La regolarità fiscale nel 'Codice degli appalti pubblici'

analisi della corretta interpretazione della definizione di “regolarità fiscale” per le imprese che intendono partecipare ad appalti pubblici

Premessa


La circolare 41/e del 3 agosto scorso dell’Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto “Problematiche in materia di certificazione dei requisiti fiscali richiesti per la partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi e relativi subappalti, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e2004/18/CE””, reca un intervento che si aggiunge, modificandole parzialmente, alle disposizioni già impartite dall’Agenzia delle Entrate con la circ. 34/E del 25 maggio 2007: “Art. 38, comma 1, lett. g), D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture) Requisito di regolarità fiscale”.


Al fine di fornire un quadro di riferimento sistematico e coordinato alle disposizioni che concernono la materia e che sono correlate all’art. 38 del citato “Codice dei contratti pubblici” si ritiene propedeutico uno specifico richiamo alla relativa normativa ed alla prassi.




Excursus normativo


La normativa di riferimento in materia di appalti pubblici è costituita dal D.Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006. Tale provvedimento prevede, all’art. 38, c. 1, lett. g) che i soggetti che “hanno commesso violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti” sono esclusi:






  1. dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi;



  2. dall’affidamento dei relativi subappalti;



  3. dalla stipula dei relativi contratti.




La norma, che definisce la cd. “regolarità fiscale”, richiede dunque, ai fini della partecipazione alle gare di aggiudicazione degli appalti, che l’Amministrazione finanziaria non abbia contestato al contribuente una qualsiasi violazione di obblighi in materia di tributi da essa amministrati mediante atto che si sia reso definitivo per effetto del decorso del termine di impugnazione ovvero – qualora sia stata proposta impugnazione – del passaggio in giudicato della pronuncia giurisdizionale (cfr. ris. n. 2/E del 3 gennaio 2005 e Sentenza del Consiglio di Stato, sez. V, 20-04-2010, n. 2213).


La suddetta regolarità fiscale si configura, oltre che nell’ipotesi in cui l’interessato sia stato destinatario di accertamenti non definitivi ai sensi del citato art. 38, anche qualora, alla data rispetto alla quale viene richiesta la certificazione, la pretesa dell’Amministrazione finanziaria sia stata integralmente soddisfatta, anche mediante definizione agevolata.


Ai sensi del successivo comma 2, “l’interessato attesta il possesso dei requisiti “mediante dichiarazione sostitutiva in conformità alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445…”, la situazione di regolarità fiscale può essere autocertificata fermo restando il potere di chi riceve la suddetta autocertificazione di effettuare i relativi controlli di veridicità.


L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 34/E del 25 maggio 2007, in considerazione del fatto che la stazione appaltante, in sede di controllo delle suddette autocertificazioni, può chiedere agli uffici l’attestazione di “regolarità fiscale” per verificare l’insussistenza di carichi pendenti gravanti sulla ditta appaltatrice, ha fornito ai propri uffici le istruzioni per rispettare tale adempimento.


Oltre a ribadire, in merito, i presupposti che legittimano il rilascio da parte dell’Amministrazione finanziaria del certificato attestante i requisiti necessari per partecipare alle gare pubbliche (come già illustrato, assenza di contestazioni definitivamente accertate inerenti la violazione di obblighi tributari e integrale estinzione, anche tramite adesione agevolata, alla data rispetto alla quale viene richiesta la certificazione, della pretesa dell’amministrazione finanziaria) afferma la validità del modello di “Certificazione dei carichi pendenti risultanti al sistema informativo dell’anagrafe tributaria” ai fini della certificazione in argomento. Il documento di prassi specifica in tal senso che il suddetto modello deve considerarsi valido, e quindi utilizzabile, per certificare tutte le tipologie di carichi pendenti.


Secondo la circolare 34/E, l’obbligo dell’agenzia delle Entrate relativamente alla richiesta della ditta appaltatrice consisteva nel fornire tutte le informazioni utili per consentire la valutazione della sussistenza del requisito della regolarità fiscale e pertanto affermava che “in conformità al predetto provvedimento, gli Uffici indicheranno separatamente, nel richiesto certificato, anche le violazioni che non risultano ancora definitivamente accertate. Ciò in quanto la valutazione della sussistenza del requisito della regolarità fiscale di cui, in particolare, al Codice dei contratti pubblici spetta comunque alla stazione appaltante, alla quale l’Agenzia delle entrate deve fornire tutte le informazioni utili alla verifica dello stesso, sia in relazione alla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti, nonché dei subappalti, sia in relazione alla successiva stipula dei relativi contratti”.


