Derivati: aspetti contabili e fiscali

Prodotti derivati: Aspetti contabili e fiscali


 


I meccanismi finanziari e di mercato che regolano e governano i prodotti derivati appaiono così complessi tali da assumere anche momenti di incomprensibilità nella loro costruzione e soprattutto nella loro dinamica futura.


I derivati sono degli strumenti finanziari regolati da norme di mercato e da format standardizzati dai mercati globali dove questi ultimi vengono scambiati.


Essi rappresentano un rischio che è associato ad una attività da cui gli stessi derivano. Un rischio che diviene l’oggetto principale del prodotto derivato.


Definizioni e caratteristiche


Cosa sono i prodotti derivati ?. A questa e tante altre domande ha risposto il documento della Commissione studi dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (UNGDCEC) del 27 settembre 2010.


Questi di seguito sono stati i temi trattati:


– Strumenti derivati: sintesi delle definizioni e delle loro caratteristiche;


– rapporti e le responsabilità degli investitori;


– prodotti derivati come strumenti di controllo dei rischi finanziari d’impresa;


– principi di contabilizzazione e trattamento fiscale degli strumenti derivati;


– contratti derivati negli Enti Locali.


I prodotti derivati sono strumenti finanziari il cui valore deriva dal valore attribuito alla gestione del rischio associato all’attività che è alla base del prodotto stesso, meglio, il loro valore deriva dall’andamento “rischioso” del valore di una attività, ovvero, dal verificarsi di un evento osservabile nel futuro.


I prodotti derivati sono, quindi, strumenti complessi e complicati nella loro struttura; si presuppongono, pertanto, destinati ad operatori/investitori professionali, che sappiano cogliere le opportunità che offrono e che per contro siano in grado di gestire i notevoli rischi che li caratterizzano.


Nel nostro ordinamento giuridico non vi é una definizione unitaria di strumento derivato.


Si trova una definizione solo nel Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) il quale definisce, all’articolo 1, terzo comma, strumenti finanziari derivati, gli strumenti finanziari previsti dal comma 2, lettere d), e), f), g), h), i), e j), nonché gli strumenti finanziari previsti dal comma 1-bis, lettera d).


Qui di seguito sono riportate le sole definizioni previste dalle lettere d) ed e):


Contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (futures), swaps, accordi per scambi futuri di tassi di interesse ed altri contratti derivati connessi a valori mobiliari, valute tassi di interesse o rendimenti, od altri strumenti derivati, indici finanziari o misure finanziarie che possono essere regolati con consegna fisica del sottostante o attraverso il pagamento di differenziali in contanti (comma 2, lettera d);


Contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (futures), swaps, accordi per scambi futuri di tassi di interesse ed altri contratti derivati connessi a merci il cui regolamento avviene attraverso il pagamento di differenziali in contanti o può avvenire in tal modo a discrezione di una delle parti, con esclusione dei casi in cui tale facoltà consegua a inadempimento od altro evento che determina la risoluzione del contratto (comma 2, lettera e).


Di contro il Codice Civile, nel libro V – del lavoro, Titolo V – delle Società, agli articoli 2427, 2427-bis e 2428, previsti per i contenuti della Nota Integrativa e della Relazione sulla Gestione, per quanto riguarda la definizione di “strumento finanziario derivato”, fa un unico ed esplicito rinvio alle definizioni previste dai principi contabili internazionali adottati dall’Unione Europea.


I principi contabili internazionali di riferimento in tema di prodotti derivati sono gli IAS 32 e 39, nonché l’IFRS 7.


Lo IAS 39 definisce il derivato come uno strumento finanziario avente le seguenti caratteristiche:


– il suo valore cambia in relazione al variare di un’attività sottostante (underlying asset) che può essere tipo di finanziario (tasso d’interesse, prezzo di uno strumento finanziario, prezzo di una merce, tasso di cambio in valuta estera, indice di prezzi o di tassi) o di tipo creditizio (merito o indici di credito);


– non richiede un investimento netto iniziale o richiede un investimento netto iniziale che sia minore di quanto sarebbe richiesto per altri tipi di contratti da cui ci si aspetterebbe una risposta simile a cambiamenti di fattori di mercato;


– è regolato a data futura.


Lo IAS 39 indica le caratteristiche che qualificano lo strumento finanziario derivato ma non fornisce definizioni per ciascuna tipologia.


Le tipologie di derivati sono numerose ma possono essere classificate in due categorie:


contratti simmetrici;


– contratti asimmetrici: sono vincolanti per una sola delle parti.


