Novità fiscali del 17 novembre 2010: acconto IRAP con maggiorazione; accertamento fondato su studi di settore insufficiente: occorrono altri elementi probatori; operazioni inesistenti e frodi IVA: l’onere della prova ricade sul contribuente?; riscossione INPS con dati certi: verbali di accertamento tutti da verificare; interessi tassati solo se messi a disposizione del contribuente; é nulla la cartella di pagamento se non sia stata indicata la data in cui il ruolo è divenuto definitivo; durante l’accertamento fiscale i contribuenti non necessitano di difensori; il Centro operativo di Pescara non è legittimato nel contenzioso tributario; aggiornato il software di compilazione per l’invio di segnalazioni relative agli studi di settore Unico 2010

 

 

Indice:

 

1) Accertamento fondato su studi di settore insufficiente: occorrono altri elementi probatori

 

2) Operazioni inesistenti e frodi IVA: l’onere della prova ricade sul contribuente ?

 

3) Riscossione Inps con dati certi: verbali di accertamento tutti da verificare

 

4) L’Agenzia si aggiudica il premio Aretè per la comunicazione pubblica

 

5) Dogane: ridefinito l’assetto organizzativo delle Direzioni regionali ed interregionali

 

6) Interessi tassati solo se messi a disposizione del contribuente

 

7) E’ nulla la cartella di pagamento se non sia stata indicata la data in cui il ruolo è divenuto definitivo

 

8) Durante l’accertamento fiscale i contribuenti non necessitano di difensori

 

9) Il Centro operativo di Pescara non è legittimato nel contenzioso tributario

 

10) Acconto Irap con maggiorazione

 

11) Aggiornato il software di compilazione per l’invio di segnalazioni relative agli studi di settore Unico 2010 (periodo d’imposta 2009)

 

12) Altre di fisco

 

  

1) Accertamento fondato su studi di settore insufficiente: occorrono altri elementi probatori

Il semplice scostamento tra i ricavi o i compensi dichiarati e quelli derivanti dagli studi di settore non può fare scattare autonomamente l’accertamento fiscale, occorre, invece, esaminare la posizione del contribuente rilevando come lo strumento parametrico possa solo fungere da supporto all’attività accertatrice, non potendo costituire, da solo, autonomo strumento di quantificazione del reddito.

E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce, Sez. II, con la sentenza 9 marzo 2010, n. 256/02/10.

Il fatto

Con avviso di accertamento, notificato il 07.08.2008, l’Agenzia delle Entrate di Lecce, accertava, per l’anno di imposta 2003, a carico di un contribuente, esercente l’attività di commercio di generi alimentari e dolciumi, maggiori ricavi per € 299.378,00 a fronte di quelli dichiarati di € 283.228,00, a seguito dell’applicazione degli studi di settore.

In sede di ricorso, il contribuente eccepiva, in via preliminare, il difetto di sottoscrizione dell’atto impugnato nonché il recepimento acritico dello studio ed insufficiente motivazione dell’esito della conciliazione.

Inoltre, eccepiva la nullità dell’atto per mancata allegazione del prospetto dati contabili ed extra-contabili degli studi di settore, nonché nullità per difetto di motivazione.

Nel merito, rilevava l’inesistenza di gravi incongruenze, violazione degli artt. 35 e 53 della Costituzione nonché inattendibilità dello studio applicato.

Con atto depositato il 22.12.2008, si costituiva l’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Lecce 1, affermando la legittimità dell’avviso di accertamento fondato sullo studio di settore.

La decisione

In aderenza al principio enunciato dalla Corte di Cassazione, nella sentenza 27/02/2002 n. 2891, le circostanze qualificanti la presunzione semplice, riferimento essenziale dell’accertamento operato dall’ufficio, possono assumere il carattere di presunzioni gravi, precise e concordanti se confortate da altri indizi. La CTP di Lecce, accogliendo l’orientamento della CTR di Palermo n. 17 del 05/03/2008, ha precisato che gli studi di settore “si appalesano come ricezione acritica di semplici indici matematici, non potendo essere ammissibile la determinazione del reddito in maniera automatica, a prescindere dalla capacità del soggetto sottoposto a verifica”.

