997, n. 314, ha stabilito l’esclusione dalla base imponibile, nei limiti e alle condizioni indicate dall’art. 2 della Legge 23 maggio 1997, n. 135, delle erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l’ammontare e la cui struttura sia correlata dal contratto collettivo medesimo alla misurazione di incrementi di produttività, qualità ed altri elementi di competitività assunti come indicatori dell’andamento economico dell’impresa e dei suoi risultati.

Ai sensi delle norme sopra richiamate, le erogazioni di cui trattasi, fino al 31 dicembre 2007, sono state escluse dalla base imponibile, entro il limite massimo del 3% della retribuzione contrattuale percepita nell’anno solare di riferimento.

Il regime contributivo agevolato (cosiddetta “decontribuzione”) disciplinato dall’art. 2 della Legge n. 135/1997 è stato abrogato, con effetto dal 1° gennaio 2008, dall’art. 1, comma 67, della Legge 24 dicembre 2007, n. 247 (Cfr. la nostra circolare n. 76 su “l’Informazione” n. 5 del 1°.2.2008).

Pertanto, a partire da tale data, le erogazioni previste dai contratti di secondo livello rientrano nel computo della retribuzione imponibile.

In sostituzione del regime di “decontribuzione”, l’art. 1, comma 67, della Legge n. 247/2007, ha introdotto, in via sperimentale per il triennio 2008-2010, nel limite delle risorse di un apposito Fondo e a domanda delle imprese, uno sgravio contributivo sulle erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali e territoriali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l’ammontare e la cui struttura sia correlata alla misurazione di incrementi di produttività, qualità ed altri elementi di competitività assunti come indicatori dell’andamento economico dell’impresa e dei suoi risultati.

Sulla base di quanto disposto dalla citata norma, i Decreti del Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, 7 maggio 2008 e 17 dicembre 2009, hanno disciplinato le modalità attuative dello sgravio contributivo, rispettivamente, per l’anno 2008 e l’anno 2009.

4) INPS – INAIL – INTERESSI DI MORA PER RITARDATO PAGAMENTO DELLE SOMME ISCRITTE A RUOLO- ISTRUZIONI

L’art. 30 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, nel testo sostituito dall’art. 14, comma 1, del Decreto Legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, prevede l’applicazione degli interessi di mora per il ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo, a partire dalla data di notifica della cartella e sino alla data di pagamento, ad un tasso da determinarsi annualmente con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con riguardo alla media dei tassi bancari attivi.

A seguito di quanto disposto dalle norme relative all’individuazione della competenza ad adottare gli atti della Pubblica Amministrazione, di cui agli articoli 4, 14 e 16 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la misura del citato interesse di mora viene fissata con apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

Ciò premesso, si informa che Inail e Inps, rispettivamente, con nota del 27 settembre 2010 e circolare n. 128 del 1° ottobre 2010, hanno segnalato che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con Provvedimento n. prot. 2010/124566 del 7 settembre 2010, ha stabilito la riduzione della misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo dal 6,8358% al 5,7567% in ragione d’anno.

Tale variazione decorre dal 1° ottobre 2010.

I predetti istituti rimarcano che, ai sensi dell’art. 116, comma 9, della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, dopo il raggiungimento del tetto massimo delle sanzioni civili nelle misure indicate dal comma 8 dello stesso articolo, alle lettere a) e b), per i casi di morosità e di evasione contributiva, senza che si sia provveduto all’integrale versamento del dovuto, sul solo debito contributivo maturano gli interessi di mora di cui al menzionato art. 30 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602/1973.

Pertanto, anche per questa fattispecie trova applicazione, a partire dal 1° ottobre 2010, la nuova misura dell’interesse di mora.

A norma dell’art. 116, comma 8, della Legge n. 388/2000, i soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti:

– nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti percentuali, con il limite massimo del 40% dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge (lettera a));

– in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero (cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate), al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30%, con il limite massimo del 60% dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.

5) INPS – PRESTAZIONI A SOSTEGNO DEL REDDITO- COMPATIBILITA’ DELLE INTEGRAZIONI SALARIARI CON ALTRA ATTIVITA’ LAVORATIVA – CIRCOLARE N. 130/2010

Con circolare n. 107/10, l’Inps ha fornito alcune precisazioni in merito al regime di incompatibilità delle integrazioni salariali con il reddito derivante da attività di lavoro autonomo o subordinato e la non cumulabilità del relativo reddito.

Con la circolare n. 130/2010, l’Istituto ha parzialmente modificato le precedenti istruzioni. Di seguito si pubblica il testo della circolare da ultimo richiamata rinviando per il commento alla precedente informativa in materia (cfr. Not. N. 8-9/2010).

La nuova circolare ripropone integralmente i contenuti di quella sostituita, inserendo soltanto una precisazione nel paragrafo 6, punto 6.1, concernente l’accredito della contribuzione figurativa in caso di svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio negli anni 2009 e 2010.

In particolare, l’Istituto fa ora presente che, nelle ipotesi di compatibilità e cumulabilità delle integrazioni salariali e, in genere, delle altre prestazioni a sostegno del reddito, con le prestazioni di lavoro accessorio per i suddetti anni, ai fini della corretta applicazione del disposto dell’art. 7, comma 1-bis, del Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, è necessario che la quota di contribuzione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (I.V.S.) – pari a 1,3 euro per ogni buono lavoro di 10 euro – affluisca alla Gestione a carico della quale è posto l’onere dell’accredito figurativo correlato alle prestazioni integrative o di sostegno al reddito, a parziale ristoro del relativo onere.

Di conseguenza – sottolinea l’Inps – la citata quota I.V.S. non deve essere accreditata sulla posizione contributiva del singolo lavoratore.



Inps

Roma, 4 ottobre 2010



Circolare n. 130/2010

Oggetto: Integrazioni salariali. Compatibilità con l’attività di lavoro autonomo o subordinato e cumulabilità del relativo reddito. Regime dell’accredito dei contributi figurativi. Disposizioni particolari per il personale del settore trasporto aereo.

Chiarimenti in materia di utilizzo della quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale dei “buoni lavoro” nei casi di compatibilità e cumulabilità delle integrazioni salariali e delle altre prestazioni a sostegno del reddito con le prestazioni di lavoro accessorio per gli anni 2009 e 2010.

