La TARSU e l'IVA

Giocando d’anticipo, il legislatore ha emanato una norma interpretativa (art. 14, comma 33, del D.L. 78/2010 (1)) con la quale ha affermato la natura non tributaria della Tariffa per la Gestione dei Rifiuti Urbani, introdotta con l’art. 238 del d. lgs. 238/2006 (c.d. “codice ambientale”), con conseguente applicabilità alla stessa dell’IVA. Con la medesima disposizione sono state devolute alla competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria “le  controversie  relative  alla  predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore  del  presente decreto”, nel solco della giurisprudenza di legittimità (2) che vuole attratti alla giurisdizione speciale solo i tributi di ogni genere e specie comunque denominati.


 


L’intervento normativo in commento  trae forza e legittimazione dal fatto che la sentenza della Corte Costituzionale n. 238/2009, con la quale è stata riconosciuta natura tributaria alla Tariffa Rifiuti di cui all’art. 49 del d. lsg.   22/1997, con conseguente inapplicabilità alla stessa dell’IVA,  ha limitato lo scrutinio di legittimità costituzionale  solo a tale ultima norma “e non anche di quelle relative alla debenza della tariffa integrata ambientale,  prevista dall’art. 238 del d.lgs. 152 del 2006. Pertanto, il legislatore è potuto intervenire in via preventiva sulla natura giuridica della prestazione patrimoniale dovuta a fronte dei servizi di smaltimento dei rifiuti, al fine di evitare  l’ampio contenzioso oggi esistente sulle richieste di rimborso dell’IVA indebitamente pagata sulla TIA (c.d. “Tariffa Ronchi”), come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale  n. 238/2009 (3).


Come si ricorderà, infatti, il predetto intervento giurisprudenziale ha posto fine alla vexata quaestio sulla natura giuridica della TIA (art. 49 del d.lgs. 22/1997),  che ha ripetutamente interessato dottrina, prassi e giurisprudenza fin dall’istituzione del prelievo comunale.   Al riguardo  deve rilevarsi che, mentre la chiara natura tributaria della TARSU ne ha sempre impedito la riconducibilità all’IVA, in mancanza di un’esplicita disposizione che renda soggetta al tributo tale prestazione di servizio, come invece previsto dall’art. 4 del DPR 633/1972,  quinto comma, lett.b),  con riferimento all’erogazione di acqua e servizi di depurazione,  fognatura, gas, energia elettrica e vapore, ancorché svolti da enti pubblici,  la soggezione ad IVA della TIA consegue alla sua configurazione come corrispettivo per lo svolgimento del servizio, come ribadito dall’Agenzia delle Entrate con ris. n. 250 del 17/06/2008.  Ben diverse sono, invece, le conclusioni cui perviene la Consulta la quale, esaminate con attenzione le numerose analogie tra la TIA e la TARSU, ha chiaramente affermato che “entrambi i prelievi sono estranei all’ambito di applicazione dell’IVA(4).


 


Non va trascurata la natura esplicitamente  interpretativa della novella di cui al citato art. 14 che, a differenza della legge “ordinaria” la quale “non dispone che per l’avvenire(5),  ha invece effetto retroattivo: infatti, come chiarito dalla Corte Costituzionale (6), “va riconosciuto il carattere interpretativo ad una legge la quale, fermo restando il testo della norma interpretata, ne chiarisca il significato normativo e privilegi una delle tante interpretazioni possibili, di guisa che il contenuto precettivo sia espresso dalla coesistenza di due norme, quella precedente e quella successiva che ne esplicano il significato e che rimangono entrambe in vigore(7).


 


Come si è già avuto modo di rammentare (8), il panorama normativo in tema di rifiuti  vede oggi coesistere (e configgere!)  ben tre diversi corpi legislativi e precisamente:


il d.lgs. 507 del 1993 (articoli da 58 a 80), in forza del  quale i Comuni sono tenuti ad  istituire una tassa annuale (TARSU) da applicarsi in base a tariffa, secondo appositi regolamenti municipali, a copertura del costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani interni e successivamente (9) esterni (10);


l’art. 49 del  d. lgs. 22/1997 con il quale è stata disposta la soppressione della TARSU  a decorrere dai termini previsti dal regime transitorio, disciplinato dal regolamento approvato con il DPR n. 158/1999, e la contestuale istituzione di una Tariffa di Igiene Ambientale  (TIA) con la quale coprire  i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico;


l’art. 238 del  d.lgs. 152/2006 il quale, nel sopprimere la TIA, la sostituisce con una diversa tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, che l’art. 5, comma 2-quater del  d.l. 208/2008 denomina “Tariffa Integrata Ambientale”; la nuova entrata, tuttavia, non è ad oggi ancora applicabile a causa della mancanza del regolamento ministeriale contenente i criteri generali per la definizione delle componenti dei costi e la determinazione della tariffa di riferimento.


 


A complicare ulteriormente tale confuso quadro normativo  si è aggiunta la “paralisi” operata  dall’art. 1, comma 183, lett. a) della legge 296/2007 (e poi proseguita con le successive disposizioni D.L. 208/2008, conv. L. 13/2009 e D.L. 194/2009, conv. L. 25/2010), che ha prorogato il regime di prelievo adottato dai Comuni nel 2006 anche per il 2007/2008/2009, fino al 30/06/2010.


Non può trascurarsi, inoltre, che l’articolo 5, comma 2 quater, del  D.L. 194/2009 stabilisce che, ove il regolamento sui criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa integrata ambientale (come previsto dal comma 6 articolo 238 del d.lgs. 152/2006), non venga emanato dal Ministro dell’Ambiente entro il 30/6/2010 (11),  i comuni che intendano adottare la tariffa integrata ambientale (TIA) possono farlo ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti.  


