Novità fiscali del 27 agosto 2010: cartella di pagamento dei Monopoli di stato; imposta sulle successioni e franchigia; case e condominio: per le tabelle millesimali è possibile decidere le quote senza unanimità dei proprietari; sospensione dei termini processuali a favore anche del contribuente; compensi ad amministratori di società indeducibili? cessioni di beni estratti dal deposito fiscale da parte del rappresentante fiscale

 






 


Indice:


 


1) Cartella di pagamento: Dopo la revisione del foglio avvertenze delle Entrate, arriva anche quella dei Monopoli di stato


 


2) Imposta sulle successioni, ai fini della franchigia, rilevano i beni donati in vita dal de cuius


 


3) Notifica a delegato: Per contestarla occorre la querela di falso


 


4) L’Inail utilizza gli studi di settore per conoscere i reali cicli produttivi


 


5) Case e condominio: Per le tabelle millesimali è possibile decidere le quote senza inseguire l’unanimità dei proprietari


 


6) Sospensione dei termini processuali a favore anche del contribuente


 


7) Compensi ad amministratori di società indeducibili ?


 


8) Energia verde: Trattamento fiscale della tariffa omnicomprensiva


 


9) Istat: Indice di luglio 2010 in G.U.


 


10) Cessioni di beni estratti dal deposito fiscale da parte del rappresentante fiscale


 


 


1) Cartella di pagamento: Dopo la revisione del foglio avvertenze delle Entrate, arriva anche quella dei Monopoli di stato


La nuova cartella andrà utilizzata per i ruoli consegnati agli agenti della riscossione da ottobre prossimo, ciò in ossequio a quanto stabilito dalla recente manovra cd. correttiva (art. 29, D.L. n. 78/2010 convertito in Legge n. 122/2010).


E’ stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, n. 196 del 23/08/2010, il Decreto 05 agosto 2010 del Ministero dell’Economia e Finanze di “Approvazione dei Fogli avvertenze per le somme iscritte a ruolo di competenza  dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”.


In particolare, tale Decreto ha  approvato  i  Fogli  Avvertenze,  relativi  alle  diverse tipologie di somme iscritte a  ruolo  da  parte  dell’ AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli  di  Stato), così  integrando la cartella di  pagamento  di cui al Provvedimento  del  Direttore dell’Agenzia delle entrate del 20 marzo 2010.


I suddetti “Fogli di avvertenze”  sono allegati  al Decreto 05/08/2010.


Peraltro, la norma dispone che i “Fogli Avvertenze” da inserire  nel  corpo della  nuova  cartella  di  ruolo   siano   approvati   con   separati provvedimenti, in relazione alla tipologia  delle  somme  iscritte  a ruolo.


Il nuovo modello (obbligatorio) dovrà essere adottato per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati agli Agenti  della Riscossione dopo il 30/09/2010.


I fogli avvertenze contengono informazioni dettagliate, si va dalla possibilità del riesame della controversia sotto forma di autotutela (da presentare all’Ufficio che ha presentato il ruolo indicato nella voce “dettaglio degli addebiti”), al periodo in cui il contribuente può presentare ricorso (entro 60 giorni dalla data notifica), con la precisazione che i termini per ricorrere sono sospesi dal 1 agosto al 15 settembre.


Viene anche spiegato come redigere il ricorso (indicare generalità, codice fiscale, numero della cartella, ecc.), avvisando che se l’importo della controversia supera euro 2.582,28 occorre nominare un difensore abilitato (tra cui anche i Dottori Commercialisti). Non manca poi la segnalazione della fase della costituzione in giudizio (il contribuente entro 30 giorni dalla presentazione del ricorso all’ufficio che ha emesso l’atto deve poi depositare il relativo fascicolo del ricorso presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale oppure spedirlo sotto forma di raccomandata senza busta con avviso di ricevimento.


