Novità fiscali del 22 ottobre 2010: comunicazione delle operazioni Iva con Paesi Black list: ecco la circolare delle Entrate; lavoro accessorio: comunicazione preventiva ad INAIL unica per tutto il periodo di lavoro, compenso senza parametro di riferimento; guida agevolazioni fiscali per il risparmio energetico; coniuge non proprietario deduce il 36% su immobile ristrutturato; Equitalia: rateazione delle cartelle di pagamento; prorogato il termine per ottenere il rimborso IVA estera; conferimento azienda: deduzione ammortamenti; agente di commercio ai fini IRAP non è un imprenditore, quindi, non é soggetto a tale imposta






 


Indice:


 


1) Lavoro accessorio: comunicazione preventiva all’Inail unica per tutto il periodo di lavoro, compenso senza parametro di riferimento


 


2) Collegato lavoro, le principali novità tecniche del testo dai Consulenti del lavoro


 


3) Cantanti ed orchestrali: circolare ENPALS


 


4) Guida agevolazioni fiscali per il risparmio energetico


 


5) Coniuge non proprietario deduce il 36% sull’immobile ristrutturato


 


6) Equitalia: rateazione delle cartelle di pagamento


 


7) Prorogato il termine per ottenere il rimborso dell’Iva estera


 


8) Conferimento azienda: Deduzione ammortamenti


 


9) L’agente di commercio ai fini Irap non è un imprenditore, quindi, non é soggetto a tale imposta


 


10) Comunicazione delle operazioni Iva con Paesi Black list: ecco la circolare delle Entrate


 


11) Altre di fisco (CNDCEC: Pubblicati i 34 Principi di revisione internazionali; Assonime – Circolare n. 32: comunicazione ai fini IVA delle operazioni con soggetti stabiliti in Paesi a fiscalità privilegiata; Nullo l’accertamento emesso senza il rispetto dei 60 gg)


 


 


1) Lavoro accessorio: comunicazione preventiva all’Inail unica per tutto il periodo di lavoro, compenso senza parametro di riferimento


La nota n. 6464/10 dell’INAIL verte sulla disciplina del lavoro occasionale accessorio regolamentato dalla D.Lgs. n. 276/03 più volte integrato ed ampliato.


I chiarimenti riguardano sia le problematiche assicurative e sia quelle legate alle prestazioni.


Di particolare interesse risultano le due previsioni su comunicazione preventiva e su valore della prestazione.


Comunicazione preventiva:


il committente deve indicare in un’unica comunicazione l’intero periodo temporale di riferimento (anche in caso di discontinuità della prestazione).


In ipotesi di mutamento del periodo dovrà procedere con le opportune variazioni.


E’ da escludere, quindi, una pluralità di comunicazioni per ogni episodio lavorativo.


Compenso del prestatore:


l’Istituto, dopo aver delineato i passaggi normativi che hanno portato alla determinazione dell’importo del voucher al lordo di 10,00 euro, esclude categoricamente la possibilità di ricondurre il buono per la prestazione occasionale accessoria ad una retribuzione minima oraria. Questa conclusione deriva da un’assenza di specifica norma di riferimento.


Dal punto di vista retributivo, quindi, secondo l’INAIL la determinazione del compenso è lasciata all’autonomia delle parti (unità temporale o raggiungimento di un risultato).


In merito alle problematiche sulle prestazioni viene rilevato il mancato esercizio della facoltà prevista dall’art.70 del TU Inail in materia di anticipazione dell’indennità da parte del datore, la non configurabilità dell’ipotesi di regresso nei confronti del datore che non abbia inviato la comunicazione preventiva di inizio prestazione.


Per la parte riferita alla gestione del committente non titolare di PAT (es. un privato) che deve obbligatoriamente inserire un “codice datore di lavoro” pur non essendone in possesso, sarà definita a breve la necessaria modifica alla procedura informatica.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 20 ottobre 2010)


 


 


2) Collegato lavoro, le principali novità tecniche del testo dai Consulenti del lavoro


Arbitrato, lavoro sommerso, pensionamento anticipato e obbligo scolastico sono tra i principali argomenti revisionati dal provvedimento.


È stato approvato dalla Camera il collegato lavoro (si veda l’articolo sulle novità fiscali del 21 ottobre 2010), che accoglie la norma che ha frenato l’iter parlamentare del Ddl: quella sull’arbitrato.


