Novità fiscali del 24 novembre 2010: termini di notifica delle cartelle di pagamento; modalità di rateazione delle cartelle di pagamento; la gestione delle note di credito; conto alla rovescia per l’acconto di novembre 2010; professionisti alla verifica sulla “data disponibile” dei pagamenti a cavallo d’anno

 






Indice:


 


1) Termini di notifica delle cartelle di pagamento


 


2) Modalità di rateazione delle cartelle di pagamento


 


3) La gestione delle note di credito


 


4) Conto alla rovescia per l’acconto di novembre 2010


 


5) Professionisti alla verifica sulla “data disponibile” dei pagamenti a cavallo d’anno


 


6) Altre di fisco (CNDCEC: nasce RETECONOMY)


 


 


1) Termini di notifica delle cartelle di pagamento


La cartella di pagamento è l’atto che l’Agente della riscossione invia ai contribuenti per la riscossione dei crediti vantati dagli enti creditori (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni, ecc.).


Le cartelle di pagamento contengono la descrizione delle somme dovute, le istruzioni sul pagamento (dove, come ed entro quale scadenza), l’invito a provvedere entro 60 giorni, come e a chi richiedere la rateazione, le spiegazioni per proporre eventuali ricorsi, il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notifica della cartella.


Se non si paga la cartella nel termine di 60 giorni, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora maturati giornalmente dalla data di notifica della stessa, l’aggio dovuto agli Agenti della riscossione (calcolato sul capitale e sugli interessi di mora) e tutte le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato (o ritardato) pagamento della cartella.


Trascorso questo termine, gli Agenti della riscossione possono avviare le azioni cautelari e conservative e le procedure per la riscossione coattiva su tutti i beni del creditore e dei suoi coobbligati (ad esempio, il fermo amministrativo di beni mobili registrati e il pignoramento dei beni).


A partire dai ruoli consegnati agli Agenti della riscossione successivamente al 30 settembre 2010 è entrato in vigore il nuovo modello di cartella di pagamento, introdotto con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 20 marzo 2010.


Le cartelle di pagamento devono essere notificate entro determinati termini, che, per la riscossione di imposte dirette e Iva, variano in relazione ai tipi di controllo.





















            Termini di notifica delle cartelle di pagamento


Tipo di cartella di pagamento


Termine per la notifica


Somme dovute a seguito dei controlli automatici delle dichiarazioni (articoli 36-bis del Dpr n. 600/1973 e 54-bis del Dpr n. 633/1972)


31 dicembre del terzo anno (*) successivo a quello di presentazione della dichiarazione (o a quello di scadenza del versamento dell’unica p ultima rata se il termine di versamento delle somme scade oltre il 31 dicembre


Somme dovute a seguito del controllo formale delle dichiarazioni (articolo 36-ter del Dpr n. 600/1973)


31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione


Somme dovute in base agli accertamenti degli uffici


31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo


Atti di recupero emessi a seguito dell’utilizzo in compensazione di crediti inesistenti (articolo 27, comma 20, del Dl n. 185/2008)


31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’atto è divenuto definitivo


(*) o del quarto anno, in caso di liquidazione delle imposte sulle indennità di fine rapporto e sulle prestazioni in forma di capitale.


Verificata la tempestività della notifica, il contribuente, se ha la necessità di ulteriori notizie sulla cartella, può rivolgersi, a seconda dell’informazione desiderata, all’ente creditore o all’Agente della riscossione.


Se il tributo dovuto è dell’Agenzia delle Entrate, è possibile rivolgersi a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia o al Centro di assistenza multicanale (telefonando al numero 848.800.444).


Se la cartella di pagamento deriva dal controllo formale delle dichiarazioni (articolo 36-ter del Dpr n. 600 del 1973) o è stata emessa a seguito di accertamento, il contribuente deve rivolgersi all’ufficio che ha emesso il ruolo.


(Agenzia delle Entrate, guida del 2010)


 


 


2) Modalità di rateazione delle cartelle di pagamento


I contribuenti che si trovano in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà, cioè che si trovano nell’impossibilità di pagare in un’unica soluzione il debito iscritto a ruolo indicato nella cartella di pagamento (ad esempio: per carenza temporanea di liquidità finanziaria; stato di crisi aziendale dovuto a eventi di carattere transitorio; crisi economiche settoriali o locali; riorganizzazione, riconversione o ristrutturazione aziendali; trasmissione ereditaria del debito a ruolo; scadenza contemporanea di pagamenti, anche relativi a tributi o contributi), possono rivolgersi agli Agenti della riscossione per ottenere la rateazione del debito.


