Novità fiscali del 27 settembre 2010: studi di settore: ne sono escluse le imprese in crisi, da rivedere le istruzioni ministeriali al modello; beni aziendali sequestrabili se l’amministratore è indagato per truffa; detassazione dei premi di risultato: nuovi chiarimenti ed adempimenti per addetti ai lavori; invio intrastat di agosto: con “Entratel” il termine scade oggi (27/09/2010); decorre dal prossimo anno l’obbligo delle operazioni rilevanti ai fini Iva sopra i € 3.000,00; S.p.a.: approvato nuovo decreto sulla costituzione e la modifica del capitale sociale; Inps: da gennaio comunicazioni solo telematiche

 

 

Indice:

 

1) Canone Rai: rimborso presso il giudice ordinario

 

2) Studi di settore: Ne sono escluse le imprese in crisi, da rivedere le istruzioni ministeriali al modello

 

3) Beni aziendali sequestrabili se l’amministratore è indagato per truffa

 

4) Detassazione dei premi di risultato: nuovi chiarimenti ed adempimenti per addetti ai lavori

 

5) Invio intrastat di agosto: Con “Entratel” il termine scade oggi (27/09/2010)

 

6) Decorre dal prossimo anno l’obbligo delle operazioni rilevanti ai fini Iva sopra i € 3.000,00

 

7) S.p.A.: approvato nuovo decreto sulla costituzione e la modifica del capitale sociale

 

8) Detassazione dei fondi pensione pregressi: per la maggiore imposta subita rimborso ancora possibile

 

9) Commercialisti – Inps: da gennaio comunicazioni solo telematiche

 

10) Altre di fisco

 

 

1) Canone Rai: rimborso presso il giudice ordinario

In relazione al canore Rai compete al giudice ordinario decidere sulle controversie in cui l’Amministrazione finanziaria ha già riconosciuto al contribuente il diritto al rimborso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 20073 del 2010.

Secondo la Suprema Corte, in genere le liti relative al rifiuto di rimborso di tributi sono devolute alla giurisdizione delle Commissioni Tributarie, mentre, invece, nel caso in cui l’ente impositore ha riconosciuto formalmente il diritto del contribuente al rimborso, le successive controversie che ne conseguono sono devolute al giudice ordinario.

Ciò poiché tali liti non riguardano più la risoluzione di un debito tributario, ma un mero indebito oggettivo di diritto comune.

 

 

2) Studi di settore: Ne sono escluse le imprese in crisi, apprezzabile la sentenza della Cassazione, da rivedere le istruzioni ministeriali al modello

Con la recente sentenza della Corte Cassazione n. 19136, depositata il 7 settembre 2010 è stato affrontato e risolto il tema dell’applicabilità degli studi di settore nelle realtà imprenditoriali che vivono una crisi economica

L’interpretazione giurisprudenziale è risultata conforme al contenuto normativo delle disposizioni che disciplinano l’applicazione degli studi di settore; infatti, la lettera c) del comma 4 dell’art. 10 della legge 146/1998, prevede quale causa di esclusione dell’applicazione degli studi di settore il non normale svolgimento delle attività di impresa.

Con riferimento a tale disposizione, i modelli degli Studi individuano alcune delle ipotesi per le quali l’Agenzia delle Entrate ritiene soddisfatto il requisito del non normale svolgimento delle attività.

Ma tali ipotesi, come espressamente indicato, costituiscono scenari esemplificativi e non esaustivi dei casi di anormalità nello svolgimento delle attività di impresa o di lavoro autonomo.

E’, quindi, in tale scenario che si inserisce il chiarimento contenuto nella sentenza in argomento, che prevede tra le ipotesi di non normale svolgimento delle attività di impresa anche la fattispecie della “crisi aziendale”.

Tale sentenza della Suprema Corte, apprezzabile, obbliga ad alcune riflessioni e considerazioni di carattere operativo.

Se l’impresa in crisi è esclusa dall’applicazione degli studi di settore, ci si interroga su come e quando la stessa possa essere definita tale e su quali possano essere gli elementi che identificano tale fenomeno di criticità, tali da escludere l’applicazione dell’accertamento da studi.

Non risulta agevole, infatti, individuare uno o più parametri “stabili” con cui delimitare con attendibilità il perimetro entro il quale una impresa si può considerare in “crisi”, in modo da escludere l’applicazione dei risultati di Gerico.

