Poteri e obblighi del Giudice tributario e impugnabilità delle sentenze

Premessa.

Nel tema della impugnabilità delle sentenze che vengono emesse a seguito del ricorso formulato dal contribuente, continuiamo questo mese illustrando quali poteri ed obblighi sussistono in capo al Giudice Tributario; non è infatti da sottovalutare, per il ricorrente che si è visto rigettare il ricorso, la valutazione della legittimità del suo operato, posto che se il Giudice non ottempera ad un proprio dovere, così come se esercita un diritto oltre i limiti concessigli dalla legge, si determina senz’altro l’annullabilità della sentenza.

Si ricorda che tale tema erano già state trattate altre sentenze in una precedente puntata della rassegna, mentre questo mese illustriamo le pronunzie da allora intervenute.

 

 

********************

 

Documenti, il rifiuto va motivato

Ove una delle parti (nella specie l’Amministrazione) indichi i puntuali estremi di un documento rilevante ai fini del decidere (nel caso di specie una pronuncia della Commissione tributaria) e tali estremi non siano contestati da controparte, il giudice aveva (in epoca anteriore all’abrogazione del comma 3 dell’art. 7 del D.Lgs. n. 546/1992) il dovere di ordinare alla parte il deposito del documento stesso (quindi ove il giudice immotivatamente non provveda a questo adempimento la sentenza emanata deve essere cassata con rinvio).

(Cassazione, sentenza n. 673/2007)

 

Cause simili nelle liti pendenti

Il giudicato non costituisce elemento che può essere incluso nel fatto e, pur non identificandosi con gli elementi normativi astratti, è ad essi assimilabile, essendo destinato a fissare la regola del caso concreto, e partecipando quindi della natura dei comandi giuridici, la cui interpretazione non si esaurisce in un giudizio di mero fatto. Conseguentemente, la formazione del giudicato, sia interno che esterno, è rilevabile d’ufficio dal giudice non essendone l’accertamento patrimonio esclusivo della parti corrispondente ad un preciso interesse pubblico, unitamente al principio del ne bis in idem, riconducibile all’eliminazione dell’incertezza delle situazioni giuridiche.

(Cassazione, sentenza n. 14011/2007)

 

Sentenza sui soci da motivare

Nell’ambito della controversia instaurata, con separati ricorsi, avverso l’accertamento del reddito afferente la società ed i soci, la causa concernente il reddito di questi ultimi, pur legata da un nesso di consequenzialità a quella relativa alla società, deve essere decisa con sentenza che contenga tutti gli elementi previsti dal codice di rito senza che il giudice possa limitarsi ad un mero rinvio alla motivazione del provvedimento assunto dal giudice adito dalla società.

(Cassazione, sentenza n. 14108/07)

 

Documentazione solo su richiesta

Costituisce jus receptum nella giurisprudenza di legittimità il principio secondo il quale il potere discrezionale attribuito al giudice tributario di acquisire d’ufficio i documenti necessari per la decisione non può sostituirsi al mancato assolvimento dell’onere della prova posto a carico delle rispettive parti – secondo il principio dispositivo che informa anche il contenzioso tributario – salva l’ipotesi di impossibilità di produzione e/o esibizione di documenti in possesso dell’altra parte.

(Cassazione, sentenza n. 14091/07)

 

Poteri di indagine non obbligatori

In tema di contenzioso tributario, l’art. 7 del D.Lgs. n.  546 del 1992, nel delineare i poteri istruttori delle commissioni tributarie non configura un obbligo di indagine in capo alle stesse. Deve pertanto escludersi che, a mente del terzo comma del citato art. 7, il giudice tributario sia tenuto ad invitare l’ufficio periferico dell’Amministrazione finanziaria al deposito della autorizzazione a proporre l’appello principale o ad accertarne d’ufficio l’esistenza, trattandosi di onere oltre tutto, imposto a pena d’inammissibilità – a carico della parte Ufficio  periferico.

