Novità fiscali del 24 agosto 2010: ulteriori chiarimenti sugli elenchi intrastat; la manovra estiva 2010; ICI: rimborso dell’eccedenza indebitamente versata; modifica alla disciplina dei soggetti che operano nel settore finanziario; trasferimento quote Srl; credito imposta autotrasportatori: misura, limiti di fruizione e adempimenti; proroga in G.U.: obbligo di comunicazione delle operazioni intercorse con soggetti ubicati in Paesi a fiscalità privilegiata; nel modello Unico vanno i costi Black List

Novità fiscali del 24 agosto 2010

 

 

Indice:

 

1) La Manovra 2010: le principali novità fiscali da Assonime

 

2) ICI: Rimborso dell’eccedenza indebitamente versata

 

3) Modifica alla disciplina dei soggetti che operano nel settore finanziario

 

4) Ulteriori chiarimenti sugli elenchi intrastat

 

5) Aggiornamento del catasto: Chiarimenti del “Territorio”

 

6) Trasferimento Quote Srl: I commercialisti chiedono l’intervento di Tremonti

 

7) Noleggio di imbarcazioni nautiche: Il Fisco smaschera le società di comodo

 

8) Credito imposta autotrasportatori: Misura, limiti di fruizione e adempimenti

 

9) Proroga in G.U.: Obbligo di comunicazione delle operazioni intercorse con soggetti ubicati in Paesi a fiscalità privilegiata

 

10) Nel modello Unico vanno i costi Black List

 

 

1) La Manovra 2010: le principali novità fiscali da Assonime

Assonime con una nota di agosto 2010 ha illustrato le seguenti novità introdotte dalla cd. manovra correttiva.

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale 30 luglio 2010, n. 176, della legge n. 122 del 30 luglio 2010 si è concluso l’iter parlamentare della c.d. Manovra correttiva 2010; iter che ha preso avvio con il decreto legge del 31 maggio 2010, n. 78, e di cui la citata legge n. 122 ha disposto la conversione con modificazioni.

La manovra risulta incentrata principalmente sulla riduzione dell’indebitamento della Pubblica Amministrazione.

Gli interventi in essa contenuti, infatti, comportano riduzioni di spesa pari a circa 15 miliardi di euro.

 I tagli riguardano principalmente i trasferimenti alle autonomie locali, i costi dei Ministeri, la spesa farmaceutica e quella per le retribuzioni nella PA. Ulteriori risparmi di spesa, poi, sono stati ottenuti attraverso misure che consentono lo slittamento del pensionamento e del pagamento del TFR ai dipendenti della Pubblica Amministrazione.

Le maggiori entrate – previste nell’ordine di 10 miliardi di euro – derivano per la più parte da interventi collegati al contrasto dell’evasione fiscale e dal potenziamento dell’attività di riscossione.

Queste misure hanno riguardato: la previsione di una più intensa partecipazione dei comuni all’attività di accertamento (art. 18), l’aggiornamento dei dati catastali (art. 19), l’introduzione di limitazioni nell’uso del denaro contante (art. 20), l’obbligo di comunicazioni telematiche all’Agenzia delle entrate per le operazioni rilevanti ai fini IVA superiori a 3.000 euro (art. 21), la modificazione della disciplina dell’accertamento sintetico (art. 22), il potenziamento dei controlli sulle imprese “apri e chiudi” (art. 23) e su quelle in perdita “sistemica” (art. 24), l’applicazione di una ritenuta del 10% sui pagamenti per cui è possibile fruire delle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico (art. 25), l’adeguamento alle direttive OCSE in materia di documentazione dei prezzi di trasferimento (art. 26), il potenziamento dei controlli sulle operazioni intracomunitarie (art. 27), l’incrocio dei dati dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate per contrastare la microevasione diffusa (art. 28), l’anticipazione dei tempi ed il potenziamento dell’attività di riscossione fiscale (art. 29), la limitazione dell’autocompensazione in presenza di debito iscritto a ruolo (art. 31), l’istituzione dell’obbligo per i soggetti non residenti di indicazione del codice fiscale per l’apertura di rapporti con operatori finanziari (art. 34) e la razionalizzazione dell’attività di accertamento nei confronti di soggetti che aderiscono al consolidato nazionale (art. 35). Al fine di incrementare le entrate fiscali è stata anche rivista la disciplina dei fondi immobiliari chiusi (art. 32), è stata prevista un imposta sulle variazioni delle riserve tecniche obbligatorie del ramo vita (art. 38), è stata introdotta un’addizionale per le stock options e i bonus che eccedono il triplo della retribuzione fissa, attribuiti a dirigenti e collaboratori nel settore finanziario (art. 33).

