Esenzione ICI abitazione principale: dai giudici di legittimità più rigore

La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 15 giugno 2010, n. 14389, ha stabilito che il contribuente che vive abitualmente in un immobile non ha diritto all’esenzione ICI prevista per l’abitazione principale, se il resto della famiglia vive in un altro appartamento. La Cassazione ha  sostanzialmente dato  un’interpretazione molto più rigorosa rispetto al passato dell’art. 8, D.Lgs. n. 504/92; i giudici di legittimità hanno così risposto in maniera negativa al marito che intendeva beneficiare dell’agevolazione Ici per un’abitazione che lui considerava come dimora abituale  ma che non poteva essere considerata principale perché la moglie e i figli dimoravano altrove.


 


Come nasce il caso


La vicenda nasce nel 2003 quando un Comune della provincia di Bolzano aveva,  con delibera di Giunta,  dichiarato che  un suo concittadino non poteva  dimorare in quella abitazione per la maggior parte dell’anno mentre la moglie e le figlie abitavano in un altro immobile a Bolzano usufruendo delle agevolazioni ICI; di conseguenza  gli avevano negato, ai sensi del regolamento comunale sull’ICI, la possibilità di applicare l’aliquota ridotta allora prevista per le abitazioni principali.


 


La CTR  con sentenza del 2005 aveva accolto l’appello del contribuente che, invece, in primo grado non aveva visto risconoscere le proprie ragioni. In particolare i giudici della Commissione tributaria di secondo grado nell’accogliere il ricorso avevano evidenziato che il contribuente trascorreva la maggior parte dell’anno nella propria abitazione in provincia di Bolzano e che per tale motivo si realizzava il requisito della dimora abituale e vi erano, di conseguenza, tutte le condizioni per l’iscrizione anagrafica nel Comune della provincia di Bolzano. I giudici di merito evidenziavano, inoltre, che ai sensi del regolamento comunale il contribuente  poteva godere delle agevolazioni fiscali per la sua abitazione nel territorio comunale della quale era proprietario e la circostanza che la moglie fosse proprietaria di un immobile a Bolzano e che vi risiedeva con le figlie,  non aveva  alcun nesso con l’agevolazione concessa dal Comune della provincia di Bolzano.


Avverso la sentenza dei giudici di secondo grado il Comune della provincia di Bolzano ricorre in Cassazione.



 


La potestà dei Comuni in materia di ICI


In forza dell’art. 52,  del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 i Comuni possono disciplinare con regolamento l’applicazione dell’ICI, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti. I regolamenti sono approvati con deliberazione del Consiglio comunale non oltre il termine di approvazione del bilancio di previsione, entrano in vigore il 1° gennaio dell’anno successivo e sono resi pubblici mediante avviso sulla Gazzetta Ufficiale. Per quanto non previsto dal regolamento comunale si applicano le disposizioni di legge vigenti, cioè quelle contenute nel decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992 e successive modificazioni.


 


In sintesi con regolamento adottato a norma dell’articolo 52 del decreto legislativo  15 dicembre 1997, n.446, i Comuni possono:


       a) stabilire ulteriori condizioni ai  fini dell’applicazione delle disposizioni del secondo periodo della lettera b) del comma 1 dell’articolo 2 , del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504,   riguardante  i  terreni considerati non fabbricabili, anche con riferimento alla quantità e qualità di lavoro  effettivamente  dedicato  all’attività  agricola  da  parte  dei soggetti di cui al comma 2,  dell’articolo 58,  e del proprio nucleo familiare;


b) disporre l’esenzione per  gli  immobili  posseduti  dallo  Stato, dalle regioni, dalle provincie, dagli altri comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle  aziende  unità  sanitarie  locali,  non destinati esclusivamente ai compiti istituzionali;


       c) stabilire che l’esenzione di cui all’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30  dicembre  1992,  n.  504,  concernente  gli immobili utilizzati  da  enti  non  commerciali,  si    applica  soltanto  ai fabbricati ed a condizione che gli  stessi,  oltre  che  utilizzati,  siano anche posseduti dall’ente non commerciale utilizzatore;


       d) considerare parti integranti dell’abitazione  principale  le  sue pertinenze, ancorché distintamente iscritte in catasto;


       e) considerare abitazioni principali, con  conseguente  applicazione dell’aliquota ridotta od anche della detrazione per queste previste, quelle concesse in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela;


f) prevedere il diritto al rimborso dell’imposta pagata per le  aree successivamente  divenute  inedificabili,  stabilendone   termini,   limiti temporali e condizioni, avuto anche riguardo alle modalità e alla frequenza delle varianti apportate agli strumenti urbanistici;


       g) determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in Comune commercio delle aree fabbricabili, al  fine  della  limitazione  del potere di accertamento del comune qualora l’imposta sia stata versata sulla base di un valore non inferiore a quello  predeterminato,  secondo  criteri improntati al perseguimento dello scopo di ridurre al massimo  l’insorgenza di contenzioso;


h) disciplinare le caratteristiche di  fatiscenza  sopravvenuta  del fabbricato, non superabile con interventi  di  manutenzione,  agli  effetti dell’applicazione  della  riduzione   alla   metà    dell’imposta   prevista nell’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, come sostituito dall’articolo 3, comma 55, della legge 23 dicembre 1996, n. 662;


       i) stabilire che si considerano regolarmente eseguiti  i  versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri.


