Novità fiscali dell'8 luglio 2010: comunicazione operazioni con paesi black list: approvate le specifiche tecniche; si ad accertamento da studi di settore se il contribuente non si giustifica; niente sanzioni IVA per i rimborsi non dovuti; ampia deducibilità per le erogazioni liberali; INPS: convenzione per le detrazioni dei pensionati; onorari forensi italiani: conclusioni dell’Avvocato UE, tariffe libere

 






 


Indice:


 


1) Comunicazione operazioni con paesi black list: Approvate le specifiche tecniche


 


2) Si all’accertamenti da studi di settore se il contribuente non si giustifica


 


3) Niente sanzioni Iva  per i rimborsi non dovuti


 


4) Ampia deducibilità per le erogazioni liberali: Tra i possibili beneficiari anche le aziende ospedaliero-universitarie


 


5) Regime tributario applicabile ai fini IRES e IVA ad una comunione familiare per l’esercizio di diritti comuni su fondi di proprietà collettiva


 


6) Inps: ok convenzione per le detrazioni dei pensionati


 


7) Onorari forensi italiani: Conclusioni dell’Avvocato UE, tariffe libere (in libero Stato)


 


8) Altre di fisco


 


 


1) Comunicazione operazioni con paesi black list: Approvate le specifiche tecniche


Modello di comunicazione di dati delle operazioni effettuate con operatori economici residenti in Paesi a fiscalità privilegiata: Approvate le specifiche tecniche.


Approvate, con provvedimento del 05 luglio 2010 le specifiche tecniche in base alle quali vanno inseriti, nel modello di comunicazione, i dati relativi alle transazioni effettuate con operatori economici che hanno sede, residenza o domicilio nei paesi a fiscalità privilegiata (individuati dai decreti del ministro delle Finanze 4/05/1999 e del ministro dell’Economia e delle Finanze 21/11/2001).


L’invio degli elementi informativi da parte dei soggetti passivi Iva, è obbligatorio dal 1° luglio scorso (decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 marzo 2010). Il modello, con l’indicazione delle cessioni e acquisti di beni e delle prestazioni di servizi effettuate e ricevute, va trasmesso all’Agenzia delle Entrate, in via telematica, entro l’ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento.


Sono state definite le modalità e i termini di effettuazione della comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate e ricevute nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata (c.d. black-list).


L’obbligo decorre dal 1° luglio 2010.


Ciò al fine di limitare le possibilità di evasione attraverso l’utilizzo di strutture localizzate in paesi a bassa fiscalità, o che comunque non garantiscono un adeguato scambio di informazioni con le Amministrazioni finanziarie di altri stati.


Soggetti obbligati


L’obbligo della comunicazione interessa i soggetti passivi Iva italiani (imprese e professionisti) che effettuano operazioni con soggetti passivi che hanno sede, domicilio o residenza in uno dei Paesi c.d. “black list” individuati dai DDMM 4.5.99 e 21.11.2001.


Non devono invece essere segnalate le operazioni effettuate con committenti esteri non soggetti passivi Iva (soggetti privati).


Dati da comunicare e modalità


I dati del soggetto estero che dovranno essere comunicati sono:


Il codice fiscale (o identificativo), la denominazione, il domicilio fiscale, l’importo delle operazioni effettuate nel periodo di riferimento e l’imposta sul valore aggiunto riferita alle operazioni imponibili.


Il modello di comunicazione, che va inviato esclusivamente in via telematica, deve essere presentato entro la fine del mese successivo al periodo oggetto della comunicazione e qualora il termine di presentazione della comunicazione scada di sabato o in giorni festivi, lo stesso è prorogato al primo giorno feriale successivo.


Periodicità


Il modello di comunicazione, formato dal frontespizio e dal quadro A, è presentato con riferimento ai quattro trimestri che compongono l’anno solare per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti, una o più operazioni per un ammontare non superiore a 50.000 euro per ciascun trimestre e per ciascuna delle seguenti categorie:


– cessioni di beni;


– acquisti di beni;


– prestazioni di servizi;


– acquisti di servizi.


In tutti gli altri casi il modello di comunicazione è presentato con riferimento a periodi mensili.


