Rassegna previdenziale & sindacale del 27 luglio 2010

 

1) DIRIGENTI DI AZIENDE INDUSTRIALI – ACCORDO per il RINNOVO contrattuale DEL 25 NOVEMBRE 2009 – SOMME ASSICURATE – DECORREnza DAL 1° LUGLIO 2010


L’art. 12, comma 5, del contratto collettivo nazionale per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi prevede che l’azienda stipuli, nell’interesse del dirigente, una polizza assicurativa contro il rischio di morte o di invalidità permanente tale da ridurre in misura superiore ai 2/3 la capacità lavorativa del dirigente stesso, per cause diverse dall’infortunio comunque determinato e dalla malattia professionale.


Si ricorda che con il rinnovo contrattuale del 25 novembre 2009 si è pattuito un incremento delle somme assicurate ai sensi della disposizione sopra richiamata, con decorrenza 1° luglio 2010.


A seguito di tale modifica, pertanto, a partire dal 1° luglio 2010 le somme assicurate sono rideterminate come segue:




  • per il dirigente senza figli a carico, né coniuge: euro 150.000,00;



  • per il dirigente con nucleo familiare composto da uno o più figli a carico e/o dal coniuge: euro 220.000,00.


Si fa presente, inoltre, che l’accordo di rinnovo del 25 novembre 2010 ha aggiornato l’importo a carico del dirigente, a titolo di concorso al costo del premio assicurativo, aumentandolo ad euro 150,00 annui.


2) AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA – REGIONE LOMBARDIA – MODIFICA DELLA PROCEDURA TELEMATICA PER L’INOLTRO DELLE DOMANDE


Si segnala che l’Assessorato Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia ha comunicato che, a partire dal 15 luglio 2010, le domande per richiedere la concessione del trattamento di Cassa Integrazione Guadagni in deroga presentate nell’applicativo informatico “Finanziamenti on line” della Regione Lombardia dovranno obbligatoriamente contenere il numero di protocollo della domanda di CIG in deroga inviata telematicamente all ‘INPS utilizzando il modello denominato “IG 15/Deroga – COD. SRI00”.


Per la presentazione o l’invio delle domande, il termine di venti giorni dall’inizio delle sospensioni previsto dal comma 2 dell’articolo 7-ter L.33/09, dovrà essere rispettato in ogni caso sia nei confronti della Regione che dell’Inps.


Ai fini dell’ erogazione delle anticipazioni Regione Lombardia e Inps hanno ultimamente condiviso la volontà di sistematizzare il flusso delle anticipazioni secondo specifiche modalità concordate fra le due Istituzioni. Pertanto i controlli sulla presentazione delle domande di anticipazione sia alla Regione che alle sedi INPS saranno curati in sinergia tra tali istituzioni.


Alla luce delle nuove indicazioni si ribadisce che il datore di lavoro entro il termine di 20 gg. Dall’inizio delle sospensioni, anche in caso di richiesta di anticipazione, dovrà:






  1. Inviare telematicamente all’Inps domanda di CIG in deroga utilizzando il modello denominato “IG 15/Deroga – COD. SRI00”;



  2. Acquisire il relativo protocollo;



  3. Inviare telematicamente a Regione Lombardia domanda di CIG in deroga contenente il Protocollo della domanda Inps che dovrà essere inserito nella sezione Dati Inps.




Si ritiene opportuno ricordare che le due domande, in particolare riguardo al periodo richiesto (data inizio e data firme CIG) e alle ore di CIG in deroga dovranno essere in tutto coincidenti. Si ribadisce che in assenza di protocollo della domanda Inps non sarà possibile trasmettere a Regione Lombardia la richiesta di CIG in deroga perché dal 15 luglio il campo nel quale inserire il numero di protocollo diverrà obbligatorio.


3) iNPS – LEGGE 104/92 – PERMESSI PER ASSISTENZA AL DISABILE RICOVERATO – MESSAGGIO ISTITUTO N. 1448/2010


Con messaggio n. 14480 del 28 maggio 2010, l’Inps ha diramato chiarimenti circa la possibilità di fruizione dei permessi orari previsti dall’art. 33, co. 3, della L. 9 febbraio 1992, n. 104, da parte di un soggetto che assiste un disabile in situazione di gravità già ricoverato.


Nello specifico, l’Istituto ricorda che, con interpello n. 13/2009 del 20 febbraio 2009, il Ministero del Lavoro si è pronunciato sulla concedibilità dei permessi nell’ipotesi in cui la struttura sanitaria presso la quale il disabile è ricoverato non garantisca l’assistenza per le visite specialistiche e terapie eseguite al di fuori della struttura e affidi il disabile alla responsabilità dei parenti per tutto il periodo di tempo in cui lo stesso si trova all’esterno della casa di cura.


Ad avviso del menzionato Dicastero, la circostanza che il disabile debba recarsi al di fuori della struttura ospitante per effettuare visite e terapie interrompe effettivamente il tempo pieno del ricovero e determina il necessario affidamento del disabile all’assistenza del familiare, il quale, ricorrendo gli altri presupposti di legge, avrà diritto alla fruizione dei permessi.


