Novità fiscali del 27 ottobre 2010: si avvicina il mese di scadenza del versamento degli acconti delle imposte sui redditi; consulenze su immobili: IVA nel Paese del committente UE; regime di esenzione contributiva delle stock option; fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà: intervento di Assonime; indice Istat per la disciplina delle locazioni di immobili urbani; trasmissione dichiarazioni Intrastat alle Dogane; niente benefici fiscali per gli enti non profit che svolgono qualche servizio a pagamento nei confronti di terzi; G.U.: fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, modificate le condizioni di ammissibilità






 


Indice:


 


1) Si avvicina il mese di scadenza del versamento degli acconti delle imposte sui redditi


 


2) Consulenze su immobili: Iva nel Paese del committente Ue


 


3) Regime di esenzione contributiva delle stock option


 


4) Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà: intervento di Assonime


 


5) Indice Istat per la disciplina delle locazioni di immobili urbani


 


6) Trasmissione dichiarazioni Intrastat alle Dogane


 


7) Al debutto il nuovo sito dell’Agenzia delle Entrate


 


8) Niente benefici fiscali per gli enti non profit che svolgono qualche servizio a pagamento nei confronti di terzi


 


9) G.U.: Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, modificate le condizioni di ammissibilità


 


 


1) Si avvicina il mese di scadenza del versamento degli acconti delle imposte sui redditi


Mancano pochi giorni all’entrata del termine per iniziare ad effettuare i versamenti di imposte dirette.


Infatti, dal 01 novembre e fino al 30 novembre 2010 i contribuenti dovranno versare gli acconti Irpef, Ires, Irap, Inps (per artigiani e commercianti e per la gestione separata dei lavoratori autonomi).


Anche i contribuenti cd. minimi dovranno pagare l’acconto 2010 utilizzando le modalità ordinarie.


Il pagamento andrà effettuato con il modello F24, con il quale sarà possibile avvalersi della compensazione tra posizioni debitorie e creditorie di tributi, contributi e premi facenti capo allo stesso contribuente.


Per l’anno 2010, l’acconto è fissato nella misura del 99% ai fini Irpef e del 100% ai fini Ires.


Per quanto riguarda l’Irap, la misura dell’acconto 2010 segue le regole delle imposte dirette previste per il soggetto obbligato al versamento.


Quindi, per le persone fisiche e le società di persone ed equiparate l’acconto Irap sarà pari al 99%, mentre per i soggetti Ires l’acconto Irap sarà pari al 100%.


Acconto Irpef per le persone fisiche


Il rigo da prendere in considerazione nel Modello Unico 2010 PF, ai fini del calcolo degli acconti di novembre, è RN34: Sull’importo indicato in tale rigo RN34 si deve applicare l’aliquota del 59,40% (60% del 99%).


Fino ad € 51,00 l’acconto non è dovuto.


Acconto Ires società di capitali


La base da prendere in considerazione ai fini degli acconti Ires è il rigo RN17 del Modello Unico 2010 SC. Nell’undicesimo mese del periodo d’imposta si versa il 60% del 100%.


Fino ad € 20,00 l’acconto non è dovuto.


Acconto Irap


L’acconto di novembre per le persone fisiche è dovuto nella misura del 60% del 99%. Mentre per i soggetti Ires l’acconto e dovuto nella misura del 100%.


L’acconto si calcola sul rigo IR22 del Modello Irap 2010.


Metodo previsionale


Ovviamente se il contribuente prevede di dovere versare una minore imposta, può, comunque determinare gli acconti sulla base di tale minore imposta.


 


 


2) Consulenze su immobili: Iva nel Paese del committente Ue


Le attività di consulenza e pianificazione aziendale svolte da una società italiana nei confronti di una ditta spagnola, che affitta, via web, immobili in Italia, sono escluse dall’applicazione dell’Iva, per la mancanza del requisito della territorialità.


Ai servizi considerati prestazioni generiche, si applica la regola generale che prevede la tassazione nel paese di stabilimento del committente, cioè in Spagna.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 48/E del 2010.


Non rientrano quindi, ai fini Iva, tra le operazioni territorialmente rilevanti in Italia (art. 7-quater, Dpr 633/1972).