Dall’analisi dell’attuale impianto normativo, con particolare attenzione alle indicazioni contenute nelle istruzioni ai modelli degli studi di settore, sono due le soluzioni che emergono e che gli operatori, qualora rilevino fenomeni di crisi con riferimento alla propria impresa, possono adottare:

Soluzione 1

Indicare in dichiarazione dei redditi nel campo “cause di esclusione dall’applicazione dei parametri e dagli studi di settore”, il codice 7 rubricato “Altre situazioni di non normale svolgimento dell’attività”; compilare ed inviare il modello dello studio di settore, avendo cura di indicare, nel campo note aggiuntive la motivazione che ha impedito lo svolgimento dell’attività economica in maniera regolare. In tal caso il contribuente dichiara la sussistenza di un’ipotesi di esclusione dall’applicazione degli studi di settore che, qualora dovesse essere ritenuta come non sussistente, determina l’applicazione delle conseguenti sanzioni amministrative ed obbliga il contribuente ad un contenzioso tributario con l’obiettivo di vedere confermata

l’esclusione da studi e disconosciuta la pretesa dell’amministrazione finanziaria.

Soluzione 2

Compilare gli studi di settore senza indicare alcuna causa di esclusione, assoggettandosi così al test di congruità e indicare nel campo note aggiuntive gli elementi rappresentativi e descrittivi della crisi aziendale esprimendo, laddove possibile, gli effetti negativi sulla determinazione dei ricavi; in caso di non congruità l’ufficio, anche ai fini della selezione della posizione da sottoporre a controllo, dovrà comunque preventivamente e obbligatoriamente valutare quanto indicato nelle note aggiuntive.

Evidentemente, la scelta tra l’una o l’altra strategia sarà adottata in funzione della consapevolezza che il contribuente maturerà in ordine all’efficacia persuasiva (in contraddittorio prima e in giudizio poi), circa la dimostrazione della propria situazione di crisi.

Ad esempio, una riduzione significativa del MOL (margine operativo lordo), in

presenza di una riconversione produttiva, potrebbe non essere necessariamente significativa di una crisi in atto.

Solo negli anni successivi il permanere di risultati negativi comproverebbe la crisi dovuta, ad esempio, alla necessità, nell’anno in cui il MOL ha iniziato a contrarsi, di riconvertire la produzione a causa del crollo del mercato di riferimento per i più svariati motivi (superamento tecnologico del prodotto, ingresso nuovi concorrenti maggiormente organizzati, ecc.)

Dunque, basarsi sul risultato del MOL potrebbe esporre il contribuente ad accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate che potrebbe, peraltro, trovare conferma in giudizio laddove la commissione dovesse ritenere non sussistente una situazione di anormalità “sufficiente” a giustificare l’esclusione.

In tali casi sembra consigliabile che contribuente prudentemente compili lo studio e indichi nelle note aggiuntive le argomentazioni che descrivano la situazione critica e di anormalità.

Comunque é da ritenersi che il fenomeno della crisi sia da giudicare sussistente in tutte le ipotesi di sospensione dell’attività.

Una sospensione che non sia meramente occasionale o programmata dell’attività aziendale, costituisce evidentemente una condizione di non normalità nell’esercizio delle attività medesima, che giustifica uno scostamento anche sensibile dai risultati parametrici.

Quanto sopra è desumibile dal fatto che gli studi di settore sono calibrati in funzione della struttura produttiva del contribuente e in ragione del settore economico di appartenenza.

Ebbene, tale struttura produttiva, il più delle volte, è caratterizzata da elementi di rigidità quali, ad esempio, i beni strumentali, i finanziamenti da terzi, alcune spese di carattere produttivo e non di meno la gestione del personale.

Di conseguenza, la sospensione dell’attività produttiva nel corso del periodo di imposta genera una situazione di anormalità, alterando le incidenze dei fattori produttivi, che ben potrebbe giustificare lo scostamento dai ricavi stimati da Gerico.

Dunque, quando la crisi di impresa si manifesta mediante una sospensione delle attività produttiva è da ritenersi che ci si trovi di fronte ad una evidente situazione di esclusione dell’applicazione degli studi di settore, tale da consentire in via preventiva, in sede di compilazione delle dichiarazioni dei redditi, di avocare l’ipotesi di esclusione.

A tale proposito è tuttavia necessario munirsi di elementi di prova ineccepibili.