Il suddetto interpello tuttavia prevede che nelle fattispecie in discorso l’interessato è comunque tenuto alla presentazione di apposita documentazione rilasciata dalla struttura competente che attesti le visite o le terapie eseguite.


In proposito, l’Inps sottolinea che nelle circoscritte situazioni in cui, secondo il parere del Ministero del Lavoro, è riconoscibile il beneficio, non può comunque essere concessa un’autorizzazione illimitata nel tempo a decorrere dalla data di inoltro della domanda.


Ciò rilevato, l’Istituto precisa che il lavoratore interessato a fruire dei permessi per assistere un portatore di handicap in situazione di gravità ricoverato a tempo pieno deve:






  • proporre la domanda prima del godimento dei benefici;



  • per ogni mese in cui si sia verificata l’esigenza sanitaria del familiare/affine portatore di handicap in situazione di gravità, presentare sia la documentazione probante l’avvenuto accesso alle strutture sanitarie, sia la dichiarazione sottoscritta dalla struttura di ricovero, che attesti l’affidamento del disabile alla responsabilità dei parenti per tutto il periodo in cui il medesimo si trova all’esterno della struttura sanitaria ospitante per finalità diagnostico-accertative e di cura.




La documentazione suindicata viene trasmessa dalla competente Sede Inps al Centro Medico Legale, che si esprime sulla correttezza formale e sostanziale, apponendo un visto di congruità sul periodo richiesto.


Successivamente, la predetta Sede può rilasciare un’apposita autorizzazione per i datori di lavoro limitata ai periodi in cui l’accesso o gli accessi sono avvenuti.


Qualora i documenti presentati non vengano ritenuti validi ai fini del riconoscimento del beneficio, la pratica viene definita con provvedimento di reiezione.


Nelle more, osserva l’Inps, il lavoratore potrà assentarsi dal lavoro ad altro titolo e solo “expost” l’assenza potrà essere eventualmente convertita in permesso ai sensi dell’art. 33, co. 3, della L. n. 104/1992.


Da ultimo, il messaggio in oggetto evidenzia che nonostante l’autorizzazione debba essere fornita di volta in volta sulla base della documentazione prodotta, non è necessario ripresentare un nuovo modello di domanda per ogni periodo richiesto.


4) AGEVOLAZIONI CONTRIBUTIVE LEGGE N. 407/1990 – FRUIBILITA’ DELL’IMPRESA CESSIONARIA A SEGUITO DI TRASFERIMENTO DI RAMO D’AZIENDA – MINISTERO DEL LAVORO – INTERPELLO 20/2010


Con interpello n. 20/2010 del 9 giugno 2010, che si riproduce in calce alla presente nota, il Ministero del Lavoro ha espresso il proprio parere circa la possibilità per le imprese cessionarie, a seguito di trasferimento di ramo d’azienda, di continuare a fruire dei benefici contributivi di cui all’art. 8, comma 9, della Legge 29 dicembre 1990, n. 407, già goduti dall’impresa cedente.


In via preliminare, il menzionato Dicastero ricorda che la disposizione sopra richiamata riconosce a favore dei datori di lavoro – nelle ipotesi di assunzioni con contratto a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati da almeno ventiquattro mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da un periodo parimenti di ventiquattro mesi, quando le assunzioni non siano effettuate in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese per qualsiasi causa licenziati o sospesi – una riduzione del 50% dei contributi previdenziali ed assistenziali per un periodo di trentasei mesi, ovvero l’esenzione totale, per uguale periodo, di detti contributi, nei casi in cui le assunzioni in parola siano effettuate da imprese operanti nei territori del Mezzogiorno o da imprese artigiane.


Le agevolazioni contributive previste dalla suddetta norma – osserva il Ministero – possono essere concesse in presenza di specifici presupposti concernenti: la condizione soggettiva dei lavoratori occupati, la tipologia contrattuale utilizzata e (al solo fine della fruizione dello sgravio del 100%) l’identificazione del datore di lavoro beneficiario.


Ciò premesso, il Ministero del Lavoro rimarca che, qualora intervenga un trasferimento di ramo d’azienda ai sensi dell’art. 2112 del Codice civile, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.


Di conseguenza, nonostante il mutamento soggettivo nella titolarità dell’impresa, tutti i rapporti di lavoro istaurati dal cedente, compresi quelli di cui all’art. 8, comma 9, della Legge n. 407/1990, proseguono “ope legis” con il cessionario, senza soluzione di continuità.


Quest’ultimo continuerà quindi a godere degli sgravi contributivi previsti dalla norma in questione, già fruiti dal cedente, per la parte residua sino alla scadenza dei trentasei mesi, in quanto, non verificandosi l’interruzione dei rapporti di lavoro che costituiscono la fonte di detti sgravi, non muta, anche a seguito del trasferimento d’azienda, né la condizione soggettiva dei lavoratori occupati, né la tipologia contrattuale adottata al momento dell’assunzione.


Lo sgravio contributivo del 100% potrà essere, tuttavia, garantito al cessionario soltanto a condizione che seguiti ad operare nei territori del Mezzogiorno, oppure rientri nel novero delle imprese artigiane, come già richiesto al cedente.