In particolare, le attività svolte dalla società italiana consistono nel:


predisporre uno studio di mercato;


– valutare e revisionare lo standard di qualità della clientela;


analizzare gli standard dei prodotti della concorrenza;


– assistere i clienti della società spagnola;


assistere gli affittuari in caso di contestazioni generate da disservizi riscontrati negli appartamenti;


– fare ricerche di marketing.


Pertanto, ha rilevato l’Agenzia delle Entrate, le attività svolte dalla ditta italiana, sono rilevanti nel Paese del committente, cioè in Spagna.


Il requisito di genericità che le contraddistingue, infatti, non le fa rientrare nelle prestazioni per le quali è previsto un criterio derogatorio (artt. da 7-quater a 7-septies del D.p.r. n. 633/1972).


Ai soli fini del controllo, la società italiana deve emettere una fattura con l’indicazione che si tratta di operazione non soggetta a Iva (con il richiamo della relativa norma).  Il documento va poi inserito negli elenchi riepilogativi Intrastat.


 


 


3) Regime di esenzione contributiva delle stock option


L’Inps si è pronunciata nuovamente in materia di imponibilità fiscale e contributiva delle stock option.


Infatti, in precedenza con la circolare n. 123 del 11/12/2009 ha illustrato le novità introdotte dal Decreto Legge n. 112/2008, convertito con modificazioni dalla Legge n. 133/2009


Come noto, l’art. 82, comma 24-bis, del D.L. n. 112/2008, ha previsto, in deroga al principio di armonizzazione delle basi imponibili fiscale e previdenziale, un regime di esenzione contributiva per i redditi di lavoro dipendente derivanti dall’esercizio di piani di stock option.


Il nuovo regime contributivo si applica a tutte le azioni assegnate a partire dal 25 giugno 2008 (data di entrata in vigore del D.L. n. 112/2008), indipendentemente dalla data di adozione dei piani azionari.


Adesso l’Inps con il messaggio n. 25602 del 12/10/2010 ha diffuso nuovi pareri in merito.


In particolare, riguardo alle tipologie di azionariato destinatarie del predetto regime esonerativo ha chiarito, ad integrazione di quanto già affermato nella suddetta circolare, che in assenza di una definizione legale di stock option il regime di esenzione possa trovare applicazione non soltanto ai piani che prevedano l’attribuzione di diritti di opzione ma anche a quelli che, in un ottica di fidelizzazione dei dipendenti, prevedano, nel rispetto delle condizioni stabilite dai piani stessi, un’assegnazione di azioni anche a titolo gratuito.


Ai fini dell’applicabilità del regime esonerativo di cui all’art. 82, comma 24-bis, del D.L. n.112/2008 è necessario che i piani di azionariato che prevedano l’assegnazione di azioni presentino le seguenti caratteristiche:


Il piano azionario non deve essere generalizzato


Il regime di esenzione contributiva non si applica ai piani rivolti alla generalità dei dipendenti, per i quali continua a trovare applicazione l’art. 51, comma 2, lett. g) del TUIR, ma soltanto a quelli riferiti a categorie di dipendenti o singoli dipendenti.


L’attuazione del piano deve essere subordinata al verificarsi delle condizioni in esso previste


Anche i piani di azionariato che prevedono l’assegnazione di azioni, al pari di quelli che hanno per oggetto l’attribuzione di diritti di opzione, non solo devono costituire uno strumento di integrazione retributiva ma devono anche avere l’obiettivo di fidelizzare i dipendenti.


Da ciò consegue che il diritto all’assegnazione e/o alla piena disponibilità delle azioni deve essere soggetto al verificarsi di una o più condizioni. Rientrano tra queste ultime ad esempio la previsione di un periodo minimo decorso il quale i dipendenti maturano il diritto di ricevere le azioni (vesting period), la permanenza in servizio dei dipendenti alla scadenza del periodo di vesting, il raggiungimento di determinati risultati aziendali prefissati dal piano, la previsione di un termine minimo per la cessione delle azioni assegnate.


Il piano deve prevedere esclusivamente l’assegnazione di titoli azionari


Il regime di esenzione contributiva di cui all’art. 82, comma 24-bis, del D.L. n.112/2008 non si applica ai piani di incentivazione che prevedono la corresponsione in denaro del valore delle azioni.