Un parte essenziale delle citate avvertenze è costituita dalla possibilità di ottenere la sospensione dal pagamento della cartella: richiesta che va presentata all’ufficio che ha emesso l’atto (sospensione amministrativa) oppure alla Commissione tributaria provinciale (sospensione giudiziale).


In quest’ultimo caso, è consigliabile chiedere alla C.T.P. con apposita istanza la trattazione urgente della controversia.


 


 


2) Imposta sulle successioni, ai fini della franchigia, rilevano i beni donati in vita dal de cuius


Ai fini della determinazione della franchigia fruibile per le successioni, rilevano tutte le donazioni fatte in vita dal defunto (de cuius), sia quelli precedenti al 25 ottobre 2001, sia quelle stipulate nel periodo compreso tra il 25 ottobre 2001 (data di entrata in vigore della normativa che ha soppresso l’imposta sulle successioni e donazioni) e il 29 novembre 2006, data di entrata in vigore dell’attuale regime.


E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo, con la sentenza n. 44/8/2010, che è scaturita da una controversia (inerente l’avviso di liquidazione della maggiore imposta principale sulle quote degli eredi e legatari) avvenuta a seguito di dichiarazione di successione presentata nel corso 2008 da una coerede, in cui sono risultate delle donazioni compiute dalla defunta alle eredi, alcune effettuate nel periodo in cui l’imposta sulle successioni e donazioni era stata abrogata.


 


 


3) Notifica a delegato: Per contestarla occorre la querela di falso


Senza querela di falso, è incontestabile il recapito nelle mani di persona che a ciò si è detta delegata. Ciò poiché le risultanze della relata di notifica fanno prova fino a querela di falso, è assistita da fede privilegiata la dichiarazione in cui l’agente notificatore attesta di aver consegnato l’atto a persona incaricata dal destinatario di riceverlo.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17394 del 2010, di cui ne ha dato notizia l’Agenzia delle Entrate, all’interno del proprio notiziario del 25 agosto 2010.


La Suprema Corte nel dare ragione al fisco ha rimarcato la legittimità della notifica dell’atto impositivo eseguita nel domicilio fiscale mediante consegna del plico a persona ivi reperita, dichiaratasi “incaricata” dal destinatario della notifica.
La Cassazione ha precisato che la notifica dell’avviso di accertamento é stata correttamente eseguita, ai sensi dell’art. 60 del Dpr 600/1973, nel luogo indicato dal medesimo contribuente quale suo domicilio fiscale.


Infatti, il domicilio fiscale dell’interessato era nel luogo dallo stesso indicato nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2002: e ciò “a prescindere dal fatto che allo stesso indirizzo potesse essere ubicato anche altro studio professionale (di un fratello del contribuente)”.


I giudici hanno, quindi, rilevato che la consegna dell’atto in mani di un determinato soggetto, qualificato dall’agente notificatore come “persona incaricata”, non può essere genericamente contestata dal contribuente, giacché l’operato di tale funzionario, che riveste la qualifica di pubblico ufficiale, fa fede fino a querela di falso.


Infine, la Cassazione ha affrontato tematica generale se la notifica dell’atto impositivo nel domicilio fiscale del contribuente possa ritenersi validamente eseguita mediante consegna del plico a persona ivi reperita, dichiaratasi “incaricata” dalla persona fisica destinataria della notifica.


Nel momento in cui l’agente notificatore (compreso l’ufficiale postale) attesta nella relata che l’atto è stato consegnato a soggetto dichiaratosi “incaricato” di ciò dal destinatario – vale a dire quando la persona che riceve l’atto si qualifica come “addetta… al servizio del destinatario” – ciò “è sufficiente ad attestare la validità della notifica, come peraltro è stato già ritenuto, in analoghe circostanze, con giurisprudenza (Cass. n. 2675/1996)….”.


 


 


4) L’Inail utilizza gli studi di settore per conoscere i reali cicli produttivi


E’ stato siglato con l’Agenzia delle Entrate l’accordo, nuova proposta dai CDL.


