Novità fiscali del 12 novembre 2010: non spetta detrazione IVA su acquisti memorizzati sul computer ma non ancora stampati al momento della verifica fiscale; i guadagni del coniuge “smontano” l’accertamento fiscale di tipo sintetico; mancato “allineamento” a studi di settore: pronto il software per inviare alle Entrate le “giustificazioni”; eliminazione riserva neutra fiscalmente; se manca la concessione non è possibile utilizzare per i cespiti l’ammortamento finanziario






 


Indice:


 


1) Non spetta la detrazione Iva sugli acquisti memorizzati sul computer ma non ancora stampati al momento della verifica fiscale


 


2) I guadagni del coniuge “smontano” l’accertamento fiscale di tipo sintetico


 


3) Mancato “allineamento” agli studi di settore: pronto il software per inviare alle Entrate le “giustificazioni”


 


4) Eliminazione riserva neutra fiscalmente


 


5) Se manca la concessione non è possibile utilizzare per i cespiti l’ammortamento finanziario


 


6) Associazioni sportive: compensi sportivi e collaborazioni amministrativo/gestionali


 


  


1) Non spetta la detrazione Iva sugli acquisti memorizzati sul computer ma non ancora stampati al momento della verifica fiscale


E’ indebita la detrazione Iva sugli acquisti se i dati contabili siano stati memorizzati sul supporto magnetico ma non siano stati stampati prima dell’inizio della verifica fiscale.


Posizione rigida della Corte di Cassazione, scaturita dalla sentenza n. 22851 del 10/11/2010 (si veda l’articolo sulle novità fiscali di ieri).


Ciò poiché occorre garantire che i dati contabili registrati nel computer non possano più essere modificati trascorsi i termini previsti per l’aggiornamento (60 giorni).


Tale decisione ha riguardato il periodo che precede la attuali regole di stampa disposte dal Legislatore, ma è comunque di attuale interesse, in momento in cui si tende ad arrivare alla archiviazione informatica delle scritture contabili.


Aderendo a tale nuova possibilità, la certezza che gli archivi informatici siano immodificabili scaturirà dall’invio dell’impronta dei documenti informatici (impronta archivio informatico), via entratel o fisconline. Tutto ciò alla luce del provvedimento del 25/10/2010.


Ritornando, alla stampa dei libri contabili su carta, e, quindi, alla citata sentenza, l’art. 3, comma 4, della Legge 21/11/2000, n. 342, ha modificato l’art. 7, comma 4-ter, del D.L. n. 357/94, convertito in L. n. 489/94, stabilendo che: “a tutti gli effetti di legge, la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici è considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativi all’esercizio per il quale non siano scaduti i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali, allorquando anche in sede di controlli ed ispezioni gli stessi risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti ed in loro presenza”.


Come rimarcato dall’Amministrazione finanziaria, con la circolare 16 novembre 2000, n. 207/E, si sono allungati i termini entro i quali é possibile provvedere alla stampa definitiva dei supporti cartacei, giacché, “i registri contabili tenuti con sistemi meccanografici si considerano regolari, pur in difetto della trascrizione su supporti cartacei, sino al momento di scadenza dei termini per la presentazione delle relative dichiarazioni dei redditi”.


Adesso la Cassazione ha ribadito l’allungamento di tali termini non vale per il passato.


Da ricordare, infine, che la C.M. n. 181/E del 1994, ebbe a precisare che per essere rispettosi della norma:


a)   deve essere possibile trascrivere su supporti cartacei i dati memorizzati su supporti magnetici in qualsiasi momento, e quando vengano richiesti in sede di controllo dagli organi competenti ed in loro presenza;


b)   le scritture devono essere “aggiornate”, nel senso che i dati risultino acquisiti dall’elaboratore entro il termine di 60 giorni dalla data di effettuazione delle operazioni (art. 22 del DPR n. 600/73), ai fini delle imposte sui redditi.


