Novità fiscali del 22 settembre 2010: acquisto del diritto di intervento in assemblea nelle società in cui non sia previsto il preventivo deposito delle azioni; diritto di intervento in assemblea in presenza di clausole che impongano il preventivo deposito delle azioni; aumento di capitale sociale delegato agli amministratori con esclusione del diritto di opzione; aumento di capitale sociale da liberarsi mediante conferimento in natura effettuato dall’unico socio; cessione di azienda: accertamento del fisco carente di motivazione; regolamentazione comunitaria: guida pratica sulle disposizioni UE in materia di sicurezza sociale; fisco: in caso di accertamento con adesione per tutti i versamenti rateali è dovuta la fideiussione

 






 


Indice:


 


1) Acquisto del diritto di intervento in assemblea nelle società in cui non sia previsto il preventivo deposito delle azioni


 


2) Diritto di intervento in assemblea in presenza di clausole che impongano il preventivo deposito delle azioni


 


3) Aumento di capitale sociale delegato agli amministratori con esclusione del diritto di opzione


 


4) Aumento di capitale sociale da liberarsi mediante conferimento in natura effettuato dall’unico socio


 


5) Cessione di azienda: Accertamento del fisco carente di motivazione


 


6) Regolamentazione comunitaria: guida pratica sulle disposizioni UE in materia di sicurezza sociale


 


7) Fisco: In caso di accertamento con adesione per tutti i versamenti rateali è dovuta la fideiussione


 


8) Altre di fisco


 


 


1) Acquisto del diritto di intervento in assemblea nelle società in cui non sia previsto il preventivo deposito delle azioni


Sul momento dell’acquisto del diritto di intervento in assemblea nelle società (con titoli non de materializzati) i cui statuti non impongano il preventivo deposito delle azioni, è stato risposto che possono intervenire in assemblea gli azionisti cui spetta il diritto di voto (art. 2370, comma 1, c.c.).


Nelle società con titoli non dematerializzati i cui statuti non impongano il preventivo deposito delle azioni, il cessionario di azioni acquista tale diritto ai sensi dell’art. 2355 c.c.:


a) nel caso di mancata emissione dei titoli azionari:


– nel momento dell’iscrizione nel libro dei soci;


b) nel caso di girata di titoli nominativi:


– nel momento in cui il giratario è nel possesso dei titoli in virtù di una serie continua di girate, indipendentemente dall’avvenuta iscrizione nel libro soci;


c) nel caso di trasferimento di titoli nominativi con mezzi diversi dalla girata (c.d. transfert), alternativamente:


– nel momento del doppio annotamento, sul titolo e nel libro soci;


– nel momento del rilascio del nuovo titolo intestato al cessionario, prescindendo dall’annotazione del rilascio del nuovo titolo nel libro soci ai sensi dell’art. 2022, comma 1, ultimo periodo, c.c..


Pertanto è stato ritenuto che il cessionario di azioni sia legittimato all’intervento anteriormente all’iscrizione nel libro soci (con il conseguente obbligo per la società di aggiornamento postumo di tale libro) esclusivamente nel caso in cui sia nel possesso di un titolo a lui girato in virtù di una serie continua di girate, ovvero a lui intestato fin dall’emissione, esclusa ogni altra ipotesi.


(Notariato del Triveneto, massima approvata nel 2010)


 


 


2) Diritto di intervento in assemblea in presenza di clausole che impongano il preventivo deposito delle azioni


Il Legislatore della riforma ha abrogato l’obbligo generico di preventivo deposito delle azioni per legittimarsi all’intervento in assemblea, previsto dal vecchio testo dell’art. 2370 c.c., al fine di consentire ad ogni singola società azionaria di disciplinare autonomamente la materia in base alle proprie esigenze organizzative.