E’ stata sottoscritta l’11 agosto 2010 l’lntesa quinquennale che prevede banche dati condivise e strategie antievasione congiunte tra l’Agenzia delle Entrate e l’Inail.


L’attività sarà operativa da settembre ed è nata per rendere più efficace e tempestiva la caccia all’elusione e all’evasione contributiva.


In virtù di tale intesa saranno monitorate le attività delle imprese italiane al fine di far emerge situazioni irregolari. 


L’Inail metterà a disposizione dell’Agenzia i dati che portano alla determinazione, per ogni singola azienda, delle voci di tariffa e l’Agenzia concederà l’accesso a tutte le informazioni presenti negli studi di settore.


Positivo il commento del Presidente dei Consulenti del Lavoro che ha confermato come “tutto ciò che  va nella direzione della modernità nella gestione dei rapporti di lavoro è benvenuto” ed anche come “potrebbe essere utile anche incrociare i dati di enti previdenziali ed Entrate con i data base alimentati dai professionisti”.


(Consulenti del Lavoro, nota del 25 agosto 2010)


 


 


5) Case e condominio: Per le tabelle millesimali è possibile decidere le quote senza inseguire l’unanimità dei proprietari


Le sezioni unite della Cassazione riscrivono le maggioranze delle delibere per ripartire le spese.


La Cassazione ha sbloccato il nodo delle tabelle millesimali. Erano considerate impossibili da cambiare, perché occorreva unanimità e, dato che il cambiamento avrebbe finito per danneggiare qualcuno, era chiaro che nulla poteva mutare.


Taluni si rivolgevano al giudice per segnalare interi piani sopraelevati sottotetti diventati abitazione che non pagavano spese millesimali ma la procedura era lunga e costosa.


Adesso le sezioni unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 18477 del 9 agosto 2010, pare abbiano ribaltato questa prassi.


Perché di consuetudine giurisprudenziale si tratta e non di legge.


Il collegio ha chiarito, con una lunga motivazione redatta da Roberto Michele Triola, che “la delibera che approva le tabelle non si pone come fonte diretta dell’obbligo contributivo del condomino (…) ma solo come parametro di quantificazione dell’obbligo, determinato in base ad una valutazione tecnica”. La delibera che approva le tabelle, quindi, per la Cassazione sancisce “il risultato di una operazione tecnica (…) ragion per cui il semplice riconoscimento che le operazioni sono state compiute in conformità al precetto legislativo non può qualificarsi attività negoziale”.


 


 


6) Sospensione dei termini processuali a favore anche del contribuente


La Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 18808 del 20 agosto 2010 ha stabilito che a fronte di disservizi degli Uffici finanziari correlati ad eventi a carattere eccezionale, l’Agenzia delle Entrate può chiedere una sospensione dei termini processuali concessi dalla legge per presentare ricorso o appello.


In questa fattispecie, la norma applicabile è quella prevista dagli artt. 1 e 3 del D.L. 21 giugno 1961, n. 498, convertito nella legge 28 luglio 1961, n. 770 e deve ritenersi riferita a tutti i termini, sia sostanziali sia processuali, a favore sia dell’Ufficio sia del contribuente.


 


7) Compensi ad amministratori di società indeducibili ?


I compensi corrisposti all’amministratore di società sono indeducibili anche ai fini IRES ?.


Secondo quanto viene riportato dalla Cassazione nell’Ordinanza n.  18702 depositata il 13 agosto 2010, è cosi.


La sentenza é interessante poiché va contro i precedenti della stessa Corte di
Cassazione, tra cui l’ultima sentenza a sezioni unite.


La decisione cita l’ex art. 62 del TUIR (ora ricomposto nell’art. 60) secondo cui il compenso corrisposto per l’opera svolta dall’imprenditore è indeducibile ai fini delle imposte sui redditi.


E’ ciò varrebbe anche per i compensi corrisposti sia all’amministratore unico di società sia ai membri del consiglio di amministrazione.


Insomma, si tratta di ordinanza inquietante anche se rivolta per il passato.


