Novità fiscali del 9 settembre 2010: ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo: fissata nuova misura degli interessi di mora; vizi della merce: per interrompere la prescrizione occorre telegramma esplicito per far valere diritto alla garanzia; distacco dei dipendenti: detraibile solo il costo eccedente il rimborso; vani non abitabili fuori dal calcolo dell’imposta di registro; accertamento mediante coefficienti presuntivi e parametri: è nullo se basato sulle medie di ricarico; trasmissione telematica dei certificati di malattia; ministero sviluppo economico: tre nuovi bandi a favore di imprese piccole, medie e grandi; assistenza fiscale e modello 730: adeguati i compensi per l’attività svolta dai soggetti abilitati nel 2009; lavoro: sanzioni disciplinari nel settore privato – niente sanzioni al dipendente se il datore non ha pubblicizzato il codice disciplinare

 

 

Indice:

 

1) Ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo: fissata nuova misura degli interessi di mora

 

2) Vizi della merce: Per interrompere la prescrizione occorre telegramma esplicito per far valere il diritto alla garanzia

 

3) Distacco dei dipendenti: detraibile solo il costo eccedente il rimborso

 

4) Vani non abitabili fuori dal calcolo dell’imposta di registro

 

5) Accertamento mediante coefficienti presuntivi e parametri: E’ nullo se basato sulle medie di ricarico

 

6) Trasmissione telematica dei certificati di malattia

 

7) Ministero Sviluppo Economico: tre nuovi bandi a favore di imprese piccole, medie e grandi

 

8) Assistenza fiscale e modello 730: Adeguati i compensi per l’attività svolta dai soggetti abilitati nel 2009

 

9) Convenzione tra INPS e C.E.S.A.C. per la riscossione dei contributi di assistenza contrattuale

 

10) Lavoro: Sanzioni disciplinari nel settore privato – niente sanzioni al dipendente se il datore non ha pubblicizzato il codice disciplinare

 

 

1) Ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo: fissata nuova misura degli interessi di mora

Cartelle, interessi in calo per i versamenti tardivi. Dal 1 ottobre 2010 saranno più leggeri di oltre un punto percentuale gli interessi di mora sulle somme iscritte a ruolo e versate in ritardo.

Un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato il 07 settembre 2010, ha, infatti, abbassato al 5,7567% il tasso da applicare su base annua, fissato in precedenza al 6,8358%.

La nuova misura degli interessi va applicata sugli importi dovuti a partire dalla notifica della cartella e fino alla data del pagamento.

La percentuale del 5,7567, come stabilito dall’art. 30 del dpr 602/73, è stata calcolata tenendo conto della media dei tassi bancari attivi definita dalla Banca d’Italia.

Motivazioni del provvedimento

L’art. 30 del D.P.R. n. 602/1973 prevede l’applicazione degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo, a partire dalla notifica della cartella e fino alla data di pagamento, ad un tasso da determinarsi annualmente con decreto del Ministero delle Finanze, con riguardo alla media dei tassi bancari attivi.

In attuazione di ciò, e dopo l’interpello della Banca d’Italia, con provvedimento del 4 settembre 2009, è stata fissata, con effetto dal 1°ottobre 2009, al 6,8358 per cento in ragione annuale, la misura del tasso di interesse da applicare nelle

ipotesi di ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo.

Considerato che l’art. 30 prevede una determinazione annuale del tasso di interesse in questione, è stata interessata la Banca d’Italia che, con nota n. 327293 del 23 aprile 2010, ha stimato al 4,7567% la media dei tassi bancari attivi con riferimento al periodo 1.1.2009-31.12.2009.

Tenuto conto, quindi, della flessione registrata nell’anno 2009 dei tassi bancari attivi, è stato ritenuto congruo ridurre al 5,7567% l’attuale misura degli interessi di mora.

Il tasso è stato individuato applicando la maggiorazione di un punto percentuale alla media dei tassi bancari attivi, come individuata dalla Banca d’Italia.

Tale maggiorazione viene considerata necessaria per differenziare, in ragione della condotta del contribuente, le misure del tasso di interesse nelle diverse ipotesi di riscossione mediante ruolo.

Infatti, il decreto ministeriale 21 maggio 2009, di razionalizzazione della misura

degli interessi per la riscossione e il rimborso dei tributi, prevede un tasso di interesse del 4,5% annuo per la rateazione e la sospensione della riscossione mediante ruolo.