Orbene, dal combinato disposto di tale norma con il quadro normativo preesistente (d. lgs. 507/1993, art. 49 d lgs. 22/1997 e art. 238 d.lgs. 152/2006, nonché il regolamento recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani, approvato con DPR  158/1999, secondo il quale tutti i Comuni avrebbero dovuto introdurre la TIA entro il 1 gennaio 2008),  si è concluso (12)  che la vecchia TARSU non sia più in vigore perché abrogata dalla TIA (d. lgs. 22/1997), a sua volta abrogata dalla nuova TIA (d. lgs. 152/2006), a sua volta inapplicabile per mancanza del relativo regolamento!


Tale interpretazione,  che pur sembrerebbe emergere dalla lettera del citato art. 5, è stata comunque avversata dall’ANCI (13), secondo la quale la tesi che dal 1° gennaio 2010 la TARSU sia stata definitivamente abrogata e che quindi i Comuni non siano più legittimati ad utilizzarla,  si basa su una interpretazione non condivisibile della normativa sul regime transitorio, a suo tempo emanata in materia di passaggio al regime tariffario e del dettato del comma 6 dell’articolo 238 del d. lgs. 152/2006, nella parte in cui prevede che sino all’emanazione del regolamento attuativo della nuova Tariffa “continuano ad applicarsi le discipline regolamentari vigenti”.


 


Alla luce di quanto precede, è abbastanza sorprendente che il legislatore si sia (pre)occupato della  natura giuridica e della conseguente giurisdizione di un’entrata  locale che resta comunque inapplicabile, per mancanza – appunto – di altri e più rilevanti interventi normativi.


 


Valeria Fusconi


2 Settembre 2010








NOTE

 


(1) La norma in commento così recita: “Le disposizioni di cui all’ articolo 238  del  decreto  legislativo  3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura  della  tariffa ivi prevista non  è  tributaria.  Le  controversie  relative  alla  predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore  del  presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria.”


 



(2) Cfr. Corte di Cassazione SS.UU.,  ord. n. 13894/2009,  sentenza della Corte Costituzionale n. 64/2008 e ordinanze del medesimo giudice  n. 395/2007, n. 427, 94, 35 e 34 del 2006 con le quali  la Consulta ha affermato il principio che “la giurisdizione del giudice tributario deve ritenersi imprescindibilmente collegata alla natura tributaria del rapporto”.



 


(3) Sulle conseguenze derivanti dalla sentenza n. 238/2009, vedi interrogazione parlamentare n. 5-01802 Mariani del 22 settembre 2009, in Finanza e Fisco, n. 27/2010, pag. 2239.



 


(4) Seppure per motivi diversi,  anche la  Corte di Cassazione (sentenza n. 17526/2007) ha ritenuto che la TIA non è soggetta ad IVA, rinvenendo nelle sue caratteristiche una somiglianza molto stretta con la TARSU e, quindi, una analoga natura tributaria che si rinviene: a) nella coattività della prestazione, alla quale il cittadino non può sottrarsi; b) nella scarsa correlazione fra l’importo pagato e la qualità della prestazione erogata dall’ente pubblico; c) nella regolamentazione normativa del servizio rifiuti che nulla concede alla libera volontà contrattuale delle parti.



 


(5)Art. 11 delle preleggi


 



(6) Sent. n. 455/1992


 



(7) La legge interpretativa, quindi, è caratterizzata da vari elementi, quali la immodificabilità del testo interpretato, la scelta di uno dei possibili significati, la coesistenza delle due norme e la loro sovrapposizione, senza alcun effetto abrogativo e con un carattere innovativo intrinseco, in quanto si eliminano tutti gli altri possibili significati diversi da quello scelto dal legislatore. Affinché una norma interpretativa ad efficacia retroattiva possa considerarsi costituzionalmente legittima è necessario che: a) la stessa si limiti a chiarire la portata di una disposizione precedente, che non integri il precetto di quest’ultima e, infine, che non adotti un’opzione ermeneutica non desumibile dalla ordinaria esegesi della stessa; b) l’efficacia retroattiva della legge di interpretazione autentica è soggetta al limite del rispetto del principio dell’affidamento dei consociati nella certezza dell’ordinamento giuridico, con la conseguenza della illegittimità costituzionale di una disposizione interpretativa che indichi una soluzione ermeneutica non prevedibile rispetto a quella affermatasi nella prassi.


 



(8) Sul punto, sia consentito il rinvio a FUSCONI, La Tia è (finalmente) un tributo e non sconta l’IVA, in Commercialista telematico, settembre 2009.



 


(9) L’ampliamento ai rifiuti esterni avviene  ad opera dell’art. 3, comma 68, lett. b), della legge 569/1995 e del successivo art.31, comma 23, della legge 448/1998 che ne ha aumentato l’incidenza percentuale (dal %% al 15%).


 



(10) I rifiuti “esterni” consistono in immondizie prodotte dalle aree pubbliche o ad uso pubblico, anche temporaneo, mentre quelli  “interni” provengono dai fabbricati, a qualunque uso adibiti.


 



(11) Tale data è stata  introdotta dalla legge 25/2010,  che ha convertito il D.L. 30 dicembre 2009, n. 194 , rispetto alla data precedente fissata al 30 giugno 2009.


 



(12) Cfr. VILLANI, La TARSU non è più applicabile, in Commercialista telematico, aprile 2010 e La TARSU non è più prorogabile,  in Commercialista telematico , giugno 2010.


 



(13) in Commercialista telematico di  marzo 2010

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