L’impugnabilità delle sentenze da parte del contribuente

Premessa.


In questa rassegna abbiamo avuto modo di affrontare il tema della impugnabilità degli atti emessi dall’Amministrazione Finanziaria.


E’ altresì interessante esaminare il tema della impugnabilità delle sentenze che vengono emesse a seguito del ricorso formulato dal contribuente, posto che, come si vedrà, il contribuente potrà contestarle non solo per i motivi di merito (ovverossia gli stessi proposti in Provinciale ed evidentemente rigettati dalla Commissione), ma anche per eventuali difetti procedurali o della sentenza stessa. Uno dei più frequenti, come si vedrà, è quello della insufficiente motivazione (nonché della motivazione per rinvio ad altra sentenza).


 


 


 


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E’ sempre da motivare il rinvio ad altra sentenza


Una sentenza può fare riferimento ad altra precedente decisione sia  per rinviare per relationem alle argomentazioni di questa, sia per l’esistenza di un preciso rapporto tra la sentenza motivanda e quella  richiamata, nel qual caso la motivazione della sentenza operante il riferimento non è costituita dalle argomentazioni esposte in quella richiamata, ma dal riferimento stesso all’esistenza di essa e dalla esposizione del rapporto sussistente tra le due decisioni (pregiudizialità, preclusione da giudicato, stare decisis o altro).


Ciò premesso, il rinvio per relationem al disposto di altra sentenza relativa allo stesso processo è perfettamente legittimo e giustificato da una economia di scritture, ma il Giudice rinviante non può limitarsi ad un generico richiamo, ma deve citarne i contenuti o riportarne i passaggi fondamentali.


Nel caso invece in cui il rinvio venga effettuato a sentenza di un altro processo, il semplice rinvio deve ritenersi doppiamente illegittimo, posto che il ricorrente non può essere obbligato ala ricerca di documenti extraprocessuali.


(Cassazione, sentenza n. 13532/10)


 


 


Decisione basata solo su mere affermazioni delle parti


Nel dichiarare illegittima la pretesa fiscale dell’Amministrazione finanziaria fondata sulla norma antielusiva dell’art. 37-bis, D.P.R. n. 600/1973 il giudice ha l’obbligo di valutare le prove e gli elementi che escludono il fondamento dell’accertamento non potendosi limitare ad un mero rinvio “agli atti di causa” o ad una mancata contestazione delle eccezioni formulate dal ricorrente qualora risulti accertato per tabulas l’ossequio al procedimento stabilito dalla disposizione e l’intervenuto contraddittorio nella fase precontenziosa.


(Cassazione, sentenza n. 351/2009)


 


 


Non ammesse le decisioni secondo equità


Il processo tributario ha natura di giudizio di impugnazione-merito ed è rivolto alla rimozione dall’ordinamento giuridico dell’atto illegittimo quanto alla statuizione sul merito della controversia, ponendosi la pronuncia quale lex specialis sostitutiva degli effetti della dichiarazione del contribuente e dell’accertamento impugnato ritenuto non conforme al dettato normativo per motivi di carattere sostanziale. In tale ultimo caso, l’attività del giudice non consiste esclusivamente nella dichiarazione di illegittimità ma si estende – nei limiti prescritti dal principio della domanda – alla verificazione della pretesa tributaria da ricondursi correttamente nell’alveo delle disposizioni fiscali. Non è pertanto ammesso il ricorso a criteri di valutazione equitativa, particolarmente laddove neppure siano illustrate le ragioni poste a fondamento del ragionamento dell’organo giudicante.


(Cassazione, sentenza n. 19079/09)


 


 


Non è sempre valida la mera pronuncia di illegittimità e di annullamento dell’atto impugnato


La cognizione della commissione tributaria regionale sulla pretesa fiscale fatta valere discende dalla natura di mezzo di impugnazione a carattere sostitutivo dell’appello. Conseguentemente, il giudice adito deve adottare la decisione sul merito della questione non potendo limitatarsi ad una mera pronuncia di illegittimità e di annullamento dell’atto impugnato. Siffatta decisione ricorre infatti soltanto nelle ipotesi di vizi formali dell’accertamento o di atti presupposti che ne costituiscano fondamento giuridico o fattuale.