Principio che ha trovato conferma nella recente sentenza n. 70 del 03.03.2009 della CTR Bari, per la quale “lo studio di settore per addivenire alla formazione di presunzioni gravi, precise e concordanti, ha bisogno di altri elementi, seppure indiziari, che portano a confermare le risultanze dello stesso”.

Sul punto, infine, la CTP di Lecce ha richiamato quanto recentemente ribadito dalla Cassazione, Sez. Unite, con sentenza n. 16635 del 18.12.2009 per la quale: “La procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sé considerati, ma nasce procedimentalmente in esito”.

 

 

2) Operazioni inesistenti e frodi IVA: l’onere della prova ricade sul contribuente ?

È il contribuente che deve dimostrare che gli acquisti di cui pretende di detrarre l’IVA sono stati effettivi, mentre l’Amministrazione finanziaria si deve solo limitare a contestare che le relative fatture sono fittizie ?.

Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione, con una interessante sentenza (Sez. Trib., n. 4013 del 2010).

La Suprema Corte si è nuovamente pronunciata sul tema, peraltro, sempre di attualità, della indebita detrazione per IVA concernente operazioni inesistenti.

La querelle riguarda l’annoso tema della prova della falsità delle fatture (e della inesistenza delle operazioni).

In sede giurisprudenziale (sentenze del giudice di legittimità) si sono alternate varie conclusioni:

Secondo alcune il contribuente avrebbe l’onere di provare l’esistenza delle operazioni.

Mentre, secondo altre, è, invece, l’Amministrazione finanziaria che deve dimostrare l’inesistenza.

Altre ancora hanno rilevato che non basterebbe, per il contribuente, provare con documenti che un dato contratto sia stato stipulato o che siano stati effettuati i pagamenti.

Sotto l’aspetto equitativo, anche in dottrina, é apparso iniquo affermare che il contribuente abbia l’onere di provare la effettività delle operazioni.

Il sistema dell’IVA si regge su adempimenti formali (fatturazioni e registrazioni) che devono di regola garantire la detrazione dell’imposta, senza altri oneri del soggetto passivo.

Né è sembrato equo sostenere che il contribuente potrebbe ottenere la detrazione salva la contestazione del Fisco ma che, in caso di contestazione, il contribuente dovrebbe fornire la prova.

Se così fosse, basterebbe che gli uffici tributari contestassero genericamente l’inesistenza per onerare, magari, il soggetto passivo che ha posto in essere migliaia di operazioni, a provare l’effettiva esistenza di tutte.

Di contro, sarebbe iniquo anche pretendere la prova dell’inesistenza della operazione da parte dell’Amministrazione Finanziaria, anche per la difficoltà di fornire la prova di un fatto negativo (la non effettuazione della operazione).

La soluzione meno iniqua è, quindi, sembrata quella “mediana”.

Il contribuente può contare sulla detrazione a meno che l’Amministrazione non reperisca dati, analitici, concretamente riferiti a operazioni determinate, che rendano verosimile la frode (tipicamente, l’assenza di mezzi operativi del fornitore, anomalie nelle consegne o nelle compagini societarie e simili).

Se il Fisco reperisce tali indizi, il quadro probatorio si ribalta, come è normale. Ma non in forza di una inversione dell’onere della prova, ma del normale meccanismo di prova e controprova in giudizio.

L’attività di una delle parti può rendere verosimile un certo quadro (l’operazione è fittizia) e, se non intervengono elementi nuovi, la prova è raggiunta.

In tale ottica si è inquadrata la citata sentenza (4013/2010) della Corte di Cassazione, ove, nel caso di specie, la Guardia di Finanza ha rinvenuto una serie di elementi (in particolare che il fornitore non aveva alcun mezzo materiale per produrre i beni o servizi apparentemente acquistati) ritenuti sufficienti a provare l’avvenuta frode fiscale.

 

 

3) Riscossione Inps con dati certi: verbali di accertamento tutti da verificare

L’Inps con apposito messaggio ha fornito le istruzioni per l’avvio del nuovo sistema di riscossione

Dal 1/1/2011 entrerà in vigore il nuovo avviso di addebito che potenzierà il processo di riscossione e la procedura esecutiva.