I periodi di riferimento sono individuati nel mese o nel trimestre, secondo gli stessi criteri già previsti per la periodicità delle comunicazioni dei modelli Intrastat.


Le comunicazioni dovranno essere inviate entro l’ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento, quindi il primo invio scadrà il prossimo 31 agosto 2010 per i contribuenti mensili e il prossimo 31 ottobre 2010 per i contribuenti trimestrali.


 


 


2) Si all’accertamenti da studi di settore se il contribuente non si giustifica


E’ legittimo l’accertamento basato solo sugli studi di settore se il contribuente non ha fornito spiegazioni in sede amministrativa.


Se cioè sia rimasto “inerte” rispetto all’invito del fisco di fornire chiarimenti.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15905 del 06 luglio 2010, la quale ribalta per certi versi la linea interpretativa inaugurata lo scorso anno dalle Sezioni unite civili; con la sentenza n. 26635 era stata infatti sancita l’illegittimità dell’accertamento fondato esclusivamente sugli studi.


E’ auspicabile che tale pronuncia, in tale direzione, possa rimanere isolata rispetto a quanto già consolidato in giurisprudenza.


L’aspetto prevalente che comunque ne deriva è quello che il contribuente non dovrebbe snobbare la fase del contradditorio, considerata importante oltre che dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate, anche da recente Cassazione.


Magari pensando di potersi difendere direttamente in Commissione Tributaria.


Tuttavia, si rimane del pensiero che delle presunzioni semplici quali sono quelle scaturenti dall’accertamento sulla base degli studi di settore non possano poi divenire gravi precise e concordarti nel momento in cui il contribuente non sia recato, all’appuntamento prefissato, presso l’ufficio delle Entrate per giustificare delle risultanze di tipo matematiche/statistiche che nonostante i tanti sforzi, in taluni (o molti casi) casi non sono chiari nella loro derivazione.


D’altronde, come ha stabilito anche la Commissione Tributaria Provinciale Reggio Emilia, sentenza, del 10.10.2007, n. 491, i risultati desumibili dallo studio di settore sono un semplice elemento indiziario la cui fondatezza deve rimanere verificata indagando la realtà del contribuente.


 


 


3) Niente sanzioni Iva  per i rimborsi non dovuti


Il fisco non può applicare le sanzioni Iva sui rimborsi ottenuti dal contribuente ma non dovuti.


Trattandosi di un errore dell’ufficio delle Entrate, ciò si sarebbe, infatti, potuto evitare se lo stesso ufficio avesse verificato con più attenzione la spettanza del rimborso e quindi negarlo se non dovuto.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 15938 del 6 luglio 2010 che ha così respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria dando ragione al contribuente.


 


 


4) Ampia deducibilità per le erogazioni liberali: Tra i possibili beneficiari anche le aziende ospedaliero-universitarie


Anche le donazioni a favore delle aziende ospedaliero-universitarie possono essere dedotte dal reddito complessivo sia delle persone fisiche sia titolari di reddito d’impresa.


È questo il chiarimento fornito dalla risoluzione n. 68/E del 07 luglio 2010, con cui l’Agenzia delle Entrate ha precisato che gli enti caratterizzati dall’integrazione delle finalità del sistema sanitario nazionale con quelle istituzionali delle università, possono godere delle erogazioni liberali previste dall’art. 10, comma 1, lettera 1-quater, del Tuir in virtù del fatto che partecipano alla realizzazione delle funzioni e dei compiti propri degli istituti universitari.


Le erogazioni di questo tipo, ha spiegato la citata risoluzione, possono essere regolarmente dedotte dal reddito delle persone fisiche.


Inoltre, anche le erogazioni liberali previste dall’art. 100, coma 2, lettera a), del Tuir, fatte dalle società ed enti sono deducibili se destinate alle aziende ospedaliero-universitarie, giacché enti dotati di autonoma personalità giuridica che perseguono finalità di assistenza sanitaria integrata da finalità di istruzione.


Infine, viene specificato che se le aziende ospedaliero-universitarie svolgono marginalmente attività qualificabili come commerciali dal punto di vista fiscale, come ad esempio la sperimentazione di farmaci per conto di società farmaceutiche, questa circostanza non preclude la possibilità di fruire delle erogazioni liberali, a patto che si tratti di attività non particolarmente significative, che mirano direttamente a obiettivi di natura sanitaria e didattica e non hanno rilevanza autonoma, realizzando altri scopi oltre a quelli indicati dalla norma agevolativa.