(Cassazione, sentenza n. 19125/07)

 

Il valore della cessazione della materia del contendere

Nel processo tributario la sentenza passata in giudicato che dichiari la cessazione della materia del contendere comporta l’accertamento degli elementi di fatto e di diritto che giustificano la pronuncia stessa. Perciò, ove tale sentenza assuma a presupposto l’intervenuta definitiva realizzazione, in conformità alle richieste dell’Amministrazione, dell’interesse del contribuente attraverso l’annullamento in via di autotutela dell’atto impositivo, il relativo giudicato costituisce impedimento all’emanazione di un ulteriore provvedimento in autotutela che pretenda di far rivivere il debito tributario.

(Cassazione, sentenza n. 21529/07)

 

Processo sospeso se pende altra causa

In tema di contenzioso tributario, il Giudice, preso atto della pendenza di altro giudizio tra le stesse parti, avente ad oggetto il rifiuto dell’Amministrazione Finanziaria di riconoscere il diritto alle esenzioni previste per gli insediamenti nel Mezzogiorno, è tenuto a sospendere il processo, concernente la legittimità, sotto il profilo della spettanza delle agevolazioni, dell’avviso di accertamento relativo a singoli anni di imposta, essendo evidente il carattere pregiudiziale del primo giudizio rispetto al secondo.

(Cassazione, sentenza n. 23878/07)

 

Nel giudizio va esaminata solo la questione oggetto del ricorso

Ove il contribuente abbia proposto ricorso avverso il silenzio-rifiuto dell’istanza di rimborso Irap deducendo l’illegittimità costituzionale dell’imposta, è solo tale questione che deve essere esaminata (e respinta) nel giudizio.

(Cassazione, sentenza n. 10599/07)

 

Il Giudice verifica la legittimità

Il potere di autotutela ha come presupposto temporale, da un lato la mancata formazione del giudicato sull’accertamento emesso dall’Amministrazione e, dall’altro, la mancata scadenza del termine di decadenza fissato per l’esercizio del potere di accertamento dalle singole leggi d’imposta.

Il giudice tributario deve limitarsi a verificare la legittimità dell’operato dell’ufficio senza operare – pena il vizio di ultrapetizione – una diversa qualificazione della fattispecie sottoposta al suo esame, atteso che è precluso al giudicante il potere amministrativo sostanziale spettante all’Amministrazione finanziaria.

(Cassazione, sentenza n. 2531/02)

 

Il Giudice è tenuto ad entrare nel merito

Il processo tributario non è annoverabile tra quelli di “impugnazione-annullamento” ma tra quelli di “impugnazione-merito”, in quanto non diretto alla mera eliminazione dell’atto impugnato ma alla pronunzia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente  sia dell’accertamento dell’Amministrazione Finanziaria; ne consegue che il Giudice, il quale ravvisi l’infondatezza parziale della pretesa dell’Amministrazione, non deve limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve, scendendo nel merito, quantificare la pretesa tributaria entro i limiti posti dal petitum delle parti.

(Cassazione, sentenza n. 15313/00)

 

Decadenze rilevabili dal Giudice

In tema di contenzioso tributario, la decadenza stabilita dalle leggi fiscali in favore dell’Amministrazione Finanziaria quale quella relativa alla proponibilità entro diciotto mesi delle istanze del contribuente di rimborso dei versamenti diretti, attiene a situazioni non disponibili dall’amministrazione stessa, con la conseguenza che, in osservanza dell’articolo 2969 del Codice Civile, rientra tra quelle rilevabili dal Giudice, anche d’ufficio.

(Cassazione, sentenza n. 25461/08)

 

L’obbligo del Giudice di sindacare

Il processo tributario, pur strutturato come giudizio di impugnazione, consentendo al giudice di conoscere il rapporto sostanziale, nei limiti della pretesa inizialmente avanzata dall’Amministrazione, non rientra tra i processi di “impugnazione-annullamento” ma tra quelli di “impugnazione-merito” in quanto non è diretto alla sola eliminazione giuridica dell’atto impugnato ma alla pronunzia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente sia dell’accertamento dell’ufficio. Quindi, il giudice il quale ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi non formali ma di carattere sostanziale, non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte.

(Cassazione, sentenza n. 21184/08)


Partecipa alla discussione sul forum.