ICI e diritto d’abitazione, IVA e servizi locali


Domanda.


Godendo il coniuge superstite del diritto reale di godimentoquale diritto di abitazione ai sensi dell’ art. 540 del codice civile, è corretto che come prima casa non paghi l’Ici?


Risposta.


I diritti reali di godimento sono l’enfiteusi, il diritto di superficie, l’usufrutto, il diritto reale d’uso, le servitù, il diritto reale di abitazione. Il diritto reale di abitazione è un diritto reale minore di godimento su cosa altrui, disciplinato, insieme al diritto reale di uso dagli articolo 1021 e seguenti del Codice Civile. Il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, è entrato in vigore il 20 settembre 1975, a seguito della riforma del diritto di famiglia (legge 19 maggio 1975, n. 151). Ai sensi degli artt. 1025 e 1026 C.C., chi ha il diritto di abitazione e occupa tutto l’immobile è tenuto alle spese relative alla custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria, oltre ai tributi gravanti sullo stesso. Se occupa una sola parte dell’immobile, contribuisce in proporzione di ciò che gode; le riparazioni straordinarie sono a carico del proprietario, tranne se sono causate dall’inadempimento degli obblighi di ordinaria manutenzione.


Il diritto di abitazione sulla casa coniugale lo si acquisisce quando uno dei coniugi muore: il coniuge superstite, infatti, acquista il diritto di abitare la residenza coniugale al momento dell’apertura della successione e questo diritto dura finché egli rimane in vita, indipendentemente dal fatto che l’immobile sia dato in eredità ad altre persone (bisogno poi verificare la questione dei legittimari di cui all’art. 536 e seguenti del C.C.). Il diritto reale di abitazione è ancora più circoscritto del diritto di uso: ha per oggetto una casa e consiste nel diritto di abitarla limitatamente ai bisogni del titolare del diritto e della sua famiglia. La disciplina codicistica non consente di cedere il diritto in parola ad altri o di dare la casa gravata in locazione. Si ricorda che con il D.L. 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 luglio 2008, n. 126, è stata disposta l’esclusione dall’Ici delle unità immobiliari adibite ad abitazione principale del soggetto passivo nonché delle unità immobiliari ad esse assimilate da parte dei comuni interessati (art. 1, cc. 1 e 2). Si è dell’avviso che ai fini ICI nel caso in esame, per effetto del contenuto disposto dall’articolo 1, del citato decreto legge 27 maggio 2008 il tributo comunale non sia dovuto per la casa adibita ad abitazione principale, in caso di decesso di uno dei coniugi perché all’altro spetta “comunque” il diritto di abitazione sulla casa che costituiva abitazione della famiglia. Poiché come ampiamente risaputo l’ICI è un tributo locale che può variare da Comune a Comune si consiglia, in ogni caso e per maggiore sicurezza, di verificare il regolamento comunale o di rivolgersi all’ufficio tributi dove si trova l’immobile in oggetto per avere maggiori delucidazioni in merito.


IVA NEGLI ENTI LOCALI


Domanda.


Il nostro Comune gestisce un asilo per bambini dietro il pagamento di quote di contribuzione dei genitori calcolate in base al reddito complessivo dichiarato dal nucleo familiare ; si chiede di sapere se la quota che il Comune incassa dai genitori è rilevante ai fini IVA?


Risposta.


L’attività indicata nel quesito svolta da un ente locale rientra nel campo di applicazione dell’IVA, ma in regime di esenzione per il disposto dell’art. 10, n.21, del DPR n.633/72, che recita “sono esenti da iva (…) le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, delle colonie marine, montane e campestri e degli alberghi e ostelli per la gioventù di cui alla legge 21 marzo 1958, n.326, comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”. I corrispettivi incassati a fronte delle predette attività saranno perciò esenti da IVA, ai sensi dell’art. 10, n. 21 del DPR 633/72; trattasi di esenzione dovuta alla rilevante utilità sociale e culturale di tali servizi nei confronti dei cittadini. L’ente locale ha però l’obbligo di emettere la fattura, così come sancito dall’art. 21 del DPR 633/72, per le quote di contribuzione pagate dalle famiglie degli alunni. L’ente locale può optare dando preventiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente di avvalersi della dispensa dagli adempimenti relativi alle operazioni esenti, secondo quanto previsto dall’art. 36-bis. Con la dispensa l’ente locale ha la possibilità di scegliere l’esonero dalla fatturazione e registrazione delle operazioni esenti, anche se resta comunque obbligatoria, anche in caso di dispensa, l’emissione della fattura per le operazioni esenti, se richiesta dal cliente.



12 agosto 2010


Matteo Esposito e Federico Gavioli


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