Novità fiscali dell’1 ottobre 2010: trasmissione telematica dei vari Modelli Unico 2010 prorogata al 5 ottobre 2010; transfer pricing: provvedimento di attuazione della disciplina; elenco dei Comuni nei quali è stata accertata la presenza di fabbricati che non risultano dichiarati al Catasto; il dipendente non può essere costretto a firmare il patto di prova; per recuperare credito IVA fruito indebitamente non si notifica subito la cartella di pagamento

 






 


Indice:


 


1) Canone Rai: per il pagamento ci pensa l’ente pensionistico


 


2) Transfer pricing: provvedimento di attuazione della disciplina


 


3) Elenco dei Comuni nei quali è stata accertata la presenza di fabbricati che non risultano dichiarati al Catasto


 


4) Costituzione del Patronato ANMIL: istruzioni dell’Inps


 


5) Trasmissione telematica dei vari Modelli Unico 2010 prorogata al 05 ottobre 2010


 


6) Il dipendente non può essere costretto a firmare il patto di prova


 


7) Per recuperare il credito Iva fruito indebitamente non si notifica subito la cartella di pagamento


 


 


1) Canone Rai: per il pagamento ci pensa l’ente pensionistico


I diretti interessati, entro il 15/11/2010 potranno presentare le domande per fruire dell’agevolazione.


Niente più file agli sportelli per i milioni di pensionati che ogni anno provvedono al pagamento del canone Rai, ma un comodo pagamento rateale gestito direttamente dall’ente pensionistico.


Il provvedimento del 29/09/2010 firmato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha dato il via, in attuazione dal D.L. n. 78 del 2010, a questo nuovo processo di semplificazione, che coinvolgerà, a partire dall’anno prossimo, tutti i cittadini con reddito da pensione fino a 18mila euro.


In particolare, i pensionati, a partire dal 2011, potranno pagare il canone di abbonamento alla televisione con rate mensili (massimo undici) mediante trattenuta sulla pensione da parte dell’ente pensionistico, il quale provvederà poi al versamento all’erario.


Per poter fruire di questa agevolazione sarà necessario presentare la domanda all’ente pensionistico di appartenenza entro il 15 novembre 2010.


Potranno fruirne tutti i cittadini titolari di abbonamento alla televisione con un reddito di pensione fino a 18.000 euro, percepito nell’anno precedente a quello della richiesta.


Le modalità di presentazione della domanda saranno stabilite da ciascun ente, che comunicherà poi al pensionato sia se la sua domanda è stata accolta sia che l’intero importo dovuto per il canone di abbonamento alla televisione è stato pagato.


 


 


2) Transfer pricing: provvedimento di attuazione della disciplina


E’ stata attuata, grazie al provvedimento del 29/09/2010 dell’Agenzia delle Entrate, la disciplina di cui all’art. 1, comma 2-ter del D.Lgs. 18/12/1997, n. 471 concernente la documentazione idonea a consentire il riscontro della conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati dalle imprese multinazionali ed approvazione delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica della comunicazione di adozione degli oneri documentali di cui all’art. 26 del D.L. 31/05/2010, n. 78, convertito dalla Legge 30/07/2010 n. 122.


In particolare, tale art. 26 ha previsto la disapplicazione della sanzione (di cui all’art. 1 comma 2 del D.Lgs. 18/12/1997, n. 471) qualora il contribuente adotti un regime di oneri documentali in materia di prezzi di trasferimento praticati nelle transazioni con imprese associate.


La nuova disposizione rinviava ad apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate la definizione della documentazione idonea che consentisse il riscontro della conformità al valore normale dei prezzi di trasferimento praticati dalle imprese.


Adesso tutto ciò è stato, quindi, attuato, in particolare, la definizione dei contenuti di tale documentazione, è stata attuata in conformità con i contenuti del Codice di Condotta sulla documentazione dei prezzi di trasferimento per le imprese associate nell’Unione europea, approvato con risoluzione del Consiglio del 27 giugno 2006 e con le direttive Linee Guida sui prezzi di trasferimento emanate dalla Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in materia di documentazione dei prezzi di trasferimento.


Documentazione costituita da un Masterfile


E’ stato previsto che la documentazione idonea sia costituita da un Masterfile, che raccoglie informazioni relative al gruppo, e da una Documentazione Nazionale che riporta le informazioni relative alla impresa residente.


Ai contribuenti che si doteranno di questa documentazione non sarà applicata alcuna sanzione.


Il regime documentale è stato diversificato a seconda che lo stesso debba essere adottato da una società holding, da una società subholding, da una società partecipata, o da una stabile organizzazione, secondo le definizioni di cui al neo provvedimento.