Ulteriori disposizioni fiscali hanno poi riguardato: la sospensione dei versamenti tributari e contributivi nei confronti dei soggetti colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 (art. 39), la previsione della possibilità di introdurre una disciplina fiscale di vantaggio per il Mezzogiorno (art. 40) e per le cd. “reti di imprese” (art. 42), la possibilità per le imprese residenti nell’UE che intendano avviare nuove attività economiche in Italia di adottare il regime fiscale di uno dei Paesi aderenti all’UE (art. 41), la proroga della possibilità per le imprese che non adottano i principi contabili internazionali di valutare i titoli non destinati a permanere durevolmente nel loro patrimonio in base al valore di iscrizione anziché al valore di realizzazione (art. 52), la previsione di incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero (art. 44) e di una tassazione agevolata per le retribuzioni cd. “premianti” disposte dalla contrattazione collettiva di 2° livello (art. 53).

Tra questi interventi vengono segnalati, per il particolare interesse che rivestono, le disposizioni che hanno anticipato i tempi dell’espropriazione forzata dei beni del debitore disponendo, a partire dal 1° luglio 2011, che l’avviso di accertamento diventa titolo esecutivo decorsi 60 giorni dalla notifica. L’esecuzione forzata, tuttavia, può continuare ad essere scongiurata fino alla data di pubblicazione della sentenza di primo grado con la richiesta di sospensione formulata nel ricorso giudiziale avverso l’avviso di accertamento. Rispetto alla formulazione originaria del provvedimento, infatti, è stata eliminata la disposizione che limitava la sospensione giudiziale dell’esecuzione dell’atto impugnato per un periodo massimo di 150 giorni.

Sempre in tema di accertamento e riscossione, è stato introdotto, a decorrere dal 1° luglio 2010, l’obbligo per Poste Italiane S.p.A. e Istituti di credito di operare una ritenuta d’acconto del 10% sui bonifici aventi ad oggetto pagamenti relativi ad interventi di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico.

L’immediata applicazione della disposizione e i numerosi dubbi interpretativi emersi hanno indotto l’Agenzia delle entrate a fornire indicazioni sulle modalità operative della norma attraverso la circolare n. 40/E del 28 luglio 2010.

Questo pronunciamento di prassi, tra l’altro, ha chiarito che l’importo del bonifico da assoggettare a ritenuta deve essere decurtato dell’IVA del 20%.

La manovra 2010 ha anche semplificato e razionalizzato l’attività di accertamento per le imprese in regime di consolidato.

A partire, infatti, dal 1° gennaio 2011 e con riferimento ai periodi di imposta per i quali a questa data saranno ancora pendenti i termini per l’accertamento (a partire, cioè, dall’annualità 2006), le rettifiche del reddito complessivo di ciascun soggetto aderente al consolidato verranno effettuate con un unico atto, notificato sia alla consolidante sia alla consolidata e l’accertamento con adesione – unico in relazione alle rettifiche derivanti dal controllo delle dichiarazioni – potrà essere sottoscritto e si perfezionerà con il pagamento da parte di uno solo dei predetti soggetti.

Altra innovazione significativa in tema di accertamento per le imprese riguarda la documentazione dei  prezzi di trasferimento praticati tra soggetti appartenenti ad uno stesso gruppo e residenti in paesi diversi.

In particolare, le imprese che attivano tale documentazione e ne comunicano l’esistenza all’Agenzia delle entrate non sono soggette a sanzioni amministrative in caso di rettifica.

La disciplina, tuttavia, dovrà essere completata da un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.

Con particolare riferimento alle persone fisiche, invece, è stata ampliata l’operatività del cd. accertamento sintetico il cui presupposto applicativo risulta ora costituito dalle “spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta”.