Ministero del Lavoro




Roma, 9 giugno 2010




Interpello n.20/2010




Oggetto: art. 9 D.Lgs. n. 124/2004 – godimento dei benefici contributivi di cui all’art. 8, comma 9, L. n. 407/1990, in caso di trasferimento d’azienda.


Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato richiesta di interpello per conoscere il parere di questa Direzione in merito alla possibilità per le imprese cessionarie, a seguito di trasferimento d’azienda, di continuare ad usufruire dei benefici contributivi di cui all’art. 8, comma 9, L. n. 407/1990, già goduti dall’impresa cedente. Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale per le Politiche Previdenziali e dell’INPS, si rappresenta quanto segue.


Preliminarmente appare opportuno rilevare che l’art. 8, comma 9, L. n. 407/1990 assicura il godimento di due benefici di differente entità: lo sgravio del 50% o lo sgravio del 100% dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro beneficiario, per un periodo di 36 mesi.


Tali benefici sono accordati a condizione che:


il datore di lavoro beneficiario abbia proceduto ad “assunzioni di lavoratori disoccupati da almeno ventiquattro mesi o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da Un periodo uguale a quello suddetto, quando esse non siano effettuate in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese per qualsiasi causa licenziati o sospesi”;


il medesimo datore di lavoro abbia effettuato le predette assunzioni “con contratto di lavoro a tempo indeterminato” anche a tempo parziale fino a 20 ore settimanali (v. risposta ad interpello prot. n. 2693 del 14 novembre 2005).


Soddisfatte tali condizioni, lo sgravio contributivo del 50% è concesso alla generalità dei datori di lavoro, mentre lo sgravio contributivo del 100% è accordato solamente alle imprese operanti nei territori del Mezzogiorno di cui al D.P.R. n. 218/1978 ed alle imprese artigiane.


Le agevolazioni contributive di cui all’art. 8, comma 9, L. n. 407/1990 sono riconosciute, quindi, in presenza di specifici presupposti concernenti: la “condizione soggettiva” dei lavoratori occupati, la tipologia contrattuale utilizzata e, al solo fine del godimento dello sgravio del 100%, “l’identificazione” del datore di lavoro beneficiario (v. INPS circo n. 25/1991).


Nell’ipotesi in cui intervenga un trasferimento d’azienda, il quale si realizza, ai sensi dell’art. 2112, comma 5, c.c., mediante “qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento della titolarità di un ‘attività economica organizzata ( … ) che conserva nel trasferimento la propria identità”, a prescindere dal negozio giuridico utilizzato (Cass. Civ., Sez. Lav., n. 17418/2005), “il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano”, secondo quanto disposto dall’art. 2112, comma 1 del Codice Civile.


Dal dettato normativo si evince, quindi, che, nonostante il mutamento soggettivo nella titolarità dell’impresa, tutti i rapporti di lavoro instaurati dal cedente, compresi quelli di cui all’art. 8, comma 9, L. n. 407/1990, proseguono ope legis con il cessionario senza soluzione di continuità.


Ne consegue che il cessionario continuerà a godere degli sgravi contributivi previsti dall’art. 8, comma 9, della Legge citata, già fruiti dal cedente, per la parte residua sino alla scadenza dei 36 mesi, in quanto, non verificandosi l’interruzione dei rapporti di lavoro che costituiscono la fonte dei predetti sgravi, non muta, anche a seguito del trasferimento d’azienda, né la condizione soggettiva dei lavoratori occupati, né la tipologia contrattuale adottata al momento dell’assunzione.


Lo sgravio contributivo del 100% potrà essere, tuttavia, garantito al cessionario sempreché seguiti ad operare nei territori del Mezzogiorno di cui al D.P.R. n. 218/1978, oppure rientri nel novero delle imprese artigiane, come già richiesto al cedente.


In tale ipotesi, infatti, la ratio legis non è soltanto quella di agevolare l’inserimento lavorativo dei soggetti da lungo tempo disoccupati, ma anche di sostenere, favorire e creare nuova occupazione nelle imprese effettivamente operanti nel Mezzogiorno o nel settore dell’artigianato.


5) INPS – CIG ORDINARIA – INVIO TELEMATICO DELLE DOMANDE – MESSAGGIO N. 14811/10


L’Inps, con nota n. 14811 del 3 giugno 2010, disponibile anche sul sito del Collegio in calce alla presente, ha comunicato che su tutto il territorio nazionale è disponibile il nuovo servizio di invio telematico delle domande di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria – CIGO, che permette alle aziende ed ai consulenti di compilare ed inviare on line i modelli IGI 15 Ed, senza la necessità di dover istallare programmi scaricati dall’esterno.


Il nuovo servizio, che interessa il settore Industria e quello dell’Edilizia, consente alle aziende di conservare i Modelli di domanda in formato digitale, nonché alle sedi territoriali di verificare la congruenza sui dati immessi utilizzando le anagrafiche dell’Istituto disponibili in linea.


La nota in oggetto chiarisce, inoltre, che le aziende e/o i consulenti potranno trovare la nuova funzione nella sezione ‘‘Servizi per le aziende e consulenti”, presente sul portale informatico dell’Istituto previdenziale, sotto la voce CIG, con la denominazione “Acquisizione OnLine Domande CIGO”.