Ai sensi del nuovo art. 2370, comma 2, c.c., le società azionarie possono dunque oggi graduare gli oneri di verifica a loro carico, e quelli di legittimazione a carico dei propri soci, prevedendo nei propri statuti, alternativamente, il diritto all’intervento:


1) con la semplice esibizione dei titoli alla presidenza dell’assemblea, escluso ogni obbligo di preventivo deposito (tale meccanismo è quello che opera anche in assenza di specifiche previsioni statutarie);


2) previo deposito dei titoli, con divieto di ritiro prima dello svolgimento dell’assemblea (impedendo così di fatto ai soci di effettuare girate tra il deposito e l’assemblea, sottraendosi in tal modo la società ad obblighi di ulteriore verifica);


3) previo deposito dei titoli, con facoltà di ritiro prima dello svolgimento dell’assemblea (lasciando così ai soci la possibilità di effettuare girate tra il deposito e l’assemblea e assumendo conseguentemente la società l’obbligo di ulteriore verifica, se richiesta dai giratari).


Nella prima ipotesi il diritto di intervento e di voto spetta al titolare delle azioni al momento dello svolgimento dell’assemblea; nella seconda al titolare delle azioni alla data del deposito, anche nel caso in cui al momento dell’assemblea abbia perso tale titolarità (evidentemente con trasferimenti avvenuti con tecniche diverse dalla girata, stante l’indisponibilità dei titoli); nella terza ipotesi al titolare delle azioni alla data del deposito, salvo che si presenti in assemblea un giratario successivo delle azioni ritirate dal depositante che le esibisca alla presidenza con ciò legittimandosi all’intervento in sostituzione del suo dante causa ai sensi del comma 1 dell’art. 2370 c.c.


Nell’ipotesi sub 3) non è comunque richiesto ai soci depositanti che hanno ritirato i titoli di riesibirli alla presidenza dell’assemblea per legittimarsi al voto, poiché in detta ipotesi è proprio la regola statuaria a non subordinare la legittimazione al mancato ritiro. Sarà onere dell’eventuale giratario successivo di documentare la perdita del diritto di intervento del suo dante causa.


(Notariato del Triveneto, massima approvata nel 2010)


 


 


3) Aumento di capitale sociale delegato agli amministratori con esclusione del diritto di opzione


Nel caso di attribuzione agli amministratori della facoltà di aumentare il capitale sociale con esclusione o con limitazione del diritto di opzione ai sensi dei commi 4 e 5 dell’art. 2441 c.c., lo statuto, o la delibera che lo modifica, deve contenere, oltre ai criteri cui gli amministratori devono attenersi per la determinazione del prezzo, anche le ragioni dell’esclusione del diritto di opzione.


Le formalità previste dal comma 6 dell’art. 2441 c.c. si applicano, in quanto compatibili, sia alla delibera dell’assemblea dei soci di delega, sia alla delibera delegata assunta dall’organo amministrativo.


E’ necessario che, prima della adozione della delibera delegata, gli amministratori predispongano una relazione (da comunicare al collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato del controllo contabile almeno trenta giorni prima della riunione del consiglio) dalla quale risultino l’attualità delle ragioni che escludono l’opzione, il prezzo di emissione e il rispetto dei criteri fissati nella delibera di delega per la determinazione del prezzo.


E’, inoltre, necessario che i sindaci attestino la congruità del prezzo di emissione.


La relazione degli amministratori e quella dei sindaci non devono essere depositate presso la sede della società nei quindici giorni precedenti la delibera delegata.


(Notariato del Triveneto, massima approvata nel 2010)


 


 


4) Aumento di capitale sociale da liberarsi mediante conferimento in natura effettuato dall’unico socio


Nel caso di aumento del capitale sociale di società unipersonale, da realizzarsi mediante conferimento di beni in natura o di crediti da parte dell’unico socio, non si applica la disciplina di cui al comma 6 dell’art. 2441 c.c., in quanto la delibera di aumento non comporta l’esclusione del diritto di opzione di alcun socio: Non è pertanto necessario che vengano redatte la relazione degli amministratori ed il parere del collegio sindacale, non è richiesto il preventivo deposito presso la sede sociale della perizia di stima del bene o del credito conferendo e la deliberazione può determinare il prezzo delle azioni senza tenere conto del valore del patrimonio netto della società, in quanto tali previsioni sono poste a garanzia dei soli soci che subiscono l’esclusione del diritto di opzione.


