Novità fiscali del 2 agosto 2010: nel processo tributario la notifica della sentenza non mette in mora; pedaggi: Tar Lazio, stop aumenti autostrade ;nuovo modello di cartella di pagamento: approvate le relative “Avvertenze”; IVA: nuova direttiva comunitaria in materia di fatturazione; elenchi Intrastat di luglio vanno presentati entri il 25 agosto 2010

 






 


Indice:


 


1) Nel processo tributario la notifica della sentenza non mette in mora


 


2) Pedaggi: Tar Lazio, stop aumenti autostrade


 


3) Nuovo modello di cartella di pagamento: Approvate le relative “Avvertenze”


 


4) IVA: Nuova direttiva comunitaria in materia di fatturazione


 


5) Gli elenchi Intrastat di luglio vanno presentati entri il 25 agosto 2010, quest’anno nessuna proroga


 


6) Dilazione breve in sperimentazione con i Consulenti del lavoro


 


7) Commercialisti: semestre di tirocinio in uno dei Paesi membri dell’unione europea


 


8) Altre di fisco


 


 


1) Nel processo tributario la notifica della sentenza non mette in mora


Notifica della sentenza: Nel processo tributario non costituisce la messa in mora.


Ai fini del giudizio di ottemperanza è necessaria l’intimazione ad adempiere a mezzo di ufficiale giudiziario, poiché la semplice notifica non mette in mora il fisco.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 15176 del 23/0672010 annotata in Altalex del 29 luglio 2010.


Come riferisce la nota in Altalex: Nel processo tributario, infatti, la notifica di una sentenza, eseguita ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 285 c.p.c., è un atto diverso dalla costituzione in mora e non rileva ai fini della decorrenza del termine dilatorio per la richiesta di ottemperanza della sentenza passata in giudicato.


Così facendo i giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso di un contribuente.


Il ricorrente (ottenuto un giudicato favorevole relativo ad una lite di rimborso) sosteneva che la costituzione in mora era avvenuta tramite notifica della sentenza, e che l’amministrazione (avendo provveduto al rimborso oltre i termini) avrebbe dovuto provvedere anche al pagamento degli interessi.


In particolare, secondo la Cassazione, (in materia di contenzioso tributario) la notifica di una sentenza, eseguita sulla base della norma dell’art. 285 c.p.c., non può essere equiparata alla messa in mora di cui parla l’art. 70 del 546/92.


SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


SEZIONE TRIBUTARIA


Sentenza 23 giugno 2010, n. 15176


Motivi della decisione (stralcio)


…………………………………….Nel sistema delineato dal D.P.R. n. 546 del 1992, art. 70, il ricorso per l’ottemperanza agli obblighi derivanti da una sentenza emessa dalla commissione tributaria passata in giudicato è proponibile “solo dopo la scadenza del termine” fissato dalla legge per l’adempimento all’Ufficio finanziario o all’ente locale, “o, in mancanza di tale termine, dopo trenta giorni dalla loro messa in mora a mezzo di ufficiale giudiziario” (comma 2); con il ricorso in ottemperanza, a norma del comma 3, deve essere prodotta in copia la sentenza passata in giudicato di cui si chiede l’ottemperanza “unitamente all’originale o copia autentica dell’atto di messa in mora notificato a norma del comma precedente, se necessario”.


Nella specie il giudice, esclusa l’applicabilità del termine per l’adempimento “prescritto dalla legge”, termine individuato nel regolamento per l’ICI del Comune di ……….., ha ritenuto non ricorrente la condizione alternativa del decorso di trenta giorni dalla messa in mora dell’ente stesso a mezzo di ufficiale giudiziario. E ciò in quanto nella fattispecie non risulta posto in essere alcun atto di costituzione in mora del Comune. Il richiamo alla messa in mora che più volte si legge nel ricorso è riferito alla notifica della sentenza, di cui si è detto supra, effettuata il 15-16 novembre 2004. Ma la notifica della sentenza effettuata a norma dell’art. 285 cod. proc. civ. è atto diverso dalla costituzione in mora ai sensi dell’art. 1219 cod. civ. – come è evidente, per il processo tributario, dalla stessa formulazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70, comma 3 appena riportato -, e non ne produce gli effetti (Cass. n. 15058 del 2003).