Per richiedere il pagamento rateale, occorre presentare domanda in carta libera e idonea documentazione che attesti la temporanea situazione di difficoltà.


Per le rateazioni inferiori a 5.000 euro, è sufficiente un’autocertificazione.


La dilazione può essere concessa fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni) e l’importo minimo della rata, salvo eccezioni, è di 100 euro.


Per le rateazioni di somme superiori a 50.000 euro, non è più necessario presentare garanzie (fideiussione bancaria, polizza fideiussoria ecc.).


(Agenzia delle Entrate, guida del 2010)


 


 


3) La gestione delle note di credito


Come e quando emettere le note di credito nei confronti dei clienti che non hanno saldato le fatture su acquisti di beni o di servizi.


Su tale argomento, (nonché dilemma degli operatori contabili) e su altri ancora, la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro ha dedicato il parere n. 27 del 23/11/2010.


Infatti, l’art. 26, commi 2 e 3, del D.P.R. n. 633/1972 prevede che, se dopo l’emissione e la registrazione di una fattura, l’ammontare imponibile di un’operazione e la relativa l’IVA si riducono, in tutto o in parte, il cedente/prestatore, in linea generale, può effettuare le opportune rettifiche (cd. “variazioni in diminuzione”) emettendo un’apposita nota di credito.


La “variazione in diminuzione” non è, tuttavia, obbligatoria, ma costituisce un mero diritto dell’operatore economico che può essere esercitato solo in presenza di determinate condizioni e/o di specifici limiti temporali.


Casi in cui può essere emessa la nota di credito


La procedura di rettifica dell’Iva può essere utilizzata senza limiti di tempo, a seguito di:


– dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione (a seguito di inadempimento o impossibilità sopravvenuta) rescissione e simili del contratto;


– procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose;


– applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente.


Procedure concorsuali e esecutive


Nel caso di mancato pagamento totale o parziale della fattura a causa di procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose, la rettifica in diminuzione è possibile qualora si verifichino le seguenti condizioni:


1) l’operazione deve essere stata oggetto di fatturazione;


2) è stata definitivamente accertata l’infruttuosità della procedura esecutiva o concorsuale.


Vizi e clausole contrattuali


Quindi, la nota di credito può essere emessa senza limiti di tempo, a seguito di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili del contratto.


Solo le ipotesi di nullità richiedono un accertamento dichiarativo del suo concreto verificarsi, mentre per le altre cause estintive del negozio giuridico il contribuente è legittimato in automatico all’emissione della nota di variazione in diminuzione, a prescindere, quindi, dalla causa o dall’origine, giudiziale o stragiudiziale, dell’effetto giuridico sotteso alla risoluzione, rescissione, revoca, ecc. (risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 449 del 2008).


La variazione in diminuzione senza limiti di tempo può essere, tra l’altro, effettuata:


– in presenza di una clausola risolutiva parziale contenuta in un contratto di compravendita (risoluzione n. 85 del 2009);


– a seguito della riduzione del corrispettivo percepito prevista da una clausola revisionale contenuta nel contratto (tale ultima riduzione si considera, infatti, effettuata in applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente).


Altri casi chiariti



















Sopravvenuto accordo tra le parti


 


La diminuzione dell’imponibile e dell’imposta relativa può essere realizzata, inoltre, qualora gli eventi riportati si verifichino a seguito di sopravvenuto accordo delle parti.


Si tratta per lo più di abbuoni o sconti concessi (anche in forma orale – Cassazione n. 8558/2001) successivamente alla conclusione del contratto.


In questo caso, tuttavia, la variazione può essere operata soltanto entro il termine di un anno dall’effettuazione dell’operazione originaria.


 


Modifiche normative che rettificano l’aliquota d’imposta


 


E’ possibile rettificare l’importo delle fatture senza limiti temporali anche nel caso in cui una disposizione di un Decreto Legge non convertito abbia previsto una maggiore aliquota IVA (risoluzione n. 106 del 2007).