(Notariato del Triveneto, massima approvata nel 2010)


 


 


5) Cessione di azienda: accertamento del fisco carente di motivazione


Ai fini delle imposte dirette la plusvalenza da cessione di azienda non deriva dal valore di mercato del bene ceduto.


Infatti, in tale caso la plusvalenza è data dalla differenza tra il corrispettivo e il costo non ammortizzato.


Pertanto, non é valido l’accertamento induttivo operato dal fisco poiché carente di motivazione.


Lo ha stabilito Commissione Tributaria Regionale di Roma, con la sentenza n. 120/7/10 del 27 maggio 2010, pubblicata il 20/09/2010 su www.https://www.commercialistatelematico.com .


La citata Commissione Regionale ha rilevato che l’Ufficio ha motivato l’accertamento ai fini Irpef della plusvalenza da cessione di azienda esclusivamente con la valutazione della cessione stessa effettuata ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro.


E’ stato, quindi, evidenziato, anche dai giudici sottostanti, che per la diversità dei presupposti dell’imposta diretta sul reddito e dell’imposta di registro per potere corroborare la presunzione avanzata l’Amministrazione finanziaria deve fornire la prova contraria.


Peraltro, ai fini delle imposte sui redditi, il presupposto dell’accertamento riguarda il reddito effettivamente percepito, mentre ai fini dell’imposta di registro rileva il valore di mercato del bene compravenduto.


Nel caso di specie, come ha osservato la C.T.R., il contribuente è riuscito a provare, mediante il deposito di documentazione contabile e di altri documenti la veridicità di quanto dichiarato nell’atto pubblico di cessione circa il corrispettivo percepito e di quanto indicato come plusvalenza nella dichiarazione dei redditi.


Mentre, invece, l’Ufficio del fisco non ha fornito le controprove atte a smentire quanto provato dalla contribuente.


La Commissione Tributaria Regionale ha, quindi, accolto il ricorso presentato dal contribuente (confermando la tesi evidenziata dalla Commissione Provinciale) rendendo privo di validità l’avviso di accertamento Irpef con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva inserito nel calcolo del reddito d’impresa dichiarato in perdita per l’anno 2002 una maggiore plusvalenza patrimoniale di € 27.541,00, rispetto alla dichiarata di € 5.165,00, realizzata mediante cessione di azienda nel 2002.


I giudici, “partendo dal presupposto che l’accertamento del valore di cessione di una azienda effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro costituisce soltanto un dato presuntivo quando trattasi di determinare l’IRPEF in capo al cedente, ritennero che nella fattispecie la contribuente avesse validamente contrastato la presunzione dell’ufficio”.


E’ stata, quindi, accolta la tesi difensiva del contribuente, secondo cui “l’attività di commercio ambulante di cappelli tale di produrre per scarsità di clientela fissa una bassa redditività tanto più che nell’anno precedente la aveva lungamente trascurato l’attività per malattia e che con riguardo alle stigliature il valore dichiarato (€ 7.747,00 contro € 27.645,00) fosse congruo con la vetustà delle attrezzature cedute consistenti in un furgone del 1990, un tendone ed un misuratore fiscale”.


 


 


6) Regolamentazione comunitaria: guida pratica sulle disposizioni UE in materia di sicurezza sociale


Regolamentazione comunitaria: nuovi regolamenti comunitari e Guida pratica denominata “Disposizioni UE sulla sicurezza sociale – I diritti di coloro che si spostano nell’Unione europea”.