Il ricorso va pertanto rigettato.


Non vi è luogo a provvedere sulle spese, considerato il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.


P.Q.M.


La Corte rigetta il ricorso.


 


 


2) Pedaggi: Tar Lazio, stop aumenti autostrade


Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto che ha disposto l’aumento dei pedaggi autostradali. I giudici hanno accolto le richieste della provincia di Roma, del Comune di Fiano Romano e della Provincia di Pescara.


L’ordinanza è stata emessa dalla prima sezione del Tar del Lazio.


Quarantuno i comuni della provincia di Roma che hanno presentato un atto d’intervento schierandosi al fianco della provincia di Roma.


Il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi contro l’aumento dei pedaggi sostenendo che al pagamento deve corrispondere un servizio, e dunque l’utilizzo di un’infrastruttura, e non può trattarsi di una mera tassa.


“Il provvedimento impugnato – si legge nelle ordinanze – per essere coerente con la finalità enunciata deve assumere il carattere di corrispettivo per l’utilizzo di una infrastruttura; al contrario, tale carattere non appare sussistente in alcune delle ipotesi evidenziate, vale a dire in tutte quelle che prevedono il pagamento del pedaggio in relazione ad uno svincolo stradale non necessario e non interessato dalla fruizione dell’infrastruttura”.


Il Codacons, che era intervenuto dinanzi al Tar del Lazio al fianco della Provincia di Roma, “esulta” per la decisione dei giudici “che hanno bocciato gli aumenti dei pedaggi autostradali”.


“Il Tar ha accolto totalmente la tesi del Codacons” secondo cui “solo chi usufruisce di un servizio deve pagare per il servizio medesimo. La decisione del Governo, invece, era abnorme, perché imponeva agli utenti di finanziare con il proprio pedaggio strade che magari non avrebbero mai utilizzato nella loro esistenza”.


“Ora, secondo il Codacons, gli automobilisti hanno diritto ad ottenere la restituzione delle maggiori somme pagate dal 1 luglio 2010, comprensive degli interessi.


A tal fine vengono invitati gli utenti a conservare le ricevute rilasciate ai caselli, così da poter partecipare alle azioni risarcitorie che il Codacons sta valutando.


 


 


3) Nuovo modello di cartella di pagamento: Approvate le relative “Avvertenze”


Sono state approvate, dal Provvedimento del 28 luglio 2010  le “Avvertenze”, di cui agli allegati 1-8, relative alle diverse tipologie di somme iscritte a ruolo da parte dell’Agenzia delle Entrate, ad integrazione del modello di cartella di pagamento approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 20 marzo 2010.


I fogli “Avvertenze”, costituenti parte integrante della cartella di pagamento, sono individuati in base alle diverse tipologie di somme iscritte a ruolo.


A seguito dell’approvazione del nuovo modello di cartella, di cui al Provvedimento direttoriale del 20 marzo 2010, il fisco ha provveduto ad una revisione sotto il profilo contenutistico e lessicale delle “Avvertenze” relative alle diverse tipologie di somme iscritte a ruolo dall’Agenzia delle Entrate, al fine di fornire informazioni più dettagliate e di facile comprensione in ordine alle attività che il contribuente ha facoltà di porre in essere a fronte della notifica di una cartella di pagamento.


Ciascun foglio “Avvertenze” contiene, infatti, le principali indicazioni relative alle modalità di richiesta di riesame in autotutela del ruolo, di presentazione del ricorso avverso la cartella nonché di richiesta di sospensione del pagamento.


