Rottamazione liti fiscali d'annata

le liti fiscali che è possibile “rottamare” e quanto costa al contribuente tale “rottamazione”

 

Novella normativa


Il comma 2-bis dell’art. 3 del dl 40/2010 (decreto incentivi), aggiunto dalla legge di conversione n. 73/2010, pubblicata nella G. U. del 25 maggio scorso, ha previsto la cd. rottamazione delle liti fiscali d’annata ovvero la possibilità per il contribuente di chiudere, in presenza di determinate condizioni, le liti fiscali pendenti sia presso la Corte di Cassazione che presso la Commissione Tributaria Centrale (C.T.C.). L’art. 3 (rubricato “Deflazione del contenzioso e razionalizzazione della riscossione”), comma 2-bis (comma aggiunto in sede di conversione), del D.L. n. 40/2010, prevede la possibilità di definire le controversie tributarie pendenti in Cassazione o presso la C.T.C., a condizione che le stesse originino da ricorsi iscritti a ruolo nel primo grado, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, da oltre 10 anni e per le quali l’Amministrazione Finanziaria risulti soccombente nei primi due gradi di giudizio. Presupposto per la definizione è che la pendenza tributaria sia originata da ricorso iscritto a ruolo nel primo grado, alla data di entrata in vigore della legge (ossia al 25 maggio 2010), da oltre dieci anni, nella quale risulti soccombente l’amministrazione nei primi due gradi di giudizio. I giudizi tributari ultradecennali, nei quali l’amministrazione finanziaria ha perso sia in primo che in secondo grado, sono definiti in modo automatico se pendono davanti alla commissione tributaria centrale;per quelli pendenti in cassazione, viceversa, occorre la domanda del contribuente e il pagamento del 5% del valore della lite. La durata ultradecennale del giudizio e la soccombenza dell’A.F. sono, dunque, le due condizioni richieste sia per i giudizi pendenti in Cassazione che per quelli pendenti in Commissione Tributaria Centrale.


Giudizi pendenti in Ctc.


In sostanza, i contribuenti vittoriosi nei primi due gradi di giudizio vedranno definitivamente e automaticamente riconosciute le loro ragioni e dovranno ottenere il rimborso delle eventuali somme versate in corso di causa. Le controversie pendenti presso la C.T.C., una volta verificatesi le suddette condizioni, sono automaticamente definite con decreto del presidente del collegio o da altro componente delegato, Sono escluse le liti aventi ad oggetto istanze di rimborso. Il compenso variabile spetterà solo al giudice estensore del provvedimento di definizione.


Liti ultradecennali in Cassazione: tre mesi per la chiusura


Per i giudizi pendenti in Cassazione (art. 3, c. 2-bis, lettera b, del citato decreto legge), la definizione richiede, altresì, il versamento del 5% del valore della controversia, con contestuale rinuncia ad ogni eventuale pretesa di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89. Possono essere estinti con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia, determinato ai sensi dell’ari. 16, comma 3, della legge 289/2002. Il valore da assumere per il calcolo della somma dovuta è l’importo dell’imposta accertata e contestata in primo grado, al netto di interessi, indennità di mora e sanzioni, anche se irrogate separatamente; per le controversie sanzionatorie, invece, si assume l’importo delle sanzioni non collegato al tributo Per valore della lite si deve intendere l’importo dell’imposta che aveva formato oggetto di contestazione in primo grado, al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni collegate al tributo. Nel caso, invece, di liti relative alla irrogazione di sanzioni non collegate al tributo, occorreva tenere conto dell’entità delle stesse. Per determinare il valore della lite pendente in Cassazione occorre fare riferimento all’importo del tributo e alle sanzioni non collegate al tributo nella misura in cui sono stati contestati all’atto della proposizione del ricorso in primo grado. Per la definizione delle liti ultradecennali pendenti innanzi alla Corte di Cassazione, qualora ricorrano le condizioni su specificate, l’estinzione consegue al pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia (intendendosi per valore della controversia quello indicato dall’art. 16, legge n. 289/2002) e alla contestuale rinuncia ad ogni eventuale pretesa di equa riparazione. Ai fini della definizione, occorre presentare istanza alla segreteria o cancelleria entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 40/2010, con attestazione del relativo pagamento. Le spese di giudizio saranno compensate integralmente, mentre ogni pretesa di equa riparazione dovrà essere rinunciata. È inoltre previsto che, in ogni caso, non si fa luogo a rimborso.


Sospensione


I procedimenti suscettibili di definizione agevolata sono sospesi fino alla scadenza del termine di presentazione dell’istanza. Fino alla scadenza del termine di 90 giorni – i procedimenti restano sospesi e sono definiti con compensazione integrale delle spese del processo e, in ogni caso, è preclusa la possibilità di richiedere il rimborso.




Controversie definibili


In ordine all’individuazione delle controversie definibili occorre fare riferimento non alla impugnazione proposta alla data del 25 maggio 2010 ma alla pendenza del termine per impugnare; tale assunto trova conforto nell’orientamento pregresso manifestato dall’amministrazione finanziaria con riguardo alle disposizioni in materia di definizione agevolata delle liti pendenti (circolare n. 17 del 21 febbraio 2003 dell’agenzia delle entrate). Occorrono indicazioni strettamente operative, quali le modalità di presentazione dell’istanza e di pagamento della somma dovuta. Occorrono chiarimenti in relazione all’ipotesi di soccombenza soltanto parziale dell’amministrazione finanziaria, in uno oppure in entrambi i gradi del giudizio di merito.




Conclusioni


Il comma 2-bis dell’articolo 3 del D.L. n. 40 del 2010 (decreto incentivi), aggiunto dalla legge di conversione n. 73/2010, pubblicata nella G.U. del 25 maggio scorso, stabilisce che i giudizi tributari ultradecennali, nei quali l’Amministrazione Finanziaria ha perso sia in primo che in secondo grado, sono definiti in modo automatico se pendono davanti alla Commissione Tributaria Centrale; per quelli pendenti in Cassazione, invece, serve la domanda del contribuente e il pagamento del 5 per cento del valore della lite.


6 luglio 2010


Angelo Buscema

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