Monitoraggio esteso ai servizi esteri

Black List  – Pubblicato sulla “Gazzetta” il decreto dell’Economia sull’obbligo di comunicazione: Monitoraggio esteso ai servizi esteri


Il monitoraggio delle operazioni con i paesi black list al debutto con primo adempimento al 2 novembre.


Nella comunicazione andranno inserite anche le prestazioni di servizi da e verso paesi Black List, che sono escluse da Iva per mancanza del requisito di territorialità.


Mentre escono dall’elenco dei paesi non collaborativi Cipro, Malta e Corea del sud.
Hanno trovano conferma le principali novità anticipate sull’obbligo di comunicazione introdotto dal D.L. n. 40/2010 per contrastare le frodi carosello e le società cartiere.


Il decreto del miniostro dell’Economia datato 5 agosto 2010 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 17 agosto 2010.


Oltre che sulle segnalazioni black list ai fini Iva e sul calendario degli adempimenti, il provvedimento è intervenuto anche sull’ambito di applicazione dell’obbligo escludendo alcuni settori.


Il monitoraggio si applica alle prestazioni di servizi realizzati dal 1° settembre. Operazioni fuori campo in elenco


Nella comunicazione telematica posta a carico degli operatori nazionali che intrattengono rapporti di scambio di beni e servizi con operatori aventi sede, residenza o domicilio in paesi a fiscalità privilegiata devono essere inserite anche le prestazioni di servizi che non si considerano effettuate nel territorio dello Stato.


L’importante precisazione è contenuta nell’art. 3 del Decreto del Ministro dell’Economia del 5 agosto 2020, pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” numero 191/2010 con la quale è stata disposta la proroga al 2 novembre prossimo (essendo il 31 ottobre e il 1° novembre giorni festivi) dei modelli di comunicazione relativi ai mesi di luglio e agosto 2010.


Il decreto ha, dunque, sancito nuovi esoneri ed ingressi, spostando l’ultimatum per il primo invio al 2 novembre.


Niente test sugli scambi economici effettuati, dal 1° luglio, con partner maltesi, ciprioti o coreani del Sud. Dalla stessa data, nessun obbligo di comunicazione, e quindi di controllo, anche per le operazioni esenti, attive e passive, realizzate dai contribuenti Iva che hanno esercitato l’opzione per la dispensa dagli adempimenti contabili prevista dall’art. 36-bis del Dpr 633/1972.


Il monitoraggio scatta, invece, dal 1° settembre, per le prestazioni di servizi che non si considerano effettuate nel territorio dello Stato, pertanto mancanti del requisito della territorialità, rese (o ricevute) nei confronti di operatori economici residenti in Paesi a fiscalità privilegiata.


Per arginare i fenomeni evasivi in campo Iva (meccanismi noti come le “frodi carosello” e le “cartiere”), il legislatore è più volte intervenuto fino a disporre, per i soggetti passivi che effettuano operazioni rilevanti ai fini Iva con partner economici aventi sede, residenza o domicilio in uno dei “paradisi fiscali” – individuati con i decreti ministeriali 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001 – l’obbligo di comunicare telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi di tali operazioni (art. 1, comma 1, D.L. n. 40/2010).


I paradisi fiscali presenti negli elenchi contenuti nei due decreti ministeriali del 1999 e del 2001 sono, però, cambiati per effetto del recente decreto Mef del 27 luglio (GU n. 180 del 4 agosto 2010).


Dunque, Cipro, Malta e Corea del Sud sono usciti dalla lista dei Paesi non collaborativi, per cui si è reso necessario escludere il monitoraggio delle operazioni realizzate in queste aree, con riferimento alle segnalazioni relative agli scambi conclusi a partire dal 1° luglio.


L’adempimento, infatti, è entrato in vigore proprio lo scorso 1° luglio, grazie al decreto attuativo della norma (decreto Mef del 30 marzo 2010), che ha stabilito modalità e termini, e ai provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate (28 maggio e 5 luglio 2010) con i quali sono stati approvati il modello e le specifiche tecniche di trasmissione.


Infine, introdotto un nuovo termine da rispettare, per trasmettere la comunicazione delle operazioni effettuate a luglio e agosto, che è il 2 novembre.


Nella comunicazione entrano i dati relativi a tutti gli acquisti e le cessioni di beni e a tutte le prestazioni di servizi, quelle rese e quelle ricevute, nel periodo di riferimento.


In particolare:


– il codice fiscale (o altro codice identificativo) attribuito all’operatore dallo Stato in cui lo stesso è stabilito, residente o domiciliato;


– la ditta, cognome, nome, luogo e data di nascita, domicilio fiscale, se si tratta di persona fisica;


– la denominazione o ragione sociale, sede legale o amministrativa, se soggetto non persona fisica;


– per ciascun operatore, il totale delle operazioni attive e passive effettuate, distinto tra operazioni imponibili (va evidenziato l’importo complessivo della relativa imposta), non imponibili, esenti e non soggette, al netto delle relative note di variazione, e, per le note di variazione emesse e ricevute relative ad annualità precedenti, il totale delle operazioni e la relativa imposta.


Ambito oggettivo


Il nuovo adempimento riguarda le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, registrate o soggette a registrazione ai fini dell’Iva, scambiate da soggetti passivi nazionali con operatori economici stabiliti nei paesi Black List di cui ai DDMM 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001, indipendentemente dal trattamento applicabile, e dunque anche se si tratta di operazioni non imponibili, esenti o non soggette.