Per quanto riguarda, invece, la determinazione del reddito d’impresa, la manovra prevede che l’attuale regime fiscale dei fondi immobiliari chiusi debba essere riservato solamente a quelli che gestiscono forme di risparmio diffuso e che realizzano una predeterminata politica di investimento.

Per le società di gestione che si adeguano a queste nuove disposizioni è prevista un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi; mentre per quelle che non si adeguano è prevista la liquidazione del fondo ed una tassazione con un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi maggiore rispetto a quella prevista per i soggetti che si sono adeguati.

È stata anche prevista la possibilità per le imprese di stipulare un contratto di rete che agevoli la collaborazione, lo scambio di informazioni o servizi oppure la cooperazione tra le stesse.

La quota degli utili che l’imprenditore destinerà agli investimenti previsti nel contratto di rete non concorrerà al reddito d’impresa fino al 2012 purché accantonata a riserva per la copertura di perdite e non venga meno l’adesione al contratto.

In materia di reddito di lavoro dipendente, è stata prorogata la tassazione agevolata (con un’imposta sostitutiva la cui misura verrà definita dal Governo entro il 31 dicembre 2010) delle c.d. retribuzioni premianti; rispetto al passato, l’agevolazione è stata limitata alle retribuzioni premiali che risultino corrisposte in attuazione di accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali.

Sono state inoltre riproposte le misure incentivanti per il rientro dei ricercatori italiani che lavorano all’estero (prevedendo l’esclusione dal reddito imponibile, per tre anni, del 90% degli emolumenti percepiti) ed è stata inasprita la tassazione dei premi corrisposti a dirigenti e consulenti del settore finanziario (attraverso un’aliquota addizionale del 10 per cento) che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

In materia di IVA, nella manovra sono previste alcune misure di contrasto alle frodi che non sono di immediata applicazione ma necessitano di provvedimenti attuativi.

La prima di esse consiste, come accennato, nell’obbligo di comunicare, in via telematica, all’Agenzia delle entrate le operazioni di importo unitario non inferiore a tremila euro.

Inoltre, nell’ottica di monitorare gli scambi intracomunitari, è stato stabilito che i soggetti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie devono richiedere nella dichiarazione di inizio attività una autorizzazione in tal senso, che potrà essere negata dall’ufficio dell’Agenzia delle entrate entro trenta giorni dalla data di attribuzione della partita IVA.

Si prevede, infine, in conformità ai principi comunitari in tema di scambi di informazioni tra gli Stati membri per evitare le frodi, l’emanazione di un provvedimento che stabilisca i criteri in base ai quali inserire le partite IVA degli operatori che effettuano operazioni intracomunitarie nella relativa banca dati (sistema VIES).

 

 

2) ICI: Rimborso dell’eccedenza indebitamente versata

La riduzione per variazione di coltura è subordinata alla messa in atti

In caso di variazione di reddito imponibile ai fini ICI conseguente alla modifica della coltura praticata su un terreno agricolo, la data cui bisogna fare riferimento per ricalcolare il tributo é il 1° gennaio dell’anno successivo a quello di messa in atti della variazione sia da parte dell’ufficio erariale sia dell’ente impositore; fermo restando il diritto del contribuente ad ottenere la restituzione dell’eccedenza indebitamente versata presentando domanda di rimborso.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 16204 del 2010.

 

 

3) Modifica alla disciplina dei soggetti che operano nel settore finanziario

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, tra gli altri, il seguente provvedimento:

– 2008/48, in materia di contratti di credito ai consumatori e di modifiche al Titolo VI del Testo unico bancario, per una più rigorosa disciplina dei soggetti che operano nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (co-proponente il Ministro dell’economia e delle finanze)

(Consiglio dei Ministri n. 103 del 30/07/2010)

 

 

4) Recepimento Direttive 2008/8/CE e 2008/117/CE – Ulteriori chiarimenti sugli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie

Con apposita circolare (n. 43/E del 06 agosto 2010)  l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad ulteriori quesiti pervenuti in merito alla nuova disciplina riguardante gli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie.

Come accertare che, per una determinata prestazione di servizio, l’imposta non è dovuta nello Stato membro del committente, in modo da non includere tale operazione negli elenchi riepilogativi

L’art. 5, comma 4, del D.M. 22 febbraio 2010 dispone che gli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi rese o ricevute non comprendono le operazioni per le quali non è dovuta l’imposta nello Stato membro in cui è stabilito il destinatario.

