Novità fiscali dell'11 ottobre 2010: scudo fiscale: verifica della sussistenza dei presupposti per accedere alle operazioni di emersione; niente apprendistato per il Consulente del Lavoro; dai Consulenti del Lavoro le soluzioni su come uscire dalla crisi economica; le responsabilità dell’Ente individuate dall’UGDCEC

 






 


Indice:


 


1) Niente apprendistato per il Consulente del Lavoro


 


2) Dai Consulenti del Lavoro le soluzioni su come uscire dalla crisi economica


 


3) Le responsabilità dell’Ente individuate dall’UGDCEC


 


4) Scudo fiscale: Verifica della sussistenza dei presupposti per accedere alle operazioni di emersione


 


5) Altre di fisco


 


 


1) Niente apprendistato per il Consulente del Lavoro


Il Consulente del Lavoro non può essere apprendista.


E’ questa la precisazione della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro contenuta nel parere n. 25 del 08 ottobre 2010.


Secondo tale Fondazione, il contratto di apprendistato è incompatibile con lo svolgimento di attività proprie della professionalità disciplinata dalla legge n. 12/79 cui vi si addica un soggetto in possesso del titolo professionale acquisito superando l’esame di abilitazione.


Il contratto di apprendistato, nelle sue diverse forme, rappresenta il tipico contratto di lavoro a causa c.d. “mista”, in considerazione del fatto che al consueto sinallagma prestazione di lavoro vs. retribuzione, si aggiunge l’ulteriore elemento della formazione professionale, essendo tale rapporto destinato all’insegnamento necessario al raggiungimento della capacità tecnica propria del lavoratore qualificato.


Lo svolgimento della attività professionale tipica del Consulente del Lavoro può atteggiarsi in diverse forme: individuale, associato, societario (art. 3 del Codice Deontologico, Del. CNO n. 209 del 3 ottobre 2008), nonché nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato (art. 32 Codice Deontologico, cit.).


 


 


2) Dai Consulenti del Lavoro le soluzioni su come uscire dalla crisi economica


Uscire dalla crisi mettendosi in proprio. E quanto riportato in nota dei Consulenti del Lavoro, Fondazione studi, del 08 ottobre 2010 che si riporta di seguito (disponibile sul sito www.consulentidellavoro.it):


“Vi sono degli strumenti legislativi che offrono la possibilità ai lavoratori di dare il via ad attività di lavoro autonomo, autoimprenditoriale, di micro-impresa o di cooperativa.


La crisi economica ha causato la perdita di numerosi posti di lavoro ma vi sono degli strumenti legislativi che offrono la possibilità ai lavoratori interessati da sospensioni dell’attività lavorativa o collocati in mobilità di dare il via ad attività di lavoro autonomo, autoimprenditoriale, di micro-impresa o di cooperativa.


La finalità della norma è quella di facilitare l’avvio di un’iniziativa imprenditoriale con le risorse che sarebbero spettate al lavoratore quale trattamento di sostegno sociale.


In pratica, i lavoratori che percepiscono ammortizzatori quali l’indennità di disoccupazione e quelli che beneficiano dei trattamenti cosiddetti in deroga possono chiedere che sia loro liquidata, in un’unica soluzione, l’indennità loro spettante: ovviamente le erogazioni devono essere vincolate all’utilizzo sopra descritto.


Per richiedere questa opzione l’Inps ha predisposto un’apposita modulistica da presentare alla sede territorialmente competente alla corresponsione del trattamento di sostegno al reddito, entro i termini di fruizione del trattamento medesimo, recante la specificazione circa l’attività da intraprendere.


La liquidazione in un’unica soluzione dell’indennità che sarebbe spettata fino alla fine del trattamento può anche essere richiesta dai lavoratori che beneficiano della cassa integrazione ordinaria per riduzioni o sospensioni di orario, anche tramite procedure di rotazione.


Questa possibilità è estesa anche ai lavoratori interessati da contratti di solidarietà “difensivi”.


L’erogazione massima che può essere concessa al lavoratore è pari a dodici mesi di indennità di mobilità qualora si sia in presenza di casistiche di cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale (a seguito di cessazione totale o parziale dell’attività) oppure di procedure concorsuali.


In questo caso il lavoratore deve vantare almeno 12 mesi di anzianità aziendale, di cui almeno sei di effettivo lavoro. I consulenti del lavoro sono in prima linea per assistere le aziende nell’uscita “guidata” di questi lavoratori.


