Gli incrementi patrimoniali

analisi delle principali modifiche intervenute sul “redditometro” a seguito della manovra estiva

Come è noto, l’art. 22 del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, oggi trasferito nel cd. Maxiemendamento, ha modificato i commi 4, 5, 6, 7 e 8 dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/73, cambiando le regole del gioco, per le annualità dal 2009 in poi.


La nuova norma prevede che, l’ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti dell’art. 38 e dall’art. 39 del D.P.R. n. 600/73, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.


In pratica, questa modalità è utilizzabile sempre, anche per una sola annualità, appena in possesso di un elemento di spesa, spostando sul contribuente l’onere della prova che può essere data:




  • attraverso redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta;



  • attraverso redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta;



  • attraverso redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.




Inoltre, la determinazione sintetica del reddito può essere, altresì, fondata sul contenuto induttivo di elementi di capacità contributiva, individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, con periodicità biennale.


Unica condizione necessaria è che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno 1/5 quello dichiarato.




Incrementi patrimoniali


L’ art. 2 D.L. 30.9.2005, n. 203, modificando l’art. 38, c. 5, D.P.R. 600/1973, ha disposto che, se l’ufficio determina sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, tale spesa si considera sostenuta – fatta salva l’eventuale prova contraria – nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro (e non più nei cinque, come nel vecchio testo) precedenti.


Pertanto, per gli accertamenti relativi alle annualità sino al 2008, se l’ufficio riscontra il possesso di un cespite (un bene immobile, per esempio) pagato € 1.000.000,00, acquistato nel 2006, l’«incremento patrimoniale» per il periodo d’imposta 2006 è pari a € 200.000,00, e la restante parte va suddivisa nei quattro esercizi precedenti nei seguenti termini:




  • periodo d’imposta 2002: € 200.000,00;



  • periodo d’imposta 2003: € 200.000,00;



  • periodo d’imposta 2004: € 200.000,00;



  • periodo d’imposta 2005: € 200.000,00.



In altri termini, l’eventuale incremento patrimoniale va applicato all’anno di effettuazione dell’investimento e ai precedenti quattro periodi d’imposta che risultano avere concorso all’ottenimento delle risorse finanziarie necessarie all’acquisto, se ancora non prescritte.


Anche la stessa Amministrazione finanziaria con la circolare n. 101/E del 30.04.1999, in tema di accertamento sintetico, ribadisce, per la cosiddetta quota risparmio, la presunzione di conseguimento di redditi nell’anno in cui è stata fatta la spesa e nei cinque anni precedenti (nella versione previgente della norma).


La nuova norma, invece, oggi, ha cancellato ogni riferimento agli incrementi patrimoniali (cfr. il puntuale intervento di BONGI, Il redditometro ha più munizioni, in “ItaliaOggi”, edizione del 26 luglio 2010, pag. 14).


Pertanto, occorre verificare come verrà tassato dal 2009 in poi l’incremento patrimoniale.


Atteso che la norma fa riferimento alle “spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta”, se il contribuente ha acquistato l’immobile con disponibilità finanziarie proprie, tutta l’intera somma dovrebbe concorrere alla determinazione sintetica del reddito relativa all’anno di sostenimento della spesa, salvo prova contraria da parte del contribuente.


Diversamente, se una parte della somma utilizzata è finanziata da un mutuo, potrebbero concorrere solo le rate di mutuo pagate nell’anno, a cui naturalmente va aggiunto l’esborso secco relativo alla parte non coperta da mutuo.


Il problema si complica se l’incremento patrimoniale deriva, per esempio, da un finanziamento soci.


In questo caso concorrerà l’intera somma, salvo che il contribuente non riesca a dimostrare che il finanziamento è avvenuto attraverso redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta; ovvero, attraverso redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta; ovvero, attraverso redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.


Sul punto, sicuramente, saranno decisivi i chiarimenti che fornirà l’amministrazione finanziaria.




24 agosto 2010


Francesco Buetto

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