Novità fiscali dell'8 novembre 2010: in G.U. il regolamento sulla mediazione; sanzioni sul sommerso con ravvedimento; quando è punibile penalmente il contribuente che non versa IVA; se non è stato notificato l’avviso di accertamento è ancora possibile modificare la dichiarazione fiscale; essere in pensione e non avere familiari non protegge il contribuente dall’applicazione degli studi di settore; opere ultrannuali: costi relativi ai SAL liquidati in via provvisoria al subappaltatore

in G.U. il regolamento sulla mediazione; sanzioni sul sommerso con ravvedimento; quando è punibile penalmente il contribuente che non versa IVA; se non è stato notificato l’avviso di accertamento è ancora possibile modificare la dichiarazione fiscale; essere in pensione e non avere familiari non protegge il contribuente dall’applicazione degli studi di settore; opere ultrannuali: costi relativi ai SAL liquidati in via provvisoria al subappaltatore; altre di fisco






 


Indice:


 


1) In G.U. il regolamento sulla mediazione


 


2) Sanzioni sul sommerso con ravvedimento


 


3) Quando è punibile penalmente il contribuente che non versa l’Iva


 


4) Se non è stato notificato l’avviso di accertamento è ancora possibile modificare la dichiarazione fiscale


 


5) Essere in pensione e non avere familiari non protegge il contribuente dall’applicazione degli studi di settore


 


6) Opere ultrannuali: costi relativi ai SAL liquidati in via provvisoria al subappaltatore


 


7) Altre di fisco


 


 


1) In G.U. il regolamento sulla mediazione


E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 04/11/2010, il Decreto n. 180 del 18/10/2010.


Si tratta del regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco  ei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. 04/03/2010, n. 28.


Il provvedimento è entrato in vigore dal 05/11/2010.


E’ stato istituito il registro degli organismi abilitati a svolgere la mediazione.


Il registro viene tenuto  presso  il  Ministero della Giustizia nell’ambito  delle risorse umane, finanziarie e strumentali  già  esistenti  presso  il Dipartimento per gli affari  di  giustizia;  ne  é responsabile  il direttore generale della giustizia  civile,  ovvero  persona  da  lui delegata  con  qualifica  dirigenziale  nell’ambito  della  direzione generale.


Il registro é articolato  in  modo  da  contenere  le  seguenti annotazioni:     Parte 1): Enti pubblici;


sezione A: elenco dei mediatori;


sezione  B:  elenco   dei   mediatori   esperti   nella   materia internazionale;


sezione  C:  elenco  dei  mediatori  esperti  nella  materia  dei rapporti di consumo;


Parte 2): Enti privati;


sezione A: elenco dei mediatori;


sezione  B:  elenco   dei   mediatori   esperti   nella   materia internazionale; sezione  C:  elenco  dei  mediatori  esperti  nella  materia  dei rapporti di consumo;


sezione  D:   elenco   dei   soci,   associati,   amministratori, rappresentanti degli organismi.


La gestione del registro avviene con modalità informatiche. Gli elenchi dei mediatori sono pubblici.


Criteri per l’iscrizione nel registro


Nel  registro  sono  iscritti,  a  domanda,  gli  organismi  di mediazione costituiti da enti pubblici e privati.


Il responsabile verifica la professionalità e l’efficienza  dei richiedenti e, in particolare:


a) la capacità  finanziaria  ed  organizzativa  del  richiedente, nonché la compatibilità dell’attività di mediazione con  l’oggetto sociale o lo scopo associativo; ai  fini  della  dimostrazione  della capacità finanziaria, il richiedente deve possedere un capitale  non inferiore  a  quello  la  cui  sottoscrizione  é   necessaria   alla costituzione di una società  a  responsabilità  limitata;  ai  fini della dimostrazione della  capacità  organizzativa,  il  richiedente deve attestare di poter svolgere l’attività di mediazione in  almeno due regioni italiane o in almeno due province della medesima regione;


b)  il  possesso  da  parte  del  richiedente  di   una   polizza assicurativa di importo  non  inferiore  a  500.000,00  euro  per  la responsabilità  a  qualunque  titolo  derivante  dallo   svolgimento dell’attività di mediazione;


