Contraenti solidali per l’imposta di registro

Il venditore e l’acquirente, in qualità di parti contraenti, sono tenuti in solido al pagamento dell’imposta di registro nei confronti dell’amministrazione finanziaria.


La conferma dell’importante principio viene dalla sentenza n. 16743 depositata il 16 luglio 2010 della Corte di Cassazione in cui emerge che la stessa amministrazione può rivolgersi in modo indifferente a tutte le parti al fine di ottenere il pagamento delle parti, senza che i contraenti possano invocare il c.d. “beneficium excussionis”, e di conseguenza agire nei confronti del debitore principale rivelatosi insolvente.


In materia di imposta di registro l’art. 55, c. 1, del Dpr n. 634 del 1972, come modificato dall’art. 5 del Dpr n. 953 del 1977, prevede che sono obbligati in solido al pagamento dell’imposta di registro le parti contraenti; il successivo quarto comma stabilisce che l’imposta complementare dovuta per un fatto imputabile soltanto ad una delle parti contraente è a carico esclusivo di questa(1). Tra i soggetti obbligati a richiedere la registrazione, espressamente indicati all’art. 10 del Dpr n. 131/1986, il legislatore ha inserito anche gli agenti immobiliari (comma 1, lett. d-bis), il quale dovrà provvedere a sua cura richiedere la registrazione dei contratti e provvedere al pagamento dell’imposta, allorché le parti contraenti non lo facciano direttamente.


Nella fattispecie in esame un istituto ecclesiastico ha impugnato la cartella di pagamento per una maggiore imposta di registro determinatasi a seguito di rettifica del valore di un terreno venduto ad una società immobiliare, eccependo l’infodatezza della pretesa tributaria in quanto l’imposta non era dovuta. I giudici di prime cure hanno accolto il ricorso e l’ufficio finanziario ha proposto appello. La Commissione tributaria regionale ha annullato la cartella esattoriale e l’ufficio ha proposto ricorso per cassazione.


I giudici di legittimità, non accogliendo le motivazioni della CTR secondo cui l’impugnativa scaturiva dall’accertamento e dal mancato condono richiesto dalla società, hanno ritenuto in diritto che il venditore e l’acquirente sono tenuti in solido nei confronti dell’amministrazione finanziaria al pagamento dell’imposta di registro, ai sensi dell’art. 55 del Dpr n. 634 del 1972, fermo restando, ovviamente, l’obbligo del compratore a rivalere il venditore (art. 1475 cc.c) qualora la stessa amministrazione abbia ottenuto il pagamento. Ne consegue che quest’ultima può rivolgersi a tutte e due le parti contraenti per il pagamento dell’imposta senza che le stesse possono invocare il “beneficium excussionis”(2).


La Corte di Cassazione ha precisato, comunque, che solo nell’ipotesi in cui la pretesa tributaria riguardi l’imposta liquidata a seguito di condono proposta dall’acquirente, l’erario non può richiederne il pagamento anche al venditore, in quanto è da imputare esclusivamente a quest’ultimo trattandosi di imposta complementare imputabile solo ad una della parti contraenti, così come dispone l’art. 55, c. 4, Dpr n. 634/1972. Infatti nel caso di specie il condono non era stato applicato e l’accertamento era divenuto definitivo, dal momento che la pretesa tributaria scaturiva dal contratto stipulato dalla parti e non per un comportamento imputabile alla società immobiliare.


La stessa Corte, non essendo necessari ulteriori accertamenti, ha deciso nel merito non accogliendo il ricorso introduttivo del contribuente condannando quest’ultimo al pagamento delle altre spese dell’intero giudizio.


Sul tema in argomento si evidenzia l’orientamento consolidato della giurisprudenza che per diverse fattispecie ha ribadito l’obbligazione solidale delle parti contraenti al pagamento dell’imposta di registro. Nel caso, ad esempio, di stipula di un contratto di alienazione di un impianto turistico ricettivo balneare, sussiste tra i contraenti, il principio di solidarietà ai sensi del citato art. 55 Dpr n. 634/1972(3).




NOTE




  1. Cass. 22 maggio 1998, n. 5106. Sono tenuti in solido al pagamento dell’imposta di registro il venditore e l’acquirente, ma è quest’ultimo a dover sopportare il relativo onere ex art. 1475 c.c. e a rivalere il venditore nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria abbia già ottenuto dallo stesso il pagamento.



  2. Patto in base al quale il creditore può agire contro il fideisussore solo dopo aver agito, infruttuosamente, contro il debitore principale.



  3. Cfr. Comm. Trib. Centr 7 luglio 2006, n. 5980; CTR Calabria, Sez,. VI, 28 gennaio 2005, n. 145. L’emissione di due distinti avvisi di accertamento nei confronti di due venditori, appare legittima per essere gli stessi parti contraenti, con obbligazione solidale al pagamento dell’imposta complementare ex art. 55 Dpr n. 634/1972.




11 AGOSTO 2010


Enzo Di Giacomo

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