 


 


2) I guadagni del coniuge “smontano” l’accertamento fiscale di tipo sintetico


Secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Isernia (sentenza n. 134/2/2010), nell’ipotesi di accertamento da redditometro l’aiuto finanziario concesso dalla propria moglie e dagli altri componenti familiari, le sopravvenienze attive dei depositi bancari sono prove utili a dimostrare che le spese sono state utilizzate per esigenze familiari e sono, quindi, valide per respingere le pretese dell’Amministrazione finanziaria.


Nel caso di specie, ad un contribuente era stato notificato un avviso di accertamento in relazione alla dichiarazione dei redditi del 2004 con cui si accertava sinteticamente un maggiore reddito Irpef, sanzioni e interessi.
La citata Commissione Tributaria Provinciale ha accolto il ricorso presentato dal contribuente ritenendo imprecisi e contraddittori gli elementi su cui si è fondato l’accertamento di tipo sintetico.


L’ufficio non aveva tenuto conto del contributo economico fornito dal coniuge del contribuente dai suoi familiari, sia del fatto che alcune autovetture non appartenevano allo stesso contribuente. E’ mancata anche la fase dell’invito al contradditorio.


 


 


3) Mancato “allineamento” agli studi di settore: pronto il software per inviare alle Entrate le “giustificazioni”


La trasmissione delle segnalazioni potrà essere effettuata a partire dal 15 novembre prossimo e sino al 31 gennaio 2011.


E’ stato reso disponibile il 11/11/2010 sul sito www.agenziaentrate.it il software (versione: 1.0.0 del 11/11/2010) di compilazione e predisposizione da utilizzare per l’invio di segnalazioni relative agli Studi di settore Unico 2010 (anno 2009).


Il software è destinato ai contribuenti che vogliono comunicare all’Amministrazione Finanziaria informazioni o elementi giustificativi relativi a situazioni di non congruità, non normalità o non coerenza risultanti dall’applicazione degli Studi di settore per il periodo d’imposta 2009, ovvero per la medesima annualità, afferenti l’indicazione in dichiarazione di cause di inapplicabilità o di esclusione.


Il citato software consente di predisporre una segnalazione e di inviarla telematicamente.


Per l’invio telematico della segnalazione (possibile a partire dal 15 novembre 2010) è sufficiente possedere il Pincode (codice personale), indispensabile per utilizzare i servizi internet dell’Agenzia delle Entrate, oppure aver ottenuto l’autorizzazione per accedere al servizio Entratel.


Come anticipato dalla circolare n. 34/E del 18/6/2010, il software “Segnalazioni


studi di settore Unico 2010” consente di fornire giustificazioni rispetto ai risultati degli studi di settore entro un termine più ampio di quello ordinariamente previsto per la trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi.


L’Agenzia delle Entrate, con la suddetta circolare ha delineato il profilo degli studi per il 2009, per arginare l’impatto della congiuntura economica registrata lo scorso anno.


Si tratta di accorgimenti “a cascata”, che operano sulla normalità economica e sui diversi settori, fino ad arrivare alla specificità dei singoli contribuenti.


Sono state, inoltre, illustrate le tre nuove analisi di territorialità, che consentono di “localizzare” l’applicazione degli studi e di adeguarli alla caratteristiche delle singole aree, calando nel territorio questi strumenti dell’accertamento, in chiave sempre più federalista.


Quattro mosse “correttive”


Sono quattro le tipologie di correttivi messe in campo. La prima categoria di interventi è relativa all’analisi della normalità economica per coloro che presentano una riduzione dei ricavi/compensi.


I secondi correttivi sono quelli “specifici per la crisi”, che adeguano ai suoi effetti i risultati degli studi.


Per i professionisti che operano a prestazioni, ad esempio, questi interventi tengono conto del possibile aumento del peso degli acconti sul totale dei compensi, e sono nati mettendo in relazione l’andamento dei compensi dichiarati con il posizionamento nell’analisi di congruità e la percentuale di quelli relativi ad incarichi iniziati e completati nell’anno.