Effettuata l’istanza, l’Inps verifica i requisiti ed eroga inizialmente il 25% del trattamento totale spettante.


Se il lavoratore si trova ancora in forza presso l’azienda (ad es. nel caso di Cig) dovrà rassegnare le dimissioni entro 15 giorni. Il restante contributo verrà erogato dall’Inps solo dopo aver riscontrato l’effettivo inizio dell’attività in proprio”.


 


 


3) Le responsabilità dell’Ente individuate dall’UGDCEC


L’ente è responsabile se il reato è stato commesso a “suo interesse o a suo vantaggio”. Non occorre, quindi, avere conseguito un concreto vantaggio, ma è sufficiente che vi sia l’interesse a commettere il reato.


Tuttavia, l’ente stesso non risponde se dimostra di avere adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo tale da prevenire la commissione dei reati della stessa fattispecie di quello verificatosi.


E’ questo uno degli aspetti rilevati dalla Commissione Enti locali dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Salerno nel proprio documento del 20/09/2010 incentrato sulle responsabilità degli enti e modelli organizzativi(partecipate pubbliche, aziende ospedaliere ed aziende sanitarie locali).


Il reato, quindi, deve essere stato commesso aggirando fraudolentemente il Modello stesso.


La valutazione della validità del Modello adottato e della sua efficace attuazione è formulata dal giudice in sede di accertamento penale (ovvero, la prova della solidità del modello si ha solo nel malaugurato caso di procedimento penale per uno dei reati considerati).


Le sanzioni nel D.Lgs. 231/2001


Il D.Lgs. 231/2001 contiene la disciplina generale delle sanzioni amministrative applicabili agli enti.


Per tale fattispecie, la legge delega prevede l’irrogazione di sanzioni pecuniarie e di sanzioni interdittive.


Tuttavia, le seconde (sanzioni interdittive) vengono previste solo nei casi di particolare gravità.


Per le sanzioni pecuniarie sono previsti i seguenti limiti: Non devono essere inferiori ad € 25.822,84 e non devono oltrepassare € 1.549.370,70.


Inoltre il giudice deve tenere conto anche della commisurazione della pena in relazione dell’ammontare dei proventi del reato e delle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente.


Sono tuttavia previste ipotesi di riduzione della sanzione pecuniaria per i casi di particolare tenuità del fatto (tra € 10.329,14 ed € 103.291,38) e quando venga realizzata un’efficace riparazione o reintegrazione dell’offesa realizzata.


Oltre alle sanzioni interdittive, per le quali sono previsti casi di inapplicabilità delle stesse in presenza di condotte di efficace riparazione o reintegrazione dell’offesa, si applicano anche le sanzioni della confisca e della pubblicazione della sentenza di condanna.


Prescrizione


Il termine di prescrizione previsto per l’applicazione delle sanzioni amministrative è stabilito in cinque anni dalla data di consumazione del reato.


 


 


4) Scudo fiscale: Verifica della sussistenza dei presupposti per accedere alle operazioni di emersione


In materia di verifica della sussistenza dei presupposti per accedere alle operazioni di emersione delle attività detenute all’estero di cui all’art. 13-bis del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 52/E del 08 ottobre 2010.


Come è noto, l’art. 13-bis del D.L. 1 luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ha istituito una imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali oggetto di rimpatrio o regolarizzazione.


L’effettivo pagamento dell’imposta straordinaria produce particolari effetti preclusivi, con riguardo agli accertamenti tributari e contributivi, ed estintivi delle sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali, nonché di quelle previste dall’articolo 5 del decreto legge n. 167 del 1990, relativamente alla disponibilità delle attività finanziarie emerse.


Esso produce inoltre l’effetto di escludere la punibilità per i reati di cui agli articoli 2, 3, 4, 5 e 10 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, nonché per i reati previsti dagli articoli 482, 483, 484, 485, 489, 490, 491-bis e 492 del codice penale, nonché dagli articoli 2621 e 2622 del codice civile, quando tali reati siano stati commessi per eseguire od occultare i predetti reati tributari, ovvero per conseguirne il profitto e siano riferiti alla stessa pendenza o situazione tributaria.