In tal senso, quando la sospensione dell’attività d’impresa determina  l’ammissione alle procedure di CIG, CIGS o di licenziamenti collettivi e di mobilità, la situazione di criticità che perfeziona l’ipotesi di esclusione dagli studi di settore, è valutata ed accertata, nelle opportune sedi, dagli Enti a ciò demandati.

E’ utile a questo proposito affermare che tali procedure sono riconosciute solo se l’Ente preposto accerti la situazione di crisi.

Il perfezionamento delle specifiche procedure che passano sotto l’attenta analisi di funzionari ministeriali costituisce prova certa e diretta della sussistenza della crisi.

Ne deriva quindi che i contribuenti che in un determinato periodo di imposta ottengono il riconoscimento di una di tale procedure (che trovi causa di concessione in fenomeni di crisi aziendale) risultano legittimati a porsi tra le ipotesi di esclusione per non normale svolgimento delle attività.

A questo proposito sarebbe opportuno, nell’ambito dell’approvazione delle istruzioni dei modelli con riferimento al periodo di imposta 2010, rivedere le cause di esclusione dagli studi di settore per individuare nuove e codificate ipotesi, con particolare riferimento alle condizione di non normale svolgimento delle attività produttive, al fine di adeguare le stesse ai cambiamenti economico sociali intervenuti negli ultimi anni.

(Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, circolare n. 10 del 22/09/2010)

 

 

3) Beni aziendali sequestrabili se l’amministratore è indagato per truffa

Scatta il sequestro dei beni aziendali se l’amministratore è indagato per truffa

Il D.Lgs. n. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti blocca i beni delle aziende.

Infatti questi possono essere confiscati qualora l’amministratore sia indagato per affari illeciti connessi con l’attività societaria.

Sia ai manager sia all’impresa può essere sequestrata la somma pari ai proventi del reato, sulla base del cd. principio dell’equivalenza economica.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 34505 del 23/09/2010 che si è pronunciata in tema di responsabilità amministrativa degli enti.

E’, quindi, legittimo il sequestro di somme di denaro e di alcuni immobili di proprietà di una Srl il cui amministratore sia stato indagato per truffa.

 

 

4) Detassazione dei premi di risultato: nuovi chiarimenti ed adempimenti per addetti ai lavori

La disciplina fiscale che prevede sconti d’imposta sulle retribuzioni collegate alla produttività è regolata con il meccanismo della detassazione.

Tale norma ha introdotto l’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali regionali e comunali, nella misura del 10%.

Oltre alle somme derivanti da accordi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa, a seguito di un recente chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, anche le somme erogate a titolo di lavoro notturno ordinario, in ragione delle ore di servizio effettivamente prestate, rientrano nell’ambito applicativo della normativa in esame.

Fruiscono della detassazione non solo le indennità o le maggiorazioni collegate al lavoro notturno ma anche il compenso ordinario corrisposto per la prestazione lavorativa in questione.

Con riferimento alle somme corrisposte a tale titolo negli anni 2008 e 2009 ma assoggettate a tassazione ordinaria, anziché a quella sostitutiva, i lavoratori potranno recuperare l’Irpef versata in eccesso presentando una dichiarazione integrativa per gli anni passati oppure istanza di rimborso: a tal fine sarà il sostituto d’imposta a dover certificare l’ammontare delle somme erogate a fronte di incremento della produttività.

Per il 2010 provvederà invece il datore di lavoro sulla base delle nuove precisazioni delle Entrate.

Si prospetta dunque un notevole impegno per i consulenti del lavoro chiamati a gestire le posizioni fiscali dei lavoratori alla luce delle nuove istruzioni.

Per l’anno in corso, i destinatari della predetta agevolazione sono i dipendenti del settore privato, entro il limite di importo complessivo di seimila euro lordi, che siano titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2008, a 35mila euro, al lordo delle somme assoggettate all’imposta sostitutiva in questione.

L’imposta sostitutiva è applicata dal sostituto in via automatica, salvo rinuncia scritta da parte del lavoratore: in realtà questa è solo eventuale, qualora sia più conveniente il regime ordinario (si pensi al caso di un dipendente che, per effetto delle detrazioni d’imposta, non paghi Irpef). Infatti su queste somme non è possibile godere delle detrazioni d’imposta o di altri bonus fiscali e rimane fermo il loro computo nel reddito ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali ed assistenziali (ad esempio ai fini della richiesta dell’assegno per il nucleo familiare).

(Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, nota del 24/09/2010)

 

 

5) Invio intrastat di agosto: Con “Entratel” il termine scade oggi (27/09/2010)

Intrastat: Invii telematici con scadenze diverse: Il 25 settembre 2010 è scaduto il termine per inviare in via telematica i modelli intrastat relativi alle operazioni intracomunitarie di agosto 2010.

Tale data è caduta nel giorno di sabato. Ebbene chi utilizza per l’invio telematico il canale delle Dogane ha dovuto rispettare tale termini, poiché per l’Agenzia delle Dogane il sabato è considerato un giorno lavorativo.

Viceversa, chi utilizza il sistema “Entratel” dell’Agenzia delle Entrate, può avvalersi della proroga automatica al lunedì successivo, poiché per le Entrate il sabato è considerato un giorno non lavorativo.

In definitiva, chi utilizza il canale “Entratel” entro oggi (27 settembre 2010) può inviare i modelli intrastat relativi al mese di agosto.

 

 

6) Decorre dal prossimo anno l’obbligo delle operazioni rilevanti ai fini Iva sopra i € 3.000,00

Da gennaio 2011 saranno obbligatorie le comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini Iva sopra i tre mila euro.

L’obbligo è previsto dall’art. 21 della manovra correttiva (D.L. n. 78/2010), secondo cui è necessario comunicare al Fisco, in via telematica, le operazioni rilevanti ai fini Iva di importi superiori ai tremila euro partirà ufficialmente solo dal 1 gennaio 2011.

Il decreto stabilisce che con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno individuate modalità e termini, tali da limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti che dovranno effettuare la suddetta comunicazione.

Al momento, i tecnici dell’Agenzia stanno lavorando alla predisposizione del provvedimento attuativo, che dovrebbe essere reso disponibile entro il prossimo mese di ottobre.

Infatti, è atteso per il 29 settembre il regolamento Ue e, successivamente, anche il provvedimento direttoriale che dovrà regolare la materia in ambito nazionale.

 

 

7) S.p.A.: approvato nuovo decreto sulla costituzione e la modifica del capitale sociale

Nella seduta del 24 settembre 2010 del Consiglio dei Ministri è stato approvato, tra l’altro, uno schema di Decreto Legislativo contenente disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. n. 142 del 2008, sulla costituzione delle Società per Azioni, nonché sulla salvaguardia del loro capitale sociale.

Approvato anche un regolamento di semplificazione del procedimento per il recupero coattivo dei diritti di segreteria non versati al registro delle imprese delle Camere di commercio.

(Comunicato Presidenza Consiglio dei Ministri n. 107 del 24/09/2010)

 

 

8) Detassazione dei fondi pensione pregressi: per la maggiore imposta subita rimborso ancora possibile

Il contribuente, pensionato, che ha subito un  prelievo di Irpef  in eccesso  per imprecisioni, poiché effettuato sull’intero importo percepito come pensione integrativa, anziché sull’87,5%, può chiedere il rimborso dell’indebito, anche se fuori tempo massimo per presentare una dichiarazione correttiva a suo favore.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 93/E del 24 settembre 2010.

Infatti, le prestazioni complementari accantonate fino al 2000 beneficiano del regime di tassazione agevolata che comporta una riduzione del 12,5% della base imponibile.

Il contribuente, pensionato, che ha subito erroneamente il prelievo Irpef sul 100% della pensione integrativa, maturata antecedentemente a quella data, può richiedere quindi la restituzione di quanto versato in più.

Normalmente, il credito viene riconosciuto inserendo tali somme all’interno della dichiarazione e cumulandole quindi con gli altri redditi.

Quindi, i rimborsi seguono, generalmente, la dichiarazione correttiva presentata dal contribuente.

Tuttavia, per i soggetti esonerati dalla presentazione il termine di quarantotto mesi per presentare la domanda di rimborso decorre dal termine previsto per il pagamento a saldo delle imposte relative all’anno in cui è stata operata la maggiore ritenuta.

Dunque, qualora la tassazione sia applicata sul 100% dell’ammontare erogato, il contribuente ha diritto al rimborso della maggiore imposta versata.

In questo caso, l’importo versato in eccesso, necessario per determinare l’ammontare del rimborso spettante, deve essere calcolato attraverso la riliquidazione del reddito complessivo originariamente riportato in dichiarazione e, al contempo, opportunamente ridotto della quota di pensione integrativa detassata.