Ci sono poi i correttivi congiunturali di settore, calcolati per singolo modello organizzativo, considerando la contrazione dei margini e il minor utilizzo degli impianti, per le imprese. Infine, la quarta linea d’azione riguarda i “correttivi congiunturali individuali”, che interessano i soggetti non congrui che presentano una riduzione dei ricavi/compensi dichiarati.


In questo caso, i coefficienti congiunturali strutturali e territoriali vanno a cogliere il grado di crisi registrato dal singolo contribuente.


I nuovi correttivi sono il frutto di un accurato monitoraggio dell’impatto della crisi, basato sulla raccolta delle informazioni fornite dalle associazioni di categoria, a loro volta incrociate con i risultati delle analisi dei settori svolte da Banca d’Italia, Istat, Isae, Prometeia e altri istituti di ricerca di primaria importanza in campo economico aziendale.


Particolare peso nell’attività di monitoraggio ha avuto anche l’analisi dei dati delle comunicazioni annuali Iva 2010 presentate dai contribuenti entro lo scorso mese di febbraio.


Prove di federalismo con tre analisi di territorialità “mirate”


Dall’attività di analisi del territorio e delle sue specificità sono nati tre indicatori “su misura”, che consentono di differenziare l’applicazione degli studi e di adeguarli alla caratteristiche delle singole aree, rendendo questi strumenti dell’accertamento sempre più aderenti alla realtà economica in cui si muovono le imprese.


Il primo indicatore, “livello di retribuzioni”, è individuato a livello provinciale e considera quanto incide il costo delle retribuzioni sulla determinazione dei ricavi, in base alla specifiche realtà territoriali.


Il secondo, “livello del reddito disponibile per abitante”, invece, tiene conto della capacità dei contribuenti di produrre ricavi/compensi, in funzione dei diversi livelli di benessere e del tasso di sviluppo economico che caratterizzano il luogo in cui svolgono la loro attività.


L’ultimo indicatore riguarda il “livello delle quotazioni immobiliari” e nasce in particolare per gli studi delle costruzioni e quelli di valorizzazione immobiliare, differenziando il territorio nazionale in base ai valori di mercato degli immobili per comune, provincia, regione e aree territoriali.


Studi in scala regionale per le costruzioni


Quello delle costruzioni è stato il primo studio elaborato su base regionale, secondo il dettato della manovra d’estate 2008 (D.L. 112/2008).


La regionalizzazione ha consentito di “localizzare” ben 408 differenti gruppi di imprese con caratteristiche omogenee, con altrettante conseguenti funzioni regionali di ricavo, definite in base a dimensione, struttura, modalità di acquisizione e realizzazione dei lavori, tipologia di attività e di clientela.


Inoltre, secondo le linee operative dettate dal decreto del 19 maggio 2009, gli Osservatori regionali, integrati con un rappresentante dell’Anci, sono entrati attivamente in campo nella valutazione dei risultati dei nuovi studi, con l’intento di calare questo strumento dell’accertamento sempre più nel territorio e garantirne un’effettiva elaborazione “su misura”.


 


 


4) Eliminazione riserva neutra fiscalmente


Il giudice di legittimità ha esaminato il caso dell’eliminazione della riserva stanziata in applicazione del c.d. “metodo del patrimonio netto” (art. 2426 n. 4 c.c.), conseguente all’incorporazione della partecipata.


In tale ipotesi deve essere applicato il principio della “neutralità fiscale” della fusione.


Anche se viene meno la riserva imponibile, ciò non pregiudica la neutralità fiscale della fusione.


Questa ne costituisce “conseguenza necessaria” e resta “totalmente estranea al concetto di realizzo invocato dall’Agenzia”.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 22849 del 10/11/2010)


 


 


5) Se manca la concessione non è possibile utilizzare per i cespiti l’ammortamento finanziario


Occorre la concessione per potere ammortizzare i cespiti con il metodo finanziario.


