L'istituto della remissione in termini

Innovativo orientamento


L’ambito di applicazione dell’art. 184 bis c.p.c., è limitato alle attività difensive nel corso di trattazione della causa e non anche alle attività di costituzione della parte. In tema di rimessione in termini, l’art. 184 bis c.p.c., per la sua collocazione nel libro secondo, titolo primo, capo secondo, sezione seconda, sotto la rubrica della trattazione della causa, riguarda le sole ipotesi in cui le parti costituite siano decadute dal potere di compiere determinate attività difensive nel corso della trattazione della causa ed in questo solo ambito rende operante le rimessione in termini e la sua disciplina la quale, pertanto, non è invocabile per le situazioni esterne allo svolgimento del giudizio quali certamente sono le attività relative alla costituzione della parte (Cass. N 29779/2008, n. 11062/2006 e n. 14482/2003). L’art. 184 bis c.p.c., per sua collocazione sotto la rubrica della “trattazione della causa” e per il riferimento al “giudice istruttore“, non è invocabile per le “situazioni esterne” allo svolgimento del giudizio, quali sono le attività necessarie all’introduzione di quello di cassazione ed alla sua prosecuzione (tra le tante, Cass., Sez. 5′, 8 maggio 2000, n. 5778; Cass., Sez. 2′, 11 luglio 2000, n. 9178; Cass., Sez. 3′, 14 marzo 2006, n. 5474; Cass., Sez. 1′, 7 febbraio 2008, n. 2946). Viceversa, l’ìstituto della remissione in termini di cui al nuovo articolo 153 del c.p.c., introdotto con L. n. 69 del 2009, è invocabile per le situazioni esterne allo svolgimento del giudizio instaurato dal 5 luglio 2009(Ord. n. 26065 dell’11 dicembre 2009 della Corte Cass., Sez. tributaria).


Orbene,la Cassazione civ. Sez. 2′, con Ordinanza del 17-06-2010, n. 14627, sconfessando il citato precedente orientamento, ha ritenuto ammissibile l’applicazione dell’istituto della rimessione in termini ex articolo 184 bis del c.p.c. in tema di proposizione del ricorso per cassazione anche quando l’errore della parte sia giustificabile alla stregua degli indirizzi consolidati dalla stessa giurisprudenza di legittimità poiché “alla luce del principio costituzionale del giusto processo, va escluso che abbia rilevanza preclusiva l’errore della parte la quale abbia proposto ricorso per cassazione facendo affidamento su una consolidata, al tempo della formulazione dell’impugnazione, giurisprudenza di legittimità sulle norme regolatrici del processo, successivamente travolta da un mutamento di orientamento interpretativo, e che la sua iniziativa possa essere dichiarata inammissibile o improcedibile in base a forme e termini il cui rispetto, non richiesto al momento del deposito dell’atto di impugnazione, discenda dall’overruling giurisprudenziale. In tal caso, il mezzo tecnico per ovviare all’errore soggettivamente scusabile è offerto dal rimedio della rimessione in termini, previsto dall’art. 184 bis c.p.c. (“ratione temporis” vigente nella specie), alla cui applicazione non osta la mancanza dell’istanza di parte, dato che, nell’ipotesi esaminata, la non imputabilità è conosciuta dalla Corte di cassazione, che con la sua stessa giurisprudenza ha dato indicazioni sul rito da seguire, “ex post” rivelatesi non più attendibili”.Con la pronuncia n. 14627/2010 la 2′ sezione civile ha ,in sostanza, statuito che l’istituto della rimessione in termini è invocabile ex articolo 184bis del c.p.c., in vigore fino al 4/07/2009, anche per le “situazioni esterne” allo svolgimento del giudizio, quali sono le attività necessarie all’introduzione di quello di cassazione ed alla sua prosecuzione (Cass., SS.UU., n. 1238 del 2005 e n.15783 del 2005). Inoltre , il mezzo tecnico per ovviare all’errore oggettivamente scusabile è dato dal rimedio della rimessione in termini, previsto dall’art. 184 bis c.p.c. (ratione temporis applicabile), alla cui applicazione non osta la mancanza dell’istanza di parte, dato che, nella specie, la causa non imputabile è conosciuta dalla corte di cassazione, che con la sua stessa giurisprudenza ha dato indicazioni sul rito da seguire, ex post rivelatesi non più attendibili. Alla stregua di tale principio, perciò, la S.C. ha rimesso in termini la parte ricorrente che, nel proporre il ricorso, si era conformata, nell’impugnazione di un provvedimento reso ai sensi dell’art. 170 del D.P.R. n. 115 del 2002, alle modalità processuali indicate all’epoca dalla giurisprudenza di legittimità, la quale, successivamente, aveva cambiato orientamento, con la sentenza n. 19161 del 2009, ritenendo che tale ricorso doveva essere avanzato dinanzi alle sezioni civili della S.C., rispettando, conseguentemente, i relativi termini e le inerenti forme. In particolare , la Corte ha assegnato alla parte ricorrente:


a) il termine perentorio di giorni sessanta dalla comunicazione della ordinanza per proporre e notificare ricorso per cassazione secondo le forme del codice di procedura civile;


b) il termine perentorio di giorni venti dalla notificazione per il deposito del ricorso nella cancelleria della Corte.




Riflessioni


E’ evidente, alla luce del citato innovativo orientamento del giudice di legittimità, che la ratio della rimessione in termini ex articolo 184 bis del c.p.c., che elimina l’irricevibilità del ricorso tardivo, permette di garantire la tutela giurisdizionale nel merito ai contribuenti, che sono incorsi in errore a loro non imputabili (i.e. si pensi alla mancata indicazione nell’atto impugnato del termine e dell’autorità cui è possibile ricorrere).


Il giudice tempera il rigore della previsione del termine di decadenza ove ritenga che il ricorso tardivo sia scusabile ovvero non imputabile alla parte (i.e. si pensi ai motivi di salute del ricorrente); non si perviene, in tal modo, ad un’ingiusta o aberrante pronuncia d’irricevibilità del ricorso per tardività ma ad una pronuncia di merito Infatti, con ordinanza il giudice rimette in termini il ricorrente che ha presentato un ricorso tardivo ovvero che è incorsa nella decadenza in tema di proposizione del ricorso per causa ad essa non imputabile Anche nella materia tributaria la forza maggiore o il caso fortuito possono verificarsi al di fuori del procedimento giudiziale (prima che il processo sia ancora instaurato) ovvero possono riferirsi a decadenze legate ai termini per l’instaurazione del processo o al giudizio d’impugnazione. In definitiva, nell’ordinamento tributario processuale in virtù del rinvio di cui all’articolo 1, secondo comma, del D.lgs. 546/92, per le situazioni esterne allo svolgimento del giudizio instaurato prima del 5 luglio 2009, è configurabile il principio secondo cui gli effetti preclusivi non possono prodursi in modo definitivo, quando la parte si sia trovata per forza maggiore o caso fortuito in circostanze impeditive dell’esercizio del potere.




Novella


La L. 18 giugno 2009, n. 69(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 140 supplemento ordinario n. 95/L del 19 giugno 2009), ha aggiunto all’art. 153 un secondo comma che deroga alla rigidità della regola della improrogabilità dei termini perentori “nemmeno sull’accordo delle parti”. Secondo il nuovo testo, “la parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Il giudice provvede a norma dell’articolo 294, secondo e terzo comma”. Consegue alla modifica dell’art. 153 l’abrogazione dell’art. 184 bis in quanto prescrizione già abbracciata nell’ampia portata della nuova e generale rimessione in termini previsti, per ovviare alla regola dell’inderogabilità dei termini processuali, nell’ipotesi d’incolpevole perdita del potere d’impugnazione. E’ consentita anche alla luce della novella normativa una applicazione generalizzata dell’istituto della remissione in termini anche con riferimento a fasi diverse rispetto alla trattazione del giudizio di primo grado e precisamente è possibile utilizzare l’istituto della rimessione in termini anche per le decadenze relative al compimento del termine perentorio per instaurare il giudizio L’inserimento tra le disposizioni generali dell’istituto della rimessione in termini comporta l’applicazione della remissione in termini anche alle fasi di impugnazione. Tale articolo è invocabile per le situazioni esterne allo svolgimento del giudizio instaurato dal 5 luglio 2009




4 settembre 2010


Angelo Buscema

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