È deciso che il lavoratore scelga tra arbitro e giudice in caso di lite nascente durante il rapporto di lavoro, con esclusione del licenziamento la cui impugnazione resterà da sottoporre al giudice ordinario.


La sottoscrizione all’assunzione di una clausola compromissoria sarà volontaria e potrà essere effettuata solo dopo il periodo di prova.


In merito alle altre questioni scottanti, alcune disposizioni dettano che:


– il personale in servizio sulle navi di Stato che ha contratto malattie croniche per l’esposizione all’amianto, ad esempio l’asbestosi, viene equiparato alle vittime del dovere ed è previsto, per indennizzarlo, un aumento di budget di 5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012;


– in caso di lavoro sommerso scatterà il meccanismo della sospensione dell’attività imprenditoriale, che potrà essere disposta nei casi più gravi e anche laddove l’autorità ispettiva arrivasse a riscontrare violazioni in materia di sicurezza sul lavoro;


– si dà la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico (dai 15 ai 16 anni) con l’apprendistato;


– è introdotta la clausola di salvaguardia per il pensionamento anticipato (con un minimo di 57 anni di età e 35 di contributi) nei lavori usuranti;


– è reato non versare le trattenute previdenziali ai co.co.co., compresi quelli a progetto. 


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota di ottobre 2010)


 


 


3) Cantanti ed orchestrali: circolare ENPALS


Per i cantanti e gli orchestrali che svolgono, in sala di incisione, attività di interprete principale nell’ambito della realizzazione di brani musicali finalizzati ad essere riprodotti su supporti fonografici, l’obbligo di assolvere agli adempimenti contributivi sorge con la pubblicazione del supporto fonografico destinato alla commercializzazione.


(ENPALS, Circolare n. 13 DEL 15/10/2010)


 


 


4) Guida agevolazioni fiscali per il risparmio energetico


L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il 20 ottobre 2010 sul proprio sito (www.agenziaentrate.it) la guida aggiornata alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico.


I contribuenti che fino al 31 dicembre 2010 sostengono spese per interventi finalizzati al risparmio energetico possono usufruire di una particolare agevolazione fiscale, consistente in una detrazione d’imposta.


L’agevolazione consiste nel riconoscimento di detrazioni d’imposta nella misura del 55% delle spese sostenute, da ripartire in rate annuali di pari importo, entro un limite massimo di detrazione, diverso in relazione a ciascuno degli interventi previsti.


Si tratta di riduzioni dall’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’Ires (Imposta sul reddito delle società) concesse per interventi che aumentino il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti e che riguardano, in particolare, le spese sostenute per:


la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;


il miglioramento termico dell’edificio (finestre, comprensive di infissi, coibentazioni, pavimenti);


l’installazione di pannelli solari;


la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.


Negli ultimi anni la normativa in materia è stata più volte modificata.


I cambiamenti si riferiscono, in particolare, alle procedure da seguire per avvalersi correttamente delle agevolazioni.


Per esempio:


è stato introdotto l’obbligo di inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate (quando i lavori proseguono oltre un periodo d’imposta);


è stata fissata una ripartizione unica, in cinque rate annuali di pari importo, del totale della spesa sostenuta;


è stata sostituita la tabella dei valori limite della trasmittanza termica.


In questa guida sono descritti i vari tipi di intervento per i quali si può fruire del beneficio e gli adempimenti necessari per ottenerlo.


In sintesi:


la detrazione dalle imposte sui redditi (Irpef o Ires) è pari al 55% delle spese sostenute, entro un limite massimo che varia a seconda della tipologia dell’intervento eseguito;


l’agevolazione non è cumulabile con altri benefici fiscali previsti da disposizioni di legge nazionali o altri incentivi riconosciuti dalla Comunità Europea;


non è necessario effettuare alcuna comunicazione preventiva di inizio dei lavori all’Agenzia delle Entrate;


i contribuenti non titolari di reddito d’impresa devono effettuare il pagamento delle spese sostenute mediante bonifico bancario o postale (i titolari di reddito di impresa sono invece esonerati da tale obbligo);


è previsto l’esonero dalla presentazione della certificazione energetica per la sostituzione di finestre, per gli impianti di climatizzazione invernale e per l’installazione di pannelli solari;


dal 1° luglio 2010, al momento del pagamento del bonifico effettuato dal contribuente che intende avvalersi della detrazione, le banche e le Poste Italiane Spa hanno l’obbligo di effettuare una ritenuta del 10% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dall’impresa che effettua i lavori;


per gli interventi eseguiti dal 2009 è obbligatorio ripartire la detrazione in cinque rate annuali di pari importo (per il 2008 andava da un minimo di tre ad un massimo di 10 anni, mentre solo per l’anno 2007  risiedeva l’obbligo di ripartire la spesa in 3 rate annuali uguali).