Mentre stipulando solo il contratto di appalto con l’ente pubblico, tale facoltà non è concessa dal legislatore sia pure venga previsto che al termine dei lavori tali cespiti siano devoluti gratuitamente all’ente stesso,


La deduzione di quote costanti di ammortamento finanziario è ammessa solo ed esclusivamente in presenza di una concessione e non di altre tipologie di contratti.


In caso di appalto, pertanto, vanno applicati i coefficienti ministeriali.


Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Trento con la sentenza n. 63/5/10 del 18 ottobre 2010, che ha respinto il ricorso presentato da una società operante a livello nazionale nel campo della ristorazione collettiva, che a seguito di aggiudicazione di numerose gare di appalto con enti pubblici, si è vista costretta (sulla base dei capitolati di gara), quale soggetto aggiudicatario, ad accollarsi l’acquisto dei beni necessari per l’espletamento del servizio (arredi, elettrodomestici, stoviglie ecc.).


Con l’obbligo alla, alla scadenza dell’appalto, di cedere detti beni ceduti gratuitamente all’ente appaltante.


Per cui, tale società aveva ritenuto consono ammortizzare i cespiti rapidamente utilizzando l’ammortamento finanziario (art. 104 del Tuir), anziché quello fiscalmente ammesso.


In sede di accertamento, l’ufficio del fisco ha contestato alla società l’illegittimo utilizzo dell’ammortamento finanziario poiché quest’ultimo viene consentito in luogo dell’ammortamento di cui agli artt. 102 e 103 del TUIR esclusivamente in presenza di una concessione.


Secondo l’Amministrazione finanziaria la scelta del legislatore è stata quella di consentire l’ammortamento finanziario in presenza della gratuita devoluzione dei beni solo se accompagnata dalla sussistenza della concessione. Non, invece, in presenza di contratto di appalto.


Pertanto, la citata C.T.P. ha accolto la tesi del fisco.


 


 


6) Associazioni sportive: compensi sportivi e collaborazioni amministrativo/gestionali


Le associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro, in possesso dei previsti requisiti (vale a dire, statuto registrato contenente le clausole indicate dall’art. 90 della Legge 289/2002; affiliazione ad una Federazione, ad un Ente di promozione sportiva o ad una Disciplina sportiva riconosciuta dal CONI; iscrizione nel registro tenuto dal CONI) possono erogare compensi agli sportivi fruendo di determinati vantaggi fiscali e contributivi.


L’UISP ha fornito, all’interno della proprio vademecum 2010, le seguenti linee guida:


Compensi sportivi


Si tratta di compensi riconosciuti ad istruttori sportivi, tecnici, arbitri, responsabili di manifestazioni sportive dilettantistiche, atleti e figure analoghe.


L’agevolazione fiscale è contenuta nell’art.67 del TUIR, ai sensi del quale sono redditi diversi, se non conseguiti nell’esercizio di professioni né derivanti da un rapporto di lavoro dipendente, quelli “erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto”.


La Legge 14/2009 ha chiarito che, nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche devono essere ricomprese attività quali “la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica”.


Regime previdenziale complesso


I percettori compensi sportivi non devono versare contributi previdenziali (INPS) in relazione a questo tipo di introiti, come chiarito dall’INPS stesso.


Per quanto riguarda invece l’ENPALS il discorso è decisamente più complesso.


Con il Decreto 15 marzo 2005 sono state adeguate le categorie dei lavoratori assicurati obbligatoriamente presso l’Enpals e tra queste vengono indicati gli “impiegati, operai, istruttori e addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi”.


Secondo l’Istituto (Circolare Enpals n. 7 del 30/3/2006) l’obbligatorietà dell’iscrizione sussiste a prescindere dalla natura giuridica – subordinata o autonoma – del rapporto di lavoro di tali collaboratori.