Un’ulteriore distinzione che viene fatta per i contratti derivati è la seguente:


contratti derivati con scambio di capitali: prevedono la facoltà o l’obbligo di porre i essere con la controparte un’operazione di compravendita dell’attività sottostante nella qualità e nel prezzo pattuito alla stipula del derivato;


contratti derivati senza scambio di capitali: prevedono l’obbligo di liquidazione di un differenziale calcolato applicando al capitale di riferimento la differenza tra il prezzo corrente dell’attività sottostante e il prezzo pattuito nel contratto.


La guida operativa al principio contabile IAS 39 ricorda che sono prodotti derivati i contratti a termine, i futures, gli swaps, le opzioni.


Le categorie degli strumenti derivati più comuni scambiate nei mercati italiani sono:


I Contratti a termine (forward);


Futures;


– Swaps;


– Opzioni (Call, Put, Cap, Floor, Collar).


Principi di contabilizzazione e trattamento fiscale degli strumenti derivati


Il documento dell’UNGDCEC analizza anche i principi di contabilizzazione dei contratti di copertura su cambi e tassi di interesse, in particolare  ha affrontato le problematiche di contabilizzazione dei contratti forward e IRS.


Viene rilevato che gli utili o perdite sui derivati di copertura non hanno effetto sul Conto Economico.


La norma in tale contesto prevede che l’impresa che ha sottoscritto il prodotto derivato lo deve evidenziare in Nota Integrativa.


I prodotti derivati sono classificati tra le operazioni “fuori bilancio”.


Non ci sono esplicite disposizioni del codice civile che forniscano indicazioni precise in merito alla contabilizzazione dei contratti derivati. Pertanto il punto di partenza è costituito dall’articolo 2423-bis che statuisce i principi di redazione del bilancio, secondo cui la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e in base alla competenza.


I principi contabili italiani (OIC) di riferimento sono il Principio OIC n. 19 (I fondi rischi ed oneri, il TFR e i debiti), nonché il Principio OIC n. 26 (Operazioni e partite in moneta estera).


Infine, viene evidenziato che (in attesa di una completa disciplina civilistica) gli stessi principi contabili rinviano per l’individuazione delle operazioni di copertura alla normativa speciale degli enti creditizi e finanziari, in particolare agli articoli 18, comma 3, e 20, comma3, del D.Lgs. 87/1992.


Schema sintetico dei principi di contabilizzazione di alcuni degli strumenti derivati più comuni in base alla prassi nazionale:




















Tipo di derivato


Di copertura


Fonte di riferimento


Forward su valute


Costo, con rateizzazione del premio/sconto


OIC 26


I.R.S.


Valutazione coerente con attività/passività coperta.


Quindi:


– costo: se l’attività/passività coperta è valutata a costo;


– minore tra costo e mercato negli altri casi (tenendo conto anche della valutazione dello strumento coperto)


OIC 19 e Circolare


Banca d’Italia 166


I.R.C.


Valutazione coerente con attività/passività coperta.


Quindi:


– costo: se l’attività/passività coperta è valutata a costo;


– minore tra costo e mercato negli altri casi (tenendo conto anche della valutazione dello strumento coperto).


Il premio pagato deve essere rateizzato lungo la durata del contratto.


OIC 19 e Circolare Banca d’Italia 166


Dal punto di vista tributario i criteri per la valutazione dei componenti positivi e negativi delle operazioni fuori bilancio e, quindi, anche dei derivati, sono indicati dall’art. 112 del T.U.I.R. rubricato “operazioni fuori bilancio”.


Tale normativa nel corso degli anni ha subito diverse modifiche dovute all’evolversi della normativa nazionale e internazionale.


Secondo quanto disposto dal suddetto articolo concorrono alla formazione del reddito i componenti positivi e negativi che risultano dalla valutazione delle operazioni “fuori bilancio” in corso alla data di chiusura dell’esercizio.


Inoltre, l’imponibilità e la deducibilità dei componenti di reddito é differente in base alle finalità del derivato e soprattutto dal fatto che le stesse traggano origine: Da scambio tra l’impresa e la controparte (o, se diversa, la banca intermediaria); si tratta, in sostanza, delle operazioni di regolamento originate dai derivati (l’incasso o il pagamento, ad esempio, dei differenziali di tasso o di cambio); ovvero da valutazione del derivato.


 


Vincenzo D’Andò


 


16 ottobre 2010

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