Detti emolumenti concorrono alla determinazione del reddito di lavoro dipendente e, pertanto, devono essere assoggettati a contribuzione previdenziale e assistenziale.


Modalità operative


In relazione al nuovo regime di esenzione operante dal 25 giugno 2008 e sulla base dei chiarimenti contenuti nel neo messaggio, i datori di lavoro possono recuperare la contribuzione versata ma non dovuta sulle azioni assegnate dalla predetta data, utilizzando la procedura UNIEMENS, all’uopo integrata con uno specifico codice causale che consente, in luogo della regolarizzazione con la procedura DM10/V, di effettuare il recupero della contribuzione non dovuta e contemporaneamente la riduzione del relativo imponibile già comunicato con l’EMENS.


A tal fine dovrà essere utilizzato l’elemento <VarRetributive> di <DatiRetributivi>, <DenunciaIndividuale>.


In particolare:


– nell’elemento <AnnoMeseVarRetr> sarà indicato l’anno e il mese della denuncia originaria con la quale è stato comunicato l’imponibile oggetto del recupero contributivo (non anteriore a “2008-06”);


– nell’elemento <CausaleVarRetr> sarà riportato il nuovo codice causale <DIMSTK>


– nell’elemento <ImponibileVarRetr> sarà riportato l’imponibile da portare in diminuzione di quello già comunicato


– nell’elemento <ContribtoVaRetr> sarà riportato l’importo della contribuzione a credito azienda riferito all’imponibile di cui sopra.


 


 


4) Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà: intervento di Assonime


Assonime, con la circolare n. 34 del 2010 ha illustrato la disciplina relativa al Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti dagli Orientamenti U.E. sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà (divenuto operativo con il decreto del Ministro dello Sviluppo economico del 25 febbraio 2010).


Le misure di sostegno statale previste da questa disciplina costituiscono un incentivo all’erogazione di nuova finanza e favoriscono il ricorso alle soluzioni concordate della crisi d’impresa introdotte dalla riforma della legge fallimentare e recentemente completate dal D.L. 78 del 2010.


Con il Decreto Ministeriale si tenta di incidere direttamente sulla concessione del credito e sul risanamento dell’impresa, nel pieno rispetto della disciplina degli aiuti di Stato.


L’aiuto statale – che assume la forma della garanzia sui finanziamenti bancari richiesti dall’imprenditore – è diretto ad ovviare a situazioni di difficoltà di breve o anche di lungo periodo, purché in presenza di progetti di ristrutturazione volti a restituire al mercato imprese ancora in grado di produrre ricchezza e di conservare posti di lavoro.


Non deve essere, invece, finalizzato a mantenere in vita imprese inefficienti.
Sono previsti due tipi di interventi del Fondo: uno per il salvataggio; l’altro per la ristrutturazione dell’impresa.


Il primo per sopperire alle esigenze necessarie per elaborare il piano di ristrutturazione.


Il secondo per darvi esecuzione.


La circolare illustra la disciplina contenuta negli atti normativi che hanno condotto all’operatività del Fondo, con particolare attenzione agli aspetti tecnici e alle modalità pratiche per accedere alle forme di sostegno da questo previste.


Ristrutturazione del debito e risanamento delle imprese in crisi: Le nuove norme introdotte dalla manovra finanziaria 


Inoltre, Assonime, con la circolare n. 33 del 2010, ha illustrato le modifiche alla legge fallimentare introdotte dalla manovra finanziaria (D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122), segnalando gli aspetti ancora critici della disciplina e le lacune normative che ancora sussistono.


Le nuove norme hanno lo scopo di incentivare l’utilizzo dei nuovi istituti per la soluzione concordata della crisi d’impresa e chiarire alcune incertezze normative della disciplina fallimentare. Le principali novità riguardano:


– l’estensione della prededuzione dei crediti a nuove fattispecie;


– l’anticipazione del blocco delle azioni esecutive nell’accordo di ristrutturazione alla fase delle trattative con i creditori;


– l’esenzione dai reati di bancarotta per i pagamenti e le operazioni compiute in esecuzione del concordato preventivo, dell’accordo di ristrutturazione dei debiti e del piano attestato (di cui all’art. 67 lett. d) l.f.).