 


 


5) Regime tributario applicabile ai fini IRES e IVA ad una comunione familiare per l’esercizio di diritti comuni su fondi di proprietà collettiva


L’ente associativo di tipo privatistico, che amministra terreni, boschi e fabbricati, ereditati dai discendenti degli antichi titolari di fondi di proprietà collettiva indivisa, é soggetto ad Ires.


Ciò poiché le attività vengono svolte dall’associazione a favore esclusivo di determinati individui e non di tutta la collettività locale, mentre l’esclusione prevista dall’art. 74, comma 1, del Tuir, riguarda gli enti di natura pubblicistica designati dall’ordinamento giuridico all’amministrazione di beni demaniali, il cui godimento non è a favore di specifiche categorie di persone ma di un’intera collettività locale.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 69/E del 07 luglio 2010 che ha risposto anche ai seguenti quesiti.


Affitto di terreni


Per quanto riguarda l’attività di affitto dei terreni occorre distinguere l’ipotesi di affitto per uso agricolo da quella di affitto per usi diversi da quello agricolo.


Nel primo caso troverà applicazione la disposizione dell’art. 33 del TUIR secondo cui se il terreno è dato in affitto per uso agricolo il reddito agrario concorre a formare il reddito complessivo dell’affittuario anziché quello del possessore del terreno, mentre per il reddito dominicale varrà la regola generale dell’imputazione in capo al possessore recata dall’art. 26 dello stesso testo unico.


Nel caso, invece, di terreni dati in affitto per uso non agricolo occorre fare riferimento alla disposizione dell’art. 67, comma 1, lettera e), del TUIR, secondo cui concorrono a formare il reddito complessivo come redditi diversi, “se non sono conseguiti nell’esercizio (…) di imprese commerciali”, i redditi “dei


terreni dati in affitto per usi non agricoli”.


Da precisare che, qualora l’attività in argomento sia svolta con i caratteri della commercialità, la stessa, ai fini IRES, darà luogo alla produzione di redditi d’impresa ai sensi dell’art. 55 del TUIR e, ai fini IVA, assumerà rilievo ai sensi dell’art. 4 del DPR n. 633/1972.


Relativamente alla nozione di attività commerciale, con particolare riferimento all’attività di gestione del patrimonio immobiliare, sia agli effetti dell’IRES che dell’IVA, l’Agenzia rinvia ai chiarimenti forniti, tra l’altro, con risoluzioni n. 286 datata 11 ottobre 2007 e n. 169 del 1° luglio 2009.


Per quanto concerne l’attività di locazione di fabbricati, l’Agenzia evidenzia che, agli effetti dell’IRES, i canoni percepiti daranno luogo, alternativamente, alla produzione di redditi fondiari o di redditi d’impresa a seconda che detta attività assuma o meno i caratteri della commercialità.


Qualora si configuri l’esercizio di attività commerciale detti canoni assumeranno rilievo agli effetti dell’IVA ai sensi degli articoli 3 e 4 del DPR n. 633/1972 quali corrispettivi di prestazioni di servizi rese nell’esercizio di impresa.


Per la nozione di attività commerciale si vedano i chiarimenti contenuti nei documenti di prassi sopra richiamati in relazione all’attività di gestione del patrimonio immobiliare.


In merito all’attività di pulizia dei boschi da parte dei soci e successiva cessione a questi ultimi del legnatico, da tenere presente che la stessa non assume rilevanza sia ai fini IRES che IVA sempre che, come riferito dall’istante, detta attività si sostanzi nella mera asportazione da parte dei soci di legnatico a seguito della pulizia dei boschi da questi effettuata e non concretizzi, invece, una cessione di beni verso corrispettivo.


In merito alle attività di pulizia dei boschi sulla base di convenzioni con enti pubblici e di cessione a terzi di legnatico, trattandosi di attività che, secondo quanto descritto dall’istante, si sostanziano nell’effettuazione in forma d’impresa di prestazioni di servizi e di cessioni di beni dietro corrispettivo, l’Agenzia ritiene che le stesse diano luogo, agli effetti dell’IRES, alla produzione di reddito d’impresa e, agli effetti dell’IVA, ad operazioni rientranti nel campo di applicazione del tributo.