6) INPS – CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI ORDINARIA – cigo – DICHIARAZIONE DI IMMEDIATA DISPONIBILITà – MESSAGGIO N. 14951/2010


L’art. 19, comma 10, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, nel testo novellato dalla Legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2, stabilisce che il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, ai sensi della disciplina vigente in materia di ammortizzatori sociali, è subordinato alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale.


In caso di rifiuto di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità ovvero, una volta sottoscritta la dichiarazione, in caso di rifiuto di un percorso di riqualificazione professionale o di un lavoro congruo a norma dell’art. 1 quinquies del Decreto-Legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito dalla Legge 3 dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, il lavoratore destinatario dei trattamenti di sostegno al reddito perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati.


In riferimento alle disposizioni sopra richiamate, la Direzione Generale dell’INPS ha ritenuto necessario inserire nella nuova versione del modulo di domanda di integrazione salariale ordinaria per il settore “EDILIZIA” (Mod. IG 15/ED-COD.SR 38), un Quadro nel quale viene richiesto al datore di lavoro di dichiarare, consapevole delle conseguenze civili e penali per coloro che rendono attestazioni false:






  • che tutti i lavoratori interessati dall’intervento di integrazione salariale hanno firmato la dichiarazione di immediata disponibilità ad un percorso di riqualificazione professionale, secondo il modulo predisposto dall’Istituto (Mod. DID-COD.SR 105);



  • ed inoltre che tali dichiarazioni sono conservate presso l’azienda, con impegno, da parte della medesima, ad esibirle su richiesta.




Al riguardo, l’Inps, con messaggio n. 14951 del 7 giugno 2010, ha opportunamente provveduto a precisatre che il lavoratore deve rendere una sola dichiarazione di immediata disponibilità in occasione della prima domanda di integrazione salariale ordinaria e che la stessa ha validità temporale sino alla eventuale cinquantaduesima settimana di richiesta di intervento della Cassa Integrazione Guadagni.


Il menzionato messaggio ribadisce che l’azienda è tenuta a conservare detta dichiarazione.


Si fa presente che il nuovo modello di domanda di integrazione salariale ordinaria ed il modulo di dichiarazione di immediata disponibilità sono reperibili sul sito internet www.inps.it, nella sezione “Modulistica”, “Prestazioni a sostegno del reddito”.


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7) INPS – GESTIONE SEPARATA – DECORRENZA DELL’ISCRIZIONE – CHIARIMENTI DELL’ISTITUTO – MESSAGGIO N. 14810/2010


Con messaggio n. 14810 del 3 giugno 2010, l’Inps, in risposta alle richieste avanzate da alcune strutture territoriali dell’Istituto, ha diramato precisazioni circa il concetto di “iscrizione” nella Gestione separata, di cui all’art. 2, comma 26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335.


Il messaggio in discorso evidenzia che, secondo quanto previsto dal citato articolo, l’obbligo di iscrizione è in capo al soggetto che inizia l’attività lavorativa.


Il soggetto che si iscrive determina la creazione della posizione anagrafica nella Gestione separata, ma la sua iscrizione si sostanzia soltanto con il versamento dei contributi, cui segue la copertura contributiva.


Quindi, osserva l’Inps, nella Gestione separata assume rilievo non la semplice iscrizione all’anagrafica della medesima, bensì l’eventuale esistenza di una copertura contributiva.


In proposito, l’Istituto ricorda che, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo contributivo nella Gestione separata, vige il principio di cassa enunciato dall’art. 2, comma 29, della L. n. 335/1995.


Ai sensi di quest’ultima norma, la contribuzione obbligatoria è applicata sul reddito delle attività determinato con gli stessi criteri stabiliti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, quale risulta dalla relativa dichiarazione annuale dei redditi e dagli accertamenti definitivi, ed è accreditata mensilmente dall’inizio dell’anno solare cui si riferisce il versamento in favore del lavoratore beneficiario, purché il contributo versato non sia inferiore a quello calcolato sul minimale di reddito di cui all’art. 1, comma 3, della Legge 2 agosto 1990, n. 233; in tale circostanza i mesi di contribuzione da accreditare sono proporzionalmente ridotti in relazione alla somma versata.


L’applicazione nella Gestione separata di detto principio di cassa può comportare la copertura contributiva di mesi nei quali non è stata svolta alcuna attività lavorativa, o, viceversa, determinare la scopertura contributiva di mesi in cui l’attività lavorativa è stata svolta.


A titolo di esempio, il messaggio in commento riporta il caso di un collaboratore (già iscritto alla Gestione separata negli anni precedenti) che presta attività lavorativa nei mesi di marzo e aprile.


Quest’ultimo consegue la copertura contributiva a partire dal mese di gennaio e per tanti mesi quanti sono i dodicesimi del minimale di reddito che ha percepito come compenso.


Pertanto, qualora il reddito del collaboratore risultasse, ad esempio, pari ai 9/12 del minimale annuo, esso fornirebbe una copertura fino al mese di settembre.


Nell’ipotesi in cui il compenso percepito fosse inferiore ai 2/12 del minimale annuo (ma superiore a 1/12 del medesimo), al lavoratore verrebbe riconosciuto soltanto il mese di gennaio.