In particolare, la sezione dedicata a “Quando e come presentare ricorso” contiene le informazioni relative all’autorità da adire (Commissione Tributaria,


autorità giudiziaria ordinaria, organo estero competente) nonché alle modalità di presentazione del ricorso (od opposizione) avverso il ruolo e/o la cartella.


La sezione conclusiva è dedicata generalmente alla richiesta di sospensione del pagamento formulabile dal contribuente che propone ricorso, sia in sede amministrativa che giudiziale, con l’espressa precisazione, a seconda dei casi, delle ipotesi in cui la suddetta facoltà è esclusa in ragione della particolare tipologia di somme iscritte a ruolo, ovvero in cui essa è oggetto di specifica disciplina normativa.


 


 


4) IVA: Nuova direttiva comunitaria in materia di fatturazione


E’ stata pubblicata (sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. 189 Serie L del 22 luglio 2010) la direttiva 2010/45/UE, del 13 luglio 2010, che ha modificato la direttiva 2006/12/CE, relativa al sistema comune dell’imposta sul valore aggiunto, per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione.
Ecco di seguito il commento di Assonime, in una nota del 29 luglio 2010:


Finalità e contenuti della direttiva


Il nuovo provvedimento comunitario tende a semplificare la procedura di fatturazione al duplice fine di snellire gli obblighi amministrativi delle imprese e di contrastare le frodi IVA, soprattutto attraverso un più ampio utilizzo della fattura elettronica.


Tra le molteplici disposizioni della direttiva, volte a sostituire e integrare numerosi articoli della direttiva 2006/112/CE, segnaliamo di seguito quelle di maggiore interesse per le imprese.


Il nuovo art. 220-bis della direttiva del 2006 prevede che gli Stati membri dovranno consentire ai soggetti d’imposta di emettere una fattura semplificata quando l’importo della fattura non supera 100 euro oppure nel caso in cui si debba modificare una fattura già emessa (come nel caso, ad esempio, di una nota di accredito).


Nella fattura semplificata dovranno comunque essere indicati la data di emissione, i dati identificativi del soggetto che effettua l’operazione, la natura dei beni ceduti o dei servizi resi, l’ammontare dell’IVA e, nel caso di documento modificativo di una precedente fattura, il riferimento specifico e univoco alla fattura iniziale e i dati che vengono modificati. Il nuovo art. 220-bis stabilisce, comunque, che la fattura semplificata non può essere emessa né per le cosiddette vendite a distanza, né per le cessioni intracomunitarie di beni, né per le prestazioni intracomunitarie di servizi per le quali debitori dell’imposta siano i committenti.


La nuova direttiva – sostituendo l’articolo 222 della direttiva 2006/112/CE – dispone, poi, che, per le cessioni intracomunitarie di beni e per le prestazioni di servizi per le quali l’imposta è dovuta dal committente, la fattura deve essere emessa entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato il fatto generatore dell’imposta (consegna dei beni o ultimazione della prestazione).


Per ridurre gli oneri finanziari delle piccole e medie imprese, che spesso versano l’IVA sulle operazioni effettuate molto tempo prima di recuperarla dai propri clienti, la direttiva – introducendo il nuovo art. 167-bis nella direttiva 2006/112/CE – consente agli Stati membri di riconoscere ai soggetti IVA con un ridotto volume d’affari la possibilità di differire il calcolo dell’imposta dovuta all’Erario fino al momento dell’incasso dell’imposta dai soggetti cui stata addebitata (c.d. sistema dell’IVA per cassa).


Tali soggetti, però, potranno operare la detrazione dell’imposta loro addebitata dai fornitori solo dopo il pagamento dei corrispettivi dei beni o dei servizi acquisiti.


Questo regime opzionale potrà essere ammesso per soggetti IVA con un volume d’affari annuo non superiore a 500 mila euro (elevabile a 2 milioni di euro, previa consultazione del Comitato IVA).


