Novità fiscali del 6 luglio 2010: novità in materia di procedure concorsuali anche per i professionisti; quale modello dichiarativo fiscale deve presentare la società (di capitali senza fine di lucro) sportiva dilettante; CNDCEC: indicazioni e raccomandazioni per l’attività di controllo del revisore sulle tematiche ambientali; procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010 aggiornata al 5 luglio

novità in materia di procedure concorsuali anche per i professionisti; quale modello dichiarativo fiscale deve presentare la società (di capitali senza fine di lucro) sportiva dilettante; CNDCEC: indicazioni e raccomandazioni per l’attività di controllo del revisore sulle tematiche ambientali; procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010 aggiornata al 5 luglio; altre di fisco

 






 


Indice:


 


1) Quale modello dichiarativo fiscale deve presentare la società (di capitali senza fine di lucro) sportiva dilettante


 


2) Novità in materia di procedure concorsuali anche per i professionisti


 


3) CNDCEC: Indicazioni e raccomandazioni per l’attività di controllo del Revisore sulle tematiche ambientali


 


4) Procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010 aggiornata al 5 luglio


 


5) Altre di fisco


 


 


1) Quale modello dichiarativo fiscale deve presentare la società (di capitali senza fine di lucro) sportiva dilettante


A differenza delle associazioni sportive dilettanti, che compilano il Modello Unico ENC 2010, le società sportive dilettantistiche, costituite sotto forma di società di capitali, ad es. S.r.l., devono, invece, presentare il Modello Unico SC 2010 (cioè il modello dichiarativo previsto per le società di capitali).


In particolare, tali società in regime speciale agevolato di cui alla Legge n. 398/1991 devono compilare il quadro RF, righi da RF70 a RF73 per pervenire alla determinazione del reddito imponibile (proventi commerciali dedotti quelli non tassabili, tra cui rientrano i corrispettivi specifici di cui all’art. 148, comma 3, del TUIR, qualora siano rispettate le condizioni previste dal medesimo TUIR)


Determinazione forfetaria del reddito per le società sportive dilettantistiche di capitali senza fine di lucro


Nel Modello Unico SC 2010, quadro RF, sono contenuti i seguenti righi:






Reddito delle società sportive dilettantistiche:


RF70 Proventi e altri componenti positivi


RF71 Plusvalenze patrimoniali


RF72 Perdite scomputabili


RF73 Reddito imponibile


Avvertono le istruzioni ministeriali che tale sezione deve essere compilata dalle società sportive dilettantistiche di capitali senza fine di lucro che, per effetto dell’art. 90, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, abbiano optato per l’applicazione dell’imposta sul reddito delle società secondo le disposizioni


di cui all’articolo 2 della legge 16 dicembre 1991, n. 398.


Per l’esercizio dell’opzione si applicano le disposizioni recate dal D.P.R. 10 novembre 1997, n. 442.


Per poter fruire del regime agevolato previsto dalla legge n. 398 del 1991, dette società devono presumere di conseguire proventi derivanti dall’attività commerciale per un importo non superiore a 250 mila euro.


In deroga alle disposizioni contenute nel testo unico delle imposte sui redditi, il reddito imponibile di dette società è determinato applicando all’ammontare dei proventi conseguiti, che concorrono alla formazione del reddito d’impresa, il coefficiente di redditività del 3% e aggiungendo le plusvalenze patrimoniali.


Qualora nel corso del periodo d’imposta sia superato il limite di 250 mila euro, con effetto dal mese successivo a quello in cui il limite è superato, il reddito va determinato analiticamente, pertanto nel quadro RF vanno operate le opportune variazioni in aumento e in diminuzione per sterilizzare i componenti positivi e negativi conseguiti nella frazione di esercizio antecedente al mese di superamento del suddetto limite.


Determinazione del reddito imponibile


Nel rigo RF70 va indicato:


– colonna 1, l’ammontare di tutti i proventi e componenti positivi che concorrono a formare il reddito complessivo ai sensi dell’art. 81 del TUIR, escluse le plusvalenze patrimoniali.


Per tali società sportive dilettantistiche non concorrono a formare il reddito imponibile i proventi di cui all’art. 25, comma 2, lett. a) e b), della legge n. 133 del 1999, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore al limite annuo complessivo di euro 51.645,69 e non concorrono alla determinazione del reddito i premi di addestramento e di formazione tecnica di cui all’art. 6 della legge 23 marzo 1981, n. 91 e i corrispettivi specifici di cui all’art. 148, comma 3, del TUIR;


– colonna 2, l’importo risultante dall’applicazione, al totale dei componenti positivi di colonna 1, del coefficiente di redditività del 3% stabilito dall’art. 2, comma 5, della legge n. 398 del 1991.