In questo caso, la procedura di variazione IVA deve operarsi entro il termine di decadenza previsto dall’art. 19, comma 1, del DPR 633/72 e cioè, al più tardi, entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa al secondo anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione (risoluzione n. 449 del 2008).


 


Errori di fatturazione


 


Entro il termine di un anno, è possibile operare la rettifica in diminuzione con riferimento ad originarie inesattezze di fatturazione (errori materiali o di calcolo) che hanno comportato un incasso da parte dell’Erario di un ammontare superiore a quello dovuto (es. applicazione in fattura dell’imposta con una aliquota maggiore di quella prevista).


 


Rettifiche Iva nella fatture ad esigibilità differita


 


Il termine di un anno non si applica, tuttavia, con riferimento alle fatture ad esigibilità differita relative alle operazioni di cui all’art 6, comma 5, del DPR n. 633/1972 (cessioni di beni e prestazioni di servizi fatte allo Stato, ecc.) dal momento che in questo caso la variazione non comporta la modifica di una situazione già definitiva ma assume una funzione sostanzialmente contabile (risoluzione n. 75 del 2002).


Al contrario, detto termine va rispettato nel caso in cui il cedente o prestatore abbia optato per l’esigibilità immediata dell’IVA.


 


Buoni sconto


 


Infine l’istituto della nota di variazione è applicabile anche nell’ipotesi in cui tra l’alienante e l’acquirente finale non intercorra un rapporto giuridico diretto, come nel caso di rimborso di un buono sconto presentato dal consumatore direttamente al produttore anziché al dettagliante dal quale erano stati acquistati i beni.


In questa ipotesi, tuttavia, per poter operare la variazione IVA, è necessario che lo sconto concesso all’acquirente finale sia ricollegabile in modo univoco all’operazione originaria effettuata dal produttore nei confronti del dettagliante (risoluzione n. 147 del 2008).


 


 


4) Conto alla rovescia per l’acconto di novembre 2010


E’ ormai vicino il termine per il pagamento del secondo acconto d’imposta per il 2010, scade, infatti, il prossimo 30 novembre.


In proposito, l’Agenzia dell’Entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 23/11/2010, ha dedicato la seguente disamina:


Sono interessati all’adempimento, potenzialmente, tutti i contribuenti (persone fisiche, società di persone ed equiparate e soggetti Ires)


Acconto Irpef


In generale, la misura dell’acconto va determinata in base a quanto dichiarato in Unico PF 2010.


In sostanza, il contribuente deve riprendere la sua dichiarazione dei redditi e andare direttamente a leggere il risultato evidenziato nel rigo RN34 (differenza), ove è riportata l’imposta dovuta per il 2009, al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute subite.


Su questo importo deve applicare una determinata percentuale prestabilita che, per il 2010, è fissata al 99%.


Quando e come versare l’acconto.


L’anticipo d’imposta non è dovuto se il risultato indicato al rigo “differenza” è inferiore o uguale a 52 euro (questo non è il solo motivo di esclusione, infatti, non sono obbligati ad alcun versamento anche i contribuenti che percepiscono redditi per la prima volta nel 2010, quelli che non hanno presentato la dichiarazione relativa al 2009, chi vanta per il 2009 crediti superiori alla misura degli acconti, i falliti e gli eredi di contribuenti deceduti nei primi undici mesi del 2010).


Quando lo stesso importo supera i 52, ma è inferiore a 258 euro, l’adempimento va assolto in un’unica soluzione entro il 30 novembre.


Qualora l’importo di RN34 sia maggiore di 258 euro, l’acconto deve essere versato in due rate:


– la prima, stabilita nella misura del 40% dell’ammontare complessivo, andava pagata al 16 giugno scorso, insieme al saldo 2009, ovvero nel termine del 16 luglio con la maggiorazione dello 0,40%


– la seconda, il restante 60%, entro martedì 30 novembre.


Tutto questo riguarda i contribuenti che hanno una situazione reddituale classica; al contrario, chi ha o si attende un risultato economico variabile nel corso del 2010, può, per espressa previsione normativa, esulare dal metodo storico e prediligere il calcolo presuntivo, quindi commisurare l’imposta netta presumibilmente dovuta.


Potrebbe essere il caso di chi sostiene maggiori oneri o percepisce minori redditi.
Naturalmente, la scelta del metodo previsionale comporta la riduzione o l’omissione del secondo acconto.


