I divieti alle compensazioni in presenza di debiti

nell’ultimo anno sono stati inseriti vari divieti alle compensazioni dei crediti tributari: il punto della situazione

L’art. 31, del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010 – titolato “Preclusione all’autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi” – ha introdotto – a far data dall’1 gennaio 2011 – un’ulteriore sbarramento alla compensazione di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241/97, vietandola fino a concorrenza dell’importo dei debiti, di ammontare superiore a 1.500 €, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.


La mancata osservanza del divieto comporta l’applicazione della sanzione pari al 50% dell’importo indebitamente compensato a pagamento fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato.


La sanzione non può essere applicata fino al momento in cui sull’iscrizione a ruolo penda contestazione giudiziale o amministrativa e non può essere comunque superiore al 50 per cento di quanto indebitamente compensato.


Nelle ipotesi di cui al periodo precedente, i termini di cui all’art. 20 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, decorrono dal giorno successivo alla data della definizione della contestazione.


Detta norma prevede che l’atto di contestazione di cui all’articolo 16, ovvero l’atto di irrogazione, devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è avvenuta la violazione o nel diverso termine previsto per l’accertamento dei singoli tributi. Entro gli stessi termini devono essere resi esecutivi i ruoli nei quali sono iscritte le sanzioni irrogate ai sensi dell’articolo 17, comma 3. Se la notificazione è stata eseguita nei termini sopra previsti ad almeno uno degli autori dell’infrazione o dei soggetti obbligati in solido, il termine è prorogato di un anno.


Il diritto alla riscossione della sanzione irrogata si prescrive nel termine di cinque anni. L’impugnazione del provvedimento d’irrogazione interrompe la prescrizione, che non corre fino alla definizione del procedimento.


E’ comunque ammesso il pagamento, anche parziale, delle somme iscritte a ruolo per imposte erariali e relativi accessori mediante la compensazione dei crediti relativi alle stesse imposte, con le modalità stabilite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, da emanare entro 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto.


Nell’ambito delle attività di controllo dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza è assicurata la vigilanza sull’osservanza del nuovo divieto previsto, anche mediante specifici piani operativi.




La stretta sulle compensazioni


La manovra correttiva 2010 tenta di frenare, ancora una volta, gli abusi dell’istituto della compensazione.


Già l’art. 27, cc. da 16 a 20, del D.L. n. 185/2008, conv. in L. n. 2/2009, aveva previsto che salvi i più ampi termini previsti dalla legge in caso di violazione che comporta l’obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per il reato previsto dall’articolo 10-quater, del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, l’atto di cui all’articolo 1, comma 421, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, emesso a seguito del controllo degli importi a credito indicati nei modelli di pagamento unificato per la riscossione di crediti inesistenti utilizzati in compensazione ai sensi dell’articolo 17, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, deve essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo”.


In pratica, la norma ha precisato che, fatti salvi i maggiori termini previsti nell’ipotesi del reato d’indebita compensazione di crediti inesistenti per importi superiori a 50.000 €, per il recupero di crediti utilizzati in compensazione inesistenti, l’Agenzia delle Entrate può procedere al recupero degli stessi, tramite l’emissione di un apposito atto di recupero (art. 1, c. 421, delle legge n. 311/2004), entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo all’utilizzo del credito non spettante o inesistente.


In riferimento all’entrata in vigore delle nuove disposizioni e dei nuovi termini, l’art. 27, c. 17, ha puntualizzato che gli stessi si applicano “a decorrere dalla data di presentazione del modello di pagamento unificato nel quale sono indicati crediti inesistenti utilizzati in compensazione in anni con riferimento ai quali alla data di entrata in vigore della presente legge siano ancora pendenti i termini di cui al primo comma dell’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”. In pratica, la nuova sanzione si applica alle violazioni commesse a decorrere dal 29 novembre 2008.


In ordine alle sanzioni, il legislatore ha modificato radicalmente il peso della sanzione, passando dal 30% ad una misura variabile (dal 100% al 200%) del credito illegittimamente compensato.


Per ciò che attiene alla riscossione coattiva il comma 19 dell’art. 27 dispone che “in caso di mancato pagamento entro il termine assegnato dall’ufficio, comunque non inferiore a sessanta giorni, le somme dovute in base all’atto di recupero di cui al comma 16, anche se non definitivo, sono iscritte a ruolo ai sensi dell’articolo 15-bis del decret del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602”.