Come già chiarito in precedenza, il contribuente che intenda opporre all’Amministrazione Finanziaria i citati effetti preclusivi ed estintivi, deve farlo in sede di inizio di accessi, ispezioni e verifiche ovvero entro i trenta giorni successivi a quello in cui l’interessato ha formale conoscenza di un avviso di accertamento o di rettifica o di un atto di contestazione di violazioni tributarie, compresi gli inviti, i questionari e le richieste di cui agli articoli 51, comma 2, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e all’articolo 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.


Per formale conoscenza si  intende la notifica, ritualmente eseguita, dei predetti atti.


In presenza della suddetta opposizione, l’Ufficio che procede al controllo deve porre in essere una serie di valutazioni ed adempimenti, attenendosi alle istruzioni operative di seguito enucleate.


Acquisizione di copia della dichiarazione riservata e di elementi sintetici di riscontro


Gli effetti preclusivi ed estintivi dell’emersione sono formalmente opposti dal contribuente mediante la esibizione della dichiarazione riservata a suo tempo consegnata all’intermediario depositario delle somme e delle altre attività finanziarie o incaricato della regolarizzazione.


Copia della dichiarazione riservata, sottoscritta dall’intermediario, va quindi sempre acquisita ed unita agli atti del controllo.


Viene inoltre sempre riscontrata l’autenticità della detta dichiarazione chiedendo formalmente all’intermediario che risulta averla ricevuta, ai sensi dell’art. 32, comma 1, n. 8), del D.P.R. n. 600 del 1973, di trasmettere copia dell’esemplare in suo possesso e di fornire le seguenti informazioni:


– data di conferimento dell’incarico da parte del contribuente;


– data ed estremi del versamento dell’imposta straordinaria per conto del


contribuente;


– data e modalità di presa in carico delle attività (assunzione in custodia, deposito, amministrazione o gestione delle attività rimpatriate e depositate ovvero esistenti all’estero) indicate nella dichiarazione riservata.


Verifica dell’esistenza del presupposto impositivo


Il presupposto impositivo risulta integrato in presenza di attività finanziarie o patrimoniali:


– detenute fuori del territorio dello Stato, a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, e per le quali non siano stati assolti gli obblighi dichiarativi previsti dal decreto legge n. 167 del 1990;


– rimpatriate in Italia o, qualora detenute in Stati dell’Unione europea e in Stati


aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa (Norvegia e Islanda) ovvero in Paesi aderenti all’OCSE che non hanno posto riserve alla possibilità di scambiare informazioni bancarie, regolarizzate all’estero (allegato alla circolare n. 43/E del 2009 contenente l’elenco dei Paesi per i quali era ammessa l’operazione di regolarizzazione).


L’effettiva sussistenza del presupposto impositivo rappresenta, peraltro, un profilo di particolare rilevanza in sede di controllo.


L’eventuale assenza di uno o più degli elementi che lo integrano determinerebbe, infatti, la non operatività degli effetti preclusivi ed estintivi connessi al relativo pagamento (è il caso, ad esempio, in cui le attività finanziarie indicate nella dichiarazione non risultassero effettivamente detenute all’estero al 31 dicembre 2008).


Verifica del requisito della residenza in Italia


Un primo elemento da verificare è rappresentato dalla residenza fiscale in Italia del contribuente, nel periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata (2009 o 2010).


I destinatari delle disposizioni concernenti l’emersione delle attività detenute all’estero sono quelli interessati dalla normativa sul monitoraggio fiscale ossia


le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed associazioni


equiparate, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato e tale requisito deve


sussistere per il periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata.


La verifica va effettuata sulla base delle informazioni anagrafiche presenti in A.T. e, qualora risulti la residenza all’estero – con eventuale iscrizione all’A.I.R.E. – occorre chiedere specifiche informazioni al Comune di ultima residenza del contribuente e a quest’ultimo documentazione idonea a dimostrare il requisito della residenza.


A tal fine, per i cittadini emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati dal D.M. 4 maggio 1999 (nella cosiddetta “black list”) l’attestazione, formulata nella dichiarazione riservata, del proprio status di residente in Italia equivale alla rinuncia della possibilità di fornire la prova contraria di cui al comma 2-bis dell’articolo 2 del T.U.I.R. e, pertanto, vanno considerati residenti senza ulteriori accertamenti.