Meno male che i precedenti dicono diversamente. Infatti, la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 21933 del 29/08/2008 ha stabilito che i compensi erogati agli amministratori di società (Snc, Sas, Srl, ecc.) sono deducibili purché siano corrisposti sulla base di delibera assembleare.


Insomma, parrebbe che la neo ordinanza non dovrebbe andare a modificare una secolare interpretazione favorevole ai contribuenti.


 


 


8) Energia verde: Trattamento fiscale della tariffa omnicomprensiva


Il fisco ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale della tariffa omnicomprensiva.


Cessioni agevolate per i contribuenti che producono elettricità da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico destinandola agli usi domestici.


La tariffa fissa omnicomprensiva versata dal Gestore dei servizi energetici (Gse) alle persone fisiche e gli enti non commerciali che immettono in rete l’energia prodotta con impianti fino a 20 kw usati per alimentare l’abitazione privata o la sede dell’organizzazione non è imponibile ai fini Iva, mentre sul fronte delle imposte dirette rientra tra i redditi diversi.


È quanto ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 88/E del 25 agosto 2010, incentrata sul corretto trattamento fiscale delle somme pagate dal Gse per incentivare la produzione di energia pulita.


L’Agenzia, inoltre, ha precisato che l’immissione in rete dell’energia non autoconsumata costituisce sempre un’attività commerciale quando è effettuata da persone fisiche o enti non commerciali titolari di impianti non destinati a soddisfare principalmente bisogni “personali” o con una potenza superiore ai 20 kw.


Una regola valida anche quando i sistemi di produzione sono gestiti da contribuenti che svolgono attività commerciale o di lavoro autonomo.


In tutti questi casi, la tariffa omnicomprensiva rappresenta un corrispettivo di vendita soggetto a Iva e, per quanto riguarda la tassazione diretta, un ricavo che concorre alla determinazione del reddito d’impresa.


           Trattamento fiscale della tariffa omnicomprensiva:


Caso 1












Tariffa omnicomprensiva corrisposta: a persona fisica o ente non commerciale per l’energia prodotta da impianti di potenza fino a 20 kw posti al servizio dell’abitazione o della sede dell’ente


IVA


 


Non imponibile


II.DD.


 


Reddito diverso ai sensi dell’articolo 67, c. 1, lettera i) del TUIR


 


Caso 2












Tariffa omnicomprensiva corrisposta a: persona fisica o ente non commerciale per l’energia prodotta da impianti di potenza fino a 20 kw non posti al servizio dell’abitazione o della sede dell’ente, oppure, da impianti di potenza superiore a 20 kw; persona fisica o giuridica che svolge attività commerciale; soggetti che svolgono lavoro autonomo


IVA


 


Imponibile ai sensi dell’art. 2 del DPR n. 633/1972


II.DD.


 


Ricavo ai sensi degli articoli 57 e 85 del TUIR


 


 


9) Istat: Indice di luglio 2010 in G.U.


L’indice di luglio 2010 è salito a 1,7% (contro 1,3 di giugno 2010).


Si tratta degli indici dei prezzi al consumo relativi al mese di luglio 2010, per le famiglie di operai e impiegati pubblicati ai sensi dellart. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani), ed ai sensi dell’art. 54 della legge del 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica).


(Comunicato Istituto Nazionale di Statistica del 25 agosto 2010, pubblicato in  Gazzetta Ufficiale  n. 198  del 25 agosto 2010)


 


 


10) Cessioni di beni estratti dal deposito fiscale da parte del rappresentante fiscale


Per i beni provenienti dal deposito Iva il passaggio al cliente avviene senza fattura.


Il rappresentante deve solo sbloccare la merce applicando il reverse charge, infatti, questi “estrae” i beni in reverse charge e poi, se vuole, certifica il trasferimento al cliente italiano.


È una delle precisazioni contenuta nella risoluzione n. 89/E del 25 agosto 2010 sulle nuove norme sulla territorialità delle operazioni Iva.


