Novità fiscali del 25 agosto 2010: ammanchi di cassa: possibile la deducibilità ai fini Ires ed Irap; regolarizzazioni derivanti dallo scudo fiscale; illegittima la liquidazione con cartella: serve l’avviso di rettifica per recuperare il credito chiesto a rimborso; controlli fiscali a tutto spiano; con i ruoli scaduti non si compensa più; agevolazioni fiscali: una sola ritenuta su 36% e 55%; imprese assicuratrici estere: corretta compilazione della denuncia per l’imposta sulle assicurazioni; patto antievasione Entrate - Inail: convenzione operativa da settembre 2010; demanio: immobili da escludere dal trasferimento agli Enti locali; buoni “onerosi” ai dipendenti: per la Corte Ue è prestazione di servizi; attivata la Direzione provinciale di Venezia; comunicazione obbligatoria per l'attivazione di un rapporto di lavoro domestico

 Novità fiscali del 25 agosto 2010






 


Indice:


 


1) Ammanchi di cassa: E’ possibile la deducibilità ai fini Ires ed Irap


 


2) Regolarizzazioni derivanti dallo scudo fiscale: Entro il 30 novembre la trasmissione


 


3) Illegittima la liquidazione con cartella, serve l’avviso di rettifica per recuperare il credito chiesto a rimborso


 


4) Controlli fiscali a tutto spiano


 


5) Con i ruoli scaduti non si compensa più


 


6) Agevolazioni fiscali: Una sola ritenuta su 36% e 55%


 


7) Imprese assicuratrici estere: Corretta compilazione della denuncia per l’imposta sulle assicurazioni


 


8) Patto antievasione Entrate – Inail: La convenzione sarà operativa da settembre 2010


 


9) Demanio – Immobili da escludere dal trasferimento agli Enti locali: Al via il nuovo sistema


 


10) Buoni “onerosi” ai dipendenti: Per la Corte Ue è prestazione di servizi


 


11) Attivata la Direzione provinciale di Venezia


 


12) Comunicazione obbligatoria per l’attivazione di un rapporto di lavoro domestico


 


 


1) Ammanchi di cassa: E’ possibile la deducibilità ai fini Ires ed Irap


E’ possibile, dedurre sia ai fini Ires sia ai fini Irap, gli ammanchi di cassa quando sono dovuti a scontrini errati, piccoli furti o minimi arrotondamenti, ciò almeno per quanto riguarda la grande distribuzione.


Tuttavia, tali ammanchi devono essere fisiologici, inevitabili e comprovati.


E’ quanto ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la recente risoluzione 54/E del 2010.


L’Agenzia delle Entrate, con detta risoluzione ha fornito un importante chiarimento in risposta ai dubbi sollevati da un’associazione di imprese che operano nella grande distribuzione (gdo) sul fenomeno delle cd. differenze di cassa, ossia le differenze tra i valori in cassa effettivamente disponibili e le corrispondenti rilevazioni contabili eseguite a monte dall’impresa.


Tali differenze, legate all’incasso dei corrispettivi e/o alla gestione dei valori di cassa da parte del personale addetto a tali funzioni, nel caso di specie, possono emergere:


per effetto del raffronto eseguito al termine di ogni giornata tra l’ammontare


complessivo dei corrispettivi registrati e l’ammontare complessivo del denaro e di altri valori incassati nel corso della medesima giornata;


– in occasione di controlli periodici eseguiti per verificare la consistenza del cd. fondo di cassa, ossia l’insieme dei valori necessari a soddisfare il fabbisogno operativo di cassa per un certo numero di turni di servizio;


in occasione del versamento in banca degli incassi rispetto a quanto è riscontrato all’atto della verifica fisica che è eseguita dalla banca che li riceve, oppure dai vettori incaricati del ritiro dei valori presso i punti di vendita.


Sono, inoltre, riconducibili a cause come:


– minimi arrotondamenti concessi dall’operatore in cassa, per mancanza di spiccioli, dopo l’emissione dello scontrino;


– errori commessi nel maneggiare o nel trasferire i valori in cassa (es. resto dato in misura superiore al dovuto);


errori compiuti nel registrare transazioni senza che l’operatore in cassa se ne avveda (es. viene digitato uno scontrino con un importo superiore);


abusi compiuti dai dipendenti (es. piccoli furti).