L’Istituto, pertanto, ha chiesto la verifica dei verbali di accertamento, affinché siano completi di tutti i dati e di tutti gli elementi necessari a individuare le pretese contributive.

Ha, inoltre, stabilito che tutti i verbali e ogni altro documento devono sempre riportare il protocollo informatico dell’Istituto per ridurre il rischio di impugnazione dell’avviso.

Ricordato, infine, che dal prossimo anno l’Inps, in caso di debiti contributivi da ritardati pagamenti e da accertamenti ed ispezioni, emetterà un avviso di addebito dotato del valore di titolo esecutivo.

Decorsi 60 giorni l’agente della riscossione potrà procedere con riscossione a mezzo ruolo.

(Messaggio Inps n. 28312/2010)

 

 

4) L’Agenzia si aggiudica il premio Aretè per la comunicazione pubblica

Promosso il progetto didattico Fisco&Scuola. Con il progetto “Fisco&Scuola” l’Agenzia delle Entrate ha conquistato il premio Aretè 2010 per la comunicazione pubblica promosso da Pentapolis, associazione per la diffusione della responsabilità sociale d’impresa. Ogni anno Pentapolis attribuisce riconoscimenti ad aziende, enti e istituzioni che si sono distinti per un’attività di

comunicazione responsabile, nel rispetto dei valori della correttezza, della trasparenza e della sostenibilità.

L’Agenzia ha ritirato il premio dal vicedirettore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea con la seguente motivazione: “Invitare gli studenti

al rispetto delle regole fiscali che sono la premessa per lo sviluppo del senso di

responsabilità civile e sociale. Questa è Missione Educativa”.

La cerimonia di consegna è avvenuta a Roma nell’ambito del convegno economico “Quinto elemento”, organizzato da Confindustria e Abi (Associazione bancaria italiana).

Piccoli contribuenti crescono col Fisco in aula

Il progetto “Fisco&Scuola” è stato lanciato dall’Agenzia delle Entrate nel 2004 con l’intento di diffondere tra le nuove generazioni la cultura della legalità fiscale, rendendole consapevoli del loro ruolo di futuri contribuenti.

Tra le attività proposte agli studenti delle scuole inferiori e superiori di tutta la penisola cicli di lezioni con i funzionari del Fisco, visite guidate negli uffici dell’amministrazione finanziaria, convegni e seminari, laboratori e rappresentazioni teatrali.

Il programma didattico è animato da due personaggi di fantasia, Pag e Tax, protagonisti del kit “Insieme per la legalità fiscale”, che viene distribuito in aula per accompagnare i ragazzi lungo il cammino dell’educazione fiscale, spiegando

l’importanza e la necessità di contribuire, attraverso il pagamento delle imposte, al buon andamento della società.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 15 novembre 2010)

 

 

5) Dogane: ridefinito l’assetto organizzativo delle Direzioni regionali ed interregionali

L’Agenzia delle Dogane, con la determinazione n. 27804 del 09/11/2010, ha ridefinito l’organizzazione regionale dei propri uffici.

In particolare, è stata ridefinita l’organizzazione e il funzionamento delle Direzioni regionali e interregionali delle dogane con conseguente abrogazione delle vecchie determinazioni direttoriali 495/UD e 496/UD del 26 marzo 2001.

La neo Determinazione ha integrato e sostituito la Determinazione direttoriale n. 11991 del 26/04/2010 relativa all’organizzazione delle Direzioni interregionali delle dogane per la Campania e la Calabria e il Piemonte e la Valle d’Aosta.

(Agenzia delle Dogane, Determinazione n. 27804 del 09/11/2010)

 

 

6) Interessi tassati solo se messi a disposizione del contribuente

Gli interessi possono essere sottoposti ad imposizione fiscale, rientrando a far parte del reddito imponibile, solo se sono concretamente disponibili per il creditore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22980 depositata il 12/11/2010, secondo cui è chiara in tal senso la norma (art. 42 del TUIR).

Occorre, quindi, che il creditore (contribuente) li abbia materialmente incamerati.