Il presente provvedimento fissa, dunque, con effetto dal 1°ottobre 2010, al 5,7567 per cento in ragione annuale, la misura del tasso di interesse da applicare nelle ipotesi di ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo, di cui all’art. 30 del D.P.R. n. 602/1973.

 

 

2) Vizi della merce: Per interrompere la prescrizione occorre telegramma esplicito per far valere il diritto alla garanzia

“La denuncia dei vizi della merce acquistata può essere fatta anche a mezzo telegramma, idoneo ad interrompere il termine di prescrizione purché lo stesso contenga, oltre la denuncia della scoperta dei vizi, anche l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto alla garanzia per i vizi nei confronti della società destinataria del telegramma stesso, con l’effetto sostanziale di costituirla in mora”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18035 del 2010, cui Altalex.com ne ha redatto nota del 08 settembre 2010.

In particolare, si legge nella suddetta sentenza che la scoperta dei vizi della merce suddetta era avvenuta in un momento successivo alla sua consegna.

In quello stesso giorno l’appellante aveva inviato alla società venditrice un telegramma con cui la informava della sussistenza dei vizi medesimi.

Ora il termine prescrizionale decorreva dalla consegna della merce. Dopo avere premesso ciò, la Suprema Corte ha rilevato che non è stata censurata la statuizione della sentenza impugnata secondo cui il termine prescrizionale previsto dall’art. 1495 comma 3 c.c. decorre dalla consegna della merce, tuttavia il mancato esame da parte della Corte territoriale del telegramma menzionato nell’atto di appello riguarda un punto decisivo della controversia, avente ad oggetto l’eventuale efficacia interruttiva del termine di prescrizione annuale tramite l’invio del telegramma suddetto (con gli effetti, nel caso di risposta affermativa a tale quesito, di cui all’art. 2945 primo comma c.c.).

In proposito quindi in sede di rinvio occorre accertare se nel telegramma sia contenuta, oltre la denuncia della scoperta dei vizi alla venditrice, anche l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto alla garanzia per i vizi nei confronti della società destinataria del telegramma stesso, con l’effetto sostanziale di costituirla in mora.

 

 

3) Distacco dei dipendenti: detraibile solo il costo eccedente il rimborso

Linea dura della Suprema Corte sul trattamento fiscale alle aziende in caso di distacco di personale. Infatti, in caso di distacco di personale, è detraibile solo l’Iva del costo che eccede il rimborso.

A tal fine, rileva la differenza tra il costo del personale e la somma poi rimborsata dal beneficiario del distacco.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19129 del 07 settembre 2010.

Difatti, ai sensi dell’art. 8, comma 35, della Legge n. 67/1988, il rimborso del costo del personale che viene erogato da parte del soggetto A, presso il quale viene distaccato, al datore di lavoro B, é fuori campo IVA, poiché il costo del personale viene sostenuto “effettivamente” da A, ed il distaccante B, nei limiti di questo importo, non effettua alcuna prestazione di servizi a beneficio della controparte: non vi sono quindi i presupposti per la detrazione dell’imposta, laddove (erroneamente) sia stata addebitata.

Nei casi in cui, invece, venga addebitato un importo ulteriore, eccedente rispetto a quello del costo del personale, l’ammontare in questione è riconducibile ad una prestazione di servizi e di conseguenza soggiace all’applicazione dell’IVA: l’imposta addebitata sarà quindi detraibile.


 

4) Vani non abitabili fuori dal calcolo dell’imposta di registro

L’Amministrazione non può valutare “di lusso” un immobile, comprendendo nella metratura vani non abitabili.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17450 del 2010.

In particolare, la soffitta non va computata nel calcolo della superficie utile se non ha le caratteristiche dell’abitabilità, da valutare anche sulla base dei regolamenti edilizi.

Difatti, l’art. 5 del D.M. del 2/8/1969 definisce “di lusso” le abitazioni composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a 200 mq (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed aventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta.

 

 

5) Accertamento mediante coefficienti presuntivi e parametri: E’ nullo se basato sulle medie di ricarico

Nullo l’accertamento induttivo fondato sullo scostamento delle medie di ricarico applicate da un’azienda in crisi dagli studi di settore.

Il solo scostamento rispetto alla percentuale di ricarico mediamente riscontrata nel settore di appartenenza del contribuente non legittima l’accertamento analitico-induttivo. Occorre, infatti, basare la rettifica su ulteriori elementi più concreti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19136 del 07 settembre 2010.

Studi di settore inapplicabili all’azienda in crisi con contabilità regolare

Corte di Cassazione ancora in “pressing” contro gli studi di settore.