In relazione all’attività di redazione di “piani di gestione forestale o sistemazioni boschive o delle strade interpoderali” con percezione di “contributi pubblici” a copertura totale o parziale della spesa complessiva, l’Agenzia ha osservato che, attesa la genericità e la sinteticità della descrizione fornita dall’interpellante, non è possibile in questa sede l’individuazione del trattamento tributario alla stessa applicabile implicante un’indagine sulla tipologia di rapporto intercorrente con i soggetti eroganti, sulla natura degli importi percepiti dall’istante nonché sulle caratteristiche dell’attività svolta.


Viene, infine, precisato che per tutte le attività commerciali svolte devono essere rispettati gli obblighi contabili e di documentazione previsti rispettivamente dal DPR n. 600 del 1973 (articoli 13 e seguenti) e dal DPR n. 633 del 1972 (articoli 21 e seguenti).


Obbligo di presentazione del modello EAS


Per quanto concerne il terzo quesito prospettato dall’ente istante, ha precisato, peraltro, in via generale, che l’onere della presentazione del modello EAS grava sugli enti non commerciali di tipo associativo che, ricorrendone i presupposti applicativi, si avvalgono delle disposizioni di favore recate dagli articoli 148 del TUIR e 4 del DPR n. 633 del 1972.


In merito alle condizioni, modalità e termini di presentazione del modello EAS viene fatto rinvio, in ogni caso, ai chiarimenti forniti con le circolari n. 12 del 9 aprile 2009, n. 45 del 29 ottobre 2009 e n. 51 del 1° dicembre 2009.


 


 


6) Inps: ok convenzione per le detrazioni dei pensionati


L’accordo stipulato con i Caf e i professionisti abilitati alla trasmissione ha validità per il biennio 2010 – 2011.


Partono le convenzioni dell’Inps con Caf e professionisti abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni dei pensionati per l’attribuzione delle detrazioni d’imposta previste per familiari a carico e tipologia di reddito (articoli 12 e 13 del Tuir).


A precisarlo, per il biennio 2010 – 2011, è stata la circolare n. 90 del 6 luglio 2010 emessa dall’Inps, con cui vengono fissate le modalità di raccolta e trasmissione delle dichiarazioni.


I sostituti d’imposta devono acquisire annualmente, o nel momento in cui si determina una variazione della situazione preesistente, la dichiarazione, resa dal pensionato, relativa alle detrazioni d’imposta e di provvedere alla trasmissione all’Istituto di previdenza.


Le detrazioni, infatti, vengono riconosciute se chi ne ha diritto dichiara ogni anno, in un apposito modulo, la persistenza delle condizioni di spettanza, il codice fiscale di coloro per i quali si usufruisce delle detrazioni e l’impegno a comunicare tempestivamente le eventuali variazioni.


La circolare fornisce indicazioni su come e con quali associazioni professionali sia possibile attivare le convenzioni sia a livello centrale sia, per le direzioni provinciali e sub provinciali, da parte dei direttori di sede.


A livello centrale, le associazioni riconosciute per questa attività sono il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, l’Istituto nazionale dei revisori contabili e l’Associazione nazionale dei commercialisti e, per i consulenti tributari, l’Ancit, l’Ancot l’Int e la Lapet.


I singoli professionisti, appartenenti a queste associazioni e in possesso dei necessari requisiti, che vogliono inserire il proprio nominativo nelle liste dei soggetti abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni, potranno stipulare singole convenzioni presso le sedi Inps territorialmente competenti.


Sono richiesti i seguenti requisiti:


abilitazione alla certificazione del reddito


iscrizione al registro delle chiavi pubbliche degli utenti del “fisco telematico” presso il sito dell’Agenzia delle Entrate


possesso del certificato digitale valido rilasciato dalle Entrate tramite il canale “Entratel”.


Il certificato digitale che il professionista dichiara, in sede di stipula della convenzione, di possedere è l’unico che garantirà l’autenticazione per l’accesso al sistema di trasmissione; chi attiva l’accordo, ha l’obbligo di verificarne la validità.