Per accertare se una determinata prestazione di servizio non deve essere inclusa negli elenchi riepilogativi è, dunque, necessario appurare se per essa è

dovuta l’IVA nel Paese di stabilimento del committente.

Il committente stabilito in Italia deve fare riferimento alla normativa domestica che contempla il regime di non imponibilità o il regime di esenzione: Se la prestazione di servizio acquistata è assoggettata ad uno di tali regimi, il committente italiano non include la stessa nell’elenco riepilogativo dei servizi ricevuti.

Nell’ipotesi in cui, invece, il committente della prestazione sia stabilito in altro Stato membro, il prestatore italiano ha l’onere di accertare che la prestazione resa sia esente o non imponibile nel Paese del committente.

Si considera che il prestatore italiano abbia agito in buona fede nell’accertare che per la prestazione resa non sia dovuta l’imposta nello Stato membro del committente quando ha richiesto ed ottenuto una dichiarazione redatta dal medesimo committente in cui questi afferma che la prestazione è esente o non imponibile nel suo Paese di stabilimento.

Tale dichiarazione può essere rilasciata una sola volta dal committente comunitario con riguardo a tutte le prestazioni della stessa specie da lui ricevute e rimane valida finché non mutano le caratteristiche del servizio reso o il trattamento fiscale previsto nello Stato del committente.

Il prestatore stabilito in Italia, in possesso della predetta dichiarazione, è legittimato a non includere la prestazione nell’elenco riepilogativo delle prestazioni rese ed, eventualmente, a non presentare tale elenco se presta esclusivamente servizi per i quali ha ottenuto la dichiarazione in commento.

Inoltre, in mancanza di tale dichiarazione, il contribuente è legittimato a non includere la prestazione nell’elenco riepilogativo solo se ha certezza, in base ad elementi di fatto obiettivi, che per la predetta prestazione non è dovuta l’imposta nello Stato membro del committente.

Infine, l’Agenzia ritiene che in linea di principio ricorra un obbligo generalizzato di fatturazione – stante il disposto letterale dell’art. 21, comma 6, del D.P.R. n. 633 del 1972 – per tutte le prestazioni di servizi rese ad un committente comunitario, ancorché, per i motivi sopra detti, le stesse non vadano incluse negli elenchi riepilogativi.

Tuttavia, il predetto obbligo di fatturazione (introdotto nel richiamato art. 21 dall’art. 1, comma 1, lett. m), n. 3, del d.lgs. 11 febbraio 2010, n. 18, al fine di compilare gli elenchi riepilogativi) va letto in coordinamento con altre disposizioni che prevedono, invece, l’esonero dall’obbligo di fatturazione per determinate categorie di operazioni esenti (ad esempio, l’art. 22, primo comma, n. 6 e art. 36-bis del D.P.R. n. 633/1972).

In altri termini, occorre tener presente che le operazioni in discorso, rese nei confronti di committenti comunitari, in taluni casi, se fossero territorialmente rilevanti in Italia, ove soggette al regime di esenzione, potrebbero fruire di disposizioni di esonero dall’obbligo di fatturazione.

Tenuto conto di tali elementi, si esprime l’avviso che non sussista l’obbligo di documentare a mezzo fattura le prestazioni di servizi rese nei confronti di committenti comunitari, non territorialmente rilevanti ai sensi dell’art. 7-ter del D.P.R n. 633, se ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni:

a) l’operazione non deve essere inclusa negli elenchi riepilogativi, in quanto non è dovuta l’imposta nel Paese di destinazione;

b) l’operazione, ove fosse territorialmente rilevante in Italia, beneficerebbe di un regime di esonero dall’obbligo di fatturazione (ad esempio, ai sensi dei citati artt. 22, primo comma, n. 6 e 36-bis del D.P.R. n. 633).