Il collaboratore (o professionista) neo-iscritto alla Gestione separata, ottiene invece la copertura contributiva soltanto dal mese di decorrenza dell’iscrizione.


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8) DURC – PENDENZA DI RICORSO AMMINISTRATIVO – CAUSE NON OSTATIVE AL RILASCIO DEL DURC- MINISTERO DEL LAVORO – NOTA N.10849/2010


Con interpello n. 64/2009 del 31 luglio 2009, il Ministero del Lavoro ha espresso il proprio parere in merito, fra l’altro, alla possibilità di rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) nei casi di decorso dei termini per la pronuncia, da parte dell’organo amministrativo, sul ricorso presentato dall’impresa.


Al riguardo, il Ministero ha posto in rilievo che il trascorrere del tempo per la decisione di un ricorso amministrativo è considerato, già a norma dell’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, quale decisione implicita del ricorso medesimo (“silenziorigetto”).


Pertanto, superato il termine fissato per la decisione, il ricorso è da considerarsi respinto e da quel momento non può essere rilasciata la certificazione di regolarità contributiva, salva la proposizione di un ricorso in via giudiziaria, la cui pendenza consente la dichiarazione di regolarità sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna.


Questa linea interpretativa presenta diverse criticità: in primo luogo, complica il rilascio del DURC, incidendo quindi negativamente sulla possibilità per le aziende di operare sul mercato; inoltre determina l’aumento del contenzioso giudiziario, poiché solo il ricorso a tale via non impedisce l’emissione del predetto documento.


In considerazione di quanto sopra evidenziato, la Confindustria è intervenuta presso i competenti uffici del Ministero del Lavoro e dell’INPS al fine di ottenere un chiarimento definitivo sulla non rilevanza del “silenzio-rigetto” e sui conseguenti effetti in termini di rilascio del DURC.


Ad esito dell’intervento della Confederazione, con nota del 18 giugno 2010 il Ministero del Lavoro ha fornito ulteriori chiarimenti sulla problematica in parola. La citata nota ricorda come, in materia di ricorsi amministrativi, il Decreto del Presidente della Repubblica n. 1199/1971, all’art. 1, c. 2, stabilisca che contro gli atti amministrativi di enti pubblici è ammesso ricorso da parte di chi vi abbia interesse “nei casi, nei limiti e con le modalità previste dalla legge o dagli ordinamenti dei singoli enti”.


Mentre per l’INAIL vige una apposita norma (l’art. 5, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2001, n. 314), secondo la quale “decorso il termine, rispettivamente di centottanta e di centoventi giorni dalla data di presentazione dei ricorsi ….. senza che gli organi aditi abbiano comunicato al ricorrente la relativa decisione, i ricorsi si intendono respinti”, non è così per l’INPS.


Si ricorda che, tenuto conto del disposto dell’art. 5, comma 1, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 314/2001, la Direzione Generale dell’INAIL, con nota del 17 settembre 2009, ha recepito quanto affermato dal Ministero del Lavoro nell’interpello n. 64/2009.


Il Consiglio di Amministrazione dell’INPS, con deliberazione n. 13 del 21 maggio 1993, nel dettare il regolamento delle procedure in materia di ricorsi amministrativi avverso i provvedimenti assunti dall’Istituto in attuazione delle disposizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639 ed alla Legge 9 marzo 1989, n. 88, non ha riconosciuto alcun valore, ai fini dell’esito del ricorso amministrativo, all’inutile decorso del termine assegnato dal legislatore per la sua decisione, ritenendo tale fattispecie rilevante solo quale condizione di procedibilità per promuovere il contenzioso giudiziario.


Nel senso indicato si è posta anche la giurisprudenza, in particolare il Consiglio di Stato, che, nell’affrontare le conseguenze dell’inutile decorso del termine di cui all’art. 6 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 1199/1971, ha chiarito che il decorso del termine di novanta giorni non ha effetti sostanziali, ma soltanto processuali, senza far venir meno, in capo all’autorità investita del ricorso, il potere-dovere di deciderlo (Consiglio di Stato, Sez. IV, 24 febbraio 2000, n. 983).


D’altro canto, l’art. 8, c. 2, lett. a), del Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007, dispone che “in pendenza di contenzioso amministrativo, la regolarità può essere dichiarata sino alla decisione che respinge il ricorso”.


Conseguentemente, allo scopo di rendere coerente il principio espresso nell’interpello n. 64/2009 con la vigente regolamentazione dell’INPS in tema di gravame amministrativo, il Ministero del Lavoro, nella nota in oggetto, riconosce la possibilità per l’Istituto di attestare la regolarità contributiva, ai fini del rilascio del DURC, sino all’adozione del provvedimento formale di decisione da parte dell’Organo competente a pronunciarsi ai sensi della Legge n. 88/1989.


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9) DURC – VERIFICA NEI CONFRONTI DI ASSOCIAZIONE TEMPORANEA D’IMPRESE – MINISTERO DEL LAVORO – INTERPELLO N. 19/2010


Il Ministero del Lavoro, con nota del 9 giugno scorso, in risposta ad un interpello formulato dall’Ance, ha chiarito che, in presenza di un appalto pubblico cui partecipa un’Ati, sottoscrittrice del contratto di appalto, la quale per l’esecuzione dei lavori costituisce una società consortile, la stazione appaltante, prima dell’affidamento dei lavori, dovrà richiedere il Durc alle singole imprese costituenti l’Ati, mentre nelle fasi successive, essendo l’intera esecuzione del contratto in capo alla società consortile, il Durc dovrà essere richiesto a quest’ultima.