Nel caso di studi associati di professionisti, la convenzione va avviata dal rappresentante dello studio con il proprio certificato “Entratel e i professionisti associati possono richiedere l’aggiunta delle autorizzazioni alla convenzione presentando i propri certificati “Entratel”.


Al termine della procedura verrà data copia della convenzione sottoscritta al professionista interessato che da quel momento collegandosi sul sito dell’Inps alla relativa sezione potrà procedere alla scarico e all’istallazione del programma che permette la trasmissione delle dichiarazioni.


L’Inps, infine, ricorda che il professionista firmatario dovrà applicare una marca da bollo di 14,62 euro ogni quattro facciate dell’originale della convenzione, che verrà custodito presso la struttura dell’istituto di previdenza.


 


 


7) Onorari forensi italiani: Conclusioni dell’Avvocato UE, tariffe libere (in libero Stato)


Il ricorso della Commissione è relativo alla circostanza che la normativa italiana conterrebbe disposizioni che impongono agli avvocati l’obbligo di rispettare tariffe massime.


L’avvocato generale è giunto alle seguenti conclusioni (del 06 luglio 2010).


In primo luogo, spetta alla Commissione provare l’esistenza di un obbligo che sarebbe imposto agli avvocati di rispettare tariffe massime e che vieterebbe loro di derogare in via pattizia a dette tariffe massime.


La Commissione ha provato l’esistenza di limiti massimi in materia.


In realtà, tale elemento non è stato contestato dalla Repubblica italiana.


Tuttavia, la Commissione non è riuscita a dimostrare che detti limiti sono obbligatori nel senso che essi vietano agli avvocati di derogare ad essi mediante accordo concluso con i loro clienti.


L’esame della normativa italiana relativa al compenso degli avvocati non evidenzia l’esistenza di siffatto divieto espresso di derogare alle tariffe massime, alla guisa del divieto di derogare alle tariffe minime applicabile fino al cambiamento avvenuto col decreto legge n. 223/2006.


In secondo luogo, la Commissione non ha dimostrato che, nonostante la mancanza di siffatto divieto espresso, i giudici nazionali interpretano la normativa di cui trattasi nel senso che le tariffe massime costituiscono i limiti della libertà contrattuale degli avvocati e dei loro clienti.


Le sentenze della Corte suprema di cassazione, non corroborano l’affermazione della Commissione.


Ne deriva che il ricorso della Commissione dovrebbe essere dichiarato infondato.


 


 


8) Altre di fisco


 


– Redditometro, fino al 2008 accertamenti vecchia maniera


L’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, con la circolare n 14 del 2010, ha affermato, ribadendo la tesi espressa in precedenza in dottrina, che il nuovo redditometro, modificato dal D.L. n. 78/2010, interessa i redditi relativi all’anno d’imposta 2009 e seguenti.


Pertanto, per le annualità ancora accertabili dal fisco (2005, 2006, 2007 e 2008), l’accertamento sintetico dovrà continuare ad essere applicato in base alla previgente versione dell’art. 38 del dpr n. 600/1973


 


 


– Libro Unico Lavoro: Chiarimenti per gli amministratori


Il Ministero del Lavoro, con l’Interpello n. 27 del 6 luglio 2010, ha fornito chiarimenti riguardo la possibilità di omettere la registrazione nel LUL del rimborso spese degli amministratori che non percepiscono compensi.


Secondo il Ministero gli amministratori vanno iscritti nel LUL solo se non sono liberi professionisti e solo in relazione al mese in cui avviene la eventuale percezione di compensi o rimborsi spese.


 


 


– Domicilio per la notificazione degli atti solo con comunicazione: novità del D.L. n. 78/2010


L’art. 38 del D.L. n. 78/2010 modificando l’art. 60, D.P.R. n. 600/1973 ha disposto che, il contribuente che vuole eleggere domicilio per la notificazione degli atti presso una persona o ufficio del Comune del proprio domicilio fiscale, deve inviare la comunicazione al competente ufficio a mezzo raccomandata A/R o in via telematica.


Per cui dal 31 maggio 2010 non è più consentito richiedere la domiciliazione degli atti in dichiarazione dei redditi, compilando l’apposita sezione del frontespizio; a tal fine, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad aggiornare le procedure di controllo delle dichiarazioni fiscali (IVA, redditi, IRAP).


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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