c)   i   requisiti   di   onorabilità   dei   soci,   associati, amministratori o rappresentanti dei predetti enti, conformi a  quelli fissati dall’art. 13 del D.Lgs. n. 58/1998;


d) la trasparenza amministrativa e contabile dell’organismo;


e) le garanzie  di  indipendenza,  imparzialità  e  riservatezza nello svolgimento del servizio di mediazione, nonché la  conformità del regolamento alla legge e al presente decreto,  anche  per  quanto attiene al rapporto giuridico con i mediatori;


f) il numero dei mediatori, non inferiore  a  cinque,  che  hanno dichiarato la disponibilità a svolgere le funzioni di mediazione per il richiedente;


g) la sede dell’organismo.


Il responsabile verifica altresì:


a) i requisiti di qualificazione dei mediatori,  i  quali  devono possedere un titolo di studio non  inferiore  al  diploma  di  laurea universitaria  triennale  ovvero,  in  alternativa,   devono   essere iscritti a un ordine o collegio professionale;


b) il possesso di una specifica formazione  e  di  uno  specifico aggiornamento  almeno  biennale,  acquisiti  presso   gli   enti   di formazione;


c) il possesso, da parte dei mediatori, dei previsti requisiti di onorabilità:


Gli organismi costituiti, anche in forma associata, dalle  CCIAA e dai consigli degli ordini professionali sono iscritti  su  semplice domanda.


Per gli organismi costituiti da consigli  degli  ordini  professionali  diversi   dai consigli  degli  ordini  degli  avvocati,  l’iscrizione é sempre subordinata alla verifica del rilascio dell’autorizzazione  da  parte del responsabile.


Il possesso dei requisiti può essere attestato dall’interessato mediante  autocertificazione.


Procedimento di iscrizione


Il responsabile approva il modello della domanda di iscrizione e fissa le modalità di svolgimento delle verifiche, con l’indicazione degli atti, dei documenti e dei dati di cui la domanda deve essere corredata; delle   determinazioni  relative  viene data  adeguata pubblicità, anche attraverso il sito internet  del  Ministero. 


Alla domanda va, in ogni caso, allegato il regolamento di  procedura,  con la scheda di valutazione e la tabella delle indennità.


La domanda e i relativi allegati, compilati secondo  il  modello predisposto, sono trasmessi al Ministero, anche  in  via  telematica, con modalità che assicurano la certezza dell’avvenuto ricevimento.


Il  procedimento  di  iscrizione  deve  essere  concluso  entro 40 giorni, decorrenti dalla data di ricevimento della  domanda.


La richiesta di integrazione della domanda o dei suoi  allegati  può essere effettuata dal responsabile per una sola volta.


Dalla data  in cui  risulta  pervenuta  la  documentazione  integrativa   richiesta, decorre un nuovo termine di 20 giorni.


Scaduto il termine senza che il responsabile abbia  provveduto,  si  procede comunque all’iscrizione.


Requisiti per l’esercizio delle funzioni di mediatore


Il richiedente deve allegare alla domanda di  iscrizione l’elenco dei mediatori che si dichiarano disponibili allo svolgimento del servizio.


L’elenco dei mediatori va corredato:


a) della  dichiarazione  di  disponibilità,  sottoscritta dal mediatore e contenente l’indicazione della sezione del registro alla quale questi chiede di essere iscritto;


b) del curriculum sintetico di ciascun mediatore;


c) dell’attestazione di possesso dei requisiti);


d) di documentazione idonea a comprovare le conoscenze linguistiche  necessarie all’iscrizione nell’elenco dei mediatori esperti nella materia internazionale.


Registro degli affari di mediazione


Ciascun organismo deve  istituire  un  registro,  anche informatico, degli affari di mediazione, con le annotazioni  relative al numero d’ordine progressivo, i dati  identificativi  delle  parti, l’oggetto della mediazione, il mediatore  designato,  la  durata  del procedimento e il relativo esito.


Natura della prestazione


Il mediatore designato esegue personalmente la sua prestazione.


Criteri di determinazione dell’indennità


L’indennità comprende le spese di avvio del procedimento  e  le spese di mediazione.