Altresì, si manifestano solo:


a consuntivo ovvero in occasione delle verifiche eseguite ai fini del controllo interno di gestione oppure di terzi, e non risulta in alcun modo possibile identificare, e di conseguenza documentare, le specifiche circostanze che volta per volta danno origine a ciascuna di esse.


Sono, invece, documentabili le verifiche eseguite in occasione dei suindicati controlli che mettono in evidenza le differenze di cassa.


Il parere delle Entrate


Secondo il parere dell’Agenzia delle Entrate:


– per le aziende che operano nel settore della grande distribuzione, le differenze di cassa, emerse contabilmente per effetto dei controlli effettuati a posteriori, possono essere considerate fiscalmente deducibili ai fini Ires e Irap quando siano inevitabili, fisiologiche e connaturate all’attività svolta.


Precisazioni


In particolare, l’Amministrazione finanziaria ha evidenziato che:


ai fini del reddito d’impresa, le differenze di cassa (vale a dire, le differenze tra i valori in cassa effettivamente disponibili e le corrispondenti rilevazioni contabili eseguite a monte dall’impresa) vanno ricondotte nell’ambito applicativo dell’art. 101, comma 5, del TUIR. Tale disposizione prevede la deducibilità delle perdite di beni, diversi dai beni-merce, in presenza di elementi certi e precisi che consentano di ricostruirne obiettivamente l’an e il quantum.


Se ricorrono tali presupposti, viene ritenuto sussistente anche il requisito di “inerenza”, inteso non soltanto quale obiettiva riferibilità dell’onere all’esercizio d’impresa, ma anche come “inevitabilità” dello stesso.


Inoltre, occorre stabilire, ha sottolineato l’Agenzia delle Entrate, se:


le differenze negative di cassa le cui cause non sono documentabili, né imputabili a scelte dell’imprenditore, presentano i requisiti necessari per assumere rilevanza ai fini dell’IRES e dell’IRAP.


Al riguardo è stato specificato dalle Entrate che:


– in riferimento alla ricostruzione operata dall’istante, per le aziende che operano nel settore della grande distribuzione, il verificarsi delle suddette differenze è fisiologico in relazione alla tipologia di attività dalle stesse svolta, poiché l’utilizzo della cassa costituisce un’operazione tipica ed indispensabile che implica, per il gran numero delle movimentazioni effettuate, l’emersione di ammanchi (scontrino errato, piccoli arrotondamenti, piccoli furti), la cui riconducibilità ad eventi specifici risulta di fatto impossibile o quanto meno antieconomica da effettuare;


nel caso di specie, poi, si è in presenza di costi la cui genesi non risulta supportata da una documentazione che ne giustifichi l’esistenza, atteso che dette differenze vengono riscontrate solo in un momento successivo a quello in cui si sono realizzate, a seguito di apposite procedure di controllo poste in essere dalle aziende medesime.


Differenze di cassa fiscalmente deducibili


A parere dell’Agenzia delle Entrate quindi, tenuto conto di quanto precisato dalla stessa nella circolare n. 31 del 2006, dette differenze di cassa possono essere considerate fiscalmente deducibili quando siano:


– inevitabili;


fisiologiche;


– connaturate all’attività svolta.


Pertanto, la deducibilità di dette differenze deve essere vagliata alla luce di un’analisi generale:


dell’intera posizione del soggetto;


– della credibilità degli elementi forniti da quest’ultimo a giustificazione delle differenze di cassa rilevate;


– delle caratteristiche gestionali e delle peculiarità del processo commerciale dell’impresa.


Obbligo di documentare l’ammanco ai fini Ires ed Irap


In ogni caso, secondo la risoluzione n. 54/2010, è necessario documentare l’ammanco di cassa con la redazione di un verbale al momento del riscontro della differenza tra la giacenza fisica e quella contabile.


Il verbale deve essere sottoscritto dal soggetto preposto al controllo e dal responsabile di cassa cui è attribuibile l’ammanco.


La differenza negativa derivante dall’ammanco sarà deducibile se quest’ultimo risulta di modesto ammontare quotidiano: in tale ipotesi, infatti, l’ammanco non può che rappresentare un onere diverso di gestione fiscalmente rilevante.


Infine, per quanto riguarda l’IRAP, le differenze di cassa correttamente classificate nella voce B.14 del Conto economico sono deducibili, fermi restando, anche ai fini di tale imposta regionale, i suddetti oneri documentali.