Verifica della effettività della detenzione all’estero delle attività indicate nella dichiarazione riservata


La circostanza che la detenzione fuori del territorio dello Stato delle attività finanziarie o patrimoniali indicate nella dichiarazione riservata sia iniziata in una data non successiva al 31 dicembre 2008 costituisce, quindi, un elemento essenziale per l’integrazione del presupposto impositivo, unitamente a quella dell’omesso adempimento degli obblighi dichiarativi previsti dal decreto legge n. 167 del 1990.


Pertanto, verrà chiesto al contribuente di fornire elementi idonei a riscontrare la sussistenza delle suddette circostanze.


Si tratta in specie, con riguardo alle attività finanziarie e patrimoniali oggetto di rimpatrio o di regolarizzazione indicate nel quadro A della dichiarazione riservata, dei seguenti dati:


– per il “denaro” (rigo A1) lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui era detenuto


al 31 dicembre 2008 e le modalità della detenzione (conti correnti, affidamento a fiduciari, ecc.);


– per le “altre attività finanziarie” (rigo A2) la tipologia di attività (azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento) e lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui erano detenute al 31 dicembre 2008;


– per gli “altri investimenti di natura non finanziaria” (rigo A4) la tipologia dell’investimento (opere d’arte, gioielli, etc.) e lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui era detenuto al 31 dicembre 2008;


– per i “beni immobili e diritti immobiliari” (rigo A3) la natura dei beni e dei diritti e lo Stato estero (o gli Stati esteri) in cui erano detenuti al 31 dicembre


2008.


Verrà anche chiesto al contribuente di confermare che le attività dichiarate non erano già detenute in epoca antecedente al periodo d’imposta oggetto del controllo (atteso che, nella contraria ipotesi, le stesse non possono ritenersi “riferibili” agli imponibili relativi al detto periodo con la conseguente inopponibilità del relativo rimpatrio).


Qualora ritenuto necessario per integrare il quadro informativo, si procede alla richiesta di ulteriore documentazione idonea a comprovare l’effettiva sussistenza di circostanze rilevanti ai fini della verifica.


In presenza di rimpatrio c.d. “giuridico” da Paesi cosiddetti “black list” avente ad oggetto denaro, considerati i profili di rischio insiti in tale forma di emersione, verrà sempre valutata la opportunità di chiedere l’esibizione di documentazione idonea a comprovare l’effettiva detenzione all’estero prima del 31 dicembre 2008, nonché le modalità della detenzione stessa.


Qualora il contribuente non fornisca collaborazione:


– per quanto riguarda la cd. regolarizzazione, saranno acquisiti dall’intermediario i documenti forniti dal contribuente all’atto del conferimento dell’incarico e, in presenza di ulteriori dubbi sulla veridicità degli stessi, potranno essere attivati gli strumenti di collaborazione internazionale interessando il Settore internazionale, Ufficio Scambio di informazioni della Direzione Centrale accertamento;


– per quanto riguarda il rimpatrio, verrà richiesto all’intermediario di fornire informazioni in ordine alle attività prese in carico ed alla loro provenienza.


Ottenute le informazioni sopra menzionate, occorre quindi verificare (mediante la consultazione a sistema dei quadri RW eventualmente presenti nelle dichiarazioni dei redditi presentate) che le attività dichiarate, meglio individuate grazie alle informazioni medesime, non abbiano formato oggetto degli obblighi dichiarativi previsti dal decreto legge n. 167 del 1990.


Nel caso in cui verrà ritenuta l’inesistenza dei previsti presupposti l’Ufficio procederà a disconoscere gli effetti premiali dello scudo e, al ricorrere dei presupposti, ad inoltrare la denuncia alla competente Autorità Giudiziaria.


Al riguardo, qualora la dichiarazione riguardi attività di natura finanziaria (ad esempio, denaro, titoli, polizze assicurative produttive di redditi di natura finanziaria), il contribuente deve allegare alla dichiarazione riservata una certificazione o altra documentazione analoga (ad esempio, estratti conto bancari) rilasciata dall’intermediario estero, avente data ragionevolmente ravvicinata a quella di presentazione della dichiarazione che sia in grado di comprovare che le attività finanziarie sono depositate o costituite presso l’intermediario medesimo e che quindi sono effettivamente detenute all’estero.


In tali casi, la responsabilità circa la veridicità e la provenienza della certificazione ricade sull’interessato e sul soggetto che l’ha rilasciata, i quali ne


rispondono a tutti gli effetti di legge, anche penali.