Nel rigo RF71, va indicato l’ammontare delle plusvalenze patrimoniali di cui all’art. 86 del TUIR afferenti i beni relativi all’impresa, diversi da quelli la cui cessione genera ricavi.


Nel rigo RF72, va indicata l’importo delle perdite non compensate di cui al rigo RF59, colonna 1, fino a concorrenza della somma degli importi di cui ai righi RF70 e RF71.


Nel rigo RF73, colonna 2, va indicata la somma degli importi indicati nei righi RF70, colonna 2, e RF71, meno l’importo di rigo RF72, da riportare nei quadri RN, TN o GN. In colonna 1 la quota residua delle perdite non compensate pari alla differenza tra l’importo di rigo RF59, colonna 1, se compilato e quello di rigo RF72.


In tal modo si perviene alla determinazione del reddito imponibile delle società sportive dilettantistiche.


I requisiti che devono rispettare le società sportive dilettantistiche


Ai sensi dell’art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, le società sportive dilettantistiche, al fine di poter usufruire dei benefici fiscali previsti, devono indicare nella denominazione sociale la finalità sportiva e la ragione o la denominazione sociale dilettantistica purché siano costituite in società sportiva di capitali senza fine di lucro.


Il D.L. 22 marzo 2004 n. 72 convertito con modifiche dalla Legge 21 maggio 2004 n. 128, ha esteso la disciplina alle cooperative senza fini di lucro, sostituito il comma 18 e introdotto i commi 18-bis e 18-ter nell’art. 90 citato.


Le società sportive dilettantistiche si costituiscono con atto scritto nel quale deve tra l’altro essere indicata la sede legale.


Nello statuto devono essere espressamente previsti ai sensi del comma 18 dell’art. 90 citato:


a) la denominazione;


b) l’oggetto sociale con riferimento all’organizzazione di attività sportive dilettantistiche,


compresa l’attività didattica;


c) l’assenza di fini di lucro;


d) il rinvio alle norme del codice civile per la regolamentazione dei rapporti sociali;


e) l’obbligo di redazione di rendiconti economico- finanziari, nonché le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;


f) l’obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio in caso di scioglimento della società.


Il comma 18-bis fa divieto agli amministratori delle società di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito della medesima federazione sportiva o disciplina associata se riconosciute dal CONI, ovvero nell’ambito della medesima disciplina facente capo ad un ente  di promozione sportiva.


 


 


2) Novità in materia di procedure concorsuali anche per i professionisti


Il Decreto Legge 78/2010 ha previsto alcune modifiche in tema di crisi di impresa, con particolare riguardo al concordato preventivo (art. 160 e ss. Legge Fallimentare) e agli accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis Legge Fallimentare), al fine di aiutare l’impresa che versa in stato di crisi ma che, mediante tali soluzioni, spera di risollevare le sorti dell’azienda.


Il citato decreto ha infatti modificato il testo della Legge Fallimentare introducendo, con l’articolo 182-quater, alcune nuove disposizioni che qualificano come prededucibili, cioè da soddisfare prima degli altri crediti:


1) i finanziamenti erogati all’impresa in crisi da banche e intermediari finanziari in esecuzione di un piano di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato;


2) i finanziamenti erogati all’impresa in crisi da banche e intermediari finanziari in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti (c.d. finanziamenti ponte) qualora i predetti finanziamenti siano previsti dal piano di concordato preventivo o dall’accordo di ristrutturazione e a condizione che, successivamente, il piano o l’accordo vengano omologati dal Tribunale;


3) i finanziamenti erogati dai soci dell’impresa in crisi in esecuzione di un piano di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato, limitatamente all’80% dell’ammontare del finanziamento (vera e propria deroga alle norme sulla postergazione dei finanziamenti sociali).


4) i compensi spettanti al professionista incaricato di predisporre la relazione di attestazione richiesta (dall’art. 161 Legge Fallimentare) per l’ammissione al concordato preventivo o (dall’art. 182-bis Legge Fallimentare) per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, a condizione che, successivamente, il piano o l’accordo vengano omologati dal Tribunale.


