Novità fiscali del 27 luglio 2010: il provvedimento giudiziario di sospensione della cartella non subisce limiti normativi; consulenti tecnici in Commissione Tributaria; IRAP: autonoma organizzazione ristretta; il fisco deve risarcire al contribuente i danni subiti per il ritardo o mancata accettazione del procedimento di autotutela; regime fiscale di attrazione europea per le imprese estere: in alternativa la normativa fiscale di altro paese UE; l’impresa cancellata dal Registro delle Imprese si estingue; regolamento UE di interpretazione IFRIC 19 e modifica IFRS 1: estinzione di passività finanziarie con strumenti rappresentativi di capitale; locazioni: indice Istat di giugno 2010; lavoratori domestici con cassa sanitaria; esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni dei trasferimenti di quote sociali ed azioni

 

 

Indice:

 

1) Il provvedimento giudiziario di sospensione della cartella non subisce limiti normativi

 

2) Consulenti tecnici in Commissione Tributaria

 

3) Per i beni in concessione iscrizione in bilancio variabile

 

4) Irap: Autonoma organizzazione ristretta

 

5) l fisco deve risarcire al contribuente i danni subiti per il ritardo o mancata accettazione del procedimento di autotutela

 

6) Regime fiscale di attrazione europea per le imprese estere: In alternativa la normativa fiscale di altro paese UE

 

7) L’impresa cancellata dal Registro delle Imprese si estingue

 

8) Regolamento UE di interpretazione IFRIC 19 e modifica IFRS 1: Estinzione di passività finanziarie con strumenti rappresentativi di capitale

 

9) Locazioni: Indice Istat di giugno 2010

 

10) Lavoratori domestici con cassa sanitaria

 

11) Fanghi agricoli di concimazione tassabili al di fuori del reddito agrario

 

12) Esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni dei trasferimenti di quote sociali ed azioni

 

 

1) Il provvedimento giudiziario di sospensione della cartella non subisce limiti normativi

Il provvedimento giudiziario di sospensione della cartella esattoriale, emessa per il recupero degli aiuti di stato attribuiti in maniera illegittima, non può mai essere limitato nel tempo da una norma di legge.

La Consulta ha ritenuto “incompatibile” con il diritto fondamentale alla effettiva tutela giurisdizionale una limitazione temporale.

Altrimenti, si viola, inevitabilmente, il diritto di difesa della parte (art. 24 della Costituzione), nonché i principi del “giusto processo” (art. 111 Cost.), poiché la perdita di efficacia della sospensiva, può proseguire con la riscossione coattiva, pur in presenza, delle condizioni che avevano spinto il giudice a concedere la sospensione.

Gli stessi principi di incostituzionalità sarebbero valsi qualora fosse stata approvata la sospensiva breve nel processo tributario a cura del D.L. n. 78/2010 che, come è risaputo è stata modificato dal Senato, mentre adesso il relativo provvedimento è all’esame della camera per la sua conversione in legge.

In particolare, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 1, comma 3, terzo periodo del D.L. n. 59 del 2008, relativo alla speciale procedura per il recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili con il mercato comune innanzi agli organi di giustizia civile.

Il citato D.L. n. 59/2008 aveva introdotto, nel DLgs. n. 546 del 1992, l’art. 47-bis, che prevede una procedura sprint per le sospensive relative agli atti di recupero degli aiuti di Stato ritenuti illegittimi dalla Commissione europea.
(Corte Costituzionale, sentenza n. 281/2010 depositata il 23 luglio 2010)

 

 

2) Consulenti tecnici in Commissione Tributaria

Nasce l’Albo dei consulenti tecnici delle Commissioni tributarie. Entro settembre un apposito regolamento emanato dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria ne fisserà i criteri per l’iscrizione.

Il tutto avverrà con la collaborazione degli Ordini professionali interessati e con l’obiettivo di dare massima trasparenza e rotazione nell’assegnazione degli incarichi.