 


 


5) Coniuge non proprietario deduce il 36% sull’immobile ristrutturato


I chiarimenti dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro (Parere n. 26 del 20 ottobre 2010).


Il quesito


Mia moglie ha recentemente venduto un appartamento adibito a nostra abitazione principale e del quale era proprietaria al 100%. Sull’appartamento sono stati effettuati lavori di ristrutturazione edilizia le cui spese sono state sostenute esclusivamente da me e per le quali ho potuto usufruire della detrazione del 36% in qualità di familiare convivente con il proprietario/possessore dell’unità immobiliare.


Vorrei sapere se, successivamente alla vendita, posso continuare a fruire dell’agevolazione relativamente alle quote di detrazione non ancora fruite o se l’agevolazione si trasferisce all’acquirente-persona fisica dell’unità immobiliare medesima.


La risposta


Secondo quanto dispone l’art. 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 che ha istituito la detrazione del 36% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, possono fruire della detrazione tutti i soggetti passivi Irpef residenti o non residenti nel territorio dello Stato che possiedono o detengono sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono stati effettuati interventi di “ristrutturazione edilizia”, a condizione che abbiano sostenuto le spese e che queste siano rimaste effettivamente a loro carico.


Hanno quindi diritto alla detrazione: il proprietario o il nudo proprietario dell’unità immobiliare, il titolare di un diritto reale sullo stesso (uso, usufrutto, abitazione) e anche l’inquilino e il comodatario (circolare Agenzia dell’Entrate n. 57 del 24-02-1998).


Inoltre, come chiarito dalla stessa Agenzia nella circolare n. 121 del 11-05-1998, la detrazione compete anche al familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori purché ne sostenga le spese.


In tal caso le fatture e i bonifici di pagamento devono essere a lui intestati. Relativamente all’identificazione dei “familiari” si intendono per tali, ai sensi dell’art. 5, comma 5, del Tuir, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado.


In queste ipotesi il titolo che legittima la fruizione della detrazione è rappresentato dall’essere “un familiare” convivente con il possessore/detentore dell’immobile.


Pertanto, non è richiesta l’esistenza di alcun sottostante contratto di comodato e nessun estremo di registrazione va indicato nell’apposito spazio del modulo di comunicazione di inizio lavori da inviare al Centro di Servizi di Pescara, né al modulo va allegata alcuna documentazione attestante tale condizione.


Va da sè che su richiesta degli uffici il familiare convivente che fruisce della detrazione deve essere in grado di dimostrare la sussistenza di tale requisito, tenendo presente, peraltro, che il requisito della convivenza deve sussistere al momento dell’inoltro della comunicazione preventiva al suddetto centro operativo di Pescara (circolare Agenzia Entrate n. 136 del 6-05-2002).


Non è necessario, invece, ai fini della fruizione della detrazione, che l’abitazione nella quale convivono familiare e intestatario dell’immobile costituisca per entrambi l’abitazione principale, mentre è necessario che i lavori stessi siano effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza (risoluzione Agenzia Entrate n. 184 del 12-06-2002).


Soluzione del caso


Con riferimento a quanto sottoposto, si osserva che l’art. 1, comma 7, della Legge n. 449 del 1997 prevede che in caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati effettuati gli interventi, le detrazioni non utilizzate in tutto o in parte dal venditore spettano, per i rimanenti periodi d’imposta, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare.


In pratica, il legislatore ha voluto stabilire che, in caso di vendita dell’unità immobiliare prima che il venditore abbia fruito di tutte o di alcune delle quote di detrazione spettanti per i singoli periodi d’imposta, la detrazione, invece di rimanere attribuita al soggetto che ha sostenuto le spese, si trasferisca all’acquirente dell’immobile.


La realizzazione degli interventi, infatti, aumentando il valore dell’immobile, ne ha influenzato il prezzo di acquisto e ha comportato una traslazione in capo al soggetto acquirente dell’onere economico sostenuto per la realizzazione degli interventi stessi.