Verifica della effettività del rimpatrio o regolarizzazione


L’altro elemento essenziale per l’integrazione del presupposto impositivo è rappresentato:


– dal rimpatrio in Italia di attività finanziarie o patrimoniali detenute all’estero;


– dalla regolarizzazione di attività finanziarie o patrimoniali detenute in Stati dell’Unione europea o in Stati aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa (Norvegia e Islanda) ovvero in Paesi aderenti all’OCSE che non hanno posto riserve alla possibilità di scambiare informazioni bancarie.


Di particolare rilevanza, anche se non particolarmente ricorrente, è poi la situazione in cui l’emersione abbia riguardato denaro contante.


In questi, come in altri casi simili, il profilo di rischio è da considerare alto e vanno pertanto condotti approfondimenti, verificando, tra l’altro, che si tratti di


attività:


– comprese tra quelle che potevano formare oggetto di emersione;


– di effettiva pertinenza del contribuente;


– di valore coincidente con quello dichiarato.


Quanto alle modalità del rimpatrio, il rimpatrio c.d. “giuridico” può presentare profili di rischio superiori rispetto al rimpatrio “fisico” e pertanto richiedere più specifici approfondimenti (utile potrebbe rivelarsi l’acquisizione di copia della dichiarazione di trasporto al seguito rilasciata all’intermediario unitamente alla dichiarazione riservata).


Più in particolare, a specifico rischio di abuso viene considerata l’ipotesi del rimpatrio c.d. “giuridico”, da Paesi cosiddetti “black list”, avente ad oggetto denaro contante, alla quale viene riservata specifica attenzione chiedendo, ove ritenuto necessario, ulteriore documentazione idonea a comprovare le modalità della detenzione fino al momento del rimpatrio e la successiva formale assunzione in custodia, deposito, amministrazione o gestione in capo all’intermediario italiano.


Ulteriori profili di rischio possono collegarsi alle caratteristiche dell’intermediario finanziario che ha curato il rimpatrio (ad esempio, quantità rilevante di rimpatri gestiti da intermediari con operatività ordinariamente limitata).


 


 


5) Altre di fisco:


 


– Approvazione del modello di comunicazione di versamento del contributo unificato di iscrizione a ruolo: Decreto del 20/09/2010 in G.U.


E’ stato pubblicato, in G.U. n. 235 del 07 ottobre 2010, il Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze 20 settembre 2010 che ha approvato il modello per la comunicazione di  versamento del contributo unificato di iscrizione a ruolo,  ai  sensi  dell’art.


194, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica  30  maggio 2002, n. 115.


Per ulteriori particolari, quanto da noi già anticipato sul neo Decreto, si veda nell’articolo sulle novità fiscali del 04 ottobre 2010.


 


 


– Il Fisco si conferma evergreen e conquista, anche nel 2010, il premio per il miglior bando verde


Bandiera verde per le Entrate, anche quest’anno in testa tra le Amministrazioni che adottano procedure modello all’insegna dell’eco-compatibilità. Si conferma quindi vincente il mix tra bit e rispetto dell’ambiente, tra l’informatizzazione dei servizi e la sostenibilità, sia nell’uso di energie pulite, sia nel prevalere di scelte ecologiche mirate.


E così, anche nel 2010, l’Agenzia delle Entrate fa il bis aggiudicandosi per la seconda volta, dopo l’edizione del 2009, il premio CompraVerde per il Miglior Bando in materia di sostenibilità ambientale. Un riconoscimento, che l’Agenzia ha ricevuto il giorno 08/10/2010 a Cremona, destinato ogni anno, in occasione del Forum Internazionale BuyGreen, agli enti pubblici che si distinguono per aver contribuito alla diffusione di acquisti verdi, mostrando un impegno concreto nella riduzione del deficit ambientale.


L’Ufficio si scopre a misura d’ambiente


Il bando di gara, premiato con la menzione di merito, prevede l’utilizzo d’un servizio di pulizia a ridotto impatto ambientale nelle sedi degli uffici delle Direzioni centrali, della Direzione provinciale di Bolzano e di alcune Direzioni regionali dell’Agenzia. Le misure ecologiche che ne disegnano la sostenibilità contemplano, innanzitutto, l’utilizzo di prodotti della migliore qualità, tra cui detersivi, abrasivi e cere il cui impatto sull’ambiente risulta contenuto entro soglie minime.