Si rammenta a tal proposito che l’Ati non ha personalità giuridica distinta dalle singole società che la compongono, motivo per cui nelle fasi antecedenti alla costituzione della società consortile, saranno le singole imprese a dover dimostrare la propria regolarità contributiva.


La società consortile, di rimando, é l’unico soggetto che successivamente esegue i lavori e gestisce i rapporti con i terzi, provvedendo ad aprire le posizioni previdenziali dei lavoratori assunti e occupati nel cantiere.


La necessità di richiedere il Durc anche alle singole imprese costituenti l’Ati deriva dall’obbligo, per il committente o il responsabile dei lavori, previsto dall’art. 90 del T.U. sulla sicurezza, di verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi.


Il Ministero ha, quindi, precisato che il Durc va richiesto anche alle imprese affidatarie, ancorché non esecutrici, in quanto le medesime devono assolvere ai compiti di cui di cui all’art. 97 del medesimo Testo Unico; l’allegato XXI inoltre riporta che, ai fini della verifica di cui sopra, anche le imprese affidatarie, ove utilizzino proprio personale, macchine o attrezzature per l’esecuzione dell’ opera appaltata, dovranno esibire il Durc.


La verifica della regolarità contributiva delle singole imprese che costituiscono l’Associazione temporanea di imprese é, pertanto, indispensabile alla luce dell’assolvimento delle prescrizioni contenute nel T.U. di cui sopra; diversamente, successivamente alla costituzione della società consortile, sarà quest’ultima a rilevare quale centro di imputazione giuridicamente rilevante e, pertanto, la stazione appaltante, in occasione dei singoli Stati di avanzamento lavori, sarà tenuta a verificare la regolarità contributiva esclusivamente di quest’ultima e delle eventuali imprese subappaltatrici.


Di seguito si riporta il testo dell’Interpello in parola.




Ministero del Lavoro




Roma, 9 giugno 2010




Interpello n. 19/2010




Oggetto: art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – verifica DURC nei confronti di Associazione Temporanea d’Imprese (ATI).


L’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ha avanzato istanza di interpello a questa Direzione per sapere di quale soggetto giuridico la stazione appaltante deve verificare il possesso del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) in relazione ad un appalto pubblico cui pat1ecipa una Associazione Temporanea di Imprese (ATI), sottoscrittrice del contratto di appalto, che, per l’esecuzione dei lavori, costituisce una società consot1ile. Precisa l’interpellante che la società consot1ile, unico soggetto che esegue i lavori e che gestisce i rapporti con i terzi, provvede ad aprire le posizioni previdenziali dei lavoratori assunti e occupati nel cantiere, mentre le singole imprese che compongono la ATI non hanno personale direttamente interessato nei lavori oggetto dell’appalto.


Fa presente l’interpellante che nell’ipotesi in cui la stazione appaltante dovesse verificare il DURC delle singole imprese costituenti la ATI ed una (o alcune) di queste società risulti non in regola con i versamenti agli Enti previdenziali per omissioni afferenti i lavoratori occupati per l’esecuzione di altri appalti, ciò comporterebbe il blocco del pagamento dei SAL relativi all’appalto sottoscritto dalla stessa ATI ed eseguito dalla società consortile. A tal proposito si chiede se anche in caso di eventuale irregolarità contributiva relativa ad una delle imprese della ATI, per omissioni tra l’altro afferenti i lavori eseguiti in altro appalto, sia possibile escludere la sospensione del pagamento del SAL. Al riguardo, acquisito il parere della Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e dell’INAIL, si rappresenta quanto segue.


Si rappresenta anzitutto che il D.Lgs. n. 81/2008, come modificato da ultimo dal D.Lgs. n. 106/2009, all’at1icolo 90 comma 9 lettera a) ha previsto che il committente o il responsabile dei lavori verifichi l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all’allegato XVII. L’allegato XVII al punto 01 prevede che: “le imprese affidatarie dovranno indicare al committente o al responsabile dei lavori almeno il nominativo del soggetto o ii nominativi dei soggetti della propria impresa, con le specifiche mansioni, incaricati per l’assolvimento dei compiti di cui ali ‘articolo 97”; al successivo punto l si prevede che: “ai fini della verifica del! ‘idoneità tecnico professionale le imprese esecutrici nonché le imprese affidatarie, ove utilizzino anche proprio personale, macchine o attrezzature per l’esecuzione dell’opera appaltata, dovranno esibire al committente o al responsabile dei lavori almeno ( … ) c) documento unico di regolarità contributiva di cui al Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007”.