 


 


2) Regolarizzazioni derivanti dallo scudo fiscale: Entro il 30 novembre la trasmissione


Gli intermediari obbligati alla comunicazione dei dati relativi al monitoraggio fiscale devono trasmettere all’Anagrafe tributaria le informazioni relative alle attività oggetto di regolarizzazione nel corso del 2009 (ai sensi dell’art. 13 bis del D.L. 78/2009) entro il 30 novembre 2010 mentre quelle effettuate nel corso del 2010 andranno trasmesse entro il 31 marzo 2011.


Ciò in base al Provvedimento del Direttore dell’’Agenzia delle Entrate 2 luglio 2010, che oltre a definire i termini delle comunicazioni, ha sostituito il tracciato record di dettaglio n. 4 di cui al precedente provvedimento del 28 luglio 2003.


Come è noto lo scudo fiscale è una tipologia di regolarizzazione in materia tributaria e penale simile ad un condono perché inibisce l’azione penale e di accertamento tributario nel caso di alcuni illeciti tributari e penali.


Esso sana alcuni eventuali comportamenti illeciti o irregolari effettuati dal contribuente riguardo alla produzione e detenzione di capitali detenuti all’estero derivanti da redditi non denunciati e presumibilmente imponibili e dall’acquisto di immobili con i suddetti capitali, tramite il pagamento di una imposta forfettaria, una tantum, di valore inferiore alle normali aliquote tributarie.


In tema di “scudo fiscale” con la pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate del provvedimento 2 luglio 2010, è stato completato il quadro degli adempimenti post scudo posti a carico degli intermediari abilitati.


Provvedimento tanto atteso, posto che, con un comunicato, a marzo 2010 la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate precisò che gli intermediari obbligati alla comunicazione dei dati relativi al monitoraggio fiscale per il 2009 erano stati temporaneamente esentati dall’includere nel flusso dei dati da inviare alla Anagrafe tributaria entro il 31 marzo 2010 le informazioni relative ai soggetti che avevano aderito allo scudo fiscale – ter, nonostante, per le attività “regolarizzate”, l’obbligo sia previsto dall’articolo 15, comma 4 del Dl 350/2001.


Il nuovo tracciato record 4, prevede che siano comunicati tutti i dati del soggetto che ha effettuato la regolarizzazione e, in particolare: codice fiscale; cognome e nome; data, luogo e provincia di nascita; sesso; denominazione o ragione sociale; data del versamento causale movimentazione e importo della attività regolarizzate.


Quale “Causale movimentazione” l’intermediario dovrà utilizzare uno dei seguenti codici:


– 7600 per il denaro;


7601 per le altre attività finanziarie;


– 7610 per gli immobili;


7612 per le opere d’arte;


– 7614 per gli oggetti preziosi;


7616 per le imbarcazioni;


– 7618 per le altre attività patrimoniali.


 


 


3) Illegittima la liquidazione con cartella, serve l’avviso di rettifica per recuperare il credito chiesto a rimborso


Anche se la società ha errato nel chiedere di revocare il rimborso del credito IVA già richiesto e di utilizzarlo nelle liquidazioni periodiche, tuttavia, per il recupero del credito in precedenza chiesto a rimborso l’ufficio del fisco non può emettere una cartella di pagamento, ma deve emettere e notificare apposito avviso di rettifica.


Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale del Lazio con la sentenza n. 104 del 2010.


 


 


4) Controlli fiscali a tutto spiano


Ondata di controlli ad agosto sulle coste italiane, con gli 007 del Fisco al lavoro sulle spiagge, nei porti e negli stabilimenti balneari, tra sdraio, canotti e pedalò, per scovare l’evasione nascosta sotto l’ombrellone. La calda estate dei controlli fiscali investe la penisola da Sud a Nord, facendo registrare i picchi più intensi nelle principali località turistiche dello Stivale.


Tour fiscale in riva al mare


Dalla costiera salernitana, dove sono al checkup i pontili degli scali commerciali più frequentati come Amalfi e Agropoli, spesso gestiti da enti no profit, al lido di Venezia, disseminato di bungalow attrezzati di tutto punto, chiamati “capanne”, il cui affitto può arrivare a costare in media anche 10 mila euro a stagione. A metà strada, tappa obbligata sui battutissimi litorali laziali, in cui sono al vaglio non solo i posti barca sparsi lungo la costa, da Ostia a Nettuno passando per Anzio, con prezzi fino a 200 mila euro, ma anche discoteche e locali. Oltre Tirreno, arenili al setaccio in Sardegna ad Alghero, San Teodoro, Villasimius, Orosei, in Costa Smeralda e in altri 60 centri ad alta vocazione turistica dell’isola, dove gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate sono a caccia di evasori che non rilasciano scontrini e ricevute, dichiarano al Fisco dati sottostimati per gli studi di settore e assumono personale in nero.


