Schede carburante e chilometri percorsi

In tema di contabilità inattendibile, risulta determinante la non corretta compilazione delle schede carburanti (ad esempio sovrastimate rispetto al parco auto disponibile). Sulle schede carburanti, nonché sulla loro corretta compilazione, spesso si è espressa la Cassazione offrendo delle indicazioni, utili al fine di non commettere errori, ed evitare quindi il rischio di una contabilità inattendibile o una dichiarazione infedele




La compilazione della scheda carburante




L’adempimento della compilazione della scheda carburante, consente a chi acquista carburanti di poter esercitare il diritto alla detrazione della relativa Iva, qualora sia oggettivamente detraibile, oppure la deduzione del costo ai fini della determinazione delle imposte sul reddito e dell’Irap.




Tale adempimento è molto familiare per imprese e professionisti, considerando l’ampia diffusione di autoveicoli utilizzati nell’esercizio delle loro attività.




Compilazione non corretta




L’esperienza, tuttavia, insegna che non sempre questo adempimento, di natura prettamente fiscale, è eseguito in modo corretto, con spiacevoli conseguenze in termini di recupero di imposte da parte dell’Amministrazione Finanziaria.




Contabilità non attendibile




Ai fini dell’accertamento induttivo una non corretta compilazione della scheda carburante, risulta tra gli elementi principali che portano ad una contabilità non attendibile, come ad esempio può accadere nel caso di una sovrastima delle schede rispetto al parco auto.




La scheda carburante


Ai fini di una corretta tenuta della contabilità, anche la compilazione della scheda carburanti richiede una giusta attenzione.




Un costo relativo al carburante particolarmente elevato rispetto al parco automobili a disposizione del contribuente, può risultare un chiaro indizio di contabilità inattendibile.




La giurisprudenza




Sul piano della corretta redazione delle schede carburanti, bisogna porre attenzione alle diverse indicazioni della giurisprudenza.


Sull’argomento infatti si è espressa in diverse occasioni la Cassazione, in particolare con la sentenza n. 7272 del 2009, secondo la quale l’inattendibilità delle schede carburanti determinata dalla sproporzione degli importi in esse indicati, costituisce da sola una presunzione di infedeltà della dichiarazione.




La scheda carburante




Si ritiene opportuno sottolineare come sia fondamentale porre molta attenzione all’esatta indicazione dei dati necessari all’identificazione del veicolo, poiché una sentenza della Cassazione la n. 27169 del 9 novembre 2005 ha negato la deducibilità dei costi in assenza di tali elementi.




Le annotazioni sulla scheda




Le successive annotazioni, da effettuarsi a cura dell’addetto alla distribuzione del carburante, devono contenere:






      • la data dell’acquisto;



      • l’ammontare del corrispettivo pagato (al lordo dell’IVA);



      • la ragione sociale/nome e cognome dell’esercente e l’ubicazione dell’impianto di distribuzione. Naturalmente tali dati possono essere riportati anche attraverso l’apposizione di un timbro.




Le suddette annotazioni devono essere convalidate con la firma dell’addetto all’impianto (la persona che ha materialmente eseguito il rifornimento).




Mancanza della firma dell’addetto all’impianto


Come recentemente sentenziato dalla Cassazione (Sentenza n. 21941 del 19.10.2007) la mancanza della firma dell’addetto non consente la deducibilità dei costi e la detraibilità dell’IVA.




Indicazione dei chilometri percorsi


Particolare attenzione deve essere posta all’indicazione dei chilometri percorsi, che oltre a dover essere coerenti con i rifornimenti effettuati, devono altresì essere coerenti con la tipologia di attività svolta.




Chilometri eccedenti o sottostimati




In particolare, sul primo fronte è evidentemente necessario che l’ammontare dei chilometri percorsi non siano eccedenti o sottostimati rispetto ai rifornimenti eseguiti.


I veicoli, infatti, recano di solito nel libretto di istruzioni il relativo consumo chilometrico di carburante.




Esempio


Se una vettura, per esempio, è in grado di percorrere 20 chilometri al litro, il rifornimento di 100 litri in tre mesi deve sostanzialmente coincidere con una percorrenza chilometrica di 2.000 chilometri. L’eventuale indicazione, alternativamente, di 800 chilometri o di 3.500 chilometri evidenzia una anomalia nei rifornimenti documentati.




Consumo in linea con l’attività




Nella seconda direzione, invece, è abbastanza evidente che il consumo chilometrico, ancorché coerente con l’impiego di carburante, deve essere anche in linea con le modalità di svolgimento dell’attività.




Esempio


Si pensi, in estrema semplicità, a una pasticceria che effettua rifornimenti di brioche presso alcuni bar della propria città. Se i chilometri necessari a tali rifornimenti giornalieri sono pari a 50, una eventuale percorrenza di 150 chilometri al giorno, potrebbe legittimamente far ritenere che i chilometri in eccedenza riguardino altri rifornimenti «a nero», a maggior ragione se sono riscontrati ulteriori indizi di evasione nella documentazione contabile sottoposta a controllo.




14 settembre 2010


Antonio Gigliotti

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