Per le spese di avvio, a valere sull’indennità complessiva, è dovuto da ciascuna parte un importo di  euro  40,00  che  é versato dall’istante al momento del deposito della domanda  di  mediazione  e dalla parte chiamata alla mediazione al momento della sua adesione al procedimento.


Il valore della lite viene indicato nella domanda di  mediazione a norma del codice di procedura civile.


Le spese di mediazione sono corrisposte  prima  dell’inizio del primo incontro di mediazione in misura non inferiore alla metà.


Le  spese  di  mediazione  comprendono  anche  l’onorario  del mediatore per l’intero procedimento di mediazione, indipendentemente dal numero di incontri svolti.


Esse rimangono fisse anche nel caso di mutamento del mediatore nel corso del procedimento ovvero  di  nomina di un collegio di mediatori,  di  nomina  di  uno  o  più  mediatori ausiliari,  ovvero  di  nomina  di  un  diverso  mediatore   per   la formulazione della proposta.


Le spese di  mediazione  indicate  sono  dovute in solido da ciascuna parte che ha aderito al procedimento.


Elenco degli enti di formazione


L’elenco degli  enti  di  formazione  abilitati  a svolgere l’attività di formazione dei mediatori è tenuto presso il Ministero nell’ambito delle risorse umane,  finanziarie  e   strumentali  già  esistenti  presso il Dipartimento per gli affari di giustizia; ne é responsabile il direttore generale della giustizia  civile,  ovvero  persona da lui delegata con qualifica dirigenziale nell’ambito della direzione generale.


Disciplina transitoria


Si considerano iscritti di diritto  al  registro  gli  organismi già iscritti nel registro previsto dal decreto  del  Ministro  della giustizia 23 luglio 2004, n. 222.


I mediatori abilitati  a  prestare  la  loro  opera  presso  gli organismi devono acquisire, entro  sei  mesi  dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,  i  requisiti  anche formativi in esso previsti per l’esercizio  della  mediazione  o,  in alternativa, attestare di  aver  svolto  almeno  venti  procedure  di mediazione, conciliazione o negoziazione volontaria e paritetica,  in qualsiasi materia, di cui almeno cinque concluse con  successo  anche parziale.


Entrata in vigore


Il decreto è entrato  in  vigore  il 5 novembre 2010 (Vin. D’An.).


 


 


2) Sanzioni sul sommerso con ravvedimento


Maggior certezza nell’azione ispettiva e rimodulazione delle sanzioni.


E’ su questi presupposti che si muovono i principi previsti dal collegato lavoro, soprattutto per quanto concerne la metodologia dei controlli, con il preciso intento di accrescere la trasparenza mediante i meccanismi del verbale di primo accesso e del verbale unico, nonché di “agevolare” le condotte definibili di “ravvedimento”.


Un’evoluzione nata anche dal rapporto di fattiva collaborazione instaurato negli ultimi anni tra il Ministero del Lavoro e i Consulenti del Lavoro, con il quale sono stati siglati importanti protocolli.


Il collegato lavoro apporta notevoli modifiche alla normativa concernente le misure contro il lavoro sommerso:


In particolare è stata radicalmente ridisegnata la cosiddetta maxi-sanzione per il lavoro nero in cui incappano i datori di lavoro che non regolarizzano i dipendenti.


Non si fa più riferimento all’impiego di lavoratori “non risultanti da scritture o da altra documentazione obbligatoria”, ma “all’impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro”.


Peraltro è stata esclusa l’applicabilità in capo al datore di lavoro domestico. Ecco che la norma così riscritta diventa maggiormente delimitata sul piano del comportamento sanzionato, accogliendo l’evoluzione normativa e di prassi avvenuta in materia negli ultimi anni e puntando sulla mancata comunicazione preventiva di assunzione, quale indice per rilevare il lavoro nero.


In secondo luogo è stata rimodulata la misura afflittiva della sanzione, attraverso la previsione di una nuova fattispecie da “ravvedimento” nel caso di regolarizzazione tardiva, rispetto all’effettivo inizio del rapporto di lavoro ma comunque antecedente al controllo ispettivo.