A fronte di una riconosciuta prededucibilità per i crediti indicati nei suddetti punti 2, 3 e 4 le nuove disposizioni di legge impongono che essi siano esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze per l’approvazione del concordato preventivo o dal computo della percentuale dei crediti necessaria per la domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione.


Infine, la “manovra correttiva”, sempre in tema di accordi per la ristrutturazione dei debiti, ha introdotto (integrando l’art. 182-bis Legge Fallimentare) una nuova disciplina volta a proteggere, da azioni esecutive e cautelari da parte dei creditori, il patrimonio dell’impresa in crisi anche prima del perfezionamento dell’accordo stesso.


Per avvalersi di ciò l’imprenditore in crisi dovrà depositare una apposita istanza al competente Tribunale corredata dalla ingente documentazione indicata dalla norma.


Come rilevato in dottrina, la neo normativa (in attesa di conversione in legge), peraltro priva di una unanime interpretazione, risulterebbe, per alcuni versi, penalizzante per l’impresa.


 


 


3) CNDCEC: Indicazioni e raccomandazioni per l’attività di controllo sulle tematiche ambientali


Il CNDCEC, con il documento pubblicato il 05 luglio 2010, ha inteso aggiornare le indicazioni alla luce delle novità introdotte in questi ultimi anni dai decreti di recepimento delle varie direttive CE, quali il d.lgs. 32/2007 e il recentissimo D.Lgs. 39/2010, con l’intento di fornire un ausilio ai componenti degli organi di controllo societario riguardo ai doveri di vigilanza e controllo, attraverso indicazioni e raccomandazioni per l’espletamento della propria attività di controllo sulle tematiche ambientali.


Il percorso di separazione tra controllo di legittimità e sull’amministrazione da un lato e revisione legale (già controllo legale dei conti) dall’altro, avviato inizialmente dal D.Lgs. 58/1998 (decreto Draghi) per le società quotate nei mercati regolamentati e per le società controllate da società quotate (salvo le esenzioni di cui al Regolamento CONSOB 11971/1999), poi esteso con la riforma del diritto societario del 2003 anche alle società che facevano ricorso al mercato del capitale di rischio e a quelle tenute alla redazione del bilancio consolidato, è ora giunto alla sua ultimazione alla luce delle innovazioni introdotte dal predetto D.Lgs. 39/2010.


Con questo provvedimento il legislatore ha ridisegnato le categorie in cui si dividono oggi le società di capitali, distinguendole tra:


– enti di interesse pubblico


 società di capitali previste dal codice civile non considerate enti di interesse pubblico.


Ai sensi del decreto, le organizzazioni, definite quali enti di interesse pubblico, sono le seguenti:


a) le società italiane emittenti valori mobiliari ammessi alla negoziazione su mercati regolamentati italiani e dell’Unione europea e quelle che hanno richiesto tale ammissione alla negoziazione;


b) le banche;


c) le imprese di assicurazione;


d) le imprese di riassicurazione con sede legale in Italia, e le sedi secondarie in Italia delle imprese di riassicurazione extracomunitarie;


e) le società emittenti strumenti finanziari, che, ancorché non quotati su mercati regolamentati, sono diffusi tra il pubblico in maniera rilevante;


f) le società di gestione dei mercati regolamentati;


g) le società che gestiscono i sistemi di compensazione e di garanzia;


h) le società di gestione accentrata di strumenti finanziari;


i) le società di intermediazione mobiliare;


l) l) le società di gestione del risparmio;


m) le società di investimento a capitale variabile;


n) gli istituti di pagamento di cui alla direttiva 2009/64/CE;


o) gli istituti di moneta elettronica;


p) gli intermediari finanziari.


Altra importante novità che viene segnalata riguarda la figura del revisore, svincolata dalla sua “personalità” (fisica o giuridica, individuale o collettiva), in quanto diviene rilevante unicamente l’iscrizione al nuovo Registro.


Pertanto, anche una persona fisica potrà – ad esempio – essere nominato revisore legale di una società quotata.


Vengono poi individuate le figure che attengono all’attività di controllo, ovvero:


1. Collegio sindacale, consiglio di sorveglianza o comitato per il controllo sulla gestione (in base al sistema di governance scelto), con sole funzioni di controllo di legittimità e sull’amministrazione societaria (solo organo di controllo):


A. nei casi di società previsti dal codice civile non rientranti negli enti di interesse pubblico o B. negli enti di interesse pubblico.


