Validità solo per il contribuente

L’istanza presentata all’ufficio finanziario da un professionista che rappresenta per procura una società deve ritenersi inviata dal contribuente e pertanto esplica effetto solo nei confronti dello stesso.


Quanto precede è contenuto nella recente sentenza n. 20421 depositata il 29 settembre 2010 della Corte di Cassazione da cui emerge che il quesito sotto forma di interpello può essere inoltrato da persona delegata a rappresentare la società e non direttamente da quest’ultima e gli effetti del parere stesso si producono in capo alla società stessa.




L’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212 recante norme sullo “Statuto del contribuente” disciplina l’istituto dell’interpello ordinario mediante il quale il contribuente può porre quesiti all’Amministrazione Finanziaria circa la corretta applicazione delle norme tributarie. La risposta dell’amministrazione finanziaria vincola con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza di interpello, e limitatamente al contribuente. Qualsiasi atto emanato in difformità della risposta fornita dalla P.A. è nullo. Il D.M 26 aprile 2001, n. 209, recante il Regolamento sulle modalità di esercizio dell’interpello, prevede all’art. 1, comma 3, che l’istanza di interpello può essere presentata anche da soggetti che in base a specifiche disposizione di legge sono obbligati a porre in essere gli adempimenti tributari per conto del contribuente.

L’interpello tributario, quindi, consente al contribuente di chiedere all’Amministrazione la corretta interpretazione delle disposizioni tributarie in relazione a suoi specifici casi concreti e personali nel caso ci siano “obiettive condizioni di incertezza” circa l’applicazione delle disposizioni stesse. Dette istanze devono essere collegate all’interpretazione della norma ovvero a mere situazioni di diritto e non per ottenere chiarimenti relativi ad accertamenti tecnici o situazioni di fatto.

L’Agenzia delle entrate ha chiarito che le risposte rese in sede di interpello non sono atti impugnabili. (Circolare del 3 marzo 2009, n. 7, Agenzia Entrate. L’ interpello, non è vincolante per il contribuente ma solo per l’Amministrazione finanziaria. Ha natura di parere in quanto non lede la sfera giuridica del contribuente, ma rende nota preventivamente la posizione dell’Agenzia sul caso concreto.)

Il caso portato al vaglio della Corte di Cassazione ha riguardato una richiesta di rimborso IVA presentata da una società che l’ufficio finanziario non ha accolto a causa di diverse violazioni in materia di contabilità addebitabili alla società stessa. La CTR ha ritenuto corretto la sospensione del rimborso e la richiesta di garanzia, stabilendo la non applicabilità del condono tombale ex legge n. 289 del 2002 alle sanzioni irrogate per gli anni pregressi.. Tale orientamento comunque risultava contrario a quanto affermato dalla DRE a cui la società, attraverso il suo legale, si era rivolta chiedendo uno specifico parere-interpello.

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso della società ritenendo errata la tesi sostenuta dall’amministrazione finanziaria circa l’illegittimità del soggetto richiedente l’interpello, nel senso che il parere non fu reso “ad personam” (cioè alla società contribuente), ma a persona che non si era qualificata come rappresentante. Infatti gli stessi giudici, avendo accertato dalla documentazione di causa che l’attività del rappresentate poteva ricollegarsi direttamente alla società, non hanno accolto le motivazioni addotte dall’amministrazione finanziaria secondo cui il quesito doveva essere rappresentato dalla società. e non da persona che, seppur delegata a rappresentarla, non aveva fatto menzione di tale delega. Non è stata accolta, quindi, una tesi restrittiva del “dettato garantistico” del citato art. 11 legge n. 212/2000 fornita dal fisco, stante l’accertato diretto collegamento dell’attività del rappresentante con quella della società. Quanto precede comporterebbe, secondo i giudici, il non riconoscimento del valore sostanziale di tutela contenuto nell’art. 11, il quale, nel disciplinare il caso in cui il contribuente si sia adeguato ad un esplicito responso dell’amministrazione finanziaria, prevede la nullità degli atti impostivi che risultino in contrasto con l’esito dell’interpello.

Enzo Di Giacomo

28 ottobre 2010


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