L’orizzonte dei controlli


Obiettivo della campagna fiscale estiva, in tutte le sue varianti regionali, è la raccolta di elementi utili a ricostruire il reddito dei clienti in ciabatte e pareo in forma sintetica, ossia tenendo conto delle spese sostenute per ferie e vacanze. Un paniere estremamente variegato che comprende, per esempio, l’acquisto di


pacchetti di viaggio da agenzie e tour operator, il noleggio di cabine, lettini e ombrelloni, l’affitto di posti barca per l’ormeggio, la frequenza di corsi di vela e sub.


Esca pronta anche per gli operatori economici che lavorano sul territorio demaniale marittimo, gestendo una pluralità di servizi legati alle attività balneari, dalla ristorazione al nolo di gommoni e pattini, dall’animazione alle discoteche ai giochi per bambini.


A fare da sfondo a tutta l’operazione, il piano straordinario di accertamenti sintetici previsto dalla manovra d’estate 2008, che ha fissato in 25 mila il numero di controlli da realizzare con questo metodo nel 2010 e in 35 mila quelli in agenda per il 2011.


Lo strumento dell’accertamento sintetico consente di ricostruire i redditi dei contribuenti a partire dalle spese sostenute, guardando non tanto a come viene prodotta la ricchezza, ma a come viene usata per mantenere un certo tenore di vita.


L’ancora del Fisco nei porti e nei club


Sono 805 i porti turistici attivi lungo i circa 8mila km di coste italiane (di cui quasi un terzo solo in Sicilia e Sardegna) interessati dal piano estivo delle verifiche e degli accessi.


In particolare, i controlli sui gestori concessionari di approdi commerciali sono finalizzati ad acquisire notizie sulla capacità ricettiva, sui soggetti che utilizzano il posto barca e sugli operatori che agiscono, a vario titolo, nell’ambito del porto, alla ricerca di situazioni ad alto rischio di evasione.


Come uelle intercettate, in particolare, nelle Marche e in Campania. Qui non è raro trovare circoli esclusivi e approdi di lusso travestiti da enti no profit, che dichiarano di offrire servizi soltanto ai soci, ma in realtà gestiscono vere e proprie attività commerciali, soprattutto bar e ristoranti, aperte al pubblico e talvolta pubblicizzate addirittura su Internet.


Uno stratagemma per sfuggire alle maglie del Fisco che piace anche alle associazioni sportive.


A La Spezia, per esempio, un club abbinava all’attività del gioco del calcio quella del rimessaggio di barche, affittando spazi a clienti non soci.


Lotta all’evasione “in cabina”


Non solo porti. L’amo dei controlli fiscali è stato lanciato anche sugli stabilimenti balneari, al centro di una tornata di accertamenti finalizzati sia a riscontrare la veridicità dei dati dichiarati per lo specifico studio di settore (UG60U per il periodo d’imposta 2008) sia a raccogliere elementi spia della capacità contributiva dei clienti. Caso emblematico quello individuato sulla costa campana, nel litorale domizio, dove il gestore di un lido dichiarava più incassi in autunno che in estate. Nella riviera adriatica, a Cervia, uno stabilimento vince la medaglia del finto povero, con un attivo dichiarato di 411 euro a fronte dei 36 mila euro di reddito accertati dall’Agenzia.


Sotto la lente hotel, bar e ristoranti


Uno spazio di rilievo nell’agenda dei verificatori è riservato ai controlli sulle attività alberghiere e di ristorazione. A Napoli, per esempio, gli uomini dell’Agenzia hanno passato ai raggi X pizzerie e gelaterie e scovato un hotel all black, che affittava camere senza mai emettere fatture né ricevute. Reddito zero anche per diversi bar e ristoranti romagnoli, cui le Entrate di Ravenna hanno contestato in totale circa 1,5 milioni di euro di imposte evase.