In tale ipotesi l’importo della sanzione va da euro 1000 a 8000, anziché da 1500 a 12000. Inoltre la sanzione aggiuntiva, correlata a ciascuna giornata di impiego irregolare, si riduce da 150 a 30 euro.


Viene poi disposta la non applicazione della maxi-sanzione qualora emerga un comportamento non riconducibile alla mera evasione, vale a dire alla volontà di occultare il rapporto di lavoro, riscontrabile nell’aver comunque assolto adempimenti di carattere contributivo, anche se trattasi di differente qualificazione: Si tratta di apertura volta a non punire l’inquadramento contrattuale non corretto. 


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 05/11/2010)


 


 


3) Quando è punibile penalmente il contribuente che non versa l’Iva


È punibile con la reclusione da 6 mesi a 2 anni, il contribuente che non versa l’iva dichiarata, se il mancato pagamento di estende oltre il 27 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento.


E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 38619 del 03/11/2010 che si è pronunciata sul momento da cui decorre l’imputabilità del reato.


Il D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10 ter,  prevede che la disposizione di cui all’art. 10 bis si applica anche a chiunque non versa l’Iva, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.


La norma individua quale presupposto del reato la presentazione della dichiarazione annuale IVA e fa coincidere la consumazione del reato con il termine di versamento dell’acconto per il periodo di imposta successivo.


La Suprema Corte già con la sentenza n. 6293 del 2010 ha rilevato come il Tribunale sia incorso in equivoco quando afferma che “gli acconti per l’anno di imposta 2007 – e di questo si tratta nell’imputazione – andavano versati entro il 27 dicembre dello stesso anno”.


Il versamento di tutta l’IVA dovuta per l’anno 2007 andava, infatti, effettuato entro il 27.12.2008, in coincidenza cioè con il termine per il versamento dell’acconto per il periodo di imposta successivo.


Una diversa interpretazione sarebbe palesemente in contrasto con il chiaro tenore letterale della norma e con la logica (non potendosi provvedere al versamento dell’intera imposta dovuta per un determinato anno prima della scadenza dell’anno solare medesimo e prima della stessa scadenza del termine


per la presentazione della dichiarazione).


In relazione all’anno 2007, coincidendo la consumazione del reato con il 27.12.2008, trova applicazione la L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 143, entrato in vigore l’1.1.2008, e quindi è consentito il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente (Vin. D’An.).


 


4) Se non è stato notificato l’avviso di accertamento è ancora possibile modificare la dichiarazione fiscale


La facoltà di ritrattare e di modificare la dichiarazione produce effetti diversi a seconda che la modifica abbia luogo prima della notificazione dell’avviso di accertamento fiscale.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22553 del 05/11/2010.


Il contribuente può sempre ritrattare la dichiarazione ma prima della notifica dell’avviso di liquidazione.


Altrimenti, gli rimane solo la possibilità di farlo nel corso del giudizio ma deve riuscire a provare gli errori commessi.


Si ha, quindi, l’inversione dell’onere della prova, non è l’amministrazione che deve contestare l’operato del contribuente, ma è, invece, il contribuente deve riuscire a potersi giustificare dimostrando in maniera concreta di avere agito correttamente (Vin. D’An.).


 


 


5) Essere in pensione e non avere familiari non protegge il contribuente dall’applicazione degli studi di settore


Si applica l’accertamento sulla base degli studi di settore se il professionista si è difeso sostenendo di avere conseguito un reddito inferiore alle risultanze statistiche/matematiche (derivanti da parametri o studi di settore), ma di essere in pensione e senza familiari.


Lo ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22555 del 05/11/2010 secondo cui in tali casi non sia ha la riduzione di attività.


In pratica, non serve a difendersi di non avere rispettato le risultanze degli studi di settore poiché si detiene già un reddito (quello di pensione) e non si hanno familiari da mantenere.


In particolare, il contribuente ha cercato di dimostrare un reddito inferiore sostenendo di non avere una famiglia da mantenere e di percepire una pensione (Vin. D’An.).


 


 


6) Opere ultrannuali: costi relativi ai SAL liquidati in via provvisoria al subappaltatore


I compensi “provvisori”, pagati dall’appaltatore al subappaltatore, che partecipano alla valutazione delle rimanenze di opere ultrannuali sono fiscalmente deducibili.