Novità in materia di fatturazione elettronica


Le modifiche di maggiore rilievo apportate alla direttiva 2006/112/CE sono quelle relative alla fatturazione elettronica, tese ad eliminare gli ostacoli – sia giuridici che tecnici – che hanno impedito la diffusione dei sistemi elettronici di fatturazione; sistemi che, peraltro, garantiscono alle imprese sensibili risparmi nei costi amministrativi relativi alla formazione, trasmissione e conservazione delle fatture cartacee.


In proposito è da ricordare che la direttiva comunitaria 2001/115/CE del 20 dicembre 2001 – successivamente trasfusa nella direttiva 2006/112/CE – aveva già consentito ai soggetti d’imposta di formare, trasmettere e conservare con sistemi elettronici le fatture. La trasmissione e l’archiviazione della fattura con strumenti elettronici era stata ammessa (art. 233 della direttiva 2006/112/CE) a condizione che l’autenticità della sua origine e l’integrità del contenuto fossero assicurate con l’apposizione sulla fattura della firma elettronica avanzata ovvero con la trasmissione della fattura con il sistema EDI (Electronic Data Interchange).


Recependo la direttiva – peraltro nel modo più rigoroso – la normativa nazionale (art. 21 del d.p.r. n. 633 del 1972) ha già stabilito che su ciascuna fattura elettronica devono essere apposti il riferimento temporale e la firma elettronica qualificata dell’emittente o, in alternativa, deve essere utilizzato un sistema EDI di trasmissione elettronica della fattura che garantisca i predetti requisiti di autenticità ed integrità.


Molte imprese nazionali, soprattutto quelle di piccola e media dimensione, non hanno però approfittato della possibilità di adottare tale innovativa procedura di fatturazione, così come accaduto, del resto, in numerosi altri Stati membri.
Per favorire al massimo la diffusione delle procedure di fatturazione elettronica negli Stati membri, la nuova direttiva ha introdotto nuove norme che semplificheranno notevolmente tali procedure.


In particolare, se, da un lato, è confermata la necessità che sia garantita l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto della fattura – sia essa cartacea o elettronica – dall’altro, è posto il principio generale che ogni soggetto passivo stabilisce il modo con cui assicurare” che la fattura abbia tali requisiti (nuovo articolo 233 della direttiva 2006/112/CE).
La direttiva non impone, dunque, ai soggetti passivi – diversamente dal previgente regime – di osservare specifici obblighi nel formare o nel trasmettere le fatture elettroniche, limitandosi ad indicare due esempi di procedure di fatturazione che possono garantire l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto della fattura.


Sono ritenuti, ad esempio, idonei a garantire i suddetti requisiti “i controlli di gestione che creino una pista di controllo affidabile tra una fattura e una cessione di beni o una prestazione di servizi” (nuovo art. 233, comma 1): se, pertanto, le imprese realizzano processi interni di controllo delle operazioni soggette a fatturazione tali da garantire che le fatture corrispondano a cessioni o prestazioni realmente effettuate, gli Stati membri dovranno riconoscere a tali documenti la validità e l’efficacia della fattura.


Sono, poi, indicati (nuovo art. 233, comma 2) quali “esempi di tecnologie che assicurano l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto di una fattura elettronica”, la firma elettronica avanzata o la trasmissione elettronica dei dati (sistema EDI), purché detta trasmissione garantisca la sussistenza dei requisiti in parola.


Particolari limiti per l’emissione in via elettronica delle fatture potranno comunque essere stabiliti dagli Stati membri nel caso di fatture emesse da soggetti stabiliti in Paesi con i quali “non esiste alcuno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza” (nuovo art. 235 della direttiva 2006/112/CE).