Lo stesso D.Lgs. n. 81/2008 ha poi definito:


– l’impresa affidataria quale “impresa titolare del contratto di appalto con il committente che, nell’esecuzione dell’opera appaltata, può avvalersi di imprese subappaltatrici o di lavoratori autonomi ( … )”, specificando il caso in cui titolare del contratto di appalto sia un consorzio tra imprese ma non il caso di una ATI (art. 89, comma l, letto i);


– l’impresa esecutrice: “impresa che esegue un ‘opera o parte di essa impegnando proprie risorse umane e materiali” (art. 89, comma l, letto i-bis). È evidente quindi che il DURC vada verificato anche rispetto alle imprese affidatarie, ancorché non esecutrici, in quanto le stesse devono come minimo assolvere i compiti di cui all’art. 97 del D.Lgs. n. 81/2008. La duplice richiesta del DURC ai due soggetti giuridici coinvolti nell’appalto (impresa affidataria e impresa esecutrice) è motivata proprio dalla circostanza che l’impresa affidataria, anche nel caso in cui voglia affidare i lavori in subappalto, deve comunque utilizzare del personale per l’assolvimento dei compiti di cui al predetto 31i. 97. La verifica del DURC delle imprese costituenti la ATI, prima dell’affidamento dei lavori, è quindi indispensabile per l’assolvimento dell’obbligo di accertamento dell’idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie che nella fase iniziale sono le uniche imprese che dovrebbero eseguire i lavori. Nelle fasi successive la ATI è si impresa affidataria, in quanto titolare del contratto di appalto con il committente, ma l’intera esecuzione dell’opera risulta in capo alla società consortile all’uopo costituita. Per di più la stessa società consortile assume su di sé i rapporti che scaturiscono dalla esecuzione dei lavori oggetto del contratto di appalto, ivi compreso il potere di subappaltare parte dell’opera e di organizzare il proprio personale ai fini dell’esecuzione dei lavori appaltati.


In pratica gli oneri che, in base all’ati. 97 del D.Lgs. n. 81/2008, sono propri dell’impresa affidataria, nel caso di specie vengono ad essere assunti dalla consortile.


Si può quindi concludere che in tal caso, seppure all’atto dell’affidamento dei lavori la verifica del DURC deve interessare le imprese riunite nella ATI, al momento del pagamento dei SAL, essendo la sola consortile impresa esecutrice e impresa autorizzata dal committente a stipulare contratti di subappalto, la stazione appaltante sarà tenuta a verificare il DURC esclusivamente della società consortile e delle eventuali subappaltatrici. In tal senso va dunque evidenziata la necessità, da parte della stazione appaltante, di verificare la titolarità esclusiva della consortile – quale società autorizzata a ricorrere ai sensi dell’art. 118 del D.Lgs. n. 163/2006 al subappalto – di tutta l’esecuzione dell’opera.


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10) inps – DURC – RESPONSABILITà SOLIDALE E RILASCIO DEL DURC – MESSAGGIO 12091/2010


Il Ministero del Lavoro, con interpello n. n. 3 del 2 aprile 2010 ha evidenziato che fra appaltatore e subappaltatore sussiste un regime di solidarietà, che riguarda l’effettuazione ed il versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente, nonché il versamento dei contributi previdenziali e dei contributi obbligatori per infortuni sul lavoro e malattie professionali. La responsabilità solidale si estende agli interessi sui debiti previdenziali e fiscali ed alle somme accessorie dovute a titolo di sanzioni civili.


Relativamente, invece, agli effetti che si producono sulla situazione di regolarità contributiva conseguente alla contestazione di un obbligo solidale, il Ministero del Lavoro ha precisato che le verifiche effettuate ai fini del rilascio del DURC sono riconducibili all’unicità del rapporto assicurativo e previdenziale instaurato fra l’impresa richiedente e l’Ente rilasciante, al quale vanno riferiti tutti gli adempimenti connessi.


Pertanto, la posizione debitoria nei confronti degli Istituti a carico di un soggetto non impedisce il rilascio del DURC a chi, con il medesimo soggetto, è solidamente responsabile.


Ciò premesso, si informa ora che, con messaggio n. 12091 del 4 maggio 2010, l’INPS, tenuto conto del parere espresso dal Ministero del Lavoro, ha confermato che, nelle fattispecie in parola, sussistendo le condizioni richieste dall’art. 5 del Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007 deve essere sempre attestata la regolarità contributiva dell’impresa.


Ai sensi dell’art. 5 del Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007, la regolarità contributiva viene attestata dagli Istituti previdenziali in presenza delle seguenti condizioni: correntezza degli adempimenti mensili o, comunque, periodici; corrispondenza fra versamenti effettuati e versamenti accertati come dovuti dagli Istituti previdenziali; inesistenza di inadempienze in atto.


Il comma 2 dello stesso articolo precisa inoltre che la regolarità contributiva sussiste anche nelle ipotesi di: richiesta di rateizzazione per la quale il competente Istituto previdenziale abbia espresso parere favorevole; sospensioni dei pagamenti a seguito di disposizioni di legge; istanza di compensazione in relazione alla quale sia stato documentato il credito.


La predetta Direzione Generale ha peraltro segnalato che, al fine di tutelare il credito dell’Istituto, fra le annotazioni del certificato di regolarità contributiva dovrà essere indicato che esiste un obbligo solidale con un’altra azienda (specificandone la denominazione sociale ed il numero di posizione contributiva, laddove presente), nonché l’importo della somma contributiva dovuta a titolo di obbligazione solidale e le sanzioni civili maturate sino alla data di rilascio del DURC.