In disco a suon di nero


Movida più movimentata del solito nelle discoteche di Veneto, Lazio e della Romagna. Qui il tour agostano degli ispettori del Fisco ha messo sotto torchio decine di locali notturni, che dichiaravano falsi conti in rosso, non emettevano regolarmente i biglietti di ingresso e impiegavano lavoratori irregolari.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa n. 165 del 9 agosto 2010)


 


 


5) Con i ruoli scaduti non si compensa più


Dal 2011 stop all’uso di crediti in F24 per chi ha debiti fiscali oltre 1.500 euro.


Ciò a seguito di quanto stabilito dal D.L. n. 78/2010, convertito in Legge n. 122/2010.


La stretta sulla riscossione dei tributi passa anche per le compensazioni.
La compensazione di crediti fiscali e contributivi per il pagamento di imposte e contributi con il modello F24 sarà vietata se vi sono debiti per tributi erariali iscritti a ruolo non pagati.


Il divieto di compensazione opera solo per debiti tributari superiori a 1.500 euro e qualora sia scaduto il relativo termine di pagamento (sempre che non sia intervenuto un provvedimento di sospensione).


Se si procede alla compensazione, scatta una sanzione del 50% dei debiti scaduti fino all’ammontare indebitamente compensato.


La sanzione non può essere applicata fino a quando pende un contenzioso sull’iscrizione a ruolo.


Il termine quinquennale per irrogare questa sanzione decorre dal giorno successivo alla definizione del contenzioso.


Il nuovo divieto di compensazione decorre dal 1 gennaio 2011.


L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di finanza vigileranno con specifici controlli sul’osservanza del divieto da parte dei contribuenti.


A fronte del divieto di compensazione in F24 di crediti e debiti fiscali, viene consentito, con modalità che saranno indicate in un DM entro fine novembre, di utilizzare i crediti vantati nei confronti di Enti pubblici per pagare debiti iscritti a ruolo relativi alle stesse imposte.


 


 


6) Agevolazioni fiscali: Una sola ritenuta su 36% e 55%


Con la trattenuta bancaria del 10% è venuta meno quella del condominio


Più chiarezza sul ruolo che ciascun soggetto deve svolgere nell’ambito della procedura, ma anche maggior adempimenti e, di conseguenza, maggiore attenzione ai singoli comportamenti.


Dopo la circolare 40/E del 28 luglio 2010, il meccanismo applicativo della ritenuta del 10% sui bonifici per fruire delle detrazioni fiscali del 36% e del 55% (art. 25, D.L. n. 78/2010) può dirsi a regime, e gli istituti di credito (oltre a Poste italiane) sono in grado di assolvere ai compiti richiesti, recuperando anche le somme accreditate dal 1° luglio scorso per operare correttamente la trattenuta.
Chi effettua il bonifico per beneficiare del 36% e del 55% deve chiedere alla banca o a Poste italiane di utilizzare la procedura specifica, finalizzata a segnalare alle Entrate l’intervenuto pagamento.


Allo sportello bancario, bisogna richiedere un modulo specifico, e molti istituti hanno introdotto anche modelli speciali per i bonifici disposti on line.


Se si tratta di un privato, nulla cambia rispetto al passato. Se, invece, si tratta di un soggetto chiamato a fungere da sostituto di imposta (un condominio, un professionista, un’impresa e così via), si deve fare molta attenzione, perché il pagamento per ottenere la detrazione di imposta (conseguente obbligo dell’istituto di applicare la ritenuta del 10%) neutralizza le altre ritenute, anche se esposte in fattura.


 


 


7) Imprese assicuratrici estere: Corretta compilazione della denuncia per l’imposta sulle assicurazioni


Le imprese assicuratrici nazionali e le imprese estere che operano in libera prestazione di servizi non hanno più l’obbligo di nominare un rappresentante fiscale, al fine di provvedere alla denuncia e ai versamenti, sempreché abbiano “sede principale negli Stati dell’Unione europea ovvero negli Stati dello Spazio economico europeo che assicurano un adeguato scambio di informazioni”.


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 80/E del 6 agosto 2010, ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla modalità di denuncia, mensile ed annuale, e di versamento, da parte delle società assicurative, dell’imposta dovuta sui premi ed accessori incassati in ciascun mese solare.