Il fascicolo denominato Documentazione Nazionale, invece, illustra il profilo della società residente, nonché l’analisi economica che, coerentemente con le Linee Guida OCSE di recente aggiornamento, detterà i criteri per la scelta del metodo più appropriato per la determinazione dei prezzi di trasferimento.


La documentazione idonea a mettere a riparo dalle sanzioni segue peraltro l’impostazione del Codice di condotta sulla documentazione dei prezzi di trasferimento per le imprese associate nell’Unione Europea.


Agevolazione per piccole e medie imprese


Per rendere meno oneroso l’accesso alle piccole e medie imprese è stato previsto che le stesse, a determinate condizioni, possano non aggiornare annualmente taluni dati dell’analisi di comparabilità.


Il regime documentale, applicato con diligenza e buona fede, risponde da un canto, ad un’istanza di certezza da parte dei contribuenti definendo gli elementi conoscitivi utilizzati dall’Amministrazione finanziaria in sede di controllo e, dall’altro canto, incrementa l’efficacia dell’azione di contrasto che, su tale tema, risulta particolarmente difficoltosa senza un’adeguata collaborazione del contribuente, essendo caratterizzata da elementi di rilevante complessità, anche tecnica.


Comunicazione da parte del contribuente tramite Entratel


Il suddetto art. 26 prevede una comunicazione da parte del contribuente del periodo o dei periodi d’imposta per i quali lo stesso ha predisposto la documentazione, al fine di consentire all’amministrazione fiscale, di procedere ad una più efficace analisi preliminare dello specifico rischio fiscale, soprattutto con riferimento a quei soggetti privi della stessa.


La comunicazione viene effettuata annualmente in sede di trasmissione della dichiarazione dei redditi.


La comunicazione sui periodi di imposta precedenti a quelli in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge andrà effettuata, entro 90 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento mediante il servizio Telematico Entratel.


 


 


3) Elenco dei Comuni nei quali è stata accertata la presenza di fabbricati che non risultano dichiarati al Catasto


Per i Comuni catastali, compresi nell’elenco allegato al comunicato dell’Agenzia del Territorio del 29/09/2010, pubblicato sulla G.U. n. 228 del 29/09/2010, a seguito di specifici accertamenti, sono state costituite liste di particelle iscritte al Catasto Terreni sulle quali sono stati identificati fabbricati presenti sul territorio ma che non risultano dichiarati al Catasto.


Nell’elenco i Comuni interessati sono riportati in ordine alfabetico, per provincia.


Le liste di tali particelle, sulle quali si è accertata la presenza di costruzioni o di


ampliamenti di costruzioni non dichiarati al Catasto, comprensivi dell’eventuale data cui riferire la mancata presentazione della dichiarazione, sono consultabili, per i 60 giorni successivi alla pubblicazione del presente comunicato, presso ciascun Comune interessato, presso le sedi dei competenti Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio e sul sito internet della stessa Agenzia, alla pagina http://www.agenziaterritorio.gov.it/.


Le dichiarazioni al Catasto Edilizio Urbano devono essere presentate, a cura dei soggetti titolari di diritti reali sugli immobili, entro 7 mesi dalla data di pubblicazione del presente comunicato.


Qualora gli interessati non presentino le suddette dichiarazioni entro tale termine, gli Uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio provvedono, in surroga dei soggetti obbligati inadempienti e con oneri a carico degli stessi, all’iscrizione in Catasto del fabbricato, mediante la predisposizione di un atto di aggiornamento, redatto in conformità al D.M. 19/04/1994, n. 701.


Viene specificato che l’individuazione dei fabbricati è avvenuta attraverso un’attività di identificazione da foto aeree, condotta in collaborazione con l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), e successivi processi “automatici” di incrocio con le banche-dati catastali.


Trattandosi di elaborazioni massive, si potrebbero essere verificate incoerenze nell’individuazione delle particelle riportate negli elenchi pubblicati, che hanno comportato l’inclusione, in qualche caso, di immobili già dichiarati in Catasto.


 


 


4) Costituzione del Patronato ANMIL: istruzioni dell’Inps


L’Inps con la circolare n. 127 del 30 settembre 2010 ha fornito le istruzioni per l’attivazione dei rapporti con il Patronato ANMIL di nuova costituzione


Con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 1 giugno 2010, di cui é data notizia con apposito comunicato pubblicato sulla G.U. n. 164 del 16 luglio2010, è stata approvata, in via provvisoria, la costituzione dell’Istituto di patronato e di assistenza sociale denominato ANMIL (Associazione Nazionale tra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro) con sede legale in Roma, Via A. Ravà, 124, promosso dall’Associazione Nazionale tra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro (ANMIL).


A seguito di detta costituzione, il Patronato ANMIL può svolgere tutte le attività previste dalla legge n. 152/2001.