Queste modifiche, da tempo auspicate dal mondo economico, vanno nella direzione giusta anche se le nuove norme sollevano ancora qualche dubbio interpretativo.


Sono state, infine, introdotte modifiche all’istituto della transazione fiscale previsto dalla legge fallimentare (art. 182 ter), con particolare riguardo all’ambito di applicazione, alla documentazione necessaria per proporre l’accordo transattivo e alla revoca dell’accordo.


Le novità fiscali fanno parte di un pacchetto di misure finalizzato a ottimizzare la riscossione dei tributi e la prevenzione degli abusi in materia tributaria.


Non sono state invece introdotte misure volte a rendere fiscalmente più vantaggioso il ricorso ai nuovi istituti, che continuano ad essere un aspetto mancante della riforma.


 


 


5) Indice Istat per la disciplina delle locazioni di immobili urbani


L’indice Istat per il mese settembre 2010 è stato fissato in misura del 1,6 %.


Lo ha reso noto l’Istituto di statistica con il comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 23 ottobre 2010.


Tali dati, che rappresentano gli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, sono utilizzati per aggiornare il canone di locazione.


 


 


6) Trasmissione dichiarazioni Intrastat alle Dogane


A causa di problemi tecnici del servizio telematico dell’Agenzia delle Dogane, gli adempimenti relativi alla trasmissione degli elenchi Intrastat in scadenza il 25 ottobre 2010, si intendono regolarmente eseguiti anche se sono stati effettuati entro il 26 ottobre 2010.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 25/10/2010)


 


 


7) Al debutto il nuovo sito dell’Agenzia delle Entrate


Debutta il 26/10/2010 il nuovo sito istituzionale dell’Agenzia, con un look tutto nuovo.


Si tratta di una versione rinnovata rivolta al dialogo con i contribuenti, che intende facilitare la vita ai cittadini ed aiutarli ad orientarsi nel labirinto degli adempimenti fiscali, anche grazie a uno scadenzario sempre aggiornato e a una “hit” dei modelli più scaricati già in prima pagina.


Scelta del profilo


Dipendente o pensionato, società, imprenditore o professionista? Da oggi basta cliccare sul profilo corrispondente per accedere a tutte le informazioni utili e i servizi dedicati alla categoria di appartenenza.


Da quale dichiarazione compilare a come fruire delle agevolazioni ed effettuare i versamenti, con tanto di check list degli errori da evitare.


Inoltre, un profilo tutto nuovo è dedicato al mondo del “No profit”, rinnovando così la sensibilità dell’Agenzia verso il Terzo settore.


Servizi online


In vetrina arrivano anche i servizi online dell’Agenzia, da Civis, il servizio di assistenza telematica, a Locazioni Web, che consente di registrare direttamente da casa il contratto d’affitto.


Più visibilità anche per UnicoWeb, il prodotto che permette di compilare e trasmettere la dichiarazione semplicemente collegandosi a Internet, senza bisogno di scaricare alcun software.


Grazie al nuovo sito diventa più immediato anche l’accesso al cassetto fiscale, per consultare comodamente da casa la propria posizione.


Il nuovo sito Internet è consultabile al consueto indirizzo www.agenziaentrate.gov.it .


Tuttavia, da notare che nel suo primo giorno, il nuovo sito di fatto è risultato inaccessibile, eccettuata la neo home page (n.d.r.).


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 26/10/2010)


 


 


8) Niente benefici fiscali per gli enti non profit che svolgono qualche servizio a pagamento nei confronti di terzi


Le associazioni senza scopo di lucro che vendono beni a terzi (quindi, a non soci), anche se sporadicamente, non possono usufruire delle agevolazioni fiscali.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 21875 del 26/10/2010)


 


 


9) G.U.: Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, modificate le condizioni di ammissibilità


E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 250 del 25/10/2010, il Decreto (emanato dal  Ministero dello Sviluppo Economico) del 15/10/2010 che ha modificato le condizioni di ammissibilità e alle disposizioni di carattere generale per l’amministrazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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