La denuncia deve essere presentata entro il 31 maggio di ciascun anno e “redatta in conformità al modello stabilito con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con quello dell’industria, del commercio e dell’artigianato”. Qualora gli assicuratori siano soggetti non residenti, diversi da quelli che operano in regime di libera prestazione di servizi, la denuncia va presentata dal contraente “entro un mese dal giorno del pagamento del premio ed accessori all’assicuratore”, pagando contemporaneamente l’imposta.


Invece, gli assicuratori esteri, che operano in regime di libera prestazione di servizi, presentano una denuncia mensile relativa ai premi incassati nel mese precedente.


Successivamente, con provvedimento interdirettoriale del 18 maggio 2010, è stato approvato il nuovo modello di denuncia dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi ed accessori incassati, da presentare in via telematica direttamente o tramite intermediari abilitati.


Denuncia e modello F23: Modalità di compilazione


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nell’ipotesi in cui l’impresa assicurativa estera operi in regime di libera prestazione di servizi avvalendosi di un rappresentante fiscale, la parte del frontespizio dedicata all’indicazione dei dati anagrafici del soggetto tenuto alla denuncia e di quelli del rappresentante, dovrà essere compilata inserendo:


– nel campo “impresa di assicurazione” i dati di riferimento dell’assicuratore estero, con tanto di codice fiscale ad esso attribuito. Qualora la compagnia estera non sia in possesso di un codice fiscale è consentito, in via transitoria, indicare, in luogo del codice fiscale, il numero di iscrizione all’albo imprese attribuito dall’ISVAP alla compagnia estera, che identifica in maniera univoca le diverse società che possono anche essere rappresentate dal medesimo rappresentante fiscale.


– nel campo “rappresentante firmatario della denuncia” i dati di riferimento del rappresentante fiscale, compreso il suo codice fiscale;


– nel campo “impegno alla presentazione telematica” i dati dell’intermediario che trasmette la denuncia.


In questo modo, posto che la denuncia deve essere presentata esclusivamente in via telematica, direttamente dal dichiarante ovvero tramite intermediario abilitato, il sistema potrà collegare automaticamente la denuncia presentata dal rappresentante fiscale alla società estera rappresentata, nonché al modello F23.


Esonero dalla presentazione della denuncia


La società assicuratrice estera non è tenuta alla presentazione della denuncia quando, nel periodo di riferimento, non abbia incassato alcun premio, ovvero, abbia incassato solo premi non soggetti ad imposta.


Ravvedimento operoso


Infine, l’Agenzia entrate ha precisato che in caso di versamenti effettuati oltre i termini ovvero in misura inferiore al dovuto, è possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, anche se le disposizioni sanzionatorie, cui occorre fare riferimento per determinare gli importi dovuti, sono quelle contenute nell’art. 24 della L. n. 1216/1961.


Lo stesso vale anche nel caso di denuncia omessa/tardiva o infedele.


In quest’ultimo caso, ai fini del ravvedimento, dovrà essere presentata la denuncia, oppure una nuova denuncia corretta, corrisposta l’imposta ovvero la maggiore imposta eventualmente dovuta con i relativi interessi, e infine versate le sanzioni in misura ridotta.


 


 


8) Patto antievasione Entrate – Inail: Incrocio banche dati e risk-analysis coordinate


Patto antievasione Entrate – Inail: La convenzione sarà operativa da settembre 2010.


Una lente a due fuochi sulle imprese, con banche dati condivise, strategie antievasione congiunte e supervisors sempre all’erta.


Sono i principali ingredienti dell’intesa quinquennale siglata dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, e dal presidente dell’Inail, Marco Fabio Sartori.


Una vera e propria attività di business intelligence, nata per rendere ancora più efficace e tempestiva la caccia all’elusione e all’evasione contributiva.


La convenzione sarà operativa a settembre, grazie alla creazione di un gruppo di supervisori incaricati di redigere le procedure di attuazione di questo interscambio informativo “in rete”.


Un patrimonio comune di conoscenze


L’intesa prevede che i due attori condividano parti significative dei propri data-bases.


In particolare, l’Inail renderà consultabile l’archivio di Gestione del rapporto assicurativo (Gra) e tutta la documentazione relativa alle ispezioni, l’Agenzia schiuderà i propri archivi su Anagrafe tributaria, accertamenti e studi di settore.


Un’attività strutturata di incrocio e comparazione, per creare un patrimonio comune di conoscenze, che consentirà ai due enti di potenziare sensibilmente le attività di verifica.