2. Revisore legale, con sole funzioni di controllo sulla contabilità e sul bilancio ordinario e/o consolidato (ovvero la revisione legale dei conti):


A. nei casi di società previsti dal codice civile non rientranti negli enti di interesse pubblico o B. negli enti di interesse pubblico.


3. Collegio sindacale o consiglio di sorveglianza (non il comitato per il controllo sulla gestione), con funzioni “accorpate” di legittimità e di revisione legale dei conti:


A. nei casi di società previsti dal codice civile non rientranti negli enti di interesse pubblico o B. nelle società controllate e quelle sottoposte a comune controllo di enti di interesse pubblico secondo l’emanando regolamento ex art. 16, co. 3, del D.Lgs.39/2010.


Il documento del CNDCEC Passa poi all’esame delle attività da espletare, a tal fine il D.Lgs. 58/1998 stabilisce l’ambito dei controlli negli enti di interesse pubblico, affidando, nell’art. 149, all’organo di controllo di cui al punto 1B, in particolare, la vigilanza:


a) sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo;


b) sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;


c) sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo contabile, nonché sull’affidabilità di quest’ultimo nel rappresentare correttamente i fatti di gestione;


c bis) sulle modalità di concreta attuazione delle regole di governo societario previste da codici di comportamento redatti da società di gestione di mercati regolamentati o da associazioni di categoria, cui la società, mediante informativa al pubblico, dichiara di attenersi;


d) sull’adeguatezza delle disposizioni impartite dalla società alle società controllate ai sensi dell’articolo 114, comma 2.


Le attività di cui all’art. 149 lett. a), b) e c) del decreto Draghi sono state riproposte dal legislatore della Riforma del diritto societario nell’art. 2403, c.c., assegnando ai soggetti di cui al punto 1A sia l’affidamento della vigilanza sulla legittimità e correttezza degli atti gestori sia l’esame dell’adeguatezza della struttura organizzativa della società e del sistema di controllo interno; sono pertanto tali organi a dover vigilare – in via generale – sull’osservanza delle norme ambientali e, nei casi di significativi impatti ambientali, sugli interventi organizzativi e sulle attività poste in essere dagli organi amministrativi e dall’alta direzione a presidio dei diversi rischi ambientali, a salvaguardia del patrimonio societario.


I soggetti di cui ai punti 2A e 2B, invece, sono mandatari dei controlli sui conti e sul bilancio (ovvero la revisione legale dei conti) in forza dell’art. 14 del d.lgs. 39/2010 (che quindi abroga gli artt.155, TUF, e 2409 ter, c.c.) per il quale:


a) esprimono con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, ove redatto;


b) verificano nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili.


Nell’ambito della relazione che riporta il giudizio finale sul bilancio, il revisore legale deve fornire anche un giudizio sulla coerenza della relazione sulla gestione con il bilancio.


I soggetti di cui ai punti 3A e 3B, di conseguenza, sono mandatari, allo stesso tempo, sia dei controlli sulla legittimità sia di quelli previsti dalla revisione legale dei conti, e dunque delle funzioni inerenti alle varie fattispecie relative, rispettivamente, ai punti 1 e 2 sopra elencati.


A seguito di quanto esposto, in merito alle funzioni di vigilanza, controllo e revisione svolte dai commercialisti, il CNDCEC propone le seguenti indicazioni e raccomandazioni riguardanti le tematiche ambientali:


A) Indicazioni e raccomandazioni agli organi di controllo e revisione legale sulle tematiche ambientali nei casi di società previsti dal codice civile non rientranti negli enti di interesse pubblico, o nelle società controllate e in quelle sottoposte a comune controllo di enti di interesse pubblico secondo l’emanando regolamento ex art. 16, co. 3, del D.Lgs.39/2010.


B) Indicazioni e raccomandazioni agli organi di controllo e revisione legale sulle tematiche ambientali negli enti di interesse pubblico.


C) Il controllo delle informazioni attinenti all’ambiente e al personale contenute nella relazione sulla gestione e il giudizio di coerenza nella relazione del revisore (viene ritenuto pertanto applicabile a tutti gli enti e società, che siano o meno di interesse pubblico).


Indicazioni e raccomandazioni agli organi di controllo e revisione legale sulle tematiche ambientali


Qualora l’attività aziendale influenzi o possa influenzare l’ambiente e/o la salute pubblica, si rende necessario il controllo degli interventi atti a prevenire, eliminare o comunque ridurre le conseguenze negative derivanti dall’esercizio dell’attività medesima.