 


L’esclusione ICI prima casa


Con il  D.L. 27.5.2008, n. 93,  convertito con modifiche  in legge n. 126/2008 l’esecutivo di Governo ha disposto in via d’urgenza l’esclusione dall’imposta comunale sugli immobili (ICI) dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale; l’esenzione interessa l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale,  secondo la definizione accolta dall’art. 8, D.Lgs. 30.12.1992, n. 504 , il quale fa riferimento  all’unità nella quale il contribuente ed i suoi familiari dimorano abitualmente. Si evidenzia  che per la definizione di abitazione principale il comma 2,  dell’art.  1  del citato decreto legge  rinvia a quella contenuta nel D. Lgs. n. 504 del 1992, che disciplina il tributo.  Tale norma   stabilisce  che  per  abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, ed i  suoi  familiari dimorano abitualmente e che, a seguito delle modifiche apportate  dall’art. 1, comma 173, lettera  b),  della  legge  27  dicembre  2006,  n.  296,  si identifica, salvo prova contraria, con quella di residenza anagrafica.  Quest’ultima norma ha introdotto, infatti, una presunzione relativa che legittima l’equiparazione tra dimora abituale  e  residenza  anagrafica,  a condizione che venga dato spazio alla  prova  contraria,  che  deve  essere fornita dallo stesso contribuente, il quale deve dimostrare di aver fissato la propria abitazione principale  in  un  immobile  diverso  da  quello  di residenza  anagrafica.  È  opportuno  sottolineare  che  il   rinvio   alle disposizioni concernenti l’abitazione principale deve ritenersi  effettuato all’intera disciplina di tali immobili, circostanza che induce ad affermare che  l’esenzione  deve  essere  riconosciuta  nei  limiti  in  cui  l’unità immobiliare è effettivamente destinata ad abitazione principale.


 


Con la circolare n.1/DF del 4 marzo 2009,  il Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze – Direzione federalismo fiscale – ha rivisto le posizioni assunte con la risoluzione n. 12/DPF del 5 giugno 2008, in merito all’esenzione  sull’abitazione principale.  Il Ministero afferma che  in ogni caso l’assimilazione effettuata con delibera comunale non trova corrispondenza in una norma di legge, l’ICI è dovuta.  In sintesi il Dipartimento delle Politiche Fiscali formalizza quanto anticipato nella risposta ad una interrogazione  parlamentare di fine gennaio.


 


Il Dipartimento sostiene in particolare, come si evince,  dalla lettura  della  relazione illustrativa al decreto-legge in oggetto, che le  ipotesi  di  assimilazione  in discorso sono riconducibili esclusivamente a quelle previste da:


a) l’art. 3, comma 56,  della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,  che permette  di  considerare  direttamente  adibita  ad  abitazione  principale l’unità immobiliare posseduta a  titolo  di  proprietà  o  di  usufrutto  da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di  ricovero  o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che  la  stessa  non risulti locata;


     b) l’art. 59, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n.  446, che  attribuisce  ai  comuni  la  possibilità  di   considerare   abitazioni principali, con conseguente  applicazione  dell’aliquota  ridotta  od  anche della detrazione per queste previste, quelle  concesse  in  uso  gratuito  a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela.


 


L’orientamento dei giudici della Cassazione


Con riferimento alla sentenza oggetto del presente commento la Corte di Cassazione, dopo una lunga analisi, del ricorso presentato dal Comune  entra più nel dettaglio della problematica del concetto di abitazione principale; secondo i giudici di legittimità la riduzione dell’aliquota applicabile alle unità immobiliari destinate ad abitazione principale (si ricorda che ora per tali situazioni vige l’esenzione del tributo locale) è  da quello che si evince dalla norma di carattere molto rigorosa. Secondo il dettato dell’art. 8, del D.Lgs. 504/92,  per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede o titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente.


In base a tale disposizioni, secondo la Corte di Cassazione, la possibilità della detrazione e dell’applicabilità dell’aliquota ridotta  spetta per una sola abitazione posseduta dal contribuente per uno dei titoli previsti dalla norma e può (e deve)  essere ritenuta principale soltanto se nella stessa dimorano abitualmente sia il contribuente, sia i suoi familiari; per il sorgere del diritto alla detrazione, quindi, non è sufficiente che il contribuente dimori abitualmente nell’unità immobiliare se i suoi familiari dimorano altrove.


 


Il concetto di abitazione principale contenuta nel decreto istitutivo dell’ICI richiama  quello tradizionale di “residenza della famiglia” desumibile dal primo comma dell’articolo 144 del Codice Civile  dove si afferma che  ”I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenza di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa”; è del tutto legittima, secondo i giudici di legittimità, l’applicazione dell’elaborazione giurisprudenziale propria della norma codicistica, in particolare del principio per il quale per residenza della  famiglia, da tenere distinta “dai luoghi di eventuali domicili fissati altrove ai sensi dell’articolo 45 C.C.”, deve intendersi il luogo di ubicazione della casa coniugale perché questo luogo individua presuntivamente la residenza di tutti i componenti della famiglia, salvo che tale presunzione sia superata dalla prova che lo spostamento della propria dimora abituale sia stata causata dal verificarsi di una frattura del rapporto di convivenza.


 


Secondo la Corte di Cassazione  c’è un errore nella sentenza dei giudici di merito  che hanno riconosciuto al contribuente il trattamento fiscale proprio dell’abitazione principale unicamente per il fatto che egli dimori abitualmente nella sua casa ubicata nel Comune nella provincia di Bolzano ma non hanno considerato la necessità, imposta dal legislatore, di tener conto non già della sola dimora del contribuente ma, unicamente, di quella della sua famiglia.


 


Federico Gavioli


4 Settembre 2010

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