La ritenuta del 10% sui bonifici per le ristrutturazioni edilizie e per il risparmio energetico

 

Premessa




L’art. 25 del decreto legge, 31 maggio 2010, n. 78, in corso di conversione, ha previsto, a decorrere dal 1° luglio 2010, l’assoggettamento alla ritenuta a titolo di acconto, nella misura del 10%, dei bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta.


A tal fine è stato previsto che le Banche e le Poste Italiane SPA, all’atto dell’accreditamento delle somme a favore del beneficiario del bonifico, operino una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari.


Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 giugno 2010, sono stati individuate le tipologie di pagamento interessate dalla disposizione di cui all’art. 25, nonché le modalità di esecuzione degli adempimenti relativi alla certificazione ed alla dichiarazione delle ritenute operate.




Ambito applicativo della disposizione e soggetti interessati




Nonostante la formulazione letterale della disposizione in commento, che indurrebbe ad estendere la portata applicativa della norma a tutte le tipologie di bonifici bancari o postali disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili e per i quali spetta una detrazione d’imposta ai sensi degli artt. 10 e 15 del TUIR (erogazioni liberali, spese mediche, spese funebri, acquisto di mobili ed elettrodomestici), in questa prima fase di applicazione della novella legislativa si è voluto limitare l’ambito applicativo della disposizione ai soli bonifici disposti per le spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio e per le spese per interventi di risparmio energetico previsti e disciplinati, rispettivamente, dall’art. 1 della legge 449/1997 e dall’art. 1 – commi da 344 a 347 – della legge n. 296/2006.


A tal proposito, infatti, il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, a cui la norma ha delegato l’individuazione delle tipologie di pagamenti che devono essere assoggettati a ritenuta, ha previsto che la disposizione si applichi ai bonifici disposti per:




  • spese di intervento di recupero del patrimonio edilizio, ai sensi dell’articolo 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni;



  • spese per interventi di risparmio energetico ai sensi dell’articolo 1, commi 344, 345, 346 e 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni.


Come si può pacificamente rilevare dalla lettura della disposizione in commento, il nuovo adempimento introdotto dall’art. 25 del DL78/2010 interessa esclusivamente le banche e le Poste che ricevono i bonifici.


In effetti, se si guarda alla formulazione letterale della norma si rileva che il legislatore non ha posto nessun ulteriore adempimento a carico né dei contribuenti-committenti dei lavori, né degli istituti di credito bancari o postali presso i quali il contribuente medesimo effettua il bonifico.


In capo a quest’ultimi permangono gli stessi obblighi che erano in vigore prima della nuova disposizione, ovvero in sintesi, pagamento mediante bonifico a favore dell’esecutore dei lavori, dal quale deve risultare la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto che paga e il codice fiscale o il numero di partita IVA del beneficiario del pagamento.


Si ricorda inoltre, che oltre al bonifico tradizionale, è ammesso anche il bonifico on line, ed in tal caso, laddove , per motivi di spazio, non sia possibile riportare tutte le informazioni necessarie, è possibile sanare l’irregolarità fornendo alla banca ordinante gli stessi dati ( Risoluzione 7 agosto 2008, n. 353).


Diversamente, sono interessati dalla disposizione le banche e le poste che provvedono alla accreditamento delle somme in capo ai beneficiari e coloro che eseguono i lavori che, per effetto della norma contenuta nella manovra, anticiperanno al momento in cui ricevono il pagamento parte delle imposte che dovranno corrispondere all’atto della presentazione della dichiarazione dei redditi.


Gli istituti di credito bancari e le Poste infatti, ricevendo il bonifico, prima di accreditarlo sul conto corrente dell’impresa o dell’artigiano che ha eseguito i lavori, devono applicare la ritenuta del 10%.


Conseguentemente, l’artigiano o l’impresa che esegue i lavori riceve un pagamento decurtato della ritenuta subita che, in quanto a titolo d’acconto, rappresenta un’anticipazione del imposta sul reddito complessivamente dovuta.


In effetti, avuto riguardo alla relazione tecnica al decreto legge, nonché ai primi commenti da parte della stampa specializzata al contenuto della novella legislativa, si rileva come l’intento del legislatore è stato dettato da esigenze di gettito, il cui obiettivo si pensa sarà realizzato mediante l’applicazione delle ritenute, e dalla volontà di contrastare l’evasione fiscale.


Passando in rassegna i nuovi adempimenti posti a carico delle banche e delle Poste Italiane, il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate ha previsto che i soggetti testè indicati devono:




  • versare la ritenuta con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, utilizzando l’apposito codice tributo;



  • certificare al beneficiario, entro i termini previsti dall’articolo 4, comma 6-quater, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, l’ammontare delle somme erogate e delle ritenute effettuate;



  • indicare nella dichiarazione dei sostituti d’imposta di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, i dati relativi al beneficiario nonché le somme accreditate e le ritenute effettuate.


Al fine di porre in essere i prescritti adempimenti e consentire il versamento della ritenuta sopra citata, tramite modello F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 63 del 30.06.2010 ha istituito il codice tributo “1039” denominato “Ritenuta operata da banche e Poste Italiane Spa all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi a bonifici disposti per beneficiare di oneri deducibili e detrazioni d’imposta, ai sensi dell’articolo 25, dl n. 78/2010”.


E’ stato inoltre previsto che, in sede di compilazione del modello F24, il suddetto codice è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”, con indicazione, nel campo “Rateazione/regione/prov/mese rif.” e nel campo “Anno di riferimento”, del mese e dell’anno cui la ritenuta si riferisce.