La Suprema Corte ha rilevato che gli importi percepiti o percepibili dai contribuenti, a titolo di interessi, in esecuzione di un mandato ad investire somme di denaro conferito all’operatore finanziario, non sono qualificabili come redditi di capitale e, quindi, non sono assoggettabili a tassazione (artt. 41 e 42 del TUIR), nel momento in cui il mandatario si sia indebitamente appropriato del capitale investito. Tutto ciò ha comportato l’annullamento contrattuale.

 

 

7) E’ nulla la cartella di pagamento se non sia stata indicata la data in cui il ruolo è divenuto definitivo

Sussiste la nullità della cartella di pagamento che non contiene la data in cui il ruolo è divenuto esecutivo.

E’ tale momento che decorrono gli interessi, mancando ciò il contribuente non viene messo nelle condizioni ideali per potersi difendere, non può, quindi, effettuare correttamente il calcolo degli interessi dovuti.

Ciò in violazione dell’art. 12 del DPR 600/1973 e dell’art. 7 della Legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22997 depositata il 12/11/2010.

Difatti, la Suprema Corte ha osservato che il citato art. 12, introdotto dall’art. 4 del D.Lgs. n. 46 del 1999, dispone che nel ruolo deve essere indicata “la data in cui il ruolo diviene esecutivo”, oltre al riferimento del precedente atto e alla motivazione della pretesa.

Peraltro, gli interessi si computano dal giorno in cui il tributo è divenuto esigibile, ma la certezza della data di inizio della esigibilità è data proprio dalla esecutività dal ruolo.

 

 

8) Durante l’accertamento fiscale i contribuenti non necessitano di difensori

Durante la fase dell’accertamento tributario non è necessario che il contribuente sia assistito dal proprio difensore.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22984 depositata il 12/11/2010.

Infatti, la circostanza che i militari della GDF abbiano raccolto i dati senza il rispetto della garanzia difensiva prevista per il processo penale, non costituisce ragione di inutilizzabilità degli stessi nel procedimento di accertamento fiscale.

E’ inammissibile il ricorso presentato dal Ministero dell’Economia e Finanze

La Suprema Corte, con la stessa sentenza (22984/2010), ha poi anche ribadito che il Ministero delle Finanze non è più parte in causa, poiché è la stessa Agenzia delle Entrate che deve difendersi nel corso del contenzioso fiscale.

Infatti, dopo la riforma dell’Amministrazione finanziaria (D.Lgs. n. 300 del 1999) sono state istituite le Agenzie fiscali e, pertanto, dal 1/1/2001 la legittimazione processuale nel contenzioso tributario compete a dette istituzioni, dotate di personalità giuridica e non più al Ministero e agli uffici periferici, ormai non più esistenti.

 

 

9) Il Centro operativo di Pescara non è legittimato nel contenzioso tributario
I contenziosi che vedono come parte richieste di rimborso, o negazioni di crediti d’imposta, andrebbero trattati di fronte alle Commissioni Tributarie dall’ente impositore e non dal Centro operativo di Pescara.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23003 del 2010, ha stabilito che il Centro operativo di Pescara non è legittimato a stare in giudizio; onere che spetta, infatti, unicamente all’Agenzia delle Entrate.

Il Centro di Pescara potrebbe essere legittimato solo nel caso di ricorsi contro il provvedimento di rimborso contenenti errori o duplicazioni addebitabili solo al Centro operativo, al pari del Centro di servizi.

(In tal senso, Cristina Bartelli, in Italia Oggi del 16/11/2010)

 

 

10) Acconto Irap con maggiorazione

I contribuenti che esercitano attività nelle Regioni Lazio, Campania, Molise e Calabria devono maggiorare e ricalcolare la seconda rata dell’acconto Irap in scadenza a novembre 2010.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con il comunicato stampa del 02/07/2010, ha reso noto che per l’anno di imposta 2010 nelle Regioni Lazio, Campania, Molise e Calabria si deve applicare la maggiorazione dello 0,15% ai fini dell’Irap.

Pertanto, per l’anno d’imposta 2010, in queste regioni si applica la maggiorazione dell’aliquota dell’imposta ragionale sulle attività produttive nella misura di 0,15 punti percentuali rispetto al livello delle aliquote vigenti.