Presso ogni Commissione Tributaria Regionale sarà istituito e tenuto l’Albo dei Consulenti tecnici delle Commissioni Tributarie.

I criteri per l’iscrizione in tale Albo saranno quelli già previsti per l’iscrizione nell’Albo dei Consulenti tecnici d’ufficio dei tribunali.

I criteri saranno fissati da un apposito regolamento emanato entro il prossimo mese di settembre, dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

Gli ordini professionali interessati collaboreranno con l’obiettivo di dare massima trasparenza e rotazione nell’assegnazione degli incarichi.

I soggetti che potranno assumere l’incarico di Consulenti tecnici delle Commissioni Tributarie saranno quelli indicati dal codice civile.

Non vi sarà, tuttavia, un passaggio automatico dall’Albo dei Ctu presso i tribunali a quelli di nuova istituzione presso le Commissioni Tributarie Regionali.

Occorre una richiesta espressa di iscrizione nell’Albo dei Ctu presso la Commissione Tributaria Regionale territorialmente competente sulla base della residenza anagrafica.

 

 

 

3) Per i beni in concessione iscrizione in bilancio variabile

L’Organismo italiano di contabilità ha chiarito che il concessionario che costruisce e gestisce un’infrastruttura per conto del concedente non ha titolo per iscriverla in bilancio come bene materiale.

Ciò purché il concedente (soggetto pubblico) controlli e regolamenti quali servizi il concessionario (soggetto privato) può/deve fornire mediante l’infrastruttura, a chi e a quale prezzo; inoltre, il concedente deve controllare qualsiasi interessenza residua nell’infrastruttura alla scadenza dell’accordo.

 

 

4) Irap: Autonoma organizzazione ristretta

La proprietà dello studio utilizzato per l’esercizio dell’attività professionale ed i costi sostenuti per le spese condominiali e di riscaldamento, ai fini Irap, non costituiscono indice presupposto per ritenere l’esistenza di una autonoma organizzazione.

Pertanto, in assenza di altri elementi che legittimano il presupposto impositivo le somme Irap vanno rimborsate al contribuente come richiesto.

(Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sentenza n. 372/01/10 depositata il 5 luglio 2010)

 

 

5) Il fisco deve risarcire al contribuente i danni subiti per il ritardo o mancata accettazione del procedimento di autotutela

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 698 del 2010 ha stabilito che l’Amministrazione Finanziaria deve risarcire il cittadino dei danni subiti per il mancato o per il ritardato annullamento in autotutela dell’atto impositivo illegittimo.

Senza il mancato rispetto dell’istituto fiscale dell’autotutela, infatti, il contribuente è costretto a presentare ricorso contro l’Amministrazione finanziaria e a sopportarne le relative spese legali.

Lo ha ribadito il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili con la circolare n. 20/IR di luglio 2010.

Il mancato intervento in autotutela da parte degli uffici finanziari, che costringe il contribuente ad affrontare spese legali e di altro genere per proporre ricorso ed ottenere per altra via l’annullamento dell’atto, ingenera di per sé la responsabilità extracontrattuale dell’Amministrazione finanziaria, ricorrendo entrambi gli elementi costitutivi (fatto illecito e danno ingiusto) dell’illecito civile, in presenza dei quali sorge a carico di qualsiasi soggetto e/o amministrazione l’obbligo del risarcimento del danno derivante dalla violazione della norma.

 

 

6) Regime fiscale di attrazione europea per le imprese estere: In alternativa la normativa fiscale di altro paese UE

L’art. 41 del D.L. n. 78/2010 (approvato dal Senato, in attesa di approvazione definitiva alla Camera), recante disposizioni finalizzate ad attirare in Italia imprese di altri paesi europei, consente alle imprese estere residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea di applicare, in luogo del regime tributario italiano, una diversa normativa fiscale scelta tra quelle esistenti all’interno della UE.