Il credito effettivamente spettante, quindi, sarà pari alla differenza tra la maggiore imposta versata e quella ricalcolata, escludendo dal reddito complessivo la quota non imponibile della prestazione previdenziale, che corrisponde al 12,5% del totale.

Termini per i rimborsi

I rimborsi seguono, generalmente, la dichiarazione correttiva presentata dal contribuente.

La mancata presentazione della dichiarazione non osta, di per sé, al regolare esercizio del diritto al rimborso, a condizione che il contribuente rientri in una delle ipotesi di esonero dall’obbligo dichiarativo previste dall’art. 1 del D.P.R. n. 600 del 1973.

In questo caso, l’istanza di rimborso deve essere presentata entro i quarantotto mesi decorrenti dal termine ordinariamente previsto per il pagamento a saldo delle imposte relative all’anno in cui è stata operata la maggiore ritenuta.

 

 

9) Commercialisti – Inps: da gennaio comunicazioni solo telematiche

Lo prevede un protocollo di collaborazione siglato dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti e da quello dell’Istituto, Antonio Mastrapasqua.

Consultazioni preventive tra i due Enti su novità legislative e organizzative

Dal 1° gennaio 2011 l’accesso per i commercialisti ai servizi telematici dell’Inps potrà avvenire solo tramite CNS, il dispositivo contenente, oltre al certificato di “firma digitale”, anche un certificato di autenticazione di iscrizione all’Albo ed esercizio della professione.

E’ quanto previsto dal protocollo di collaborazione siglato dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti e da quello dell’Istituto, Antonio Mastrapasqua.

L’accordo, al quale per i commercialisti hanno lavorato i due consiglieri nazionali Giovanni Parente e Claudio Bodini, punta a rendere sempre più stretti ed efficienti i rapporti di collaborazione tra Inps e Commercialisti.

Sul fronte telematico, l’Inps si impegna ad illustrare le novità dei programmi applicativi relativi alla gestione degli adempimenti in materia contributiva. Accordi saranno raggiunti anche sulle modalità d’accesso alle banche dati dell’Inps e sul relativo software.

Per semplificare le procedure dei commercialisti e per un aggiornamento istantaneo delle banche dati Inps, le due parti puntano inoltre sul progetto Uniemens, che unifica i flussi retributivi (Emens) e quelli contributivi (DM10).

Con il protocollo, Inps e Consiglio nazionale mirano anche al contenimento del contenzioso tributario in materia contributiva e alla repressione del fenomeno dell’abusivismo professionale.

Determinanti per l’efficacia dell’intesa saranno le consultazioni preventive tra rappresentanti dei due Enti, che avverranno in occasione dell’attuazione di disposizioni legislative o di modifiche organizzative dell’Inps che impattino su aziende e professionisti. Nello specifico, le consultazioni avranno ad oggetto, tra l’altro, la disamina delle circolari interpretative prima della loro emanazione, il monitoraggio del fenomeno delle “note di rettifica”, i problemi relativi al recupero dei crediti contributivi, l’univocità dei comportamenti delle rispettive strutture periferiche.

Lo scambio di vedute sui possibili effetti derivanti da norme in corso di approvazione potranno produrre valutazioni congiunte tra Inps e commercialisti da sottoporre ai competenti organi di Governo e legislativi.

(CNDCEC, comunicato del 24 settembre 2010)

 

 

10) Altre di fisco:

 

– Locazioni via internet in bollo

Anche per il contratto di locazione immobiliare concluso via internet si paga l’imposta di bollo, si considera comunque redatto in forma scritta.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad un quesito posto nel corso della diretta Map dedicata alla fiscalità del settore turistico, tenutasi il 23 settembre 2010.

Secondo le Entrate la fattispecie va inquadrata nell’ambito dell’art. 24 della tariffa allegata al D.P.R. n. 640/1972 che prevede l’applicazione del tributo mediante marca di 14,62 euro per ogni foglio o esemplare.

Un altro chiarimento è stato quello secondo cui la commissione versata ad un tour operator da una compagnia aerea non residente rappresenta una prestazione di servizi generica, e come tale da fatturare senza Iva in base all’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/72.

 

 

– Processo civile: Sanatoria ampia sugli errori

Avuto riguardo al processo civile, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20052 del 22 settembre 2010, ha stabilito che il giudice, se rileva un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione, deve assegnare un termine per la regolarizzazione della costituzione in giudizio. Si tratta di un obbligo (e non di una facoltà) a carico del giudice.