La maggiorazione ha effetto sulla seconda rata dell’acconto dell’Irap da versare a novembre 2010.

(In tal senso, Gianluca Dan in Ipsoa del 16/11/2010)

 

 

11) Aggiornato il software di compilazione per l’invio di segnalazioni relative agli studi di settore Unico 2010 (periodo d’imposta 2009)

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è stata, infatti, pubblicata la versione del software: 1.0.1 del 16/11/2010.

Aggiornamenti contenuti nella versione 1.0.1 del 16 novembre 2010:

Aggiornato l’elenco dei codici degli studi di settore con la corretta indicazione di quelli evoluti per il periodo d’imposta 2009.

Il software è destinato ai contribuenti che vogliono comunicare all’Amministrazione Finanziaria informazioni o elementi giustificativi relativi a situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza risultanti dall’applicazione degli Studi di settore per il periodo d’imposta 2009, ovvero per la medesima annualità, afferenti l’indicazione in dichiarazione di cause di inapplicabilità o di esclusione.

Il software consente di predisporre una segnalazione e di inviarla telematicamente.

Per l’invio telematico della segnalazione (possibile a partire dal 15 novembre 2010) è sufficiente possedere il Pincode (codice personale), indispensabile per utilizzare i servizi internet dell’Agenzia delle Entrate, oppure aver ottenuto l’autorizzazione per accedere al servizio Entratel.

 

 

12) Altre di fisco:

 

 

– Redditometro nuovo entro marzo 2011

L’Amministrazione Finanziaria sta predisponendo, ai fini del neo redditometro il tutto al meglio. A tal fine è stata resa nota come data il mese di marzo 2011.

 

 

– Residenti all’estero: anche i prefetti dovranno vigilare

Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 33 del 10/11/2010, ha fornito le istruzioni ai fini della vigilanza sulla regolare tenuta ed aggiornamento delle anagrafi degli italiani residenti all’estero, sia per l’aggiornamento del relativo “Elenco unico” sia per l’imminente avvio del censimento dei connazionali residenti all’estero gestito dal Ministero degli Affari Esteri.

 

 

– Pubblicata la consultazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze sullo schema di decreto sulle remunerazioni delle società quotate

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato in consultazione, in data odierna, la consultazione sullo schema di decreto sulle remunerazioni degli organi di amministrazione e controllo, dei direttori generali e dirigenti con responsabilità strategiche delle società con azioni quotate, a seguito della delega contenuta nella legge comunitaria 2009 (legge 4 giugno 2010, n. 96).

La consultazione si chiuderà il 3 dicembre 2010.

Lo schema di decreto è composto da due articoli; l’art. 1 introduce nel Tuf l’art. 123-ter sulla relazione sulla  remunerazione, l’art. 2 disciplina l’entrata in vigore del decreto stesso.

Lo schema di decreto:

– disciplina i termini per la diffusione al pubblico della relazione sulla remunerazione (almeno 21 giorni prima dell’assemblea) e le modalità di diffusione;

– indica l’organo cui compete l’approvazione della relazione;

– illustra il contenuto della relazione composta da due sezioni (una sulla politica di remunerazione da seguire per l’esercizio successivo e l’altra sui compensi corrisposti nell’esercizio precedente);

– definisce l’ambito delle competenze regolamentari;

– definisce l’entrata in vigore della disciplina, stabilendo che la relazione sulla remunerazione è presentata a decorrere dall’esercizio successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della regolamentazione secondaria.

(Assonime, nota del 15/11/2010)

 

 

– Accesso a Fisconline: Le utenze inutilizzate saranno automaticamente disabilitate

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che dal 1° gennaio 2011 verranno disabilitate automaticamente le utenze di Fisconline che per un lungo periodo di tempo sono rimaste inattive.

Il codice Pin, necessario per l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia, scade infatti il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello dell’ultimo utilizzo, oppure, nel caso in cui non sia mai stato utilizzato sin dalla data di attribuzione all’utente, scade il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello del rilascio (come previsto al punto 4.2 del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 10 giugno 2009).

Si ricorda che è sempre possibile chiedere nuovamente l’attribuzione del codice Pin mediante la funzione di registrazione a Fisconline, disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 16 novembre 2010)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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