L’art. 17, c. 2, del D.P.R. 633 del 1972 prevede, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 11 febbraio 2010, n. 18, che “gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all’articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono adempiuti dai cessionari o committenti”.


La citata norma amplia pertanto l’ambito applicativo del reverse charge obbligatorio, vale a dire delle ipotesi in cui – in deroga ai criteri generali previsti dal primo comma dell’articolo 17 del menzionato D.P.R. n. 633 del 1972 – il debitore dell’imposta non è, come di regola avviene, il cedente o prestatore, bensì il cessionario o committente.


A partire dal 1° gennaio 2010, l’IVA relativa a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi territorialmente rilevanti ai fini dell’imposta in Italia – rese da soggetti non residenti e non stabiliti in Italia – deve sempre essere assolta dal cessionario o committente, quando questi sia un soggetto passivo stabilito in Italia, mediante l’applicazione del meccanismo del reverse charge, ancorché il cedente o prestatore sia identificato ai fini IVA in Italia, tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale.


Verificandosi i due suddetti casi – e cioè cedente/prestatore non residente e cessionario/committente stabilito – è solo su quest’ultimo, ove soggetto passivo, che, a norma dell’art. 17, secondo comma, ricadono gli obblighi relativi all’applicazione dell’imposta


Quindi, a nessun adempimento é tenuto il cedente o prestatore non residente, anche se ivi identificato nel territorio dello Stato; ciò, in particolare, esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all’emissione della fattura (e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione), tramite il numero identificativo IVA italiano.


Le norme non escludono, tuttavia, che in relazione ad una cessione interna il rappresentante fiscale di un soggetto estero possa – per proprie esigenze – emettere nei confronti del cessionario/committente residente un documento non rilevante ai fini dell’IVA, con indicazione della circostanza che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dal cessionario o committente.


Pertanto, tale possibilità è stata riconosciuta anche nel caso di specie prospettato nell’interpello in cui il rappresentante fiscale del soggetto estero cura la cessione nei confronti di soggetti d’imposta stabiliti nel territorio dello Stato di beni dallo stesso precedentemente acquistati sul mercato nazionale ovvero di beni previamente estratti dal deposito IVA.


In particolare, qualora la cessione sia preceduta dall’estrazione dal deposito da parte del rappresentante fiscale questi dovrà provvedere all’assolvimento dell’imposta tramite il meccanismo dell’inversione contabile.


Poi il rappresentante fiscale potrà emettere il predetto documento senza rilevanza IVA utile anche per documentare la movimentazione del bene, fermo restando che gli obblighi relativi all’applicazione dell’imposta devono essere adempiuti dal cessionario residente, tramite emissione di autofattura ai sensi dell’art. 17, comma 5, del decreto IVA nel quadro del meccanismo dell’inversione contabile.


Viceversa, ai sensi del 3 comma dell’art. 17, il reverse charge non si applica quando la cessione di beni (o la prestazione di servizi) territorialmente rilevante sia effettuata da un soggetto passivo non stabilito e privo di stabile organizzazione nel territorio dello Stato nei confronti di cessionario/committente soggetto passivo stabilito fuori del territorio dello Stato (ovvero cessionario/committente che non può essere qualificato come soggetto passivo ai sensi dell’articolo 7-ter, comma 2, del D.P.R. n. 633/72).


Il soggetto non residente che ponga in essere operazioni nei confronti di cessionari o committenti soggetti passivi non stabiliti dovrà, qualora non abbia già provveduto per assolvere agli obblighi di estrazione dal deposito IVA, identificarsi direttamente in Italia ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/72 (ricorrendone i presupposti) ovvero assolvere in modo ordinario, per il tramite di un rappresentante fiscale, gli obblighi relativi alle predette operazioni.


Ipotesi che ricorre nei casi prospettati nell’interpello quando la società estera opera una cessione interna nei confronti di un altro soggetto estero non stabilito in possesso di partita IVA derivante dalla identificazione diretta o dalla nomina di un rappresentante fiscale.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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