E’, infatti, nullo l’accertamento induttivo dei redditi di un’azienda in crisi ma con contabilità in regola.

In particolare, se l’azienda si trova in una condizione di forte crisi, non sono applicabili le medie di settore.

Per potere accertare un maggiore reddito da studi settoriali occorre, invece, che risultino ulteriori elementi.

 

 

6) Trasmissione telematica dei certificati di malattia

La richiesta da parte dei datori di lavoro di invio degli attestati tramite PEC va inoltrata all’indirizzo di posta certificata di una sede INPS e deve avvenire utilizzando lo stesso indirizzo di PEC al quale dovranno essere destinati i documenti telematici ricevuti dai medici.

L’Inps, con la circolare n. 119 del 7 settembre 2010, relativa alla trasmissione telematica delle certificazioni di malattia, ha definito le nuove modalità di invio degli attestati ai datori di lavoro pubblici e privati tramite PEC.

In particolare, l’Inps ha fornito indicazioni in merito al flusso di invio alla casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) indicata dal datore di lavoro, delle attestazioni di malattia, quale ulteriore modalità prevista dal Decreto del 26 febbraio 2010.

Gli indirizzi PEC delle Strutture territoriali Inps sono reperibili sul sito Internet dell’Istituto (www.inps.it) – Le Sedi INPS – ricerca per elenchi: posta certificata.

La richiesta per essere accolta deve contenere:

– per le Pubbliche Amministrazioni l’identificazione del richiedente espressa con il codice fiscale della stessa e con il progressivo INPDAP relativo alla “Sede di Servizio”. Queste amministrazioni possono chiedere l’invio “accentrato” degli attestati di tutti i propri dipendenti; in tal caso, dovranno precisare che autorizzano l’Inps a tener conto del solo codice fiscale di identificazione dell’Amministrazione e a trascurare i progressivi INPDAP che, nelle denunce contributive, risultano essere le Sedi di servizio di dipendenza dei lavoratori;

– per le Aziende private l’identificazione da comunicare è la matricola Inps. Nel messaggio l’azienda può chiedere, specificandole, di abbinare all’indirizzo di P.E.C. mittente più matricole Inps riferite all’azienda stessa;

– per tutti, l’indicazione del formato di invio dei documenti scelto tra: TXT, XML, entrambi.

Ricevute le richieste da parte dei datori di lavoro pubblici e privati, flussi automatici giornalieri inoltreranno gli attestati ricevuti dal SAC agli indirizzi di P.E.C. comunicati, nel formato richiesto.

 

 

7) Ministero Sviluppo Economico: 500 milioni di euro per le imprese del mezzogiorno per investimenti in innovazione, ricerca ed energie rinnovabili

Tre nuovi bandi a favore di imprese piccole, medie e grandi. Imprese del Mezzogiorno, 500 milioni di euro per investimenti in innovazione, ricerca ed energie rinnovabili.

Il Ministro dello Sviluppo Economico ha firmato tre nuovi specifici decreti che destinano 500 milioni di euro a favore delle imprese di Sicilia, Campania, Puglia e Calabria che effettuano investimenti produttivi innovativi, per la ricerca e le energie rinnovabili, nel quadro dell’intesa programmatica siglata in attuazione della programmazione europea.

Colmando il vuoto della vecchia Legge n. 488/1992, precedentemente scaduta, il Ministro ad interim ha sottoscritto i tre nuovi bandi a favore di imprese piccole, medie e grandi.

Dopo la registrazione alla Corte dei Conti, avvenuta in tempi record, i decreti sono stati trasmessi alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, attesa nei prossimi giorni.

In particolare i bandi (che attuano il regime di aiuti introdotto dal DM 23 luglio 2009) riguardano i settori innovativi produttivi: industrializzazione dei risultati di ricerca, utilizzo di tecnologie innovative, energie rinnovabili, efficienza energetica.

I tre decreti disciplinano termini, modalità e procedura per la concessione ed erogazione delle agevolazioni, previste in contributo a fondo perduto ed un finanziamento agevolato, in favore di:

1) programmi di investimento finalizzati all’industrializzazione dei programmi qualificati di ricerca e sviluppo sperimentale, per un importo stanziato di 100 milioni di euro a valere su fondi PON;

2) programmi di investimento finalizzati al perseguimento di specifici obiettivi di innovazione, miglioramento competitivo e tutela ambientale (attività del settore alimentare, attività di fabbricazione di apparecchiature elettriche, attività di produzione di biotecnologie) per un importo stanziato di 100 milioni di euro a valere su fondi PON;

3) programmi di investimento riguardanti la produzione di beni strumentali funzionali allo sviluppo di fonti di energia rinnovabili e al risparmio energetico nell’edilizia, per un importo stanziato di 300 milioni di euro su fondi POI.