Sommario:

1. Premessa e quadro normativo.

2. Incompatibilità del nuovo rapporto di lavoro: cessazione del rapporto di lavoro che dava luogo all’integrazione salariale.

2.1. Disposizioni particolari per i lavoratori dei vettori aerei (articolo 2, comma 5-quater, del decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134).

3. Compatibilità tra nuova attività di lavoro e integrazione salariale: cumulabilità totale dell’indennità con la remunerazione.

4. Compatibilità e cumulabilità delle integrazioni salariali con le prestazioni di lavoro accessorio nel limite massimo di 3000 euro per gli anni 2009 e 2010.

5. Cumulabilità parziale tra integrazione salariale e reddito derivante da una nuova attività.

5.1 Integrazioni salariali e redditi da lavoro a tempo pieno (occasionale o saltuario) e da lavoro part-time.

5.2 Integrazioni salariali e redditi da lavoro autonomo o simili.

6. Regime dell’accredito della contribuzione figurativa nelle ipotesi di compatibilità/cumulabilità totale e parziale.

6.1. Regime dell’accredito della contribuzione figurativa in caso di svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio negli anni 2009 e 2010. Chiarimenti.

7.Prestazioni integrative a carico del fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del settore del trasporto aereo.

La presente circolare sostituisce la n. 107 del 5 agosto 2010 riproponendone integralmente il contenuto integrato con la precisazione, riportata nel paragrafo 6, punto 6.1, circa l’utilizzo della quota di contribuzione IVS contenuta nel valore nominale dei “buoni lavoro” nelle ipotesi in cui, per gli anni 2009 e 2010, la prestazione di lavoro accessorio sia compatibile e cumulabile con integrazioni salariali ed altre prestazioni a sostegno del reddito.

1.Premessa e quadro normativo.

Il caso in cui il lavoratore in cassa integrazione svolga altra attività di lavoro (subordinato o autonomo) remunerata, è regolato dal combinato disposto dell’articolo 3 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 9 novembre 1945, n. 788 e dall’articolo 8, comma 4, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86 (convertito con legge 20 maggio 1988 n. 160).

La prima norma stabilisce che l’integrazione salariale «non sarà (…) corrisposta a quei lavoratori che durante le giornate di riduzione del lavoro si dedichino ad altre attività remunerate»; l’articolo 8, comma 4, del D.L. n. 86/1988 precisa che «il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate».

Come già chiarito con circolare n. 179 del 12 dicembre 2002 (le cui disposizioni devono ritenersi superate dalla presente circolare), il combinato disposto delle norme citate non sancisce tuttavia una incompatibilità assoluta delle prestazioni integrative del salario con il reddito derivante dallo svolgimento di una attività lavorativa sia essa autonoma oppure subordinata.

Per un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, l’articolo 3 del D.Lgs.Lgt. 788/1945 si interpreta «nel senso che lo svolgimento di attività lavorativa remunerata, sia essa subordinata od autonoma, durante il periodo di sospensione del lavoro con diritto all’integrazione salariale comporta non la perdita del diritto all’integrazione per l’intero periodo predetto ma solo una riduzione dell’integrazione medesima in proporzione ai proventi di quell’altra attività lavorativa. Ai fini dell’applicazione di tale principio – mentre in caso di attività lavorativa subordinata può presumersi l’equivalenza della retribuzione alla corrispondente quota d’integrazione salariale – in ipotesi, invece, di attività lavorativa autonoma grava sul lavoratore (al fine del riconoscimento del suo diritto a mantenere l’integrazione salariale per la differenza) l’onere di dimostrare che il compenso percepito per la detta attività è inferiore all’integrazione salariale stessa» (Cass. N. 12487 del 23/11/1992).

Resta comunque necessaria la comunicazione preventiva resa dal lavoratore alla sede provinciale dell’Istituto circa lo svolgimento dell’attività secondaria, come previsto al comma 5°, dell’art. 8 della L. 160/88, al fine di evitare la decadenza dal diritto alle prestazioni per tutto il periodo della concessione.

Allo scopo di chiarire ulteriormente il quadro, si riepilogano di seguito le circostanze in cui si può dar luogo:

– all’incompatibilità tra la nuova attività lavorativa e l’integrazione salariale e alla conseguente cessazione del rapporto di lavoro su cui è fondata;

– alla totale cumulabilità della remunerazione collegata alla nuova attività con l’integrazione salariale;

– ad una parziale cumulabilità dei redditi da lavoro con l’integrazione salariale.

2. Incompatibilità del nuovo rapporto di lavoro: cessazione del rapporto di lavoro che dava luogo all’integrazione salariale.

Si ha incompatibilità nel caso in cui il lavoratore beneficiario dell’integrazione salariale abbia iniziato un nuovo rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato. In questo caso, come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 195 del 1995), «il nuovo impiego a tempo pieno e senza prefissione di termine, alle dipendenze di un diverso datore di lavoro, comporta la risoluzione del rapporto precedente e, quindi, (…) la perdita del diritto al trattamento di integrazione salariale per cessazione del rapporto di lavoro che ne costituiva il fondamento».



6.1Disposizioni particolari per i lavoratori dei vettori aerei (articolo 2, comma 5-quater, del decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134).

Rispetto alla regola generale del venir meno del precedente rapporto di lavoro (e quindi del diritto all’integrazione salariale) in caso di stipula di un nuovo rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, la norma contenuta nell’articolo 2, comma 5-quater, del decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134 (convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2008, n. 166) pone una parziale deroga, con esclusivo riguardo alle ipotesi di cassa integrazione guadagni straordinaria concessa al personale, anche navigante, dei vettori aerei e delle società da questi derivate a seguito di processi di riorganizzazione o trasformazioni societarie (ai sensi dell’articolo 1-bis del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291). In questi casi la norma prevede eccezionalmente che «i lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria assunti a tempo indeterminato, licenziati per giustificato motivo oggettivo o a seguito delle procedure di cui agli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, hanno diritto a rientrare nel programma di cassa integrazione guadagni straordinaria e ad usufruire della relativa indennità per il periodo residuo del quadriennio». Va rilevato che, anche in questo caso il rapporto di lavoro da cui trae origine l’integrazione salariale cessa, anche se, in via eccezionale e nelle sole ipotesi previste dalla normativa, viene ripristinato al fine di consentire la fruizione dell’integrazione salariale nel residuo periodo inizialmente previsto.