Precisato l’onere contributivo anche per i collaboratori autonomi di impianti sportivi, l’ENPALS ha ritenuto (Circolare n.13 del 7.8.2006) che dovessero pagare tali contributi anche gli istruttori che percepiscono compensi sportivi. Sempre secondo l’Istituto previdenziale, i compensi sportivi non presenteano più i caratteri propri dei redditi diversi – di per sé esenti da contributi previdenziali – ma sono attratti nell’ambito dei redditi da lavoro autonomo – assoggettati ad ENPALS – nel caso di importo annuo complessivamente superiore a 4.500 euro. In questo caso viene meno il carattere di marginalità degli introiti che contraddistinguono i cd. redditi diversi.


In buona sostanza secondo l’ENPALS l’istruttore sportivo che percepisce più di 4.500 euro l’anno deve versare i contributi previdenziali.


Collaborazioni amministrativo gestionali


La disciplina fiscale dei compensi sportivi si applica anche ai rapporti qualificabili come collaborazioni amministrativo – gestionali, ossia “ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche” per l’espletamento dei compiti tipici di segreteria quali, ad esempio, le iscrizioni, la tenuta della cassa e della contabilità da parte di non professionisti (Agenzia delle Entrate Circolare n. 21 del 2003).


Questa tipologia di rapporti può essere instaurata dalle associazioni e società sportive dilettantistiche e – a seguito della approvazione della Legge 14/2009 – anche dalle Federazioni, Discipline sportive associate ed Enti di promozione sportive riconosciuti dal CONI.


Sotto il profilo previdenziale e assicurativo, l’INPS non ha affermato l’inesistenza dell’obbligo contributivo mentre l’ENPALS non ha vantato pretese su questa tipologia di collaboratori.


Sotto il profilo giuslavoristico invece le collaborazioni amministrativo gestionali sono attratte – per quanto concerne gli adempimenti connessi – nell’ambito dei


rapporti di lavoro parasubordinato. Ciò significa che l’instaurazione di questa forma atipica di collaborazione dovrà essere preventivamente comunicata al centro per l’impiego (dal marzo del 2008 esclusivamente per via telematica) ed i dati relativi al rapporto dovranno essere indicati nel Libro Unico del Lavoro.


Agevolazioni fiscali connesse all’erogazione di compensi sportivi e compensi per collaborazioni amministrativo-gestionali


Il regime agevolato di tali compensi prevede che l’associazione sportiva dilettantistica:


– non debba operare alcuna ritenuta nei confronti del collaboratore che dichiari di non aver percepito nel corso dell’anno solare più di 7.500 per compensi sportivi.


Il plafond deve intendersi riferito ai compensi erogati da qualsiasi organizzazione sportiva. Non concorrono, altresì, a formare il reddito, i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale. I rimborsi spese a piè di lista non incidono pertanto sul plafond dei 7.500 euro;


– per gli importi che superano i 7.500 euro, deve operare le ritenute nella misura fissata per il primo scaglione di reddito, maggiorata delle addizionali di compartecipazione all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Tali ritenute saranno a titolo d’imposta per la parte imponibile dei suddetti redditi compresa fino a € 28.158,28, a titolo di acconto per la fascia di reddito che supera € 28.158,28.


Ai soli fini della determinazione delle aliquote per scaglioni di reddito, la parte dell’imponibile assoggettata a ritenuta a titolo d’imposta concorre alla formazione del reddito complessivo del collaboratore.


Adempimenti a carico del sodalizio


Il rapporto non richiede obbligatoriamente la sottoscrizione di un contratto ma viene ritenuto opportuno redigere un’apposita lettera di incarico.


L’Associazione deve versare le ritenute fiscali qualora il pagamento del compenso determini anche solo parzialmente il superamento della soglia di esenzione (7.500 euro annui).


Il versamento andrà effettuato entro il 16 del mese successivo a quello in cui si verifica il superamento del citato tetto, utilizzando il modello F24.


(UISP, Guida del 2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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