L’acconto Irpef 2010 va poi assolto con modello di pagamento F24, nel quale va indicato il codice tributo 4034 Irpef acconto – seconda rata o acconto in unica soluzione.


Mentre va indicato il codice 3813 per il versamento unitario o della seconda rata dell’acconto Irap 2010.


Tale acconto, se dovuto dalle persone fisiche o dalle società di persone, è pari al 99% della cifra indicata al rigo IR22 della dichiarazione Irap, mentre, se a pagarlo sono i soggetti Ires, la quota è fissata al 100%, cioè la stessa percentuale prevista per l’imposta sul reddito delle società.
Acconto Ires


Chi ha presentato Unico SC 2010 deve versare l’acconto in misura piena, vale a dire che deve considerare come debito d’imposta l’intero importo indicato al rigo RN17 del modello (il discorso vale pure per gli enti non commerciali che presentano Unico SNC: il rigo di riferimento è RN28).


Il 30 novembre, all’appello dell’acconto 2010 sono chiamate, infatti, anche le società con esercizio coincidente con l’anno solare e gli Enc. I soggetti Ires con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare versano, invece, entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese dell’esercizio.


L’importo è pari al 60% dell’imposta risultante nella dichiarazione per il 2009, senza dilazioni e sempre che a giugno (o luglio) sia stato pagato il 40% dovuto come primo acconto.


Anche l’acconto Ires, infatti, va versato in due rate solo se l’importo della prima supera i 103 euro (sotto tale limite l’unica scadenza sarebbe stata il 30 novembre), mentre, non è previsto alcun adempimento nell’ipotesi in cui nei righi in questione sia indicato un importo inferiore a 21 euro.


Società ed enti non commerciali, in sede di compilazione del modello F24, dovranno indicare il codice tributo 2002 Ires acconto – seconda rata o acconto in unica soluzione.


Acconto per i contribuenti minimi


I contribuenti che, nel 2010, hanno aderito al regime fiscale dei minimi devono determinare l’acconto Irpef in maniera ordinaria, senza considerare l’adesione alla particolare disciplina agevolativa.


L’unica modalità di calcolo percorribile è quella storica e mai la presuntiva.


I già “minimi” nel 2009, invece, versano l’acconto dell’imposta sostitutiva del 20% da individuare al rigo CM18 “imposta a debito” di Unico PF 2010.
I criteri da seguire e i limiti da tenere d’occhio sono gli stessi previsti per l’acconto Irpef.


Il codice tributo per l’F24, in questo caso, è il 1799 imposta sostitutiva per i contribuenti minimi – acconto seconda rata o in unica soluzione.


Ravvedimento operoso


In caso di omissioni o errori è possibile utlizzare il ravvedimento operoso che consente di ridurre le sanzioni applicate in caso di omesso o insufficiente versamento di imposte o di acconti.


In particolare, se si provvede a sanare l’errore:


– entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta al 2,5%;


– entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione, in misura pari al 3%.


Tutto ciò, con l’aggiunta degli interessi legali, calcolati giornalmente nella misura del 1%.


 


 


5) Professionisti alla verifica sulla “data disponibile” dei pagamenti a cavallo d’anno


A fine anno si ripropone il tema esaminato e risolto dall’Agenzia delle Entrate in sede di dichiarazione dei redditi.


Sul tema l’Agenzia, partendo dal fatto che il reddito di lavoro autonomo si determina con il principio di cassa, specifica, per la prima volta, che in caso di bonifico il pagamento si ha solo al momento dell’effettiva disponibilità delle somme e cioè solo quando il professionista riceve l’accredito sul proprio conto corrente.
L’Agenzia delle Entrate è intervenuta a giugno di quest’anno  con la circolare n. 38 del 2010 fornendo un importante chiarimento che mette finalmente la parola fine a molti accertamenti in corso.


L’effetto è che i professionisti, in sede di redazione della dichiarazione, dovranno verificare con attenzione le certificazioni dei committenti per non includere in dichiarazione tutte quelle ritenute che sono relative a pagamenti accreditati nel successivo periodo d’imposta.


L’applicazione del principio di cassa per i redditi di lavoro autonomo comporta che, in caso di ritenuta effettuata in un anno con compenso pagato nell’anno successivo, il professionista dovrà seguire sia per il reddito, sia per la ritenuta il periodo d’imposta in cui il compenso è stato pagato.