Di conseguenza, nel corso del nuovo rapporto di lavoro non potrà darsi luogo a cumulabilità, neppure parziale, dell’integrazione salariale con relativo reddito.

A questa conclusione conducono due ordini di motivi: da una parte l’osservazione che la reviviscenza del vecchio rapporto di lavoro avvenga solo in alcuni casi di cessazione dal nuovo contratto (licenziamento per giustificato motivo oggettivo e procedure di cui agli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223); dall’altra il dato letterale riguardante l’effetto, che è quello di «rientrare nel programma di cassa integrazione guadagni straordinaria ed usufruire della relativa indennità» e non già quello di rientrare nel rapporto di lavoro precedente.

3. Compatibilità tra nuova attività di lavoro e integrazione salariale: cumulabilità totale dell’indennità con la remunerazione.

Si ha piena compatibilità tra attività di lavoro ed integrazione salariale, laddove la nuova attività di lavoro dipendente intrapresa, per la collocazione temporale in altre ore della giornata o in periodi diversi dell’anno, sarebbe stata comunque compatibile con l’attività lavorativa sospesa che ha dato luogo all’integrazione salariale.

In tali casi l’integrazione salariale è pienamente cumulabile con la remunerazione derivante dalla nuova attività lavorativa.

Quest’ipotesi ricorre nel caso in cui i due rapporti di lavoro siano part-time, sia orizzontale (con riduzione dell’orario ordinario giornaliero) e sia verticale (con prestazione del lavoro per intere giornate in periodi predeterminati). Del resto nell’ipotesi di part-time verticale l’integrazione salariale è dovuta soltanto nei periodi in cui sarebbe stata espletata l’attività lavorativa.

Da ultimo si segnala che si può avere compatibilità anche tra un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e uno part-time, purché le due attività siano tra loro comunque compatibili nel limite dell’orario massimo settimanale di lavoro.

4. Compatibilità e cumulabilità delle integrazioni salariali con le prestazioni di lavoro accessorio.

Come già illustrato dalla circolare n. 75 del 26 maggio 2009, l’art. 7-ter, comma 12, lettera b) del decreto legge n. 5/2009 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33/2009), nel modificare l’art. 70 del D.Lgs. 10.9.2003 n. 276 sul lavoro accessorio, aggiunge il comma 1-bis, che recita: «in via sperimentale per il 2009, prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi e nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito compatibilmente con quanto stabilito dall’articolo 19, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. L’Inps provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio».

L’art. 2, comma 148, lett. G), L. 23.12.2009 n. 191 ha esteso la portata di tale disposizione anche all’anno 2010.

La suddetta norma – con efficacia quindi limitata agli anni 2009 e 2010 – consente ai lavoratori beneficiari di integrazioni salariali per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa di effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi e per tutte le attività con il limite massimo di 3.000 euro per anno solare.

Il limite dei 3.000 euro (da intendersi al netto dei contributi previdenziali) è riferito al singolo lavoratore; pertanto va computato in relazione alle remunerazioni da lavoro accessorio che lo stesso percepisce nel corso dell’anno solare, sebbene legate a prestazioni effettuate nei confronti di diversi datori di lavoro.

Conseguentemente, per il solo caso di emolumenti da lavoro accessorio che rientrano nel limite dei 3.000 euro annui, l’interessato non sarà obbligato a dare alcuna comunicazione all’Istituto.

Le remunerazioni da lavoro accessorio che superino il limite dei 3.000 euro non sono integralmente cumulabili; ad esse dovrà essere applicata la disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale della retribuzione Il lavoratore ha inoltre l’obbligo di presentare preventiva comunicazione all’Istituto. Nel caso di più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno e retribuiti singolarmente per meno di 3.000 euro per anno solare, la comunicazione andrà resa prima che il compenso determini il superamento del predetto limite dei 3.000 euro se sommato agli altri redditi per lavoro accessorio.

5. Cumulabilità parziale tra integrazione salariale e reddito derivante da una nuova attività lavorativa

Al di fuori dai casi descritti ai punti da 2 a 4 potrà darsi luogo a cumulabilità parziale tra la remunerazione derivante da attività lavorativa e le integrazioni salariali.

In via generale l’integrazione salariale non è dovuta per le giornate nelle quali il lavoratore beneficiario si dedichi ad altre attività remunerate, di conseguenza il reddito derivante dalla nuova attività di lavoro non è normalmente cumulabile con l’integrazione salariale. In tali casi il trattamento di integrazione salariale verrà sospeso per le giornate nella quali è stata effettuata la nuova attività lavorativa.

Tuttavia, per consolidato orientamento giurisprudenziale, qualora il lavoratore dimostri che il compenso (o provento) per tale attività è inferiore all’integrazione stessa, avrà diritto ad una quota pari alla differenza tra l’intero importo dell’ integrazione salariale spettante e il reddito percepito.

5.1 Cumulabilità parziale tra le integrazioni salariali ed il reddito da lavoro subordinato: rapporto di lavoro a tempo determinato e contratto di lavoro part-time.

Nel caso in cui il beneficiario della integrazione salariale stipuli un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, tale contratto risulta compatibile con il diritto all’integrazione salariale. Se il reddito derivante dalla nuova attività lavorativa è inferiore all’integrazione, sarà possibile il cumulo parziale della stessa con il reddito, a concorrenza dell’importo totale della integrazione spettante.

Analogamente nel caso in cui il lavoratore – beneficiario di integrazione salariale rispetto ad un rapporto di lavoro a tempo pieno – stipuli un nuovo contratto di lavoro subordinato a tempo parziale (sia esso a tempo determinato o indeterminato), sarà possibile il cumulo parziale dell’integrazione salariale con il reddito derivante da tale attività anche se, tale attività – a differenza del caso contemplato al punto 3 – non sarebbe compatibile con il contratto di lavoro che ha dato luogo all’integrazione salariale, in quanto parzialmente sovrapponibile.

5.2 Cumulabilità parziale tra le integrazioni salariali ed il reddito da lavoro autonomo o simili.

Se il lavoratore beneficiario del trattamento di integrazione salariale intraprende una nuova attività di lavoro autonomo, non rileva il fatto che il lavoro sospeso sia a tempo parziale o a tempo pieno, né il tempo dedicato alla prestazione di lavoro autonomo e neanche il fatto che tale nuova attività non comporti una contestuale tutela previdenziale di natura obbligatoria: non sussiste alcuna presunzione circa la possibile equivalenza tra il provento di tale attività e la misura dell’integrazione salariale cui il lavoratore avrebbe avuto diritto.