Alle imprese residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea diverso dall’Italia che intraprendono in Italia nuove attività economiche, nonché ai loro dipendenti e collaboratori, per un periodo di tre anni, si può applicare, in alternativa alla normativa tributaria statale italiana, la normativa tributaria vigente in uno degli Stati membri dell’Unione Europea.

A tal fine, i citati soggetti interpellano l’Amministrazione finanziaria secondo la procedura di cui all’art. 8 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269 convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 novembre 2003, n. 326.

Le attività economiche non devono risultare già avviate in Italia prima della data di entrata in vigore del presente decreto e devono essere effettivamente svolte nel territorio dello Stato.

Con decreto di natura non regola­mentare del Ministero dell’Economia e delle Finanze saranno stabilite le disposizioni attuative del citato articolo 41.

(Servizi studi della Camera, nota del 20 luglio 2010)

 

 

7) L’impresa cancellata dal Registro delle Imprese si estingue

Con la cancellazione dal Registro delle Imprese le società di capitali si estinguono e non sono pertanto più tenute a rispondere delle loro precedenti obbligazioni.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 4062 del 22 febbraio 2010.

Tutto ciò sulla base dell’art. 2495, comma 2, del c.c. il quale prevede che resta “ferma… la estinzione della società dopo la cancellazione”.

In tal caso i creditori potranno agire solo nei confronti dei soci, ma limitatamente alle somme da questi percepite in sede di bilancio finale di liquidazione.

Anche il fisco rischia di perdere le somme vantate se la società si estingue.

La Suprema Corte, nella citata sentenza n. 4062/2010, inserisce tra i creditori sociali insoddisfatti anche l’Amministrazione finanziaria che per evitare conseguenze spiacevoli deve notificare l’avviso prima della cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

Ma se il tentativo dovesse fallire e intervenisse la cancellazione per recuperare le somme il fisco potrebbe rivolgersi ai soci o ai liquidatori con la notifica di un nuovo avviso di accertamento per ognuno di loro.

I destinatari potranno poi esercitare i loro diritti alla difesa in presenza del nuovo avviso.

 

 

8) Regolamento UE di interpretazione IFRIC 19 e modifica IFRS 1: Estinzione di passività finanziarie con strumenti rappresentativi di capitale

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il regolamento n. 662/2010, che modifica il regolamento CE n. 1126/2008 in relazione all’interpretazione dell’IFRIC 19 (Estinzione di passività finanziarie con strumenti rappresentativi di capitale) e l’IFRS 1.

L’entrata in vigore è stabilita a partire dai bilanci degli esercizi che hanno inizio dal 1° luglio 2010 o da data successiva.

(Regolamento Commissione UE n. 662/2010 del 23/07/2010, in G.U.U.E., n. L193 del 24/07/2010)

 

 

9) Locazioni: Indice Istat di giugno 2010

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativi al mese di giugno 2010, reso noti ai fini delle locazioni di immobili. L’indice fissato al 1,3%.

(Gazzetta Ufficiale n. 170 del 23 luglio 2010)

 

 

10) Lavoratori domestici con cassa sanitaria

Attiva e obbligatoria da luglio per i datori che applicano il CCNL sul lavoro domestico.

E’ operativa dal 1° luglio Cas.Sa Colf (cassa sanitaria colf) e assicura ai lavoratori domestici un’indennità giornaliera in caso di ricovero e convalescenza (20 euro per massimo 20 giorni) e il rimborso dei ticket sanitari (300 euro per anno).

L’iscrizione è obbligatoria per chi applica il ccnl sul lavoro domestico.

La Cassa assicura ai datori una copertura contro il rischio d’infortunio, anche in itinere, dei domestici di cui sono responsabili, fino a 50 mila euro.

Il costo è di 0,03 euro all’ora (0,01 euro sono a carico dei lavoratori), con versamento tramite Inps insieme ai contributi previdenziali obbligatori.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 26 luglio 2010)

 

 

11) Fanghi agricoli di concimazione tassabili al di fuori del reddito agrario

L’uso di fanghi di depurazione in agricoltura, anche se comporta l’aumento della fertilità del terreno, non è una fase propria della coltivazione.