L’Inps, con la circolare n. 124 del 2010, ha trasmesso alle proprie sedi una Guida pratica pubblicata dalla Commissione europea con l’obiettivo di fornire una panoramica sulle disposizioni comunitarie in materia di legislazione applicabile, diritti, obblighi e prestazioni pensionistiche e non, spettanti in particolare a lavoratori migranti, persone non attive, studenti e turisti che si spostano nell’ambito dell’Unione europea.


Il 1° maggio 2010 sono entrati in vigore i nuovi regolamenti comunitari in materia di sicurezza sociale, pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 284 del 30 ottobre 2009, ed in particolare:


– il regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale;


– il regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.


Pertanto, l’Istituto ha pubblicato le seguenti circolari e messaggi contenenti sia disposizioni applicative che materiale divulgativo (pacchetti formativi, siti internet e guide pratiche).


Con la suddetta circolare ha trasmesso, in allegato, una Guida pratica predisposta dalla Commissione europea con l’obiettivo di fornire un ulteriore strumento conoscitivo a soli fini divulgativi, improntato alla massima praticità, della regolamentazione comunitaria di sicurezza sociale in materia di legislazione applicabile, diritti, obblighi e prestazioni pensionistiche e non, spettanti in particolare ai lavoratori migranti, persone non attive, studenti e turisti che si spostano nell’ambito dell’Unione europea.


Tale pubblicazione, denominata “Disposizioni UE sulla sicurezza sociale – I diritti di coloro che si spostano nell’Unione europea”, è utile anche al fine di diffondere la conoscenza della nuova normativa comunitaria tra il personale dell’Istituto che risulta più direttamente coinvolto nella trattazione della materia internazionale e nell’attività divulgativa nei confronti dell’utenza.


Infatti, negli 8 capitoli della Guida, aggiornata a gennaio 2010, la Commissione europea fornisce risposte sintetiche alle domande più frequenti riguardanti la materia in argomento.


 


 


7) Fisco: In caso di accertamento con adesione per tutti i versamenti rateali è dovuta la fideiussione


L’art. 9, comma 5, del Decreto Legislativo n. 141 del 13/08/2010 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 207 del 04 settembre 2010, ha modificato il comma 2 dell’art. 8 del D.Lgs. n. 218/1997, stabilendo adesso che sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi al saggio legale, calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto di adesione, e per il versamento di tali somme il contribuente é tenuto a prestare idonea garanzia mediante polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per il periodo di rateazione del detto importo, aumentato di un anno.


E’ scomparsa, quindi, la vecchia versione di tale norma che prevedeva la concessione della rateazione (per potere accedere alla disciplina dell’accertamento con adesione) con il rilascio della polizza fideussioria solo se l’importo da rateizzare superava i cento milioni delle ex lire. Limite poi passato ad Euro 50.000,00 grazie all’intervento arrecato dal precedente D.L. n. 40/2010.


Infine, la Legge n. 122/2010, riguardo all’accertamento con adesione, ha previsto fino al 31 dicembre 2011, la possibilità di prestare la suddetta garanzia anche mediante ipoteca volontaria di primo grado.


Mentre, invece, a seguito dell’ultimo intervento legislativo (D.Lgs. n. 141 del 2010) è stata introdotto l’obbligo dei prestare la fideiussione anche per importi irrisori scaturenti dalla adesione all’accertamento del fisco da parte del contribuente.


E’, pertanto, auspicabile un ulteriore intervento del Legislatore che possa almeno ripristinare la situazione vigente in precedenza secondo cui, per aderire alla fase dell’accertamento con adesione (con riduzione delle sanzioni):


Il contribuente poteva scegliere di effettuare il pagamento:


– in unica soluzione, entro i 20 giorni successivi alla redazione dell’atto;


– in forma rateale in un massimo di 8 rate trimestrali di uguale importo (12 rate trimestrali se le somme dovute superano € 51.645,69, ovvero 50.000,00), delle quali la prima da versare entro il termine di 20 giorni dalla redazione dell’atto.