Spetterà pertanto al lavoratore interessato dimostrare e documentare l’effettivo ammontare dei guadagni e la loro collocazione temporale al fine di consentire all’Istituto l’erogazione dell’eventuale quota differenziale di integrazione salariale.

Nel caso in cui l’ammontare dei redditi non sia agevolmente quantificabile o collocabile temporalmente, l’Istituto deve comunque sospendere l’erogazione delle integrazioni salariali al momento della comunicazione preventiva.

Si segnala che rientrano in tale ipotesi anche le somme percepite per incarichi pubblici elettivi o in virtù di un rapporto di servizio onorario con la Pubblica Amministrazione.

6. Regime dell’accredito della contribuzione figurativa nelle ipotesi di compatibilità/cumulabilità totale e parziale.

Si illustra il regime dell’accredito della contribuzione figurativa con riferimento alle diverse ipotesi di compatibilità e cumulabilità illustrate nella presente circolare.

Si osserva in premessa che nelle ipotesi di compatibilità tra la nuova attività di lavoro e l’integrazione salariale (di cui al precedente punto 3), la contribuzione per cassa integrazione guadagni e quella obbligatoria per l’attività effettivamente prestata si riferiscono a periodi temporalmente non coincidenti o comunque non sovrapposti, pertanto non si pongono particolari questioni e l’accredito della contribuzione figurativa collegato al godimento della prestazione di cassa integrazione sarà effettuato in base ai criteri generali.

Diversamente, qualora l’importo della prestazione di integrazione salariale stabilito debba essere proporzionalmente ridotto in conseguenza dello svolgimento di un’attività di lavoro, subordinato o autonomo (casi di incumulabilità relativa) l’accreditamento dei contributi figurativi dovrà essere effettuato in quota integrativa, in misura corrispondente alla quota retributiva pari alla differenza tra l’intera retribuzione presa a base per il calcolo dell’integrazione salariale e la retribuzione percepita in relazione all’attività svolta. In tale ipotesi la contribuzione obbligatoria relativa all’attività effettivamente svolta verrà accreditata nella gestione di competenza e darà luogo, laddove ne ricorrano le condizioni, alle prestazioni previste dall’ordinamento delle medesime gestioni.

6.1. Regime dell’accredito della contribuzione figurativa in caso di svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio negli anni 2009 e 2010. Chiarimenti.

Per quanto riguarda, infine, le fattispecie di compatibilità e cumulabilità delle integrazioni salariali con le prestazioni di lavoro accessorio (di cui al precedente punto 4) e, in genere, di compatibilità e cumulabilità delle altre prestazioni a sostegno del reddito con le prestazioni di lavoro accessorio per gli anni 2009 e 2010, trova applicazione un diverso meccanismo. In tali casi, ai fini della corretta applicazione della norma di cui al comma 1bis dell’articolo 70 del d.lgs n. 276/2003, si rende necessario che la quota di contribuzione IVS (pari a 1,3 Euro per ogni buono lavoro del valore di 10 Euro) affluisca alla gestione a carico della quale è posto l’onere dell’accredito figurativo correlato alle prestazioni integrative o di sostegno al reddito, a parziale ristoro del relativo onere. Ne consegue che in tali casi la quota IVS predetta non dovrà essere accreditata sulla posizione contributiva del singolo lavoratore, a conferma ulteriore di quanto illustrato nel messaggio 12082 del 4 maggio 2010, e a scioglimento definitivo della riserva formulata nella circolare 88 del 9 luglio 2009, punto 4.

(…omissis…)



6) INPS – DEFINIZIONE DEI TERMINI DI CONCLUSIONE DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI – APPROVAZIONE REGOLAMENTO

Con Determinazione n. 47 del 2 luglio 2010 l’Inps ha approvato il “Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi”, a norma dell’art. 2 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, nel testo modificato dall’art. 7 della Legge 18 giugno 2009, n. 69.

Tale Regolamento:

disciplina i procedimenti amministrativi di competenza dell’Inps che prendono avvio ad istanza di parte o d’ufficio; non trova invece applicazione nei confronti dei procedimenti amministrativi promossi con ricorso avverso un atto o provvedimento amministrativo e dei procedimenti in autotutela (per i quali valgono i termini stabiliti da fonte legislativa o regolamentare anche interna dell’Istituto);

rivede i termini di conclusione dei procedimenti indicati nell’Allegato A del Regolamento di attuazione della Legge n. 241/1990, già approvato dal Consiglio di Amministrazione dell’Inps con delibera n. 36 del 30 maggio 1991;

raccoglie in forma organica la disciplina del computo dei termini, stabilendo il momento iniziale dal quale decorrono le modalità di computo degli stessi, i casi in cui detto computo è sospeso e le regole per individuare il giorno di scadenza;

precisa quali sono i contenuti obbligatori delle comunicazioni d’avvio dei procedimenti ad istanza di parte e d’ufficio;

prevede l’obbligo del risarcimento per il danno ingiusto causato al cittadino in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento;

dispone altresì che la mancata emanazione del provvedimento nei termini indicati costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale.

7) INPS – CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI- DICHIARAZIONE DI IMMEDIATA DISPONIBILITÀ – CIRCOLARE N. 133/2010



L’art. 19, c. 10, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, nel testo novellato dalla Legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2, stabilisce che il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, ai sensi della disciplina vigente in materia di ammortizzatori sociali, è subordinato alla dichiarazione di immediata disponibilità – DID – al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale che Il lavoratore deve sottoscrivere (cfr. Not. N. 7/2010).

Con circolare n. 133/2010, che di seguito si pubblica, l’Inps ha fornito ulteriori chiarimenti in materia.

Nel rinviare al testo della circolare per ulteriori approfondimenti, si sottolinea che la DID deve essere sottoscritta dai singoli lavoratori interessati dall’intervento anche nel caso di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria per l’edilizia richiesta per condizioni meteorologiche avverse e l’impresa deve conservare presso di sé le DID presentate.