L’Agenzia delle Entrate, inoltre, tenuto conto della finalità perseguita dal legislatore, al fine di evitare che situazioni analoghe abbiano un diverso trattamento fiscale che si tradurrebbe in una discriminazione di alcuni tipi di passaggi di proprietà, ha ritenuto che, benché il legislatore abbia utilizzato il termine “vendita” la disposizione possa trovare applicazione in tutte le ipotesi in cui si ha una cessione dell’immobile e, quindi, anche nelle cessioni a titolo gratuito (es.: donazione. Circolare Agenzia Entrate n. 57 del 1998).


Le anzidette considerazioni hanno interessato, fino al periodo d’imposta 2002, anche i passaggi di proprietà mortis causa.


Successivamente, l’art. 2, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per


quest’ultima ipotesi, ha previsto una specifica disciplina disponendo che, in caso di decesso dell’avente diritto alla detrazione, le quote di detrazione non utilizzate dal de cuius si trasferiscono solo all’erede che ha la detenzione materiale e diretta del bene.


Per contro, analoghe considerazioni non possono essere svolte nell’ipotesi in cui la detrazione spetti al detentore dell’immobile (ad esempio, l’inquilino o il comodatario) in quanto lo stesso continua ad avere diritto alla detrazione anche se la detenzione cessa (circolare Agenzia Entrate n. 57 del 1998).


Non si verifica, in questo caso, infatti, la traslazione dell’onere economico che giustifica anche la traslazione della detrazione.


In sostanza, le spese restano sempre e comunque a carico dell’inquilino, ovvero, del comodatario talchè a questi compete la detrazione.


Venendo alla specifica fattispecie sottoposta nel quesito, si fa presente che nessun cenno, nell’ambito dei diversi documenti di prassi emanati dall’Agenzia sulla materia viene fatto, invece, al caso in cui la cessione, donazione, successione dell’unità immobiliare oggetto degli interventi di recupero del patrimonio edilizio, coinvolga il familiare convivente che ne ha sostenuto le spese, sebbene, di fatto, la sua posizione sia equiparabile a quella dell’inquilino/comodatario.


Una possibile soluzione del caso specifico, tuttavia, si può ricavare dalla guida


dell’Agenzia delle Entrate “l’Agenzia Informa n. 3 del 2008 ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali” laddove, a pag. 16, viene espressamente specificato che “Nei casi sopra indicati (compravendita donazione, successione), se le spese di ristrutturazione sono state sostenute da persone diverse dal possessore (inquilino, comodatario), il diritto a detrarre le rate residue non si trasferisce e continua a spettare al detentore o al familiare convivente che ha sostenuto i costi.”.


Sembrerebbe possibile affermare, quindi, che nel caso prospettato il coniuge non proprietario dell’immobile che ha, però, sostenuto le spese per gli interventi edilizi possa continuare a fruire della detrazione anche in epoca successiva alla vendita.


E’ solo il proprietario-venditore, infatti, a beneficiare dell’eventuale plusvalore


dell’immobile che gli consente di recuperare, attraverso il più elevato prezzo di


vendita, le spese di ristrutturazione e non il familiare.


(Fondazione studi Consulenti del lavoro, parere n. 26 del 20.10.2010)


 


 


6) Equitalia: rateazione delle cartelle di pagamento


Il contribuente che si trovi in un momento di difficoltà economica può chiedere a Equitalia la rateazione delle cartelle di pagamento (nota Equitalia del 20 ottobre 2010).


Requisiti e documentazione


Per debiti fino a € 5.000 è sufficiente compilare l’apposito modulo di domanda.


Per somme superiori a € 5.000 la situazione temporanea di obiettiva difficoltà è individuata sulla base dell’entità del debito e di documenti, diversi a seconda della tipologia del contribuente, che rappresentano la situazione economico finanziaria.


Modulistica


È possibile ritirare i moduli di domanda presso un qualsiasi sportello Equitalia oppure scaricarli dal sito www.equitaliaspa.it, nella sezione I servizi per il cittadino e le imprese – Rateazioni.


Come e dove presentare domanda


La domanda, comprensiva della documentazione necessaria, si può presentare a mezzo posta (raccomandata a/r) oppure a mano presso uno degli sportelli dell’Agente della riscossione indicato nella cartella di pagamento.


Richiesta di ulteriore rateazione


Chi beneficia già della rateazione può chiedere anche la dilazione per nuove cartelle ricevute. Condizione indispensabile: essere in regola con i pagamenti delle rate precedentemente concesse.


Avvisi al contribuente


Il pagamento dilazionato può essere concesso fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni).


La richiesta di rateazione deve riguardare tutte le somme iscritte a ruolo a carico del soggetto e l’importo della rata concessa non potrà essere inferiore a € 100.