Adempimenti ai fini degli elenchi Intrastat nel caso di fatture emesse per documentare l’invio di campioni gratuiti di merce a clienti stabiliti in altri Stati membri, ai quali vengono addebitate le sole spese di trasporto

Le cessioni di campioni gratuiti non costituiscono cessioni intracomunitarie, in quanto prive del requisito dell’onerosità, cui fa espresso riferimento l’art. 41 del D.L. n. 331 del 1993 e, conseguentemente, non devono essere riepilogate negli elenchi Intrastat.

Tuttavia, nel caso in cui al cliente vengano addebitate le spese di trasporto dei campioni gratuiti, queste assumono autonoma rilevanza, quale corrispettivo della prestazione di trasporto.

Quest’ultima prestazione, resa nei confronti di un committente – soggetto passivo d’imposta – stabilito in altro Stato membro, rientra tra le prestazioni generiche, disciplinate dall’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972 e come tale va inserita negli elenchi riepilogativi relativi ai servizi resi.

A chi spetta adempiere all’Intrastat se un soggetto passivo A, stabilito in Italia, acquista da un operatore stabilito in altro Stato membro servizi generici per conto di un altro soggetto B, stabilito anch’egli in Italia, il quale provvede a rifondere le spese sostenute

Occorre prima esaminare il tipo di rapporto che lega il soggetto A al soggetto B.

In particolare, si deve esaminare se si tratta di mandato con o senza rappresentanza.

Nel primo caso, poiché il mandatario opera in nome e per conto del cliente, gli effetti giuridici degli atti posti in essere dal mandatario ricadono direttamente nella sfera giuridica del mandante, nei cui confronti il terzo prestatore addebiterà il corrispettivo del servizio ed emetterà il relativo documento contabile (fattura), ove previsto dal proprio ordinamento interno.

Al contrario, in caso di mandato senza rappresentanza, gli effetti dell’atto negoziale sono imputabili al mandatario che renderà successivamente in proprio la stessa prestazione al mandante.

Conseguentemente, l’obbligo della presentazione degli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi ricade sul soggetto cui sono giuridicamente imputabili le operazioni in questione.

Pertanto, nel caso di specie, se il soggetto A agisce in nome e per conto di B (mandato con rappresentanza), quest’ultimo sarà tenuto alla presentazione degli elenchi riepilogativi, diversamente (mandato senza rappresentanza), tale obbligo ricade su A (mandatario).

Quali sono gli adempimenti ai fini della compilazione degli elenchi Intrastat se: Un operatore francese FR1 acquista materia prima da un operatore italiano IT1 il quale, su incarico di FR1, consegna la materia prima ad un altro operatore italiano IT2 per la lavorazione. IT2, una volta effettuata la lavorazione, consegna i beni a FR1. FR1 riceve fattura da IT1 per la cessione del bene e da IT2 per la lavorazione.

La fattispecie prospettata è la stessa della esemplificazione commentata dall’Amministrazione finanziaria nella circolare del 10 giugno 1998, n. 145 (paragrafo 3.2, 1° caso “Triangolari con lavorazione”), che, adesso viene rivista alla luce delle modifiche intervenute nell’ambito della territorialità dei servizi.

IT1, pertanto, effettua una cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. a), del D.L. n. 331 del 1993, per la quale emette fattura nei confronti di FR1 e di conseguenza è tenuto a compilare l’elenco Intrastat relativo ai beni. IT1, inoltre, deve munirsi della prova dell’effettiva uscita dei beni dal territorio dello Stato, in mancanza della quale è tenuto a regolarizzare l’operazione con assoggettamento ad imposta.

IT2, soggetto che esegue la lavorazione, è tenuto ai seguenti adempimenti.

In primo luogo deve riportare nell’apposito registro delle lavorazioni, di cui all’art. 50, comma 5, del D.L. n. 331 del 1993, i beni ricevuti da IT1, per conto di FR1.

Quindi IT2 emette fattura per la lavorazione nei confronti del committente FR1 che, ai sensi delle nuove disposizioni in materia di territorialità di cui all’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972, è una operazione non rilevante territorialmente in Italia ai fini IVA, che va, comunque, riportata nel modello Intrastat relativo ai servizi resi.

Infine, IT2 deve cooperare con IT1 per consentire a quest’ultimo di acquisire la prova dell’avvenuta spedizione dei beni nell’altro Stato membro.