Tale affermazione aveva prodotto l’effetto di ampliare il contenuto della norma nel quale venivano così incluse anche le eventuali violazioni contenute in controlli fiscali ancora non definitivi.




La circolare 41/E del 3 agosto 2010.


La circolare 41/E dell’Agenzia delle Entrate risponde alle richieste di chiarimenti interpretativi provenienti dagli operatori del settore, fomentati dalla necessità di garantire una maggiore adesione alle prescrizioni dell’art. 38 del D.Lgs. 163/2007 e quindi, di risolvere eventuali contrasti emergenti tra le modalità operative eseguite in tale ambito in Italia, dagli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, e le analoghe certificazioni rilasciate dalle Amministrazioni fiscali di soggetti esteri.


Invero, ai sensi dell’articolo 38 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, nel certificato devono essere indicate esclusivamente le violazioni rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e delle tasse che siano definitivamente accertate.


L’Agenzia delle Entrate, rifacendosi alla circolare 34/E precedentemente illustrata, conferma l’attualità e, quindi, utilizzabilità del modello destinato alla Certificazione dei carichi pendenti nel caso in cui i destinatari della dichiarazione sostitutiva richiedessero all’Agenzia delle Entrate la “conferma scritta della corrispondenza di quanto dichiarato con le risultanze dei registri da questa custoditi, ai sensi dell’ articolo 71 del d.p.r. n. 445 del 2000”.


Sempre con riferimento alla medesima circolare, osserva però, che in essa era stato espressamente previsto l’avviso che gli uffici dell’Agenzia delle Entrate dovessero indicare nella certificazione anche le eventuali violazioni non definitivamente accertate, al fine di consentire all’amministrazione richiedente di disporre di ogni elemento utile a valutare la sussistenza del requisito della regolarità fiscale.


Prendendo atto che tale chiarimento ha sollevato da più parti dubbi circa l’opportunità di fornire elementi informativi non espressamente richiesti dal Codice dei contratti pubblici, ribadisce che l’irregolarità fiscale rilevante ai fini dell’esclusione dalle procedure di affidamento può dirsi integrata qualora in capo al contribuente sia stata definitivamente accertata una qualunque violazione relativa agli obblighi di pagamento d’imposte e tasse amministrate dall’Agenzia delle Entrate e che pertanto, in ossequio alle disposizioni di cui all’articolo 38 del Codice dei contratti pubblici, dovrebbero segnalarsi alle stazioni appaltanti richiedenti esclusivamente le violazioni definitivamente accertate.


La valutazione non è di scarso rilievo se si considera che, prevedere l’estensione anche ai controlli non ancora definitivi ed attribuire agli stessi rilievo ai fini della prevista esclusione dalle aggiudicazioni, oltre a non rispettare il disposto normativo, si presta ad eventuali e gravi disparità di trattamento rispetto ai partecipanti alle gare non stabiliti nello Stato italiano per i quali la certificazione potrebbe seguire criteri, non meno rigorosi, ma diversi e rispettosi in senso stretto della norma vigente. Questi ultimi sarebbero notevolmente ed ingiustamente favoriti, quindi, nella partecipazione alle procedure di affidamento degli appalti rispetto a soggetti stabiliti in Italia.


Precisa, inoltre, che tenuto conto che la valutazione della sussistenza del requisito della regolarità fiscale spetta, comunque, alla stazione appaltante, occorre garantire l’uniformità dell’attività degli uffici dell’Agenzia incaricati della redazione dei suddetti modelli di certificazione in senso più strettamente corrispondente ai requisiti prescritti dal Codice dei contratti pubblici, coerentemente con quanto sopra argomentato in merito alle certificazioni rilasciate dalle Amministrazioni fiscali di soggetti esteri.


In conclusione la circolare rettifica le istruzioni precedentemente impartite con la circolare 34/E ed afferma che ai fini delle richieste avanzate ai sensi dell’articolo 38 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, devono essere indicate esclusivamente le violazioni rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e delle tasse che siano definitivamente accertate.


Ciò anche nel rispetto della ratio del Codice, pensato per assicurare, tramite una disciplina coordinata ed unitaria della materia, tutti quei principi cui deve ispirarsi, nel rispetto della libera concorrenza, per le sue prerogative la disciplina degli appalti pubblici.




31 agosto 2010


Cinzia Bondì

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