Il tutto nel pieno rispetto delle disposizioni fissate dal Garante della privacy, per garantire che il trattamento delle informazioni contenute nell’Anagrafe tributaria avvengano secondo precisi standard di sicurezza, anche grazie a dei supervisori dedicati al controllo dei profili d’accesso ai dati.


Un piano di attività coordinate


Da un punto di vista operativo, il generale potenziamento delle attività di analisi del rischio, di ispezione e di controllo si tradurrà in attività coordinate. Inail e Agenzia delle Entrate, insieme, potranno non solo predisporre specifici piani di intervento su soggetti individuati in modo autonomo proprio attraverso lo scambio di informazioni, ma anche condividere i dati identificativi di chi è “sotto controllo”, evitando inutili sovrapposizioni e definendo strategie congiunte. Inoltre, la convenzione prevede lo svolgimento di incontri periodici delle rispettive strutture regionali, sulla base delle indicazioni pervenute a livello centrale.


La conoscenza dei reali cicli produttivi, dall’incrocio dei dati presenti negli studi di settore e nelle denunce delle aziende infine consentirà in particolare all’Inail di indirizzare più efficacemente i propri interventi di prevenzione.


“Si tratta di un’intesa – spiega il presidente dell’Inail, Marco Fabio Sartori – che


garantirà ai due enti la capacità di monitorare come mai fatto prima la reale attività di tutte le imprese italiane: sarà individuato con certezza cosa viene denunciato e cosa no e, dunque, emergeranno anche situazioni eventualmente non in regola.


Metteremo a disposizione dell’Agenzia i dati di cui siamo in possesso e che portano alla determinazione, per ogni singola azienda, delle voci di tariffa. Da parte sua, invece, l’Agenzia risponderà concedendoci l’accesso a tutte le informazioni presenti negli studi di settore affini ai nostri”.


“Questa convenzione – dichiara il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera – segna una tappa importante sulla strada di una lotta all’evasione sempre più condivisa, in sinergia con altri enti, per scovare gli illeciti fiscali con analisi di rischio puntuali e coordinate.


L’utilizzo efficace delle banche dati, l’incrocio delle informazioni e la gestione strutturata degli archivi con l’Inail, infatti, consentono di intercettare in maniera sempre più mirata le sacche di evasione, potenziando la selettività dei controlli e incoraggiando la tax compliance dei contribuenti”.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa n. 167 del 11 agosto 2010)


 


 


9) Demanio – Immobili da escludere dal trasferimento agli Enti locali: Al via il nuovo sistema


Al via U.GOV, il nuovo sistema riservato alle Pubbliche Amministrazioni per aggiornare gli usi governativi degli immobili da escludere dal trasferimento agli Enti locali.


L’Agenzia del Demanio rende disponibile il sistema U.GOV, il nuovo strumento da utilizzare da parte delle Pubbliche Amministrazioni per elaborare e comunicare all’Agenzia stessa gli elenchi dei beni di proprietà  statale di cui le amministrazioni richiederanno l’esclusione dal trasferimento a Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni, nell’ambito dell’attuazione del Federalismo demaniale (D.Lgs. n. 85 del 28 maggio 2010 – attribuzione a Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio ai sensi dell’art. 19 della Legge 5 maggio 2009, n. 42).


Tali operazioni dovranno essere concluse entro il 23 settembre 2010


(Agenzia del Demanio, nota prot. 28104 del 26 luglio 2010)


 


 


10) Buoni “onerosi” ai dipendenti: Per la Corte Ue è prestazione di servizi


I lavoratori , in cambio del voucher, rinunciavano a una quota della loro retribuzione in denaro.


Nella misura in cui beni e servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette a imposta, il soggetto passivo è autorizzato a dedurre dall’imposta di cui è debitore l’Iva dovuta o assolta all’interno del Paese per i beni che gli sono o gli saranno ceduti e per i servizi che gli sono o gli saranno prestati da un altro soggetto passivo.


La Corte Ue ha in primo luogo rimarcato come la sesta direttiva attribuisca un’amplissima sfera d’applicazione all’Iva.


Proprio in ragione di tale ampia sfera di applicazione, hanno proseguito i giudici, si deve ritenere che una società, come la ricorrente, che fornisce “buoni acquisto” ai propri dipendenti in cambio della rinuncia, da parte di questi ultimi, a una quota della loro retribuzione in denaro, svolge chiaramente un’attività economica.


Infatti, i buoni permettono ai dipendenti che li ricevono di acquistare un b

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