In caso di pagamento con bonifico bisognerà sempre far riferimento alla data di accredito in banca.


Si tratta della cosiddetta “data disponibile” che indica il giorno a partire dalla quale la somma di denaro accreditata può essere effettivamente utilizzata.


Non assume, pertanto, rilievo né la data valuta, o quella da cui decorrono gli interessi, né il momento in cui il dante causa emette l’ordine di bonifico, né quello in cui la banca informa il professionista dell’avvenuto accredito.


Sempre sullo stesso tema l’Agenzia precisa che, in caso di bonifico, il momento dell’effettivo incasso potrebbe non coincidere con quello di effettuazione della ritenuta da parte del sostituto perché questi non può che effettuare la trattenuta al momento della disposizione di bonifico, per poi includerla nel modello 770.


Da ciò discende che si creerà sempre e comunque un disallineamento tra il 770 del committente e la dichiarazione del professionista.


Infatti, quest’ultimo dovrà sempre inserire reddito e ritenuta nel periodo d’imposta in cui si ritiene effettuato il pagamento.


I compensi pagati mediante assegno devono considerarsi percepiti nel momento in cui il titolo entra nella disponibilità del professionista, momento che si realizza con la consegna del titolo dal ricevente al committente.


Non rileva, invece la circostanza che il versamento sul conto corrente del professionista intervenga in un momento successivo o in un diverso periodo d’imposta.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 23/11/2010)


 


 


6) Altre di fisco:


 


– Il curatore non risponde in solido: niente notifica cartella


E’ illegittima la cartella di pagamento notificata personalmente al curatore quale asserito debitore in solido con la procedura fallimentare.


Per cui non è fondata la ripresa, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del credito Iva dell’anno precedente per il quale non era stata presentata la dichiarazione.


Nel caso di specie, il curatore fallimentare di un’impresa (con un fallimento aperto dal 2000), nel 2007 aveva presentato la dichiarazione Iva 2006 che portava in detrazione un credito Iva dell’anno precedente, rinveniente da periodi pregressi.


L’Ufficio accertatore aveva riscontrato che nel 2005 non era stata presentata dichiarazione e, quindi, ha iscritto a ruolo l’ammontare del credito notificando la cartella di pagamento anche al curatore come condebitore responsabile.


(Commissione Tributaria di Reggio Emilia, sentenza n. 814/2009 del 19/10/2010)


 


 


– UE: Modifiche al codice doganale


E’ stato modificato il regolamento di applicazione del codice doganale comunitario.


(Regolamento comunitario n. 1063 del 18/11/2010, in G.U. dell’Unione Europea L 307/1 del 23/11/2010)


 


 


– Indice Istat di ottobre 2010 fissato in misura del 1,7%


Si tratta dell’indice dei prezzi al consumo, per il mese di ottobre 2010, per le famiglie di operai e impiegati che si pubblica ai sensi dell’articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’articolo 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).


(Comunicato del 22/11/2010 dell’Istituto Nazionale di Statistica, in  Gazzetta Ufficiale  n. 273  del 22/11/2010)


 


 


– Corte Ue: quando si parla di cure, l’esenzione dall’Iva è garantita


La Corte di Giustizia Ue, con la sentenza causa C-156/09 del 18 novembre 2010, ritiene che il processo tramite il quale si preleva materiale cartilagineo al fine di estrarre cellule che saranno riprodotte per essere reimpiantate in un paziente abbia, in via generale, uno scopo terapeutico.


Pertanto, il distacco di cellule della cartilagine articolare dal materiale cartilagineo prelevato da un essere umano e la loro successiva riproduzione rientrano nella nozione di “prestazioni mediche” di cui all’articolo 13 della sesta direttiva Cee 77/388.


Né rileva in senso contrario a tale inquadramento il fatto che tali servizi siano forniti da personale di laboratori i cui membri non sono medici qualificati, in quanto non è necessario che una prestazione medica a carattere terapeutico sia in tutti i suoi elementi, effettuata da personale medico.


(Notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 23/11/2010)


 


 


– CNDCEC: Nasce Reteconomy


Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha realizzato un nuovo progetto di comunicazione.


E’ possibile per tali fini sintonizzarsi sul canale 906 di Sky.


(CNDCEC, nota informativa n. 66/10 del 23/11/2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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