Le strutture territoriali dell’Istituto, nel cui ambito il suddetto Patronato è presente, avranno cura di avviare e mantenere rapporti con esso secondo le vigenti disposizioni e intese che regolano le relazioni tra l’INPS e gli Enti di patronato e di assistenza sociale.


Al predetto Istituto di Patronato, ai fini di statistica delle pratiche, è stato attribuito il codice 34.


Le strutture territoriali dell’INPS dovranno adoperarsi per fare sottoscrivere ai Direttori degli Uffici locali del Patronato ANMIL gli accordi integrativi locali vigenti con gli altri Enti di Patronato, provvedendo altresì alle conseguenti incombenze circa la disciplina degli accessi, l’identificazione degli operatori, la statisticazione delle pratiche, la sistemazione logistica riservata ai Patronati, l’inclusione della denominazione del Patronato ANMIL nelle liste dei patronati locali e quant’altro.


(Inps, circolare n. 127 del 30 settembre 2010)


 


 


5) Trasmissione telematica dei vari Modelli Unico 2010 prorogata al 05 ottobre 2010


L’Agenzia delle Entrate, con il comunicato stampa del 30/09/2010 ha disposto la proroga della presentazione telematica dei vari Modello Unico dal 30 settembre al 5 ottobre prossimo.


Ciò a causa dei guasti tecnici che si sono verificati sulla rete telematica delle Entrate il giorno 30 settembre (ultimo previsto per la trasmissione telematica).


Nell’ultimo giorno previsto per la trasmissione dei vari Modelli Unico 2010 (Unico PF, SC, SP, ENC,  e cosi via), dunque si è registrata tanta apprensione (del tutto giustificata) da parte dei contribuenti interessati e particolarmente dai loro consulenti che si occupano di tali incombenze.


Dal canto suo, l’Amministrazione finanziaria si è potuta giustificare concedendo la proroga al 05 ottobre 2010, anche se comunicata appunto l’ultimo giorno nel momento di maggiore sconcerto per gli addetti ai lavori (in sostanza, comunicata nello stesso giorni in cui si sono verificati tali disservizi per gli utenti).


Ecco di seguito, il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 30 settembre 2010:


Unico 2010 e altri adempimenti telematici: C’è tempo fino al 5 ottobre a causa di un guasto tecnico


“A causa di un guasto tecnico ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, verificatosi da questa mattina e che sta impedendo l’accesso agli utenti, si comunica che tutti gli adempimenti telematici in scadenza oggi si intendono regolarmente eseguiti anche se effettuati entro il 5 ottobre 2010”.


 


 


6) Il dipendente non può essere costretto a firmare il patto di prova


Anche nelle assunzioni obbligatorie il patto di prova è il risultato della concorde volontà delle parti, per cui il lavoratore non può essere costretto a stipulare il patto di prova.


Il rifiuto del lavoratore di firmare il patto di prova legittima il diniego dell’imprenditore di assumerlo, a meno che il rifiuto del lavoratore non sia giustificato come nel caso in cui la prova miri a valutare la natura ed il grado della menomazione dell’invalido o venga svolta con mansioni di lavoro incompatibili con lo stato fisico del lavoratore protetto.


E’ quanto ha affermato la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro nel documento di approfondimento n. 3 del 30 settembre 2010 incentrato sul “il patto di prova”.


Il datore di lavoro ed il lavoratore possono prevedere un periodo di prova finalizzato a valutare la reciproca convenienza e rendere definitivo il rapporto di lavoro: “l’imprenditore ed il prestatore di lavoro sono rispettivamente tenuti a consentire e a fare l’esperimento che forma oggetto del patto di prova” (art. 2096, comma 2, c.c.).


Il legislatore subordina la validità del patto di prova alla sua formulazione con atto scritto. Tale prescrizione rappresenta una eccezione al principio della libertà di forma del contratto di lavoro.


La funzione del patto di prova comporta che l’esperimento abbia una durata limitata nel tempo che consenta alle parti di giungere ad una compiuta valutazione della prova.


L’art. 2096 c.c. non stabilisce un termine di durata massima del periodo di prova.


Pertanto, occorre fare riferimento ad altre fonti che, sul punto, integrano la disciplina fissata dalla norma codicistica.


In particolare, la disciplina dei licenziamenti individuali stabilisce l’applicazione delle norme della stessa legge per i lavoratori assunti in prova “dal momento in cui l’assunzione diviene definitiva e, in ogni caso, quando sono decorsi sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro”.


Da ciò consegue la nullità di eventuali pattuizioni contrattuali che prevedano un periodo di prova superiore.


Il legislatore ha previsto, invece, limiti legali relativamente ad alcune categorie di lavoratori.