Inps

Roma, 22/10/2010

Circolare n. 133/2010

Oggetto: DID: dichiarazione di immediata disponibilità. Istruzioni riepilogative in merito alla presentazione della dichiarazione.

Art. 19 co. 10 Legge 2/2009 – DM 46441 art.11 e 12

Sommario: Premessa

1. Quadro normativo: caratteristiche, finalità e soggetti interessati

2. Ammortizzatori sociali in deroga: CIG

3. Integrazione salariale ordinaria (industria-edilizia)

4. Integrazione salariale straordinaria-Contratti di solidarietà

5. Trattamenti di disoccupazione

6. Mobilità ordinaria e in deroga

7. Trattamenti di disoccupazione per l’edilizia

8. Indennità Una tantum Co.Co.Pro.

9. L.S.U

Premessa

Con la presente circolare si forniscono istruzioni riepilogative in merito alle diverse funzionalità della dichiarazione di immediata disponibilità (DID) in relazione all’accertamento del diritto alle diverse prestazioni di sostegno al reddito nel quadro della normativa ordinaria e in deroga.

La DID ha una funzione determinante per il successo delle politiche attive.

Si sottolinea, pertanto, la necessità che il lavoratore preventivamente sottoscriva tale dichiarazione di disponibilità in assenza della quale non può percepire nessuna delle prestazioni di sostegno al reddito collegate alla DID, né l’azienda è autorizzata a porre a conguaglio somme relative alle suddette prestazioni per il lavoratore in questione.

Le Strutture territoriali dovranno pertanto porre assoluta attenzione alla compilazione e sottoscrizione da parte delle Aziende, nel modulo di domanda di accesso alla prestazione di integrazione salariale e contratti di solidarietà, del campo contenente la dichiarazione relativa all’ acquisizione ed alla custodia delle DID di ciascun lavoratore, complete in tutte le voci previste.

Le Strutture stesse dovranno altresì controllare la puntuale compilazione delle DID nei casi in cui queste vadano presentate direttamente all’Inps.

Proprio in considerazione di tale strumento di conoscenza, sono in corso iniziative di implementazione della DID con l’indicazione della qualifica professionale del lavoratore dichiarante e delle sue propensioni verso altre professionalità qualora la propria non offra sufficiente sbocchi, nonche’ con l’integrazione degli strumenti di contatto diretto, telefonico o informatico, per essere immediatamente raggiungibile.

A tal fine, nel caso di interventi di sostegno al reddito di integrazioni salariali e contratti di solidarietà, e’ stato implementato il modulo (SR105) – allegato e già disponibile nel sito internet www.inps.it – che il lavoratore deve sottoscrivere e consegnare all’azienda che ha l’obbligo di custodirlo presso di se’.

Per quanto concerne le altre tipologie di prestazioni di sostegno al reddito (disoccupazione, mobilità, una tantum co.co.pro.) la compilazione e sottoscrizione della DID da parte del singolo lavoratore e’ parte integrante dei moduli di domanda della prestazione disponibili sempre sul sito internet www.inps.it.

Qualora il lavoratore rifiuti di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità ovvero, una volta sottoscritta, rifiuti un percorso di riqualificazione professionale o un lavoro congruo , cosi’ come prevede l’art. 19 comma 2 della Legge 2/2009, il lavoratore destinatario dei trattamenti di sostegno del reddito perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati.

Nel caso di pagamenti a conguaglio le aziende devono recuperare l’importo della prestazione anticipato.

1. Quadro normativo: caratteristiche, finalità e soggetti interessati.

Ai sensi del comma 10 dell’art. 19 del D.L. 185/2008 convertito con modifiche nella Legge 2/2009 e successive modifiche, il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, ai sensi della legislazione vigente in materia di ammortizzatori sociali, è subordinato alla dichiarazione di immediata disponibilità (DID):

1. al lavoro

2. ad un percorso di riqualificazione professionale secondo quanto precisato dal decreto attuativo n. 46441/2009.

La norma prescrive, altresì, che qualora il lavoratore rifiuti di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità ovvero, una volta sottoscritta, rifiuti un percorso di riqualificazione professionale o un lavoro congruo, ai sensi dell’articolo 1-quinquies del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, il lavoratore destinatario dei trattamenti di sostegno del reddito perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati.

Il decreto attuativo n. 46441 del 19 maggio 2009, all’art.11 ha stabilito che la dichiarazione preventiva di immediata disponibilità al lavoro ovvero ad un percorso di riqualificazione professionale da parte di tutti i lavoratori beneficiari di indennità, comunque denominate, deve essere presentata su apposita modulistica da inviare all’INPS all’atto della domanda di ammissione a qualunque intervento di sostegno al reddito.

Lo stesso decreto stabilisce che l’INPS definisca le modalità di acquisizione e conservazione della dichiarazione di immediata disponibilità e della autorizzazione del lavoratore al trattamento dei propri dati in essa riportati.

L’art. 12 del decreto ribadisce l’art. 19 della L. 2/2009, prevedendo al comma 1 la decadenza dal trattamento di sostegno al reddito nel caso di rifiuto ad un’offerta di lavoro congruo ai sensi della normativa sopraccitata.

Il successivo comma 2 ribadisce, altresì, che nel caso in cui il beneficiario del trattamento rifiuti di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità o, una volta sottoscritta, rifiuti di partecipare ad un percorso di riqualificazione professionale, ovvero non vi partecipi regolarmente senza adeguata giustificazione, perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati.

Il decreto affida all’INPS il compito di raccogliere in una Banca Dati informatizzata, aggiornata in tempo reale, tutti i percettori di prestazioni di sostegno al reddito con indicata la rispettiva DID, secondo quanto già disposto dalla Direttiva del Ministro del Lavoro del 10.02.2009, puntualmente osservata dall’Istituto.

Per dare operatività alle succitate norme e’ in linea la modulistica per l’inserimento della DID nelle diverse domande di prestazione gestite con le relative procedure applicative rielaborate ad hoc.

Nei paragrafi successivi si illustrano le singole tipologie di prestazioni in correlazione alla funzionalità della DID.

2. Ammortizzatori sociali in deroga : CIG.

Con la circolare n.75 del 26.05.2009 l’Istituto ha fornito le istruzioni operative per la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga, così come normati dall’art.2 comma 36, della Legge n. 203/2008, dall’art.19 della Legge 2/2009 e dall’art. 7 ter della Legge n. 33/2009.