Questo contesto determina la necessità di programmare e intervenire sull’impatto ambientale, mettendo a disposizione le necessarie risorse finanziarie ed economiche e informando i terzi delle politiche ambientali della società.


Ritenendo il bilancio d’esercizio, l’eventuale bilancio consolidato e la relazione sulla gestione i primari e fondamentali strumenti d’informazione ai soci e ai terzi sullo svolgimento dell’attività aziendale, gli stessi vanno ritenuti gli strumenti più adatti per divulgare le informazioni sulle attività poste in essere dall’azienda connesse alle tematiche ambientali.


Il CNDCEC ritiene pertanto che gli organi di controllo e di revisione legale debbano riservare opportune verifiche e controlli in ordine a quanto riferibile a tali tematiche.


Controllo generale sugli aspetti ambientali


L’obiettivo del controllo generale è il seguente:


– accertare gli aspetti ambientali dell’attività esercitata, al fine di riscontrare i rischi ad essa connessi nel caso d’inosservanza di norme di salvaguardia dell’ambiente e/o della salute pubblica e di palesi comportamenti nocivi all’ambiente e/o alla salute pubblica.


Gli organi di controllo e di revisione, considerata la particolare complessità della materia ambientale, devono acquisire le necessarie informazioni dai responsabili aziendali e, se del caso, devono far richiedere dalla società relazioni o pareri a consulenti esterni.


Indipendentemente dalle dimensioni aziendali, ad inizio del mandato potrebbe essere opportuno (come avviene usualmente per altre tematiche quali la sicurezza del lavoro, la sicurezza dei dati, la privacy, ecc.) farsi rilasciare dai responsabili aziendali delle tematiche ambientali una breve relazione sulle normative ambientali cui l’azienda deverispondere, sulle specifiche problematiche dell’attività produttiva aziendale (ad esempio un breve cenno al ciclo produttivo, alle modalità di approvvigionamento delle materie prime e semilavorati, ad eventuali studi di Life Cycle Assessment, ecc.) e sui presidi posti a tutela di eventuali problematiche ad essa connesse (ad esempio lo smaltimento di eventuali rifiuti), sull’esistenza di rischi (risk assessment), di investimenti o di eventuali certificazioni in tema ambientale (EMAS, Ecolabel, ISO 14000, ecc.) o in tema di produzione, qualora riguardi anche gli aspetti ambientali e della salute pubblica (Vision 2000, ecc.), sulla pubblicazione di informativa sociale e/o ambientale (bilanci sociali, report di sostenibilità, ecc.). L’organo di controllo è opportuno faccia menzione di tale relazione nel verbale di insediamento, acquisendola nelle proprie carte di lavoro.


Periodicamente, in corso di mandato, l’organo di controllo dovrebbe richiedere la relazione con eventuali implementazioni e/o aggiornamenti, o semplicemente (in caso non vi siano particolari novità) riportare il colloquio con i responsabili tecnici di cui sopra, verificando se vi siano state anomalie e/o criticità evidenziate dai sistemi di certificazione o in altra documentazione.


Nei casi maggiormente complessi sarebbe opportuno, come anzidetto, far richiedere dalla società pareri e/o perizie di esperti.


Effetti ambientali significativi sul bilancio d’esercizio e sull’eventuale bilancio consolidato


Nel caso in cui le informazioni e verifiche evidenzino un impatto ambientale significativo con possibili conseguenze patrimoniali e reddituali per la società (e per il gruppo, ove esistente), il revisore legale e l’organo di controllo devono procedere, per quanto di competenza:


(a) all’accertamento e conseguente verifica sia delle modalità con le quali l’organizzazione aziendale e il sistema dei controlli interni presidiano i rischi ambientali, sia dell’adeguatezza delle procedure per il riscontro delle problematiche connesse, al fine di poter effettuare tempestivi e rapidi interventi;


(b) alla verifica della veridicità e della correttezza delle appostazioni patrimoniali ed economiche del bilancio d’esercizio e dell’eventuale bilancio consolidato aventi specifico contenuto ambientale, in osservanza dei criteri di valutazione e dei principi contabili adottati – civilistici o International Accounting Standards/International Financial Reporting Standard (IAS/IFRS)


–, e dell’adeguatezza delle informazioni contenute nella nota integrativa sulle poste interessate.