A seguito dell’avvio dei decreti nei territori della convergenza, è in corso di valutazione, in sede programmatica, la richiesta di Basilicata e Sardegna di estendere il regime nei rispettivi territori grazie all’utilizzo delle risorse liberate della vecchia programmazione 2000-2006.

I programmi di investimento potranno essere presentati telematicamente a partire dal 90° giorno successivo alla pubblicazione dei decreti sulla Gazzetta Ufficiale.

L’esame delle domande avverrà secondo la procedura valutativa cd. “a sportello” prevista dall’art. 5 del D.Lgs. n. 123/1998 e rispetterà l’ordine cronologico di presentazione delle istanze.

(Ministero Sviluppo Economico, comunicato stampa del 06/09/2010)

 

 

8) Assistenza fiscale e modello 730: Adeguati i compensi per l’attività svolta dai soggetti abilitati nel 2009

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il Decreto 5/8/2010, pubblicato sul sito web delle Finanze il 08/09/2010, ha adeguato i compensi, relativi all’assistenza fiscale, per l’attività svolta dai soggetti abilitati nel 2009.

Tale Decreto, che è stato registrato alla Corte dei Conti il 23 agosto 2010, riguarda l’adeguamento della misura dei compensi spettanti ai centri di assistenza fiscale, ai sostituti d’imposta ed ai professionisti abilitati per l’attività svolta nell’anno 2009 al sensi dell’art. 38, comma 3, del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241.

Compenso spettante ai Caf e ai professionisti abilitati

Il compenso, adeguato per l’anno 2008 a € 15,92 con D.M. 13/5/2009, spettante ai C.A,F. e ai professionisti abilitati, per ciascuna dichiarazione modello 730/2009 elaborata e trasmessa, è stato elevato a € 16,03;

Per le dichiarazioni in forma congiunta il compenso è determinato in misura doppia.

Compenso spettante ai sostituti d’imposta

Il compenso, adeguato per l’anno 2008 a € 12,73 con D.M. 13/5/2009, spettante ai sostituti d’imposta per ciascuna dichiarazione modello 730/2009 elaborata e trasmessa, è stato elevato a € 12,82;

Per le dichiarazioni in forma congiunta il compenso è determinato in misura doppia.

 

 

9) Convenzione tra INPS e Confederazione Europea dei Sindacati Autonomi del Commercio (C.E.S.A.C.) per la riscossione dei contributi di assistenza contrattuale

L’Inps ha assunto il servizio di esazione del contributo di assistenza contrattuale che le imprese iscritte alla C.E.S.A.C. verseranno congiuntamente ai contributi obbligatori e comunicheranno con il flusso UNIEMENS.

Il 16 luglio 2010 tra l’INPS e la C.E.S.A.C. è stata stipulata una convenzione per la riscossione dei contributi di assistenza contrattuale dovuti dalle imprese aderenti alla stessa C.E.S.A.C. unitamente ai contributi obbligatori.

Detta contribuzione per l’assistenza contrattuale viene comunicata tramite flusso EMENS.

Dalla testo della convenzione emergono i seguenti punti salienti.

La riscossione dei contributi in questione avverrà unitamente alla riscossione dei contributi obbligatori dovuti dai datori di lavoro all’INPS, così come stabilito dal D.M. 5 febbraio 1969 e successive modificazioni e integrazioni e sarà operata con le medesime modalità e la medesima periodicità.

L’Associazione stipulante si impegna, inoltre, a portare a conoscenza delle imprese aderenti, ai sensi del D.Lg.vo n.196 del 30.06.03, che i dati relativi all’operazione saranno trattati dall’INPS per il raggiungimento delle finalità istituzionali proprie e di quelle previste dalla presente convenzione.

L’INPS considererà versato a titolo di contributo di assistenza contrattuale, di cui alla presente convenzione, il solo importo che verrà indicato dai datori di lavoro nell’UNIEMENS.

Qualora il datore di lavoro non versi per intero l’importo dei contributi obbligatori dovuti, la quota versata a titolo di contributo di assistenza contrattuale sarà attribuita innanzitutto a scomputo del debito per contributi previdenziali, mentre l’eventuale eccedenza verrà considerata come versata per contributo di assistenza contrattuale.