Pertanto, i compensi erogati al proprietario del fondo, per il solo fatto di avere acconsentito a spargere tali sostanze sull’appezzamento, non confluiscono nel reddito agrario, ma sono considerati redditi diversi ed eventualmente anche redditi di impresa.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 74/E del 26 luglio 2010.

Ciò poiché l’operazione di smaltimento di fanghi in agricoltura è disciplinata da norme emanate allo scopo di scongiurare gli effetti nocivi sia per la fauna e la vegetazione sia per l’uomo e, al contempo, assicurare il corretto l’utilizzo di queste sostanze (Dlgs 99/1992 e direttiva Ce 86/268).

Tali composti, infatti, usati nel giusto modo, favoriscono l’aumento della carica batterica necessaria a modificare le caratteristiche chimico-fisiche dell’humus, migliorando la produttività dei terreni.

I fanghi sono gestiti da soggetti deputati, i quali corrispondono somme incentivanti alle aziende agricole che ne accettano lo smaltimento.

L’operazione avviene sulla base di specifici contratti, i cui punti riguardano sempre un obbligo di fare, non fare o permettere.

A parere delle Entrate, si tratta, quindi, di una prestazione di servizi ed è solo marginale il fatto che l’effettuazione della prestazione coincida con un momento fondamentale della lavorazione del terreno.

 

 

12) Esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni dei trasferimenti di quote sociali ed azioni

Ne caso di trasferimento di quote sociali e azioni non soggetto all’imposta di successione e donazioni, la verifica del requisito dell’acquisizione o integrazione del controllo previsto per la fruizione del regime agevolativo deve essere effettuata anche riguardo ai voti spettanti alle società controllate.

A seguito istanza di interpello, concernente il trattamento fiscale applicabile ai trasferimenti di azienda e partecipazioni sociali ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 75/E del 26 luglio 2010 ha fornito i necessari chiarimenti.

La disciplina di favore (contenuta nel comma 4-ter dell’art. 3 del TUS) é rivolta ad agevolare la successione nella gestione delle aziende di famiglia; l’agevolazione spetta, infatti, solo nell’ipotesi in cui gli aventi causa si impegnino a continuare l’attività del dante causa mantenendo il controllo delle società.

E’, quindi, coerente la sua applicazione, anche nell’ipotesi in cui il controllo della società sia acquistato dall’avente causa per effetto della sommatoria tra le partecipazioni acquistate per successione e quelle di cui il beneficiario risultava già in possesso, se pure in via indiretta.

Per il computo della percentuale di controllo rilevante ai fini della esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni assumono quindi rilievo, in aggiunta ai diritti di voto esercitabili direttamente dal soggetto beneficiario che detiene le partecipazioni, anche quelli che tale soggetto è in grado di esercitare per il tramite di società controllate.

La disposizione in commento vincola la fruizione dell’agevolazione alla sussistenza da parte del beneficiario di una situazione di controllo di diritto, nel senso fatto proprio dall’art. 2359, primo comma , n. 1, c.c..

Ne deriva che, per quanto riguarda le partecipazioni detenute in via indiretta, rilevano, ai fini del beneficio in tema di imposta di successioni, esclusivamente quelle detenute per il tramite di società che il soggetto beneficiario controlla ai sensi del medesimo n. 1, comma 1, dell’art. 2359 c.c. (maggioranza più uno delle azioni con diritto di voto).

Peraltro, l’esenzione dall’imposta di successione e donazione è subordinata, in ogni caso, alla circostanza che gli aventi causa rendano apposita dichiarazione nell’atto di donazione o nella dichiarazione di successione, circa la loro volontà di proseguire l’attività d’impresa ovvero mantenere il controllo societario.