 

 

  Indice Istat mese di agosto 2010 in G.U.

L’Istat con il comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha reso noto gli indici dei prezzi al consumo relativi al mese di agosto 2010, per le famiglie di operai e impiegati che si pubblicano ai sensi dell’articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’articolo 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).

Dunque per il mese di agosto l’indice è fissato al 1,5%.

(Istituto Nazionale di Statistica, comunicato del 23 settembre 2010, pubblicato in  Gazzetta Ufficiale  n. 223  del 23 settembre 2010)

 

 

– Bilancio: Nuove scadenze per i bilanci delle quotate

Il Decreto Legislativo n. 27/2010, in attuazione della direttiva 2007/36/CE sull’esercizio di alcuni diritti degli azionisti di società quotate, prevede nuove scadenze per le comunicazioni finanziarie annuali degli emittenti con avvisi di convocazione pubblicati dopo il 31 ottobre 2010.

Le nuove regole del decreto, entrato in vigore dal marzo scorso, coinvolgono i prossimi bilanci che si chiudono al 31/12/2010.

Per la pubblicazione del progetto di bilancio dalla chiusura dell’esercizio sociale sono ammessi 120 giorni e per l’approvazione 180 giorni, in accoglimento del disposto dell’art. 2364 c.c., se la società è tenuta al consolidato (o per particolari esigenze purché l’opzione sia prevista dallo statuto).

 

 

– Se manca la notifica della cartella: Pignoramento presso terzi impugnabile in CTP

Il vizio di inesistenza della notifica concernente la cartella di pagamento (atto presupposto) si riflette sull’illegittimità dell’atto consequenziale (atto di pignoramento).

Così la CTP di Milano ha accolto (sentenza n. 186 del 10 settembre 2010) il ricorso di una S.p.A. che aveva impugnato gli atti di pignoramento presso terzi emessi da Equitalia.

(Commissione Tributaria Provinciale Milano, Sentenza, Sez. XLVI, 10/09/2010, n. 186, in Ipsoa del 24/09/2010)

 

 

– Notifica inesistente se effettuata da soggetto non abilitato Il vizio non è sanabile

E’ giuridicamente inesistente la notifica della cartella effettuata da un soggetto diverso da quelli previsti dalla legge: La mancanza dell’elemento soggettivo, cioè del determinato e qualificato soggetto che il legislatore ha tassativamente individuato per l’effettuazione della notifica, ne determina sempre l’inesistenza, mai sanabile.

(Commissione Tributaria Provinciale Milano, Sentenza, Sez. IX, 19/07/2010, n. 264, in Ipsoa del 23/09/2010)

 

 

– Assonime: nuove modalità dei rimborsi IVA a soggetti passivi non residenti

La Circolare Assonime n. 29 del 2010 ha illustrato le novità relative alle procedure di rimborso dell’IVA assolta dai soggetti passivi comunitari sugli acquisti di beni e servizi effettuati in Stati membri diversi da quello di stabilimento.

La Circolare ha poi spiegato le novità introdotte, per esigenze di coordinamento normativo, in materia di rimborsi IVA in favore dei soggetti passivi extra-UE.

 

 

– Assonime: Iva, dichiarazione annuale per l’anno 2009

La Circolare Assonime n. 28 del 2010, in vista della scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale IVA relativa al periodo d’imposta 2009 (30 settembre), ha segnalato le principali modifiche ed integrazioni del nuovo modello di dichiarazione rispetto a quello utilizzato lo scorso anno.
Le modifiche più rilevanti sono quelle volte a facilitare l’utilizzo della modulistica: come, ad esempio, l’istituzione del nuovo modello IVA BASE/2010 (versione semplificata del modello IVA ordinario) e l’accorpamento in un unico quadro (quadro VF) di alcuni dati che nel precedente modello erano in due quadri distinti (i quadri VA e VG) .

Altre modifiche consistono nell’introduzione di nuovi righi per adeguare il modello ad alcune norme emanate nel corso del 2009 e del 2010 che hanno avuto riflessi sui dati da indicare nella dichiarazione annuale: come, ad esempio, le disposizioni relative all’attività delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri e di quelle che prevedono l’obbligo di apporre alla dichiarazione annuale il visto di conformità o la firma dell’organo di controllo nel caso in cui si voglia compensare il credito IVA annuale per un importo superiore a 15 mila euro annui.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 


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