Novità fiscali del 16 luglio 2010: quando il piccolo imprenditore è soggetto al fallimento; commercio elettronico: invio dichiarazione delle operazioni effettuate entro il 20 luglio; dal 2013 l’Iva si pagherà solo se incassata: verrà introdotto un regime di IVA per cassa ad hoc; tariffa dei Commercialisti, via libera del Consiglio di Stato agli adeguamenti sulle fatture emesse ai clienti; legittimità del controllo dell’attività lavorativa mediante investigatori privati

 







 


Indice:


 


1) Con l’attivazione dei nuovi Uffici delle Entrate si prospettano, problematiche per i contribuenti ?


 


2) Quando il piccolo imprenditore è soggetto al fallimento


 


3) Commercio elettronico: Invio dichiarazione delle operazioni effettuate entro il 20 luglio


 


4) Dal 2013 l’Iva si pagherà solo se incassata: verrà introdotto un regime di IVA per cassa ad hoc


 


5) Codice privacy: Entro il 20 luglio aggiornamento software antivirus e patch


 


6) Tariffa dei Commercialisti, via libera del Consiglio di Stato agli adeguamenti sulle fatture emesse ai clienti


 


7) Legittimità del controllo dell’attività lavorativa mediante investigatori privati


 


8) Altre di fisco


 


 


1) Con l’attivazione dei nuovi Uffici delle Entrate si prospettano, problematiche per i contribuenti ?


E’ ormai noto che è in atto il processo di riorganizzazione degli uffici delle Entrate, infatti, anche in questi giorni si continuano a registrare i vari provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che, nell’attivare i nuovi Uffici delle Entrate, sopprimono i vecchi, modificandone competenze e sedi.


In tutto questo, vi è di mezzo il contribuente, magari alle prese con vecchio contenzioso in corso con il fisco, e come capita sovente per queste fattispecie, è frequente chiedersi, ma a quale sede e persona di riferimento è stata assegnata la propria pratica ?, ma soprattutto, in caso di presentazione di ricorso a quale sede occorre indirizzare e spedire l’atto ?.


Tale problematica è stata sollevata in questi giorni da autorevole dottrina (Raffaello Lupi): “Si ripropone quindi un aspetto generale dei rapporti processuali con le pubbliche amministrazioni, dove non pare si faccia eccezione alle regole processuali generali.


 Quando cioè l’ufficio è “parte” ha l’onere di comunicare i suoi trasferimenti e anche le modifiche di competenza.


Al pari del contribuente, o del difensore, tenuto a comunicare trasferimenti di domicilio in corso di processo.


Il contribuente non ha quindi alcun onere di attivarsi, durante il processo, per controllare, magari su internet, gli spostamenti di sede o di competenza della parte pubblica. I provvedimenti dell’agenzia hanno infatti mera portata interna. L’ufficio quindi avrebbe l’onere di depositare nel fascicolo (o di notificare?), una comunicazione sullo spostamento di competenze o di sede.


Altrimenti, continua il parere di Raffaello Lupi  è “valido l’appello fatto alla vecchia sede dell’ufficio, oppure al vecchio ufficio”.


Pertanto, come saggiamente evidenziato in dottrina, il contribuente non ha l’onere “di districarsi nella normativa amministrativa, spesso indecifrabile, sulle competenze interne e sulle localizzazioni degli uffici”.


Al limite andrebbero comunque “ tolte di mezzo le conseguenze pregiudizievoli per gli uffici, ad esempio evitando la trappola secondo cui la notifica dell’appello equivale, per la controparte, a notifica della sentenza”.


 


 


2) Quando il piccolo imprenditore è soggetto al fallimento


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13086 del 28 maggio 2010, ha fornito delle linee guida circa le condizioni per l’applicazione della disciplina fallimentare al c.d. piccolo imprenditore.