Mentre solo per le rate successive (maggiorate degli interessi legali) il contribuente doveva prestare le garanzie richieste dalla legge (fideiussione bancaria o polizza assicurativa fideiussoria o per il tramite dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi – Confidi – iscritti negli elenchi previsti dal Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.


 


 


8) Altre di fisco:


 


– Utilizzabili in giudizio le dichiarazioni rese al difensore dalla parte offesa


Le dichiarazioni che la vittima del reato rilascia al suo avvocato sono utilizzabili in giudizio.


Infatti, la parte offesa non può in alcun modo rientrare tra i soggetti incompatibili con l’ufficio di testimone, soprattutto in caso di abusi sessuali.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 33898 del 20 settembre 2010.


 


 


– Lavoro nero, senza prova contraria l’infrazione parte dal 1° gennaio


E’ legittimo l’avviso di irrogazione di sanzioni con il quale il rapporto di lavoro irregolare si presume, in mancanza di prova contraria, decorrente dal 1° gennaio dell’anno nel quale è stata contestata la violazione.


E’ questo il principio affermato dalla Cassazione con l’ordinanza n. 19209 dell’8 settembre 2010.


La Suprema corte, accogliendo il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ha riconosciuto la legittimità dell’operato dell’ufficio finanziario che, sulla base del processo verbale redatto dagli ispettori, aveva irrogato le sanzioni amministrative per l’utilizzo di lavoratori irregolari non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, presumendo l’esistenza del rapporto dal 1° gennaio dell’anno nel quale era stata contestata la violazione.


A decorrere dal 12 agosto 2006, il compito di contestare l’infrazione e di irrogare la sanzione è attribuito alla direzione provinciale del Lavoro.


 


 


– Accessi e verifiche in azienda: informazioni confidenziali protette


E’ illegittima l’acquisizione di informazioni confidenziali o segnalazioni anonime che non costituiscono gravi indizi di violazioni previsti dalla legge senza l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica.


Si tratta di illegittima acquisizione di documenti contabili che integra la nullità


Dell’accertamento conseguente.


La Commissione Tributaria Regionale di Bari, nella sentenza n. 17/08/10, ha stabilito che in tali casi l’accesso dell’Amministrazione finanziaria o della Guardia di finanza nella sede della società, deve essere sempre autorizzato dal Procuratore della Repubblica.


Questo accesso, poi, deve essere sempre motivato da gravi indizi di violazioni a norme tributarie.


 


 


– Dichiarazione Ici entro il 30 settembre


Entro il 30 settembre 2010, in concomitanza con la presentazione telematica di Unico 2010, i proprietari di immobili (o coloro che godono di diritti reali sugli stessi) oggetto di modifiche intervenute nel corso del 2009, che conducono a rideterminare l’ammontare dell’imposta comunale, devono presentare – direttamente al Comune competente o, per posta, tramite raccomandata senza ricevuta di ritorn.


L’adempimento, però, non sempre è dovuto.


Si deve trattare, infatti, di variazioni per le quali non è stato possibile utilizzare il modello unico informatico (Mui), con il quale i notai registrano, trascrivono, effettuano le volture catastali e tutte le altre formalità relative ai diritti sugli immobili.


Questo perché la presentazione del Mui attiva l’aggiornamento automatico del catasto ed esclude la necessità di ulteriori informazioni, come la dichiarazione in questione.


La dichiarazione, abolita nella maggior parte dei casi dal D.L. 223/2006, rimane in vigore in specifiche ipotesi come, ad esempio:


– costituzione o estinzione di un diritto reale di usufrutto, uso, abitazione,  enfiteusi o superficie concessione in locazione finanziaria (leasing);


– mutazione delle caratteristiche degli immobili (terreno agricolo diventato area fabbricabile, immobili dichiarati inagibili e/o inabitabili; quelli ai quali viene riconosciuta la storicità o che hanno perduto tale requisito; immobili che non risultano più adibiti ad abitazione principale o viceversa).