In caso di mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate, il contribuente decade automaticamente dal beneficio della rateazione.


Alcuni enti locali hanno mantenuto la facoltà di concedere in proprio la rateazione del debito iscritto a ruolo.


Si veda su www.equitaliaspa.it – I servizi per il cittadino e le imprese – Rateazioni – Tabelle di riferimento.


Iter di concessione


Dopo la presentazione della domanda, Equitalia invia una comunicazione al soggetto richiedente indicando l’esito dell’istanza, il funzionario responsabile del procedimento e l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti.


Per saperne di più


Sul sito www.equitaliaspa.it nella sezione I servizi per il cittadino e le imprese – Rateazioni, si possono trovare maggiori approfondimenti, incluso il calcolatore on line delle rate, con cui è possibile fare un vero e proprio piano di rateazione e conoscere in anticipo il numero massimo di rate che l’Agente della riscossione potrà concedere e il loro importo.


 


 


7) – Prorogato il termine per ottenere il rimborso dell’Iva estera


La Direttiva 2010/66/Ue del 14 ottobre 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della UE del 20 ottobre 2010, serie L275, ha prorogato il termine per il rimborso dell’Iva estera.


La presentazione delle istanze relative al 2009 è stata, infatti, differita dal 30 settembre 2010 al 31 marzo 2011.


Tale Direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri con effetto dal 1° ottobre 2010.


Per il rimborso dell’Iva estera è necessario il requisito dell’inerenza dell’acquisto con l‘esercizio di un’attività dalla quale scaturiscono operazioni imponibili o assimilate.


Per ottenere il rimborso dell’imposta assolta in un altro Stato membro il soggetto passivo italiano deve effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione secondo la normativa nazionale.


Il diritto non è esercitabile per gli acquisti di beni o servizi per i quali lo Stato estero esclude il diritto alla detrazione.


Richiesta di rimborso IVA: adempimenti


A partire dal 1 gennaio 2010, la richiesta di rimborso, da parte di un contribuente italiano, dell’IVA estera deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, a differenza del passato in cui la richiesta doveva essere inoltrata in formato cartaceo allo Stato comunitario dove questa era stata versata.


In particolare, le istanze di rimborso devono essere tassativamente presentate tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline, a seconda del canale a cui si é abilitati).


Verifica delle istanze


L’operazione di controllo e gestione delle domande di rimborso, prima della trasmissione allo Stato competente, viene effettuata dal Centro Operativo di Pescara.


L’Agenzia delle Entrate, ricevuta l’istanza di rimborso, nei successivi 15 giorni procede ad effettuare una serie di controlli formali.


Se tali controlli non evidenziano irregolarità, la stessa Agenzia provvede ad inoltrare la domanda di rimborso allo Stato membro competente, che cura le successive fasi istruttorie, al termine delle quali può erogare l’importo richiesto.


 


 


8) Conferimento azienda: Deduzione ammortamenti


La società conferitaria è ammessa a dedurre le quote di ammortamento sulla base del costo fiscalmente riconosciuto al soggetto conferente.


L’art. 109, comma 4 lettera b) del TUIR legittima la deduzione mediante la variazione in diminuzione effettuata in sede di dichiarazione dei redditi.


In base al principio di neutralità sancito dall’art. 176, TUIR, la conferitaria subentra nella posizione della società conferente, alla quale devono pertanto essere riconosciuti tutti gli elementi attivi e passivi fiscalmente riconosciuti alla conferente, indipendentemente dalle tecniche contabili e di valutazione utilizzate al momento del conferimento.


Pertanto, la società conferitaria deve calcolare le quote di ammortamento prendendo a riferimento il costo del bene per la società conferente anche nel caso in cui detta conferitaria non imputi gli ammortamenti a conto economico o iscriva un valore inferiore al costo lordo fiscalmente riconosciuto al conferente. L’art. 109, comma 4, lett. b), TUIR, infatti consente di effettuare una variazione in diminuzione in dichiarazione dei redditi per i costi che, anche se non imputati a conto economico, sono deducibili per legge.


(Associazione Italiana Dottori Commercialisti, Norma di comportamento n. 178 del 2010)


 


 


9) L’agente di commercio ai fini Irap non è un imprenditore, quindi, non é soggetto a tale imposta


L’agente di commercio non é soggetto ad Irap poiché ai fini di tale imposta non è considerare un imprenditore.