Gli enti finanziari dovranno pertanto, procedere al versamento della ritenuta entro il 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata, emettere la certificazione di avvenuto versamento della ritenuta entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui le somme sono state corrisposte, ai sensi dell’art. 4, comma 6-quater del DPR 322/1998 e presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta.


Come evidenziato nel provvedimento direttoriale del 30.06.2010, il versamento delle ritenute può essere effettuato con le modalità di cui all’art. 17, del D. Lgs 241/1997, ovvero anche mediante l’istituto della compensazione.


Nei confronti dei sostituti d’imposta che non adempiono agli obblighi di effettuazione e di versamento delle ritenute si rendono si rendono applicabili le sanzioni previste dall’art. 14 del D. Lgs n. 471/1997 e, al superamento di determinati limiti, la sanzione penale prevista dall’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000.




La circolare n. 40/E del 28 luglio 2010




In sede di prima applicazione della norma contenuta nella manovra estiva, sia gli operatori interessati dalla novella legislativa, che la stampa specializzata hanno sollevato alcune difficoltà nel porre in essere gli adempimenti introdotti dal legislatore con l’art. 25 del DL n. 78/2010.


In particolare, i dubbi manifestati hanno interessato la base imponibile su cui operare la ritenuta, la possibilità di porre in essere tale adempimento nei confronti di chi si avvale di regimi d’imposta sostitutivi dell’IRPEF, quali ad esempio il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo previsto dall’art. 13 della legge 388/2000 che non prevede l’assoggettamento a ritenuta delle somme corrisposte per l’espletamento dell’attività d’impresa o professionale svolta.


Ed ancora, altre perplessità hanno riguardato la possibilità di applicare la ritenuta da parte degli istituti finanziari nei casi di spese per intervento di recupero del patrimonio edilizio sostenute dal condominio.


In tale ipotesi, infatti, il condominio è tenuto ad effettuare una ritenuta alla fonte del 4% sulla somma corrisposta con l’effetto che laddove fosse stata applicata anche la ritenuta del 10%, il prelievo complessivo a carico del beneficiario del bonifico sarebbe pari al 14%.


Con il citato documento di prassi, l’Agenzia delle Entrate ha fornito istruzioni operative alla corretta applicazione delle disposizioni in commento.


Nello specifico, è stato precisato che la base di calcolo su cui operare la ritenuta non deve comprendere l’IVA al fine di non alterare le caratteristiche di neutralità dell’imposta.


In ragione di ciò, laddove la tipologia di spesa a cui si riferisce il bonifico riguardi prestazioni assoggettate a diverse aliquote d’imposta (4, 10 o 20%), per esigenze di semplificazione, si è ritenuto che l’importo su cui calcolare la ritenuta del 10% da parte dell’istituto finanziario deve essere decurtato del 20% .


Ne consegue, che sarà cura del beneficiario in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi provvedere alla corretta autoliquidazione delle imposte dovute scomputando le ritenute d’acconto subite in occasione dei bonifici ricevuti.


La circolare dell’Agenzia delle Entrate detta istruzioni anche per i casi in cui la somma oggetto di bonifico deve essere assoggettata a ritenuta da parte del soggetto ordinante, ed a titolo esemplificativo si può citare il condominio.


Ebbene, per tali fattispecie, l’Amministrazione Finanziaria ha ritenuto che, “in forza del carattere speciale della disciplina di cui all’art. 25 del DL 78 del 2010, al fine di evitare che le imprese e i professionisti che effettuano prestazioni di servizi o cessioni di beni per interventi di ristrutturazione edilizia o di riqualificazione energetica subiscano sullo stesso corrispettivo più volte il prelievo alla fonte, dovrà essere applicata la sola ritenuta del 10% prevista dal predetto decreto legge n. 78 del 2010”.


Ne consegue che i sostituti d’imposta, tot court, che erogano corrispettivi in occasione dell’esecuzione di interventi di recupero del patrimonio edilizio o di interventi di risparmio energetico, non dovranno operare la ritenuta sulle somme corrisposte.


Il documento di prassi si sofferma inoltre sui casi in cui il beneficiario si avvalga di regimi fiscali sostitutivi dell’imposta sul reddito che non prevedono l’assoggettamento delle somme corrisposte a ritenuta a titolo di acconto da parte dei soggetti erogati il pagamento.


In tali casi, è stato precisato che le somme loro corrisposte mediante bonifici disposti per le spese di interventi di recupero del patrimonio edilizio o di interventi di risparmio energetico dovranno essere assoggettate a ritenuta d’acconto nella misura del 10% con la possibilità di scomputare le ritenute subite dall’imposta sostitutiva in sede di autoliquidazione dell’imposta dovuta in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.


Da ultimo, ma non di non secondaria importanza rispetto alle altre indicazioni fornite dalla circolare, appaiono i chiarimenti in ordine alla possibilità di escludere, in sede di prima applicazione, l’irrogazione delle sanzioni derivanti dalla inesatta applicazione della disposizione.


In questa ipotesi, l’Agenzia delle Entrate pare avere voluto recepire le perplessità e le difficoltà sollevate dagli operatori finanziari e derivanti dal fatto che il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30.06.2010 è stato pubblicato il giorno prima dell’entrata in vigore della disposizione (1 luglio 2010) e dalla complessità degli adempimenti che i sostituti devono porre in essere.


Ed invero, molti istituti di credito proprio al fine di porre in essere i nuovi adempimenti hanno, temporaneamente, sospeso la possibilità di disposizione di bonifici on line, probabilmente al fine di adeguare le procedure software, e, conseguentemente, ci si augura che tali nuovi adempimenti e/o ritardi non possano essere traslati sugli utenti.




2 agosto 2010


Pietro Cascio


Mauro Farina

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