L’art. 2 del decreto del 5 agosto dispone ora l’esclusione dell’obbligo di comunicazione per le attività esenti per le quali il contribuente si sia avvalso della dispensa di cui all’art 36-bis del dpr 633/72; l’esclusione, secondo quanto prevede l’art. 4 del decreto, ha effetto dal 1° luglio 2010.


Resta comunque confermato, anche per tali soggetti, l’obbligo di comunicare le eventuali operazioni imponibili effettuate nell’ambito di dette attività.


Mentre, invece, l’art. 3 del decreto ha esteso l’obbligo di comunicazione alle prestazioni di servizi che non si considerano effettuate nel territorio dello stato agli effetti dell’Iva, scambiate con clienti/fornitori stabiliti in paesi Black List. L’estensione mira a evitare che tali prestazioni, giacché non sottoposte, di regola, all’obbligo di registrazione ai fini Iva, vengano conseguentemente sottratte anche all’obbligo di comunicazione, depotenziando la portata e l’efficacia del nuovo adempimento.


Tuttavia, tale estensione non ha effetto retroattivo; l’art. 4 del decreto prevede, infatti, che la disposizione dell’art. 3 si applica alle operazioni effettuate dal 1° settembre 2010, confermando così che non dovranno formare oggetto di comunicazione le prestazioni non territoriali poste in essere nei mesi di luglio e agosto 2010.


Rinvio delle prime scadenze


Sempre l’art, 4, infine, stabilisce che, in deroga all’art. 3 del dm 30 marzo 2010, i modelli di comunicazione relativi ai periodi dei mesi di luglio e agosto (per i soggetti tenuti all’adempimento con frequenza mensile), dovranno essere presentati entro il 2 novembre 2010, anziché alle scadenze naturali (rispettivamente del 31 agosto e del 30 settembre).


In sostanza, il primo appuntamento con il nuovo adempimento è fissato, per tutti i soggetti obbligati, al prossimo 2 novembre, quando dovranno essere presentati:


– i modelli relativi ai mesi di luglio, agosto e settembre, da parte dei soggetti obbligati alla frequenza mensile;


– i modelli relativi al trimestre luglio – settembre, da parte dei soggetti obbligati alla frequenza trimestrale.


Black List: Doppi adempimenti


Comunicazione e Intrastat per Lussemburgo, Monaco e Man.


Gli scambi di beni acquisti e cessioni effettuate all’interno della Comunità europea sono assoggettati, dal 1 gennaio 1993 all’obbligo di dichiarazione nell’elenco riepilogativo delle operazioni intracomunitarie (modello Intrastat). Dal 1 gennaio 2010, inoltre, quest’obbligo è stato esteso, dal punto di vista oggettivo, alle prestazioni di servizi cd. “generiche” (disciplinate cioè dal criterio generale dell’art. 7-ter del DPR 633/72) poste in essere tra soggetti passivi stabiliti in due diversi paesi dell’Ue, salvo il caso in cui la prestazione, nel paese del committente non sia soggetta all’imposta poiché, ad esempio, non imponibile, oppure esente.


Negli elenchi dei paesi Black List di cui ai decreti 4 maggio1999 e 21 novembre 2001, anche dopo le recenti novità arrecate dal decreto 27 luglio 2010, si rinvengono ancora alcuni paesi rientranti nell’area di applicazione dell’obbligo Intrastat, e precisamente:


– Lussemburgo, paese aderente all’Ue:


– Isola di Man e Principato di Monco, paesi che, ai fini delle disposizioni sull’Iva, si considerano compresi rispettivamente nel territorio del Regno Unito e in quello della Repubblica francese, e dunque costituiscono territorio comunitario agli effetti dell’Iva.


Inoltre, l’obbligo di presentare l’elenco riepilogativo Intrastat, sia pure limitatamente alle cessioni di beni dall’Italia, riguarda anche le cessioni verso operatori economici stabiliti nella Repubblica di San Marino, qualora sia poste in essere da operatori nazionali tenuti, nel periodo di riferimento, a presentare l’elenco stesso in quanto hanno effettuato cessioni di beni nei confronti di operaton comunitari (art. 1, DM 24 dicembre 1993).


Sempre in merito ai rapporti italo-sammarinesi, Dottrina ha, inoltre, osservato, ai sensi dell’art. 23 del citato DM del 1993, l’Ufficio tributario sammarinese deve trasmettere all’Amministrazione finanziaria italiana, traimite appositi elenchi riepilogativi, i dati delle cessioni di beni effettuato da operatori sammarinesi nei confronti di Operatori italiani.


Tutte le operazioni scambiate da operatori nazionali con clienti/fornitori stabiliti in paesi Black List, effettuate dai 1 luglio scorso, sono soggette all’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate istituito dal D.L. 40/2010, da assolvere in via telematica, utilizzando il tracciato approvato dall’Agenzia con provvedimento del 28 maggio 2010 riguardo a periodi mensili oppure trimestrali, a seconda dell’entità degli scambi, in base ai criteri definiti dal decreto 30 marzo 2010.


Pertanto, mancando disposizioni contrarie l’obbligo di comunicazione investe anche le operazioni che ricadono nell’obbligo di dichiarazione negli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie, con l’effetto che i due adempimenti verranno a cumularsi.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


11 settembre 2010


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