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11) SICUREZZA SUL LAVORO – D.LGS. N. 81/2008 – NOTIFICA PRELIMINARE – NUOVA PROCEDURA DI INVIO TRAMITE INTERNET DAL 1° GENNAIO 2010 – RILASCIO NUOVE FUNZIONALITA’ DELL’APPLICATIVO – DIREZIONE GENERALE SANITà REGIONE LOMBARDIA – NOTA DEL 28 APRILE 2010


Con nota del 28 aprile 2010, che si riproduce in calce alla presente, la Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia , ha comunicato il rilascio di nuove funzionalità dell’applicativo per la trasmissione on line delle notifiche preliminari di inizio cantiere ai sensi dell’art. 99 del D.Lgs. 81/08.


Si rammenta che tale nuova modalità di trasmissione è obbligatoria dal 1° gennaio 2010 .




Direzione Generale Sanità Regione Lombardia




Milano, 28 aprile 2010




Prot 185/D




Oggetto: notifica on line. Rilascio nuove funzionalità dell’applicativo per la .trasmissione on line delle notifiche preliminari di inizio cantiere ex art. 99 DLgs 81/08 e s.m..


Nel mese di maggio, si provvederà al rilascio di una nuova versione dell’applicativo per la trasmissione on line delle notifiche preliminari di avvio cantiere ex art. 99 DLgs 81/08 e s.m.


L’intervento di modifica ed integrazione di alcune maschere per l’inserimento dei dati si è reso necessario a fronte di criticità, e in parte limitazioni, che gli utenti -committenti, responsabili dei lavori, coordinatori, compilatori – hanno evidenziato nell’uso diretto dell’applicativo, e della conseguente opportunità, riconosciuta dalla scrivente U.O. Governo della Prevenzione, a porvi rimedio.


In collaborazione con Lombardia Informatica sono state, dunque, implementate alcune nuove funzionalità, che nel presente documento vengono anticipate e sinteticamente descritte. Una più puntuale rassegna sarà, comunque, resa disponibile sul web nel documento “Note di rilascio – Sistema Informativo Prevenzione Notifica preliminare cantieri – Rilascio 1.10. data revisione 22.04.2010”, nella pagina di apertura dell’applicativo.




Scheda dichiarazioni


I checkbox relativi a specifiche dichiarazioni del committente/responsabile dei lavori, attinenti ad alcune fattispecie di cantiere per le quali non ricorre l’obbligo di nomina dei coordinatori e segnatamente:


cantiere sottoposto all’obbligo di notifica solo successivamente alla sua apertura per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera (art. 99 comma 1 lett. b), per il quale non ricorre l’obbligo di nomina del coordinatore alla progettazione;


cantiere in cui opera un’unica impresa, la cui entità presunta non è inferiore a 200 uomini/giorno (art. 99 comma 1 lett. c), per il quale non ricorre l’obbligo di nomina del coordinatore alla progettazione e del coordinatore all’esecuzione;


cantiere per l’esecuzione di lavori privati non soggetti a permesso a costruire in base alla normativa vigente e comunque di importo inferiore ad euro 100.000 (art. 90 comma 11), per il quale non ricorre l’obbligo di nomina del coordinatore alla progettazione, sono stati raccolti e inseriti in un’unica nuova scheda. Questa variazione si è resa necessaria, sul piano tecnico-informatico, onde poter consentire all’utente di modificare, in occasione di successivi aggiornamenti, dichiarazioni rese, ovvero selezionate, precedentemente.


Attraverso la selezione di una delle opzioni sopra riportate, il sistema rende facoltativo l’inserimento delle informazioni relative alle maschere del coordinatore sicurezza e salute durante la progettazione dell’opera e/o del coordinatore sicurezza e salute durante la realizzazione dell’opera.




Integrazione e gestione degli stranieri


A fronte dell’utilizzo dell’applicativo on line da parte di cittadini di nazionalità estera nel ruolo di committenti, responsabili dei lavori, coordinatori sicurezza e salute durante la progettazione dell’opera, coordinatori sicurezza e salute durante la realizzazione dell’opera, le maschere relative alla loro identificazione sono state modificate, consentendo l’utilizzo di documenti diversi dal Codice Fiscale, ovvero l’inserimento di altri “codici”.


La funzione “Altro documento … “, infatti, consente agli stranieri (sono stati registrati casi di coordinatori sicurezza e salute durante la realizzazione dell’opera residenti in San Marino, di committenti in Svizzera, … ) di identificarsi mediante un documento differente, quale ad esempio il passaporto. L’utente, nella tendina, seleziona la tipologia di documento in suo possesso, oppure, se non è presente nell’elenco, seleziona la voce “Altro” e la inserisce manualmente (es. Codice Economico Europeo).


Quando l’utente – in questo caso italiano – inserisce il Codice Fiscale, i restanti campi della maschera (sopra in evidenza) sono compilati automaticamente: l’applicativo, infatti, estrae dal NAR le informazioni anagrafiche. L’utente che lo desideri può, comunque, cancellare il dato richiamato dal sistema e inserire manualmente un indirizzo diverso da quello di residenza.


Se l’utente utilizza altre tipologie di documenti d’identità – quali il passaporto, la patente di guida,


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