In particolare, con tale circolare n. 75/2009, sono state date istruzioni alle aziende per l’invio telematico delle domande all’INPS, nonché, alle Strutture Inps per la gestione delle domande stesse per l’erogazione dei pagamenti diretti e delle anticipazioni quadrimestrali, eventualmente richieste dalle aziende ai sensi dell’art. 7 ter comma 3, legge 33/2009.

Tra le istruzioni della stessa circolare, al paragrafo 2, nel ribadire che il pagamento della prestazione è subordinato alla sottoscrizione da parte dei beneficiari della prestazione della DID di cui in premessa, è stato previsto che le DID andavano sottoscritte dai lavoratori nel momento in cui le aziende inviavano all’INPS le informazioni necessarie (SR41) al pagamento della prestazione.

Successivamente, al fine di semplificare gli adempimenti a carico dell’azienda, la raccolta delle DID è stata anticipata al momento della presentazione della domanda di accesso al trattamento di integrazione salariale in deroga (Mod. IG15/Deroga COD.SR100, quadro F).

Pertanto attualmente il datore di lavoro che presenta una domanda di integrazione salariale in deroga deve raccogliere e custodire presso di sé le DID dei singoli lavoratori interessati dall’intervento (Mod. DID-COD.SR105) rendendo apposita dichiarazione nel modello sopracitato circa sia la loro sottoscrizione che la custodia presso l’azienda stessa.

E’ in corso di predisposizione la procedura che consentira’ alle Aziende, a partire dal mese di gennaio, di trasmettere all’atto della sospensione e/o riduzione dell’attività per CIG, con il flusso uniemens, tutte le informazioni relative all’attività lavorativa di ciascun lavoratore compresa, la trasmissione della notizia sulla compilazione della DID.

Tale innovazione determinerà una maggiore tempestività nella erogazione delle prestazioni – anche attraverso l’estensione della modalità di pagamento a conguaglio – semplificando gli adempimenti delle aziende che non saranno più tenute a trasmettere all’INPS, il modello con i dati retributivi e contributivi di ogni lavoratore ammesso all’integrazione salariale (SR41).

L’autorizzazione al conguaglio delle somme relative alle anticipazione delle prestazioni di sostegno al reddito da parte delle aziende sarà subordinata alla acquisizione e comunicazione da parte delle aziende all’INPS della sottoscrizione della DID dei lavoratori interessati ai citati strumenti di sostegno al reddito.

L’implementazione della suddetta semplificazione consentirà, da un lato di estendere la facoltà per le aziende di effettuare il pagamento a conguaglio dall’altro di consentire un più puntuale monitoraggio dei percettori delle prestazioni di sostegno al reddito a beneficio tutti i soggetti istituzionali coinvolti nel processo di formazione e reinserimento del mercato del lavoro.

3. Integrazione salariale ordinaria (industria-edilizia).

Anche per le integrazioni salariali ordinarie è prevista la sottoscrizione di una sola DID limitatamente all’adesione ad un percorso di riqualificazione professionale, ma valida per le 52 settimane di potenziale protrazione del beneficio.

Con messaggio n. 14951 del 7.6.2010 sono state diramate le relative indicazioni: le aziende presentano domanda di accesso ai trattamenti di rispettiva pertinenza, con l’apposita modulistica (Mod.IG15/ED-COD.SR38 e Mod.IG15/IND-COD.SR21), sottoscrivendo la dichiarazione con la quale attestano di avere raccolto e di conservare presso di sé le DID presentate dai singoli lavoratori interessati dall’intervento (quadro T).

Le dichiarazioni individuali vengono sottoscritte nello stesso modello già indicato per le integrazioni salariali in deroga (Mod. DID-COD.SR105).

4. Integrazione salariale straordinaria – Contratti di solidarietà

Gli interventi di integrazione salariale straordinaria, secondo la normativa vigente (Legge 223/1991), possono essere richieste per ristrutturazione/riorganizzazione/riconversione aziendale, per crisi aziendale, per procedure concorsuali con cessazione dell’esercizio di impresa nonché per cessazione di attività anche biennale.

Al termine della procedura sindacale prevista dalla normativa, l’azienda presenta all’INPS l’apposito modello di domanda (Mod.IG15/Str–COD.SR40) contenente al quadro E la dichiarazione di avere raccolto e di custodire presso di sé le DID dei singoli lavoratori interessati dall’intervento.

Le DID individuali, come sopra detto, vengono raccolte con lo stesso modello già aggiornato per le altre integrazioni salariali (Mod. DID-COD.SR105).

Resta fermo che, mentre nel caso di CIGS per ristrutturazione/riorganizzazione /riconversione aziendale e per crisi aziendale, oltre che per il sedime aeroportuale (L. 236/93), e per i contratti di solidarietà, il lavoratore è obbligato a dare disponibilità limitatamente all’offerta formativa, nel caso di CIGS per procedure concorsuali con cessazione dell’esercizio di impresa nonché per cessazione di attività anche biennale, il lavoratore deve dichiarare la disponibilità ad accettare, oltre i percorsi formativi, un’offerta di lavoro congruo.

5. Trattamenti di disoccupazione.

Per quanto concerne i trattamenti di disoccupazione, la DID ha trovato applicazione sia nel caso di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti normali, sia nel caso di lavoratori sospesi e/o licenziati, ex art.19 della Legge 2/2009 (comma 1, lett. A, b, c).

5.1. Per quanto riguarda i trattamenti ordinari, l’Istituto ha adeguato la propria modulistica al fine di raccogliere da ogni singolo lavoratore richiedente la DID prevista.

In particolare il modello di domanda (DS21-COD. SR05) prevede la sottoscrizione della Dichiarazione sia di adesione ad percorso di riqualificazione professionale, sia ad un’offerta di lavoro congruo.

Anche per il personale precario della scuola, che accede all’indennità di disoccupazione, è previsto l’obbligo di presentazione della dichiarazione di immediata disponibilità. Con la circolare 125 del 16.12.2009, l’Istituto ha fornito le istruzioni operative per l’erogazione del trattamento ai docenti ed agli amministrativi tecnici e ausiliari della scuola (personale ATA) che negli anni scolastici successivi al 2008/2009 non hanno avuto rinnovato il contratto di supplenza.