Infatti, secondo quanto riportato nella nota di Altalex del 15 luglio 2010, la Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi del regime transitorio previsto dall’art. 22 del D.Lgs. 169 del 2007, le nuove disposizioni si applicano anche alle procedure di fallimento ancora pendenti in fase istruttoria alla data del 1 gennaio 2008.


Nella sentenza si legge “poiché la locuzione “procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti” si riferisce alla fase istruttoria, il dettato normativo novellato si applica alle procedure per le quali, alla data indicata del 1 gennaio 2008, la richiesta di fallimento non sia stata ancora definita con relativa sentenza”.


Inoltre, viene evidenziato che, secondo il disposto dell’art. 1, comma 2 della Legge fallimentare, così come modificato dal Decreto correttivo n. 169/2007, non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitino attività commerciale dimostrando il possesso congiunto dei requisiti indicati riguardanti i limiti dimensionali dell’impresa.


Secondo la Corte di Cassazione la disposizione privilegia il criterio quantitativo rispetto a quello per categorie, quindi “il riscontro è dato non tanto dal fatto che la società commerciale, che per sua stessa definizione non può qualificarsi piccolo imprenditore ai sensi dell’art. 2083 c.c., può essere esente dal fallimento se non raggiunge i parametri dimensionali indicati nell’art. 1, quanto piuttosto dalla circostanza che, in senso speculare ma inverso, l’imprenditore individuale che esercita l’attività commerciale nelle condizioni postulate dall’art. 2083 c.c. nondimeno non si giova di tale condizione, che pur ha efficacia scriminante secondo il disposto dell’art. 2221 c.c. poiché sarà comunque dichiarato fallito se non dimostra di non aver superato i limiti dimensionali anzidetti”.


Un’ultima importante precisazione viene evidenziata in tema di distribuzione dell’onere della prova, essendo l’imprenditore il soggetto tenuto a dimostrare di non aver superato le soglie di fallibilità ed essere, quindi, esente dal fallimento, mentre i creditori possono, al massimo, dimostrare la natura di imprenditore della controparte.


Nella parte finale della citata sentenza la Cassazione ha osservato che:


La doglianza, coltivata dalla ricorrente su assunto contrario infondato ed ormai superato, è pertanto priva di fondamento.


L’approdo censurato ha fatto buon governo dell’esegesi richiamata, in quanto la Corte territoriale, rilevato che la documentazione acquisita agli atti dimostrava un ammontare complessivo dei debiti di Euro 500.000,00, ha riscontrato il superamento dei limiti, necessariamente congiunti, postulaci dall’art. 1, comma 2, L. Fall. ed ha pertanto escluso l’invocata esenzione dal fallimento.


Al quesito di diritto deve pertanto rispondersi che, secondo il regime transitorio previsto dal D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 22 le disposizioni sia processuali che sostanziali riformate dal decreto correttivo si applicano non solo alla fase prefallimentare ma anche al giudizio d’impugnazione avverso la sentenza di fallimento pendente alla data del 1 gennaio 2008.


Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 15, L. Fall. e si conclude con quesito di diritto con cui si chiede se tale norma, laddove esclude che possa farsi luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare sia inferiore ad Euro 30.000,00, precludesse nel caso di specie la declaratoria di fallimento in quanto il credito dell’istante era inferiore a tale soglia


Il motivo appare inammissibile”.


 


 


3) Commercio elettronico: Invio dichiarazione delle operazioni effettuate entro il 20 luglio


Entro il 20 luglio 2010 le imprese extracomunitarie che svolgono attività di commercio elettronico diretto nella Ue e che hanno scelto di identificarsi in Italia devono presentare all’Agenzia delle Entrate, per via telematica, la dichiarazione delle operazioni effettuate nel secondo trimestre 2010 nei confronti di privati consumatori comunitari e versare l’Iva complessivamente dovuta.


Lo dispone l’art. 74 quinquies del D.P.R. n. 633/72 che ha recepito la direttiva 2002/38/Ce.