Triangolare nazionale: Obbligo di compilazione Intrastat

Una società che emette fatture ai sensi dell’ art. 58, comma 1, del D.L. n. 331 del 1993 (c.d. triangolare nazionale) è tenuta alla compilazione del modello Intrastat?

Il quesito riguarda l’ipotesi in cui un soggetto nazionale IT2 acquista beni da un fornitore nazionale IT1, attribuendo a quest’ultimo l’incarico di spedirli direttamente al proprio cliente stabilito in altro Stato membro.

La fattispecie é già stata analizzata dall’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 13 del 1994, al paragrafo B.16.1, a cui viene fatto rinvio per ulteriori approfondimenti.

In questa sede, l’Agenzia precisa che il rapporto che si instaura tra i due soggetti passivi stabiliti in Italia si configura come operazione interna, non imponibile ai sensi dell’art. 58, comma 1, del D.L. n. 331 del 1993;

analogamente, il rapporto tra IT2 ed il cessionario stabilito in altro Stato membro costituisce una cessione intracomunitaria non imponibile a norma dell’art. 41, comma 1, del citato decreto.

La stessa circolare n. 13 del 1994 precisa che “la non imponibilità all’Iva nel primo rapporto trova applicazione solo se i beni non vengono consegnati nel territorio dello Stato ma spediti o trasportati direttamente nell’altro Stato membro, per incarico del cessionario (IT2) a cura o a nome del fornitore (IT1)”.

Secondo la citata circolare, la prova che consente di superare la presunzione di consegna nello Stato può essere rappresentata dalla documentazione relativa al trasporto ovvero da qualsiasi altro documento dal quale risulti che l’incarico del trasporto o della spedizione è stato conferito al cedente dal proprio cessionario.

Con la recente risoluzione del 13 maggio 2010, n. 35 è stato chiarito che “l’operazione potrà godere del regime di non imponibilità anche nel caso in cui

il cessionario stipuli il contratto su mandato ed in nome del cedente.

In questo caso, infatti, il predetto cessionario agirebbe quale mero intermediario del cedente senza mai avere la disponibilità del bene, nel pieno rispetto della ratio delle disposizioni in materia”.

Pertanto, ai fini degli adempimenti relativi agli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie, l’obbligo della compilazione del modello relativo alle cessioni di beni ricade esclusivamente su IT2, soggetto nazionale promotore della triangolazione.

Possibilità di emettere una sola fattura che includa sia operazioni relative ai beni che operazioni relative ai servizi ovvero di emettere fatture distinte

Nei casi in cui nello stesso giorno si considerino effettuate nei confronti del medesimo soggetto cessioni di beni e prestazioni di servizio di diversa natura, è possibile emettere un’unica fattura (per le operazioni attive) ovvero un’unica autofattura (per le operazioni passive), ai sensi dell’art. 21, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972.

Le operazioni in questione saranno distintamente indicate nel predetto documento contabile e saranno riportate, secondo la loro natura, distintamente negli elenchi riepilogativi delle cessioni/acquisti di beni o servizi.

Tuttavia, nel caso in cui esista un nesso di accessorietà tra operazioni diverse, come già chiarito nella risposta al quesito n. 18 nella circolare del 21 giugno 2010, n. 36, negli elenchi Intrastat va indicato il valore globale, sommando il corrispettivo della prestazione accessoria a quello della prestazione principale. Infatti nella citata circolare è stato precisato che qualora “una prestazione di servizio sia effettuata tra soggetti passivi di due Paesi comunitari distinti, occorre verificare come la stessa venga addebitata al cliente finale.

Se si tratta di una prestazione accessoria ad una vendita di beni, di cui all’art. 12 del D.P.R. n. 633 del 1972, l’operazione complessiva dovrà essere evidenziata solo negli elenchi Intrastat relativi ai beni.”

Contribuenti stabiliti in Italia che hanno acquistato nell’anno 2010 dei prodotti agricoli in Spagna per una somma di circa 5000 euro: Chiarimenti se siano o meno tenuti alla compilazione del modello Intrastat

In primo luogo, occorre verificare se il cedente spagnolo sia soggetto nel proprio Stato membro ad un regime speciale, ai sensi del quale le cessioni dal

medesimo effettuate rilevano esclusivamente nel Paese di origine dei beni (circ. n. 36 del 2010, parte I, n. 4), senza che ciò comporti la realizzazione, in capo ai cessionari italiani, di un acquisto intracomunitario.