Anche tali soggetti con il modulo di domanda (DS21-COD. SR05) rendono la DID al lavoro o ad un’offerta formativa, fermo restando l’obbligo di dichiarare al Centro per l’impiego il proprio status di disoccupato.

5.2. Per quanto concerne, invece, i lavoratori sospesi ex art 19 succitato, l’Istituto ha emanato due circolari, la n. 39 del 06.03.2009 nonché la n. 73 del 26.05.2009:

– la prima ha previsto che, in attesa dell’emanazione del DM. 46441 indicato nel comma 3 dell’art.19, la DID al lavoro o ad un percorso formativo doveva essere resa al locale Centro per l’impiego;

– successivamente, intervenuto il DM. 46441,l’Istituto con la circolare n. 73 del 26.5.2009, al punto 6, ha stabilito che tutti i lavoratori sospesi e gli apprendisti sospesi/licenziati devono presentare la DID come parte integrante del modello di domanda della prestazione (Mod. DS/Sosp-COD.SR72).

Nell’apposito nuovo modello sono indicate, in alternativa, due diverse dichiarazioni che deve rendere il richiedente:

– per il lavoratore/apprendista sospeso è prevista solo la DID al percorso formativo o di riqualificazione professionale;

– per l’apprendista licenziato è prevista la DID anche al lavoro congruo nonché la dichiarazione da rendere ai Centri per l’impiego circa lo stato di disoccupazione.

6. Mobilità ordinaria e in deroga.

6.1. Per quanto riguarda i trattamenti di mobilità ordinaria, ai sensi della Legge 223/1991, il singolo richiedente, con lo stesso modello di richiesta della prestazione (Mod. DS21-COD. SR05) deve dichiarare la propria disponibilità sia al lavoro congruo che ad un percorso di riqualificazione professionale.

Allo stesso regime sono soggetti i lavoratori in mobilità del sedime aero-portuale (Legge 236/1993)

6.2.Anche la concessione dei trattamenti di mobilità in deroga è subordinata alla presentazione della DID contenente la disponibilità sia al lavoro congruo che ad un percorso di riqualificazione professionale per la quale l’Istituto ha dato le proprie indicazioni con la circolare 75 del 26.5.2009, che riguarda tutti gli ammortizzatori in deroga.

La modulistica da utilizzare è quella già in uso per la mobilità ordinaria.

7. Trattamenti di disoccupazione per l’edilizia.

Per quanto riguarda i trattamenti di disoccupazione per l’edilizia, di cui alle Leggi 427/1975, 223/1991, 451/1994, il lavoratore richiedente deve rendere la DID con lo stesso modello di domanda della prestazione (DS21-COD. SR05) presentata all’Istituto.

8. Indennità Una tantum Co.Co.Pro.

Per il triennio 2009-2011, l’art. 19 comma 2 ha previsto una prestazione in via sperimentale liquidata in unica soluzione ai collaboratori coordinati e continuativi di cui all’art. 61, comma 1, D. Lgs. 276/2003 e succ. mod., iscritti in via esclusiva alla Gestione separata dell’inps.

La misura dell’indennità inizialmente prevista del 10% del reddito percepito nell’anno precedente è stata elevata, dall’art.7 ter della Legge 33/2009, al 20%.

Con circolare 74 del 26.05.2009 l’Istituto ha fornito istruzioni anche in ordine alla dichiarazione di immediata disponibilità, alla quale è subordinata l’erogazione dell’una tantum ai sensi del comma 10 dell’art. 19 della Legge 2/2009.

La dichiarazione deve essere resa con lo stesso modello di domanda predisposto appositamente dall’Istituto, allegato alla circolare (Mod. CoCoPro – COD. SR82).

La Legge finanziaria 2010 (Legge 191/2009), all’art. 2 comma 130, nel riformulare l’art.19 modificando i requisiti di accesso, ha aumentato anche l’importo dell’Una tantum al 30%.

L’Istituto ha dato attuazione alla normativa con la circolare 36 del 9.3.2010 ed ha previsto un nuovo modulo di domanda (Mod. CoCoPro-2010 – COD. SR92) comprendente la DID nella formulazione prevista nel modello di domanda precedente.

9. L.S.U.

I lavoratori LSU non sono tenuti a presentare la DID poiché, se sono percettori di forme al sostegno al reddito, sono obbligati ad accettare lavori socialmente utili, continuando a percepire l’indennità di sostegno al reddito eventualmente integrata se il lavoro socialmente utile supera un determinato orario lavorativo.

Il sussidio LSU (521 euro) spetta ai disoccupati non percettori di sostegno al reddito e pertanto non presentano DID.

Infatti il comma 1 dell’articolo 90 del D.Lgs. n.468/1997 dispone che “l’ingiustificato rifiuto dell’assegnazione ad attività di lavori socialmente utili da parte dei soggetti percettori di trattamenti previdenziali, comporta la perdita del trattamento e la cancellazione dalla lista regionale di mobilità di cui all’art. 6 della legge 23 luglio 1991, n.223.

La partecipazione ad attività di orientamento e di formazione, disposta dai competenti uffici pubblici, costituisce giustificato motivo di rifiuto dell’assegnazione”.

8) INPS – CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI STRAORDINARIA E CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI ORDINARIA – SUCCESSIONE SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ – MESSAGGIO N. 25623/2010



Con messaggio n. 25623 del 12 ottobre 2010 l’Inps ha fornito chiarimenti circa la possibilità, per le aziende che abbiano già fruito di un periodo di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria e di un successivo periodo di Cassa Integrazione Guadagni straordinaria per “evento improvviso ed imprevisto”, di richiedere, senza soluzione di continuità, un ulteriore periodo di integrazione salariale ordinaria.

In via preliminare, l’Istituto ricorda di aver precisato, nel messaggio n. 6990 del 27 marzo 2009, che nei casi di richiesta di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria seguita da un periodo di Cassa Integrazione Guadagni straordinaria è possibile accogliere l’istanza di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria, ovvero ritenere legittima l’autorizzazione già concessa, anche se l’azienda non ha ripreso l’attività produttiva prima di ricorrere alle integrazioni salariali straordinarie, a prescindere dalla causale (ristrutturazione, riorganizzazione, crisi aziendale, ecc.) relativa a queste ultime.