Recepimento della direttiva


Le disposizioni di semplificazione degli obblighi di fatturazione previste dalla nuova direttiva – che entrerà in vigore il prossimo 11 agosto – dovranno essere recepite dagli Stati membri, con provvedimenti legislativi, regolamentari e amministrativi, entro il 31 dicembre 2012 per trovare concreta applicazione, in conformità all’art. 2 della medesima direttiva, a decorrere dal 1° gennaio 2013.


(Assonime, nota del 29 luglio 2010)


 


 


5) Gli elenchi Intrastat di luglio vanno presentati entri il 25 agosto 2010, quest’anno nessuna proroga


Mercoledì, 25 agosto 2010, gli operatori intracomunitari, con obbligo mensile, dovranno presentare, in via telematica, gli elenchi intrastat delle cessioni e/o acquisti e prestazioni di servizi intracomunitari effettuati nel mese di luglio 2010.


Infatti, sulla base della nuova normativa, non viene più prevista nessuna proroga.


Si ricorda che fino allo scorso anno i modelli Instrastat in scadenza al 20 agosto potevano essere presentati fino al 6 settembre.


Sono stati, quindi adeguati in tal senso i calendari del contribuente (scadenziario) disponibili sul sito delle Dogane e della stessa Agenzia delle Entrate.


Adesso in base al Decreto Ministeriale del 22 febbraio 2010 la scadenza di presentazione degli elenchi Mensili è, dunque, disposta entro il 25 del mese successivo a quello di riferimento.


Mentre la scadenza degli elenchi trimestrali è prevista entro il 25 del mese successivo al trimestre di riferimento (es. 1 trimestre 2010 entro il 26 aprile 2010).


Su tale profilo, la guida, al sistema Intrastat, dell’Agenzia delle Dogane, precisa che la scadenza in un giorno festivo nazionale slitta al primo giorno lavorativo successivo. Peraltro, il sabato per gli uffici doganali è considerato giorno feriale.


Pertanto, tranne successive proroghe dell’ultima ora disposte dal Legislatore, si profila un rientro anticipato dalle vacanze per gli operatori e loro consulenti per fronte anche a tale scadenza.


 


 


6) Dilazione breve in sperimentazione con i Consulenti del lavoro


“Piano di rientro” possibile per aziende che operano con il sistema UniEmens.


È stata avviata la fase sperimentale dell’applicazione che consente di richiedere online, con modalità dilazionata breve, il versamento dei contributi dovuti mensilmente e per i quali non siano ancora state avviate le attività ordinarie di recupero del credito.


La nuova modalità di pagamento, momentaneamente, è rivolta esclusivamente alle aziende con dipendenti, che potranno utilizzarla per un massimo di due volte nel corso dell’anno solare, per un totale complessivo di quattro denunce mensili.


(Inps messaggio n. 19684 del 28 luglio 2010, nota dei Consulenti del Lavoro del 30 luglio 2010)


 


 


7) Commercialisti: semestre di tirocinio in uno dei Paesi membri dell’unione europea


Per gli aspiranti Commercialisti il tirocinio può essere svolto anche in altro paese membro dell’UE.


A tal fine, un nota informativa n. 48/10 del C.N.D.C.E.C. del 29 luglio 2010 spiega come:


L’art. 42 del D.Lgs. 28 giugno 2005, n. 139 e l’art 4 del DM 7 agosto 2009, n. 143 prevedono che il tirocinio presso professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili può essere sostituito solo con un periodo di praticantato, unico ed ininterrotto, non superiore a sei mesi, svolto in uno Stato membro dell’unione europea, presso un soggetto abilitato all’esercizio di professioni equiparate, ai sensi della normativa vigente in tema di riconoscimento dei diplomi stranieri, a quella di dottore commercialista ed esperto contabile.


Pertanto affinché il periodo di tirocinio svolto all’estero sia valido ai fini del computo del triennio è necessario che sia svolto:


1. per un periodo unico ed ininterrotto della durata massima di sei mesi;


2. in uno Stato membro dell’unione europea;


3. presso un soggetto abilitato all’esercizio di professioni equiparate, ai sensi della normativa vigente in tema di riconoscimento dei diplomi stranieri.