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 117/E del 05/11/2010, ha, quindi, rettificato quanto chiarito in precedenza (risoluzione n. 260/E del 2009), ove aveva affermato che i corrispettivi liquidati in via provvisoria, a fronte di Sal (Stato avanzamento lavori) che non comportano l’accettazione dell’opera, non potevano considerarsi ricavi per l’appaltatore (in applicazione dell’art. 109 del Tuir, in base al quale i corrispettivi per le prestazioni di servizi – nel cui ambito vanno a ricadere anche i contratti di appalto – si considerano conseguiti alla data di ultimazione) e, di conseguenza, costi fiscalmente rilevanti per il committente.


Pertanto, assume validità fiscale il metodo adottato in bilancio secondo corretti principi contabili (un bilancio in cui, chiaramente, la commessa è valutata sulla base del corrispettivo contrattuale maturato e non con il criterio del costo, come detto, non più ammesso dal Tuir).


Compreso quello chiamato del “cost to cost”, che assegna alle rimanenze finali un valore pari alla percentuale del corrispettivo, desumibile dal rapporto tra costi sostenuti (compresi quelli per il subappalto) e quelli totali stimati.


Ad esempio:


– corrispettivo pattuito per l’intero lavoro 1.000


– costi totali di commessa stimati 800


– costi sostenuti 400 (il 50% di quelli stimati)


– rimanenza finale commessa 500 (il 50% del corrispettivo pattuito).


Se, quindi, nei costi di commessa, che poi determinano il valore delle rimanenze, sono compresi i Sal liquidati in via provvisoria al subappaltatore, questi ultimi assumeranno rilevanza fiscale in capo all’appaltatore.


 


 


7) Altre di fisco:


 


– Abuso del diritto: rinvio alla Corte di Giustizia Ue


Rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per la possibilità di estendere il principio comunitario del contrasto all’abuso del diritto anche ai settori concernenti le imposte non armonizzate, quali le imposte dirette, in casi di vicende economiche transnazionali.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 22309 del 03/11/2010)


 


 


– Società: non è necessario il litisconsorzio tra i soci per l’Iva


Per l’Iva, poiché è  un tributo proprio della società, non si realizza l’inscindibilità della situazione giuridica soggettiva che causa il sorgere del litisconsorzio.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 21713 del 2010)


 


 


– Rimborsi IVA ai soggetti passivi comunitari non residenti


Assonime, con la Circolare n. 37 del 2010 ha illustrato le disposizioni della direttiva comunitaria 2010/66/CE del 14 ottobre 2010, che ha prorogato dal 30 settembre 2010 al 31 marzo 2011 il termine finale per la presentazione delle istanze di rimborso IVA ai soggetti passivi comunitari sugli acquisti di beni e servizi effettuati nell’anno 2009 in Stati membri diversi da quello di stabilimento.


(Assonime, nota del 05/11/2010)


 


 


– Inps: Avvio del processo di programmazione e budget per l’anno 2011


Con la delibera n. 12 del 28 luglio 2010, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza ha definito le linee di indirizzo per gli anni 2011-2013, con l’approvazione della Nota preliminare allegata al Bilancio di previsione 2011.


Per dare avvio al processo di programmazione e budget, l’Inps ha emanato la  circolare n. 141 del 05/11/2010 con la quale ha individuato i programmi obiettivo e le strutture responsabili della realizzazione ed è illustrato il processo di programmazione, con il relativo calendario e gli strumenti a supporto.


 


 


– Accertamenti fiscali senza formalismi


Il direttore dell’Agenzia delle Entrate in una nota inviata ai Direttori Centrali e Regionali, ha fornito alcune indicazioni sulle verifiche effettuate.


E’ stato precisato che, se da una verifica non emergono fatti concreti da contestare, i funzionari dell’Amministrazione finanziaria non devono appigliarsi a  possibili o meno infrazioni formali, al fine di potere comunque procedere ad una rettifica solo per evitare che il controllo possa apparire infruttuoso.


(Italia Oggi del 05/11/2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


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