Ciò in quanto l’intervento ordinario di integrazione salariale e quello straordinario si basano su presupposti differenti, ben potendo la situazione su cui era fondata l’autorizzazione alla Cassa Integrazione Guadagni ordinaria essere mutata o essersi aggravata nel corso della sospensione.

Al riguardo, nel messaggio in oggetto, l’Inps – tenuto conto delle diverse causali eventualmente addotte per una richiesta di un nuovo periodo di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria – ritiene ammissibile che un’azienda, dopo un periodo di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria ed uno, successivamente, di Cassa Integrazione Guadagni straordinaria, possa chiedere un ulteriore periodo di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria, senza soluzione di continuità, qualora sussistano tutti i presupposti previsti dalla legge (non imputabilità dell’evento, temporaneità e transitorietà del medesimo e prevedibilità di ripresa dell’attività lavorativa) e nel rispetto dei limiti temporali dalla stessa stabiliti.

9) DISTACCO NELL’AMBITO DELL’UNIONE EUROPEA – MINISTERO DEL LAVORO – APPLICABILITA’ AI LAVORATORI COMUNITARI DELLE MEDESIME CONDIZIONI PREVISTE DALLA LEGISLAZIONE ITALIANA – INTERPELLO N. 33/2010



Il Ministero del Lavoro, con interpello n. 33/2010 del 12 ottobre 2010, pubblicato sul sito del Collegio in calce alla presente notizia, in materia di distacco di lavoratori inviati da imprese comunitarie in Italia e, con specifico riferimento alle disposizioni previste dal D.Lgs. n. 72/2000 circa le medesime condizioni di lavoro previste per i lavoratori italiani, da garantire ai lavoratori distaccati, ha precisato quanto segue.

È stato preliminarmente sottolineato che la ratio della norma in oggetto, con particolare riferimento all’art. 3 del suddetto decreto legislativo, deve rinvenirsi nell’assicurare la parità di trattamento tra i lavoratori italiani e quelli comunitari distaccati presso il nostro Paese, al fine di scongiurare fenomeni di dumping sociale. Peculiarità di tali tipi di distacco, avente ad oggetto una prestazione di servizi transazionale, si rinvengono nell’invio di lavoratori nell’ambito del contratto concluso con il destinatario della prestazione di servizi, o nell’invio, presso sedi dell’impresa comunitaria in Italia o presso una società del gruppo, è la sussistenza del rapporto organico con il distaccante, nel senso che è quest’ultimo che determina la natura del lavoro svolto dal soggetto distaccato, oltre a rimanere titolare dei tipici obblighi del datore di lavoro. In tali fattispecie, devono necessariamente garantirsi ai lavoratori le medesime condizioni di lavoro di coloro che risiedono nel Paese nel quale si esplica l’attività lavorativa, sia perciò che concerne i periodi massimi di lavoro, anche con riferimento a riposi, ferie, salute e sicurezza sul lavoro, maternità, sia per quanto riguarda le tariffe minime salariali. In tal senso si è espressa anche la Commissione Europea sottolineando che sono gli stati membri ad avere l’obbligo di garantire tali trattamenti equivalenti, con riferimento ai minimi salariali, comprensivi anche delle tariffe maggiorate per lavoro straordinario. Laddove poi, come in Italia, tali minimi salariali siano fissati dalla contrattazione collettiva, dovrà aversi riguardo anche alle altre eventuali voci retributive previste contrattualmente. Il Dicastero ha così concluso che, al fine di poter garantire tale trattamento equo, deve essere considerata la retribuzione intesa quale ‘’reddito da lavoro dipendente” valida ai fini fiscali, comprensiva delle eventuali indennità specifiche riconosciute per il distacco. Analoghe conclusioni devono trarsi per ciò che concerne la somministrazione transnazionale.

Quanto invece al regime contributivo, il Ministero ha ribadito la vigenza del principio di personalità che si contrappone a quello della territorialità e, pertanto, ai lavoratori distaccati saranno applicate le disposizioni vigenti in materia contributiva presso il paese di origine, dove il datore di lavoro continuerà a versare i relativi trattamenti contributivi. Resta fermo, naturalmente, che l’imponibile previdenziale sarà dato dalla retribuzione calcolata secondo i criteri di parità sopra esposti. Infine, il Dicastero ha diffuso istruzioni operative per gli organi ispettivi prevedendo che, laddove si rinvengano criticità nelle fattispecie di distacco comunitario, si potrà adottare la diffida accertativa ex art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004, da notificarsi sia all’impresa distaccante che alla committente, in quanto responsabili in solido.

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10) Lavoro: indicazioni sul registro degli infortuni

Il Ministero del Lavoro ha fornito nuove indicazioni in merito alla tenuta del registro infortuni.

Alla sezione FAQ, le domande più frequenti, il Ministero ha chiarito quali sono gli obblighi del datore di lavoro e cosa deve fare per tenere correttamente aggiornato il registro degli infortuni.

Il Dicastero ha chiarito che, in attesa dell’emanazione del decreto interministeriale di cui all’art. 8, comma 4, del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m., per la realizzazione ed il funzionamento del Servizio informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), tutte le aziende che ricadono nella sfera di applicazione del Testo Unico sulla sicurezza sono soggette alla tenuta del registro infortuni.

Tale registro deve essere redatto in conformità al modello approvato con D.M. 12 settembre 1958 (come modificato dal D.M. 5 dicembre 1996), vidimato presso l’A.S.L. competente per territorio e conservato sul luogo di lavoro. Viene precisato che, nel caso di attività di breve durata, caratterizzata da mobilità, o svolta in sedi con pochi lavoratori e prive di adeguate strutture amministrative, l’obbligo predetto si ritiene assolto anche qualora il registro sia tenuto nella sede centrale dell’impresa, sempre che tali attività non siano dislocate oltre l’ambito provinciale. Nell’ipotesi, invece, che l’attività dell’impresa sia svolta prevalentemente fuori della propria sede per un periodo non breve, ogni unità produttiva é tenuta a conservare un proprio registro, sempre vidimato dalla A.S.L. competente. Successivamente, il D.M. del 10 agosto 1984, per facilitare tale adempimento, ha introdotto, in ogni caso, la facoltà per i datori di lavoro di utilizzare una procedura automatizzata di rilevazione, elaborazione e registrazione dei dati del registro infortuni, mediante l’utilizzo di schede individuali conformi al mode

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