E’ a carico della C.E.S.A.C., oltre alle spese, ogni altro onere, anche fiscale, inerente alla presente convenzione. In particolare, verrà messo a carico dell’Associazione qualsiasi costo imputato dall’Agenzia delle Entrate all’INPS, sulla base di quanto previsto dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, art. 2 commi 16 e 17, per la riscossione dei contributi di assistenza contrattuale, mediante l’utilizzo dell’ F24.

L’INPS è sollevato da ogni e qualsiasi responsabilità ed onere ove le rimesse monetarie all’Associazione dovessero avvenire oltre il termine convenuto, a causa di difficoltà operative connesse alla esigenza prioritaria di assolvimento dei compiti istituzionali.

Le rimesse oggetto della convenzione dovranno essere versate sul conto corrente, che verrà comunicato con successivo messaggio.

La convenzione è valida fino al 31 dicembre 2010. La richiesta di rinnovo annuale da parte della C.E.S.A.C. dovrà pervenire all’Istituto, a mezzo di lettera raccomandata, entro il 30 settembre di ciascun anno, cioè almeno tre mesi prima della scadenza. 

Istruzioni operative e contabili

L’Inps ha quindi fornito le relativi istruzioni operative e contabili riguardo le modalità di esposizione dei dati nel flusso UNIEMENS si forniscono, di seguito, le necessarie istruzioni da portare a conoscenza delle aziende aderenti alla C.E.S.A.C., a cui è attribuito il codice di nuova istituzione “W210”.

A tali fini, si rinvia alla lettura della neo circolare dell’Inps.

(Inps, circolare n. 120 del 08 settembre 2010)

 

 

10) Lavoro: Sanzioni disciplinari nel settore privato – niente sanzioni al dipendente se il datore non ha pubblicizzato il codice disciplinare

La Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro con il documento di approfondimento n. 2 del 07 settembre 2010 si è occupata del tema riguardante i lavoratori del settore privato riguardo l’aspetto disciplinare con l’applicazione delle connesse sanzioni.

Codice disciplinare

Non possono essere validamente irrogate sanzioni disciplinari se, prima dell’infrazione, il datore di lavoro non abbia predisposto e pubblicizzato il codice disciplinare (contenente “le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse” ex art. 7, comma 1, Stat. lav.).

Il codice disciplinare, inoltre, deve “applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano” (art. 7, comma 1, Stat. lav.), altrimenti può essere predisposto unilateralmente dal datore di lavoro.

Quanto al contenuto del codice disciplinare, l’orientamento prevalente ritiene non necessaria un’analitica predeterminazione delle infrazioni e, in relazione alla loro gravità, delle sanzioni corrispondenti.

E’ sufficiente, invece, che la redazione del codice renda chiare le ipotesi di violazione, sia pure in forma schematica e non dettagliata, indicando le previsioni sanzionatorie, anche in maniera ampia.

Nella stessa azienda non può trovare applicazione più di un codice disciplinare.

Conseguentemente, nel caso in cui siano applicati in contemporanea più contratti collettivi, ciascuno con le proprie norme disciplinari, queste ultime debbono essere poste dal datore di lavoro con atto unilaterale.

In tali ipotesi, dunque, è il datore di lavoro che stabilisce una sorta di “testo unico in materia disciplinare”.

La pubblicità del codice disciplinare deve essere realizzata mediante “affissione in luogo accessibile a tutti”.

Il codice disciplinare deve essere affisso in luoghi effettivamente accessibili per tutti i lavoratori, di comune e più frequente passaggio o, comunque, in ambienti dove risulti maggiormente agevole una concreta conoscenza del suo contenuto.

Quanto all’idoneità del luogo di affissione, sono stati ritenuti inidonei, ad esempio, un locale adibito a portineria e a guardiola per le guardie giurate incaricate della sorveglianza dell’ingresso.

Infine, ove l’impresa sia articolata in più unità produttive, il datore di lavoro è

tenuto ad affiggere il codice disciplinare “in ciascuna sede, stabilimento e reparto autonomo” , anche “qualora l’impresa operi presso terzi, utilizzando locali di altri per tenervi materiali o persone”.

L’obbligo di pubblicazione del codice disciplinare deve essere soddisfatto – ai fini della legittimità della sanzione irrogata – dalla data dell’infrazione fino al momento in cui il datore di lavoro procede alla contestazione degli addebiti ed all’irrogazione della sanzione disciplinare.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

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