In generale è necessaria quando:


– gli immobili godono di riduzioni d’imposta


– gli immobili sono stati oggetto di atti per i quali non è stato utilizzato il Mui


il Comune non è in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento dell’obbligazione tributaria.


(Notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 21 settembre 2010)





– Ricorrenza dei santi Pietro e Paolo, festività a tutti gli effetti


Se il termine per il ricorso scade il 29 giugno, nella sola capitale è ammissibile la proroga al giorno seguente.


Il termine ultimo per l’impugnazione che scade il 29 giugno è prorogato, con esclusivo riferimento al comune di Roma, al primo giorno successivo non festivo.
Così, accogliendo la tesi dell’Agenzia, ha concluso la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14437/2010, che ha ritenuto tempestivo il ricorso di legittimità, contro una sentenza depositata il 14 maggio 2005, consegnato per la notifica all’ufficiale giudiziario di Roma il 30 giugno 2006.


(Notiziario dell’Agenzia delle Entrate del 21 settembre 2010)





– Planimetrie catastali: Consultazioni on line aperte a notai e professionisti


La consultazione telematica delle planimetrie catastali delle unità immobiliari urbane – con esclusione di quelle relative agli immobili censiti nelle categorie B/3 (prigioni e riformatori), D/5 (istituti di credito, cambio ed assicurazione), E/5 (fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze) – avviene previa sottoscrizione, con firma digitale, dell’apposita richiesta attraverso l’accesso al sistema telematico dell’Agenzia del Territorio.


(Provvedimento Agenzia Territorio 16/09/2010, n. prot. 47477 in Ipsoa del 20/09/2010)


 


 


– Studi di settore in caso di intervento chirurgico del contribuente


Con Sentenza 17 settembre 2010, n. 19754, la Corte di Cassazione si è pronunciata in relazione all’applicabilità degli studi di settore in caso di intervento chirurgico del contribuente.


Questi per potere giustificare lo scostamento delle risultanza da studi di settore deve documentare esplicitamente la durata dell’eventuale conseguente inabilità allo svolgimento del lavoro.


 


– Imposta di registro nel trasferimento di ramo d’azienda bancaria


L’avviamento pesa nella cessione del ramo d’azienda ai fini dell’imposta di registro. Per cui è corretta la valutazione fatta delle Entrate attraverso il cosiddetto “metodo patrimoniale complesso”.


I giudici hanno confermato il giudizio della commissione provinciale di Lodi del 13 febbraio 2009.


Il metodo complesso permette di stimare con più accuratezza il valore di mercato delle aziende rappresentandone anche dall’avviamento.
Respinta dai giudici anche la tesi della banca ricorrente secondo cui la sussistenza di un avviamento è escluso dal fatto cedente e cessionaria del ramo di azienda fanno parte dello stesso gruppo o sistema aziendale.


(Commissione Tributaria Provinciale di Milano, sentenza n. 82/15/2010, del 14 luglio 2010)


 


 


– Chi detiene la partita Iva inizierà con le comunicazioni per gli acquisti e le vendite


L’obbligo di comunicare al fisco in via telematica le operazioni di importo superiore ai 3mila euro introdotto dalla manovra correttiva interesserà sia le operazioni attive che passive ed entrerà in vigore a partire presumibilmente dal 1° gennaio 2011. Inizialmente non riguarderà i soggetti privati.


I tecnici delle Entrate stanno lavorando al provvedimento attuativo che sarà emanato ad ottobre.


Oggetto del nuovo onere di comunicazione saranno per ora i rapporti “business to business” ma non è escluso che un domani l’obbligo potrebbe essere esteso anche alle operazioni “business to consumer”.


A confermalo è stato il direttore centrale aggiunto accertamento delle Entrate in un convegno che si è svolto ieri a Torino.


(In Italia Oggi del 21/09/2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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