Il volto Verde del fisco dall’IRPEF all’ISO


In linea con gli stessi criteri ecologici anche le forniture di prodotti in tessuto, carta e saponi per le mani, contrassegnati da una specifica etichetta ambientale – ISO Tipo I – e conformi alla norma ISO 14024.


Basso consumo energetico, di classe A, anche per l’impiego di attrezzature professionali e contenitori riutilizzabili per i prodotti detergenti. Sul versante della raccolta dei rifiuti spazio alla differenziazione, mentre la disinfestazione s’applicherà seguendo, con rigore, specifiche metodologie ecologiche elaborate al fine di salvaguardare l’integrità dell’ambiente.


Entrate nel Verde


Nessun green divide separa Nord, Sud e Centro. Al contrario, da Bolzano a Reggio Calabria, l’Agenzia si conferma compatta in linea con i criteri ecologici predefiniti dalla normativa. Infatti, il servizio che si è aggiudicato il premio CompraVerde interessa le seguenti Direzioni: Bolzano, Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Umbria, Veneto e le Direzioni centrali.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 08 ottobre 2010)


 


 


– Rilascio di copie di sentenze anche a terzi non in causa


Il diritto al rilascio di copia di sentenze emesse dalle Commissioni Tributarie va riconosciuto anche a quei soggetti che non sono stati parte in causa.


Le richieste devono tuttavia riferirsi a sentenze specifiche, determinate con riguardo al numero, alla sezione presso la quale risultano depositate e/o all’anno della pronuncia.


Non sono quindi ammissibili richieste generiche, relative a sentente non identificate o individuate soltanto con riguardo a determinati settori o problematiche dell’ordinamento tributario.


(Ministero Economia e Finanze, circolare n. 9/2010 del 05/10/2010)


 


 


– Convenzione non più efficace: il codice tributo è soppresso


Andava utilizzato per fruire del credito d’imposta previsto dalla legge regionale del Piemonte n. 9/2007


Da venerdì 15 ottobre esce di scena il codice tributo PIEM.


La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 102/E dell’8 ottobre 2010 ne ha sancito la soppressione.


La Regione Piemonte, attraverso la legge 9/2007, aveva riconosciuto la possibilità, per le imprese beneficiarie del contributo previsto dall’articolo 4-bis della legge 365/2000 (“Interventi urgenti a favore delle zone danneggiate dalle calamità idrogeologiche dell’ottobre e del novembre 2000”), il recupero della quota di Irap relativamente al contributo ricevuto, attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta da “spendere” in compensazione.


Nel settembre 2008 è stata stipulata una convenzione tra Regione Piemonte e Agenzia delle Entrate per disciplinare le attività connesse alla fruizione del credito, e, con risoluzione 360/2008, l’Agenzia ha istituito il codice tributo PIEM per consentirne l’utilizzo tramite modello F24.


L’efficacia della convenzione, biennale, è venuta meno lo scorso 23 settembre. Per questo motivo, il codice tributo è stato soppresso.


 


 


– Dichiarazione congiunta dei coniugi: Anche dopo la separazione di fatto rimane la responsabilità fiscale solidale


Se è stata presentata la dichiarazione congiunta tra coniugi (in atto è possibile ad es. per il modello 730) e in seguito questi si separano, rimane comunque nei confronti del fisco la responsabilità solidale per il pagamento dell’imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome del marito a seguito di accertamento.


Nell’ipotesi di dichiarazione congiunta dei coniugi e successiva separazione di fatto dei due, non sussiste rilevanza ai fini della responsabilità solidale dei coniugi per il pagamento dell’imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome del marito a seguito di accertamento.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 20856 del 08 ottobre 2010)


 


 


– E’ legittimo l’accertamento dei redditi della società basato sul conto corrente della figlia del legale rappresentante


Nelle piccole società, è legittimo l’accertamento del reddito effettuato sui conti correnti bancari della figlia e della moglie del legale rappresentante.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 20862 del 08 ottobre 2010)


 


 


– Non scatta il sequestro dello studio per l’avvocato inquisito


Se l’avvocato è accusato di attività illecite no al sequestro sullo studio.


Per la mancanza del rapporto di pertinenzialità tra attività delittuosa e lo studio.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 36201 del 08 ottobre 2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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