Inoltre, ai fini della informativa ambientale e sulla sostenibilità:


(c) alla verifica dell’esistenza e adeguatezza delle informazioni attinenti all’ambiente laddove contenute nella relazione sulla gestione del bilancio d’esercizio e dell’eventuale bilancio consolidato (ex art. 2428, co. 2, c.c.), in quanto indispensabili ad una corretta comprensione della situazione e dell’andamento e del risultato della gestione della società;


(d) alla verifica della coerenza con il bilancio d’esercizio e con l’eventuale bilancio consolidato delle informazioni attinenti all’ambiente eventualmente contenute nella relazione sulla gestione (ex art. 14 c.2 lett. e), D.Lgs. 39/2010).


Nella verifica sub a), in caso di rilievi di carenze e inadeguatezze, gli organi di controllo devono richiedere necessarie ed adeguate misure atte al controllo delle situazioni ambientali e alla prevenzione dei relativi rischi.


Gli organi di revisione legale e di controllo (ognuno per le rispettive competenze di legge) devono evidenziare gli eventuali rilievi o richiami in sede di predisposizione della relazione di accompagnamento al bilancio d’esercizio e all’eventuale bilancio consolidato.


Tabella riassuntiva dell’attività dei due organi, correlata alla tipologia di controlli sopra indicati:


Riferimenti dell’organo
























Attività


da  esplicare


 


Collegio sindacale (art. 2403, co. 1, c.c.)


 


Revisore legale (art. 14 D.Lgs. 39/2010)


 


(a)


Vigilanza sull’adeguatezza del sistema di controllo interno e sul suo regolare funzionamento


Controllo propedeutico alla verifica sulla regolare tenuta della contabilità (co. 1, lett. b)


 


(b)


 


Vigilanza sull’osservanza della legge e dello statuto (potere-dovere di controllo sintetico e generale)


Controllo analitico per giudizio professionale sul bilancio (co. 1, lett. a)


 


(c)


Vigilanza sull’osservanza delle norme sul bilancio, in particolar modo su quanto previsto nell’art. 2428 c.c.


 


Lettura informativa


 


(d)


 


Vigilanza sull’osservanza delle norme sul bilancio (potere-dovere di controllo sintetico e generale)


 


Lettura critica generale sulle altre informazioni per giudizio professionale sul bilancio (co. 2, lett. e)


 


Ovviamente, nelle S.r.l. e nelle S.p.A. dove si sceglie di attribuire al collegio sindacale anche la funzione di controllo e di revisione legale, tutta l’attività di controllo è affidata a tale collegio sindacale.


 


 


4) Procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010 aggiornata al 5 luglio


Pubblicata su www.agenziaentrate.it la versione software: 1.0.1 del 05/07/2010.


Questi di seguito gli aggiornamenti:


La versione 1.0.1 del 5 luglio 2010 rimuove un’anomalia nella territorialità del livello delle retribuzioni per i comuni che hanno subito cambiamenti delle coordinate amministrative e la conseguente stima dei ricavi per lo studio UG69U, elimina i controlli di coerenza tra il quadro Elementi Contabili e il quadro Unità Locali per gli studi UK01U, UK10U, UK16U, UK20U, VK21U, UK22U, UK56U, aggiorna i controlli di coerenza tra il quadro Elementi Specifici e il quadro Dati Complementari per lo studio TK29U.


Le procedure di controllo consentono di evidenziare, mediante appositi messaggi di errore, le eventuali anomalie o incongruenze riscontrate tra i dati contenuti nel modello di dichiarazione e nei relativi allegati e le indicazioni fornite dalle specifiche tecniche di Gerico 2010 e dalle specifiche tecniche relative ai controlli telematici.


L’installazione della “Procedura di controllo Studi di settore/Parametri” è necessaria per controllare le dichiarazioni Unico 2009 contenenti gli allegati relativi agli studi di settore ed ai parametri; per controllare dichiarazioni prive di tali allegati, è sufficiente l’installazione della sola “Procedura di controllo Dichiarazioni”.


Il controllo di una dichiarazione contenente gli allegati degli studi di settore o dei parametri effettuato in assenza dell’installazione della “Procedura di controllo Studi di settore/Parametri” ne determina lo scarto e conseguentemente il non inserimento della stessa nel file contenente le sole dichiarazioni conformi (file con estensione dcm).


Di tale situazione viene comunque data evidenza nel diagnostico generato dalla procedura di controllo.


(Agenzia delle Entrate, nota del 05 luglio 2010)


 


 


5) Altre di fisco


– In caso di cattiva gestione aziendale è ammissibile la rettifica fiscale


Nell’ipotesi di avvenuta contestazione di illogicità delle operazioni

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