Al fine di agevolare l’individuazione dei soggetti presso i quali può essere svolto il semestre di tirocinio, nella citata nota viene riportata una tabella contenente, per ciascun Paese membro dell’unione europea, i titoli professionali equiparati a quelli di dottore commercialista ed esperto contabile ed i corrispondenti organismi professionali.


Ai sensi del comma 2, ari 4 del Regolamento, il periodo di tirocinio in uno dei Paesi membri dell’unione Europea, deve essere preventivamente autorizzato dal Consiglio dell’ordine competente.


A tal fine il tirocinante dovrà presentare apposita istanza, accompagnata dal parere favorevole del Dominus presso il quale svolge il tirocinio.


Il tirocinio svolto presso un professionista estero dovrà essere adeguatamente certificato da quest’ultimo.


 


 


8) Altre di fisco:


 


– ICI: Restituzione ai comuni competenti delle somme riversate ad IFEL


Il Decreto 16 luglio 2010 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010 disciplina le modalità di restituzione ai comuni competenti delle somme attribuite, a titolo di imposta comunale sugli immobili (ICI), all’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale (IFEL) da parte dell’agente della riscossione e degli altri soggetti a cui gli enti locali, ai sensi dell’art. 52, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, hanno affidato la riscossione dell’ICI, di seguito denominati «affidatari».


 


 


– Dogane: Pubblicata Determinazione su biodiesel


BIODIESEL: Assegnazione, per l’anno 2010, della porzione di contingente di biodiesel agevolato prodotto a seguito della sottoscrizione di contratti di coltivazione realizzati nell’ambito di contratti quadro in applicazione dell’articolo 22-bis, comma 1 del Decreto legislativo 26 ottobre 1995, n.504.


(Agenzia delle Dogane,  Protocollo:       100730 RU / DCAC / V del Roma, 28/07/2010). Determinazione pubblicata il 30 luglio 2010.


 


 


– Lotta all’evasione e semplificazione del dialogo con i contribuenti: Focus sui risultati


I risultati sul fronte della lotta all’evasione e della semplificazione della modulistica sono al centro della conferenza stampa in programma per giovedì 5 agosto alle ore 10 presso la sede dell’Agenzia delle Entrate di via Cristoforo Colombo 426 c/d a Roma.


In particolare, il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, il direttore centrale Accertamento, Luigi Magistro, e il direttore centrale Servizi ai contribuenti, Aldo Polito, illustreranno ai giornalisti gli obiettivi raggiunti nel contrasto all’evasione nei primi sette mesi 2010 e nella semplificazione delle comunicazioni inviate ai contribuenti.


I giornalisti che intendono seguire l’incontro possono inviare una richiesta di accredito all’indirizzo: ae.ufficiostampa@agenziaentrate.it entro le ore 18 di martedì 3 agosto.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 30 luglio 2010)


 


 


L’accertamento basato sugli studi di settore ridotto nella fase di adesione è totalmente infondato


Le risultanze (maggiori ricavi) risultanti dall’accertamento sulla base degli studi di settore, poi in parte ridotte dal fisco nella fase dell’accertamento con adesione dimostrano che l’atto impositivo è nel suo complesso infondato per mancanza di adeguate prove.


Accertamento con adesione e studi di settore: ricavi ridotti, ricavi infondati


In particolare, secondo la Commissione Tributaria provinciale Verbania, Sentenza, Sez. II, 01/02/2010, n. 14: “L’atto impositivo, che abbia parzialmente ridotto – all’interno del procedimento di accertamento con adesione – la pretesa tributaria originariamente richiesta nell’invito al contraddittorio a seguito del parziale accoglimento delle ragioni dedotte dal contribuente, è infondato, in quanto non fornisce prova dell’accertamento dei maggiori residui” (nota Ipsoa del 30 luglio 2010).


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it