Quali sono gli oneri del soggetto che si identifica?


Per affrontate tale adempimento occorre collegarsi al sito http://www.e-services.agenziaentrate.it/index.htm .


L’operatore commerciale, identificato in uno Stato membro dell’Unione Europea ai fini del regime speciale, dovrà:


– Presentare, per via elettronica allo Stato membro di Identificazione, una dichiarazione dell’Iva per ogni trimestre civile, indipendentemente dal fatto che abbia o no fornito servizi in quel trimestre.


La dichiarazione deve essere presentata entro 20 giorni dal termine del periodo di riferimento.


Per l’Italia, la dichiarazione trimestrale deve essere compilata mediante l’apposita funzione “Trasmetti la dichiarazione” predisposta, nel suddetto sito, nella sezione dedicata agli utenti registrati.


Nella dichiarazione il soggetto dovrà indicare, per ogni Stato membro di Consumo in cui è dovuta l’imposta, il valore totale al netto dell’IVA delle forniture di servizi elettronici per il periodo di riferimento, l’importo totale dell’imposta corrispondente e le aliquote IVA applicate per il calcolo.


Va, inoltre, indicato l’importo totale dell’imposta dovuta.


In Italia la dichiarazione deve essere presentata utilizzando come valuta l’euro;


– versare, al momento della presentazione della suddetta dichiarazione, l’imposta totale allo Stato membro di Identificazione. Il pagamento è effettuato su un conto bancario denominato in euro;


– notificare allo Stato membro di Identificazione tutte le modifiche concernenti le informazioni presentate nella fase di registrazione al regime speciale.


In Italia la notifica deve essere comunicata mediante l’apposita funzione di “Modifica i dati della registrazione” predisposta, in questo sito, nella sezione dedicata agli utenti registrati;


– conservare la documentazione relativa alle transazioni effettuate per un periodo di dieci anni.


Tale documentazione potrà essere richiesta elettronicamente dallo Stato membro di Consumo tramite lo Stato membro di Identificazione.


 


 


4) Dal 2013 l’Iva si pagherà solo se incassata: verrà introdotto un regime di IVA per cassa ad hoc


A seguito del vertice Ecofin, dal 2013 si applicherà le nuova normativa in materia di fatturazione elettronica.


L’Ecofin ha, infatti, approvato una direttiva (oltre che orientata all’armonizzazione) che prevede l’equiparazione tra fatturazione Iva cartacea ed elettronica.


Altresì, si prevede l’introduzione un regime ad hoc di “Iva per cassa”.


Come si è riportato nel diario del 14/07/2010, il Consiglio dei ministri finanziari dell’Unione Europea ha approvato nel corso della riunione del 13 luglio scorso la Direttiva orientata alla semplificazione della normativa in materia di fatturazione Iva.


In particolare, la citata Direttiva ha stabilito l’equiparazione di fatto tra la fatturazione cartacea e la fatturazione elettronica, rimuovendo tutti gli ostacoli giuridici alla trasmissione e archiviazione delle fatture elettroniche ancora basato su un sistema ormai obsoleto (Direttiva 2001/115/CE).


L’adozione della nuova Direttiva da parte degli Stati membri dovrà avvenire entro la fine del 2012, così da poter entrare in vigore dal 1/1/2013.


Lo sforzo in direzione dell’armonizzazione della disciplina (come è noto l’Italia ha scelto di adottare un regime propri in deroga a quello comunitario) si concreta in una riduzione delle opzioni disponibili ai singoli Stati membri, che a sua volta dovrebbe permettere una maggiore omogeneità e tempestività dei dati trasmessi mediante i modelli Intrastat.


Cadrà l’obbligo di impiegare una determinata tecnologia a garanzia dell’autenticità e integrità delle fatture elettroniche.


Mentre dovrebbe restare il limite della subordinazione del ricorso alla fatturazione elettronica al consenso del destinatario.


Altresì, la normativa approvata