Al contrario, se il cedente agisce in regime ordinario, i clienti italiani dovranno adempiere a tutti gli obblighi relativi agli acquisti intracomunitari.

Tuttavia, se questi ultimi, a loro volta, sono soggetti al regime speciale dei produttori agricoli, di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972, l’acquisto intracomunitario si realizzerà solo se nell’anno solare precedente o nell’anno in

corso detti soggetti abbiano superato la soglia di 10.000 euro di acquisti presso

cedenti stabiliti in altri Stati membri, come previsto dall’art. 38, comma 5, lett.

c), del D.L. n. 331 del 1993 ovvero se, indipendentemente dal superamento di

tale soglia, i medesimi contribuenti abbiano optato per l’applicazione dell’imposta in Italia.

Solo nelle ipotesi in cui i soggetti nazionali abbiano realizzato acquisti intracomunitari, nei sensi sopradetti, saranno tenuti alla compilazione degli elenchi Intrastat.

Quesito Intrastat su autotrasportatori

Gli autotrasportatori possono registrare le fatture emesse entro il trimestre solare successivo a quello di emissione (art. 74, quarto comma, ultimo periodo, del D.P.R. n. 633 del 1972).

Una fattura datata 28 febbraio, in cui sono riepilogati i viaggi compiuti nello stesso mese, potrà essere registrata nel secondo trimestre dell’anno in corso. La stessa fattura andrà inserita nel modello Intrastat relativo al mese di febbraio oppure nell’Intrastat relativo ad un periodo successivo?

La risposta dell’Agenzia delle Entrate: La norma in commento prevede un regime di semplificazione a favore degli autotrasportatori, attribuendo ai medesimi facoltà di registrare le fatture emesse entro il trimestre successivo a quello di emissione, in deroga alle prescrizioni dell’art. 23 del D.P.R. n. 633/1972.

Tuttavia, gli adempimenti relativi ai modelli riepilogativi si ricollegano al momento di emissione della fattura (vedi circolare n. 36 del 2010, parte II, quesito n. 3).

Pertanto, la fattura emessa a febbraio dovrà essere inclusa negli elenchi riepilogativi di tale mese o del primo trimestre dell’anno in corso.

Quindi, indipendentemente dal termine di registrazione nei registri IVA, l’annotazione dell’operazione negli elenchi riepilogativi, per coerenza con le finalità di controllo proprie degli elenchi stessi, deve essere effettuata nel periodo in cui si considera eseguita.

Quanto alla periodicità di presentazione degli elenchi, l’art. 2, comma 1, del D.M. 22 febbraio 2010 prevede che “ciascun elenco riepilogativo è presentato con riferimento:

a) a periodi trimestrali, per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale non superiore a 50.000 euro;

b) a periodi mensili, per i soggetti che non si trovano nelle condizioni richieste

dalla lettera a)”.

Inoltre, il successivo comma 4 stabilisce che “i soggetti che presentano un elenco riepilogativo con periodicità trimestrale e che, nel corso di un trimestre, superano la soglia indicata al comma 1, lett. a, presentano l’elenco riepilogativo con periodicità mensile a partire dal mese successivo in cui tale soglia è superata.

In tal caso sono presentati gli elenchi riepilogativi, appositamente contrassegnati, per i periodi mensili già trascorsi”.

Quindi, nel caso prospettato, la fattura emessa a febbraio dovrà essere inserita nell’elenco relativo al primo trimestre dell’anno se l’autotrasportatore ha realizzato nei quattro trimestri precedenti, e per ciascuna categoria di operazioni un ammontare totale trimestrale non superiore a 50.000 euro; andrà presentata nell’elenco del mese di febbraio per i soggetti che, ai sensi delle citate disposizioni, sono tenuti ad una periodicità mensile.

Società italiana che produce calzature: Quali sono gli adempimenti ai fini Intrastat

Tale società addebita al proprio cliente inglese i costi di sviluppo dei nuovi stampi occorrenti per il campionario che viene commissionato dal predetto soggetto non residente.