Pertanto, indipendentemente dall’intervenuta definitività o, meglio, inoppugnabilità dell’atto di recupero, le somme dovute a titolo di imposta, sanzione o interesse sono iscritte a ruolo a titolo definitivo per intero derogando, quindi, al principio generale della riscossione frazionata disciplinato dall’art 68 del D.Lgs. n. 546/1992.


Quanto, poi, al termine entro il quale l’Agente della Riscossione deve procedere alla notifica della cartella di pagamento, il legislatore ha previsto che si applica il termine previsto dall’art. 25, c. 1, lett. c), del D.P.R. n. 602/73 ovvero la cartella dovrà essere notificata “entro il secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio”.


Tale disciplina amministrativa è stata integrata all’art. 7, co. 2, del D.L. 10.2. 2009 n. 5, conv. in L. n. 33 del 9 aprile 2009.


Tale ultima disposizione – che ha aggiunto un periodo al comma 18 dell’art. 27 del D.L. n. 185 del 2008 – ha previsto l’applicazione della sanzione nella misura massima del duecento per cento nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per un ammontare superiore a 50 mila € per ciascun anno solare.


La disposizione si applica alle violazioni commesse a decorrere dall’11.2.2009, data di entrata in vigore del citato D.L. n. 5 del 2009.




Il visto sulle compensazioni


Come è noto, l’art. 10 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78 (convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102), aveva già disposto che l’utilizzo in compensazione orizzontale dei crediti IVA di importo superiore a 10.000 euro, può avvenire solo successivamente alla presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui gli stessi risultano, e può essere operato esclusivamente attraverso i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, consentendo in tal modo all’Amministrazione finanziaria il controllo tempestivo tra i crediti indicati in dichiarazione e quelli utilizzati in compensazione nel modello F24.


Inoltre, è stato disposto che i contribuenti i quali intendono utilizzare in compensazione crediti IVA per importi superiori a 15.000 euro annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità di cui all’articolo 35, c. 1, lett. a), del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, relativamente alle dichiarazioni dalle quali emerge il credito. In alternativa, la dichiarazione può essere sottoscritta anche da parte dei soggetti che compilano la relazione di revisione per i contribuenti soggetti al controllo contabile ex articolo 2409-bis del codice civile (cfr. circolare n. 57/E del 23 dicembre 2009).


Resta inteso che, nel caso di utilizzo in compensazione di crediti, di cui sia constatata l’esistenza, in misura superiore al limite di 10.000 euro in data precedente a quella di presentazione della dichiarazione annuale, ovvero in misura superiore al limite di 15.000 euro senza che sia stato apposto sulla dichiarazione il prescritto visto di conformità, continua ad applicarsi la sanzione di cui all’articolo 13 del D.lgs. n. 471 del 1997, ossia quella prevista nel caso di omesso versamento (pari al 30 per cento del credito indebitamente utilizzato in compensazione).


Le nuove disposizioni si applicano a decorrere dall’1 gennaio 2010 e riguardano i crediti esposti nelle dichiarazioni e nelle istanze presentate a partire da tale data.


Sul punto, è intervenuta l’Agenzia delle Entrate, dapprima con la circolare n. 1/E del 15 gennaio 2010 e successivamente con la circolare n.12/E del 12 marzo 2010, fornendo tutta una serie di indicazioni utili, cui si rinvia, per specifici approfondimenti.




Conclusioni


L’art. 35, c. 7, del D.L. . n. 223/ 2006,convertito con modificazioni in legge n. 248/2006, l’art. 27 del D.L. n. 185/2008, convertito con modificazioni in legge n. 2/2009, l’art. 7, c. 2, del D.L. n. 5/2009, convertito in legge n. 33/2009, l’art. 10 del D.L. n. 78/2009, convertito con modificazioni in legge n. 102/2008, il D.L. n. 78/2010, convertito con modificazioni in legge n. 122/2010, hanno chiuso il cerchio sulle compensazioni.


I cinque diversi provvedimenti, emanati nel’ultimo periodo, raddrizzano il tiro rispetto ad una compensazione senza regole prima prevista.




NOTA


1) L’art. 35, comma 7, del D.L. n. 223 del 4 luglio 2006 (convertito con L. 4 agosto 2006, n. 248), ha inserito una nuova fattispecie penale diretta a tutelare la fase della riscossione: il mancato versamento quale conseguenza dell’indebita compensazione con crediti inesistenti o non spettanti, aggiungendo l’art. 10-quater nell’ambito del D.Lgs. n. 74/2000, che per il richiamo operato all’art. 10-bis del D.Lgs.n.74/2000, prevede la reclusione da sei mesi a due anni chiunque per non versa le somme dovute, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.




23 agosto 2010


Roberta De Marchi

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