(Cassazione, sentenza n. 15717/09)


 


 


Il contenuto della sentenza


Al fine di non incorrere nel vizio di motivazione o nella motivazione apparente, il giudice del merito deve compiere (ed illustrare) due distinte attività nel processo di formazione del proprio convincimento enunciando in modo esaustivo l’iter logico giuridico che conduce alla decisione adottata: un’attività di scienza, intesa quale conoscenza dei fatti e delle circostanze della causa; un’attività di giudizio, manifestando il ragionamento e la valutazione dei fatti prospettati dalle parti, nonché l’idoneità od inidoneità dei medesimi a fungere da elementi a sostegno della corretta risoluzione della controversia dedotta in giudizio.


(Cassazione, sentenza n. 1450/09)


 


 


Limiti alla validità della sentenza motivata per relationem


La motivazione di una sentenza può essere redatta per relationem rispetto ad altra sentenza, purché la motivazione stessa non si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento: occorre che vengano riprodotti i contenuti mutuati, e che questi diventino oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa (anche se connessa) causa sub iudice, in maniera da consentire anche la verifica della compatibilità logico-giuridica dell’ innesto.


(Cassazione, sentenza n. 14814/08)


 


 


Il contenuto della sentenza


Il principio desumibile dagli artt. 132, comma 2, n. 4 del codice di procedura civile e 118 disp. att. stesso codice – secondo il quale la mancata esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti della causa, ovvero la mancanza o l’estrema concisione della motivazione in diritto determinano la nullità della sentenza allorquando rendano impossibile l’individuazione del thema decidendum e delle ragioni poste a fondamento del dispositivo – è applicabile anche nel processo tributario come disciplinato dal D.Lgs. n.  546/1992, in forza del generale rinvio (contenuto nell’art. 1, comma 2, del citato decreto) alle norme del codice di rito compatibili; e, dunque, anche alle disposizioni di attuazione del medesimo codice.


Anche nel contenzioso tributario ove le posizioni di due soggetti siano separatamente trattate e decise, ciascuna controversia deve esser conclusa con una pronuncia che contenga tutti gli elementi essenziali in ordine allo svolgimento del processo e ai motivi in fatto e in diritto della decisione, senza che il giudice possa limitarsi a un mero rinvio alla motivazione della sentenza nei confronti di altro contribuente. E questa esigenza non viene meno quando il medesimo organo giudicante si trovi a pronunciare contestualmente più decisioni relative a questioni legate tra loro da un vincolo di conseguenzialità necessaria.


(Cassazione, sentenza n. 24610/08)


 


 


Ancora sulla motivazione per relationem


La pronuncia d’appello che, in sede di motivazione, faccia esplicito rinvio al contenuto della sentenza del giudice di prime cure è resa nell’osservanza della disciplina del contenzioso tributario e del codice di rito qualora sia comunque desumibile la risposta del giudicante ai motivi di gravame in modo da assicurare comunque un iter logico giuridico sufficientemente argomentato, anche per mezzo dell’integrazione delle due parti motive.


(Cassazione, sentenza n. 16841/08)


 


 


La motivazione nella sentenza


Laddove abbia correttamente valutato l’onere della prova a  carico delle parti del rapporto giuridico tributario dedotto in giudizio circa la deducibilità dei costi dal reddito imponibile – obbligo di documentazione del contribuente, onere di fondare il rilievo di inesistenza secondo presunzioni gravi, precise e concordanti da parte dell’Amministrazione finanziaria -, il giudice tributario deve puntualmente motivare le ragioni giusta le quali ritiene di attribuire valore di presumptio de presumpto alle allegazioni  dell’Erario ovvero disconoscere i requisiti di gravità, precisione e concordanza agli indizi all’uopo forniti rinviando acriticamente alla pronuncia di altro organo giudicante (nella specie, sentenza del giudice ordinario).


(Cassazione, sentenza n. 16427/08)


 


 


Il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato


Incorre in vizio di extrapetizione il giudice tributario il quale si sia pronunciato oltre i limiti della domanda in quanto i motivi di impugnazione si configurano come causae petendi e, pertanto, il giudice adito non è ammesso a fondare la propria decisione su motivi o questioni non dedotte.


(Cassazione, sentenza n. 25097/08)


 


 


Sono da indicare le ragioni per cui si rinvia ad altra sentenza


Costituisce principio consolidato, che consente l’accoglimento in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. del ricorso dell’Amministrazione, il principio secondo cui non è adeguatamente motivata la sentenza secondo cui essendo stata confermata “in data odierna” la decisione relativa all’accertamento dei maggiori redditi della società partecipata per l’annualità in contestazione, conseguentemente deve essere confermata anche la sentenza relativa al ricorso dei soci avverso l’accertamento dei maggiori redditi di partecipazione.

(Cassazione, sentenza n. 6341/08)

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