La costruzione di stampi per conto di un committente comunitario è stata già esaminata dall’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 13 del 1994, nel paragrafo B.2.3, ove è stato precisato che “la realizzazione (costruzione diretta o acquisto da terzi secondo la normativa interna) per conto di un committente comunitario di stampi da utilizzare in Italia per la produzione, a mezzo degli stessi, di beni da inviare nell’altro Stato membro, è da inquadrare nell’ambito di cessioni intracomunitarie qualora:

– tra il committente e l’operatore nazionale venga stipulato un unico contratto di appalto avente ad oggetto sia la realizzazione dello stampo sia la fornitura dei beni che con esso si producono;

– lo stampo, a fine lavorazione, venga inviato nell’altro Paese comunitario, a meno che, in conseguenza dell’ordinario processo di produzione o per accordi contrattuali, sia distrutto o sia divenuto ormai inservibile; (…..).

L’operatore nazionale, pertanto, in presenza di dette condizioni, è legittimato ad emettere fattura non imponibile ai sensi dell’art. 41, comma 1, lettera a)”.

Qualora ricorrano le predette condizioni, la lavorazione dello stampo deve considerarsi come accessoria alla cessione dei beni.

Pertanto, la suddetta prestazione non assume un’autonoma configurazione giuridica né ai fini della fatturazione, né ai fini della compilazione degli elenchi Intrastat.

Qualora non ricorrano le condizioni sopraindicate, lo sviluppo degli stampi per la fabbricazione di calzature richiesto dal cliente inglese configura l’esecuzione di una prestazione di servizio generica e, come tale, da includere nei modelli riepilogativi come servizio reso.

(Agenzia delle Entrate, circolare n. 43/E del 06 agosto 2010)

 

 

5) Aggiornamento del catasto: Chiarimenti del “Territorio”

Le unità immobiliari condominiali sono l’argomento di maggiore interesse trattato nella circolare n. 3, prot. n. 42436 del 10 agosto 2010, che l’Agenzia del Territorio ha  dedicato al D.L. n. 78/2010, convertito in Legge 122/2010.

Per il Territorio la nuova normativa:

Non si applica ai cosi detti “beni comuni non censibili” (aree di pertinenza, scale, ballatoi, locali caldaia, deposito cicli, eccetera); per applicarsi, invece, ai “beni comuni censiti” (tipico è il caso dell’alloggio del portiere), ma nel solo caso in cui tali beni sia oggetto di autonomo atto dispositivo.

L’art. 19 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito in Legge 30 luglio 2010, n. 122 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 30 luglio 2010 – Supplemento Ordinario n. 174/L) ha introdotto novità di rilievo in materia di aggiornamento del catasto. A tal fine l’Agenzia del Territorio su tale argomento ha dedicato la circolare n. 3 del 10 agosto 2010.

La stessa Agenzia aveva già fornito alcune indicazioni con la circolare n. 2 del 9 luglio 2010, emanata al fine di consentire, in sede di prima attuazione, l’omogenea e corretta applicazione delle disposizioni di cui al comma 14 del citato articolo 19, disposizioni aventi effetto dal 1° luglio 2010.

L’Agenzia del Territorio ha quindi fornito una panoramica sulle novità di maggiore rilievo, anche alla luce delle modificazioni apportate al testo normativo dalla citata legge di conversione.

Le nuove disposizioni in materia di aggiornamento del catasto

Le disposizioni dell’art. 19 in argomento realizzano un complesso intervento finalizzato, in un’ottica generale di contrasto all’evasione ed elusione fiscale nel settore immobiliare, all’aggiornamento e all’allineamento delle banche dati catastali con quelle di pubblicità immobiliare.

Quattro sono le principali linee direttrici dell’intervento normativo:

a) attivazione, a decorrere dal 1° gennaio 2011, dell’Anagrafe Immobiliare Integrata (commi 1 e 3);

b) individuazione delle modalità attraverso le quali assicurare, relativamente ai dati catastali, l’accesso alle banche dati dell’Agenzia da parte dei Comuni e attuare il processo di decentramento di funzioni catastali (commi 2, 2-bis, 4, 5, 5-bis, 5-ter e 6);

c) recupero di gettito fiscale, attraverso attività correlate, fra l’altro, all’identificazione degli immobili non dichiarati in catasto (commi da 7 a 13);

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