Al riguardo, viene precisato che anche nell’ipotesi in cui il controllo di diritto di cui al citato art. 2359, primo comma, n. 1, venga integrato per il tramite di altri soggetti societari (controllo indiretto), la dichiarazione di impegno deve essere comunque resa esclusivamente dal soggetto avente causa del trasferimento, in quanto solo tale soggetto risulta tenuto al pagamento dell’imposta e deve rispondere dell’eventuale decadenza dall’agevolazione fruita.

In ogni caso, infatti, la perdita del controllo anteriormente al quinquennio dalla data del trasferimento delle partecipazioni comporta la decadenza dal beneficio, il pagamento dell’imposta in misura ordinaria, della sanzione amministrativa prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, e degli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l’imposta medesima avrebbe dovuto essere pagata (art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs n. 346 del 1990).

In particolare riguardo al caso di specie (istanza di interpello), l’Agenzia ha tuttavia ricordato che la circolare n. 11 del 16 febbraio 2007, ha chiarito che per l’ipotesi di trasferimento dal dante causa di una partecipazione di controllo, occorre porre rilievo al regime del trasferimento.

In particolare:

– se la partecipazione è frazionata tra più discendenti, l’agevolazione spetta esclusivamente per l’attribuzione che consenta l’acquisizione o l’integrazione del controllo da parte del discendente;

– se il trasferimento della partecipazione di controllo avviene a favore di più discendenti in comproprietà (articolo 2347 c.c.) il beneficio di cui trattasi è sempre riconosciuto (ove l’attribuzione consenta ai discendenti in comproprietà di acquisire o detenere il controllo societario).

Con la circolare n. 3 del 22 gennaio 2008, l’Agenzia ha chiarito che l’agevolazione si applica ai trasferimenti in regime di comproprietà in quanto, in base all’articolo 2347 del codice civile, i diritti dei comproprietari sono esercitati da un rappresentante comune, che disporrà della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria.

In sostanza nell’ipotesi di comproprietà, i beneficiari sono in grado di esercitare il controllo della società per il tramite del rappresentante comune.

Tale possibilità non viene invece riconosciuta nell’ipotesi in cui le partecipazioni risultino frazionate tra i coeredi.

In considerazione di quanto affermato dalle suddette circolari, a parere delle Entrate, gli istanti non possano invocare le agevolazioni di cui al citato articolo 3, comma 4-ter del D.lgs n. 346 del 1990, giacché pur riconoscendo la possibilità di computare anche i “voti spettanti a società controllate”, i due eredi non realizzano comunque una situazione di controllo di diritto nella società “ALFA S.p.A” .

Invero, la signora TIZIA non ha il controllo di diritto nella società BETA S.r.l (in quanto possiede solo il 49,75% del capitale sociale) e, pertanto, le partecipazioni della società ALFA S.p.A possedute dalla società BETA S.r.l non possono essere computate ai fini della verifica dell’acquisto del controllo della società ALFA S.p.A.

Il controllo di diritto della società BETA S.r.l. spetta, invece, al signor CAIO che possiede il 50,25% del capitale sociale della società e, pertanto, tale soggetto potrebbe, in linea di principio, computare tali partecipazioni ai fini della verifica dell’acquisto o integrazione del controllo della società ALFA S.p.a .

Viene, tuttavia, considerato che <<le partecipazioni oggetto del trasferimento mortis causa pari al 43,50% del capitale sociale della “ALFA S.p.A.”, sono detenute dai due coeredi in comproprietà mentre le partecipazioni pari al 9% del capitale sociale della medesima società, detenute per il tramite della società “BETA S.r.l ”, non costituiscono un’analoga situazione di comproprietà essendo imputabili esclusivamente al signor CAIO.

Tali situazioni, sulla base di principi affermati con la circolare n. 11 del 16 febbraio 2007, non sono assimilabili e pertanto, ai fini della verifica della condizione prevista dal comma 4-ter dell’articolo 3 del TUS, le partecipazioni detenute in comproprietà dai due coeredi e quelle detenute per il tramite della società BETA S.r.l. non potranno essere computate unitariamente>>.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

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