Per gli apprendisti la norma stabilisce che il periodo di prova non può superare i due mesi.


Per i lavoratori domestici l’art. 2241 c.c. prevede che “il patto di prova si presume per i primi otto giorni”.


Nel silenzio della legge, dottrina e giurisprudenza ritengono ammissibili le previsioni dei contratti collettivi che prevedono la possibilità della proroga del periodo di prova, purché non venga superato il limite complessivo di sei mesi fissato dalla legge.


Diritto di recesso


Il recesso in periodo di prova non è soggetto all’obbligo della motivazione, tuttavia la Corte Costituzionale ritiene necessaria una completa valutazione delle capacità e del comportamento professionale del lavoratore, pertanto il recesso viene considerato illegittimo quando non sia stata consentita l’effettuazione dell’esperimento o l’esperimento non abbia avuto una durata adeguata, oppure la prova sia stata superata con esito positivo, nonché tutte le volte che sia imputabile ad un motivo illecito.


È in ogni caso onere del lavoratore provare il superamento positivo dell’esperimento o la sussistenza di un motivo illecito.


Il lavoratore può contestare la legittimità del recesso dimostrando che non gli è stata consentita, per l’inadeguatezza della durata dell’esperimento e delle modalità di svolgimento del rapporto, quella verifica del suo comportamento e delle sue capacità professionali alle quali il patto di prova è preordinato.


L’esercizio del potere di recesso è consentito in ogni momento, e cioè non solo al termine, ma anche durante lo svolgimento della prova, salvo che questa sia stata stabilita per un tempo minimo necessario.


In caso di accertamento della nullità o illegittimità del recesso intimato durante il periodo di prova, la giurisprudenza prevalente ritiene non applicabili, pur in presenza di requisiti numerici, le conseguenze previste dalla Legge 15 luglio 1966 n. 604 e dall’art. 18 Legge 20 maggio 1970 n. 300.


Ne consegue che, in applicazione dei principi civilistici di diritto comune, il lavoratore avrà esclusivamente diritto al ristoro del pregiudizio sofferto, rappresentato dalla perdita delle utilità che egli avrebbe potuto percepire per la durata del concordato periodo di prova; tale risarcimento consiste nella prosecuzione della prova per il periodo restante e, comunque, nel pagamento delle retribuzioni non percepite fino al compimento della prova.


Ciò sul presupposto che la dichiarazione di illegittimità del recesso nel periodo di prova non comporta che il rapporto di lavoro debba ormai essere considerato come stabilmente costituito.


Nonostante l’ormai consolidato diverso orientamento della giurisprudenza della


Suprema Corte, si registrano isolate pronunce della giurisprudenza secondo cui, nel caso di annullamento del recesso intimato durante la prova, può essere disposta la reintegrazione del lavoratore, dopo la quale il rapporto prosegue senza il condizionamento del patto di prova, avendo il datore di lavoro oramai consumato, con il recesso ritenuto illegittimo, il potere di trarre dall’esperimento eventuali conseguenze negative per il lavoratore.


 


 


7) Per recuperare il credito Iva fruito indebitamente non si notifica subito la cartella di pagamento


L’Amministrazione Finanziaria per potere recuperare il credito Iva fruito dal contribuente in maniere illegittima deve prima emettere l’avviso di rettifica e poi fare notificare la cartella di pagamento.


Per tale motivo la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con la sentenza n. 104/14/10 depositata il 12 marzo 2010
(pubblicata su il Commercialistatelematico.com il 30/09/2010)
, ha accolto il ricorso presentato dal contribuente (nel caso di specie, una società).


Tale Commissione ha potuto rilevare che:


La cartella di pagamento é stata emessa senza il conforto di legge, infatti, è stato violato il contenuto dell’art. 54 bis del DPR 633/72, che prevede in maniera tassativa i casi in cui può essere emessa la cartella, ossia i casi in cui è necessario correggere errori materiali o di calcolo, cosa che, invece, non si è verificata nel caso di specie.


In particolare, l’omessa indicazione nel rigo VL20 del Modello Unico 2005 del rimborso infrannuale, non è stato un errore materiale o di calcolo, né vi è stata difformità tra i quadri del Modello Unico e le liquidazioni, ma ciò si è rilevato come frutto di una scelta (ritenuta erroneamente legittima dalla società contribuente) fondata sull’impugnazione del diniego di revoca, precedente la presentazione del Modello Unico2 005


Alla luce di ciò, secondo la C.T.R. la procedura, posta in essere dall’Ufficio, di liquidazione cartolare e il controllo formale ex art. 54 DPR 633172, non poteva essere attuato, mentre, invece, l’Ufficio del fisco avrebbe dovuto recuperare il credito in precedenza chiesto a rimborso, emettendo e notificando apposito avviso di rettifica.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


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