L’agente di commercio non è soggetto ad Irap: il suo lavoro infatti, se svolto senza l’aiuto di altre persone o di beni strumentali di ingenti valore, non è soggetto al requisito dell’autonoma organizzazione.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21578 del 21 ottobre 2010 che ha smentito la tesi secondo cui l’agente di commercio è un imprenditore e come tale sarebbe in ogni caso soggetto passivo dell’imposta, senza indagini di fallo relative all’esistenza di una autonoma organizzazione.


Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:


a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;


b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.


E’, quindi, onere del contribuente, che chiede il rimborso del’imposta non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.


L’esercizio dell’attività di agente di commercio è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata.


 


 


10) Comunicazione delle operazioni Iva con Paesi Black list: ecco la circolare delle Entrate


L’obbligo di comunicazione scatta se la controparte è situata in un Paese presente in almeno una delle due liste cd. Black list. Rientrano, quindi, anche le operazioni con il Lussemburgo.


Nell’articolo sulle novità fiscali di ieri si citava la mancanza ancora delle istruzioni ufficiali dell’Amministrazione finanziaria sulle comunicazioni Black Listi. Sono prontamente arrivate con la circolare n. 53/E del 21 ottobre 2010.


I contribuenti minimi e le nuove iniziative produttive rimangono fuori dall’obbligo di comunicazione delle operazioni con “attori economici” ubicati nei paradisi fiscali.


Questi ultimi sono individuati all’interno della lista dei Paesi con regime fiscale privilegiato ai fini della presunzione di residenza delle persone fisiche e in quella delle imprese estere controllate o collegate (rispettivamente D.M. 4 maggio 1999 e D.M. 21 novembre 2001).


Le liste vanno applicate congiuntamente a prescindere dalla natura giuridica e


dall’attività svolta dall’operatore.


Ciò vuol dire che per il titolare di partita Iva l’obbligo di comunicazione scatta se la controparte è situata in un Paese presente in almeno una delle due liste.


Sono questi alcuni dei chiarimenti contenuti nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 53/E del 21 ottobre 2010 che affronta il tema delle comunicazioni che gli operatori economici devono effettuare per le operazioni con Paesi black list, come previsto dal D.L. n. 40 del 2010, al fine di contrastare le frodi fiscali e finanziarie internazionali e nazionali, soprattutto le cosiddette “carosello” e le “cartiere”.


Le operazioni da comunicare


Vanno comunicate in via telematica all’Agenzia delle Entrate le cessioni di beni, gli acquisti e le prestazioni di servizi da e verso soggetti Ue, le prestazioni di servizi rese da e verso soggetti extra-Ue, le importazioni e le esportazioni di beni, sia che esse rappresentino, ai fini Iva, operazioni imponibili, non imponibili o esenti.


Sono interessate dall’obbligo di comunicazione anche alcune prestazioni di servizi effettuate con Paesi black list territorialmente non rilevanti nello Stato ai fini Iva, ma il cui monitoraggio è particolarmente importante per la prevenzione e il contrasto delle frodi Iva negli scambi con l’estero.


Quali sono i Paesi black list


L’obbligo scatta quando il soggetto Iva intrattiene rapporti economici con un operatore che ha sede, residenza o domicilio in uno dei Paesi black list, identificati dal Decreto ministeriale 4 maggio 1999 (lista dei Paesi con regime fiscale privilegiato ai fini della presunzione di residenza delle persone fisiche) e dal Decreto ministeriale del 21 novembre 2001 (lista degli Stati o territori a regime fiscale privilegiato per imprese estere controllate o collegate).


In merito alle liste, la circolare precisa che vanno applicate congiuntamente a


prescindere dalla natura giuridica e dall’attività svolta dall’operatore. Ciò vuol dire che l’obbligo di comunicazione scatta se la controparte è situata in un Paese presente almeno in una delle due liste.


La circolare ricorda, inoltre, che Cipro, Malta e Corea del Sud non sono più Paesi a regime fiscale privilegiato (Decreto del ministro dell’economia e delle finanze del 27 luglio 2010) e che quindi non sussiste, anche per il periodo che va dal 1° luglio al 4 agosto 2010, alcun obbligo di comunicazione.


Obbligati e non


La circolare chiarisce che sono obbligati alla comunicazione delle operazioni con Paesi black list tutti i soggetti Iva.


Gli enti non commerciali, lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni sono tenuti unicamente per le operazioni realizzate al di fuori dell’attività istituzionale (quindi, sono tenuti solo per l’attività commerciale).


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