Unico 2010: reddito d'impresa, scudo fiscale, IRPEF e lavoro autonomo, studi di settore, nuova circolare dell'Agenzia delle entrate

 

Con circolare n. 38/E del 23 giugno 2010 l’Agenzia delle entrate ha formalizzato le risposte fornite in occasione dell’incontro del 3 giugno 2010 con gli iscritti agli ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili sugli ultimi chiarimenti in merito alle novità di UNICO 2010.


Distinti per argomento, sintetizziamo le più interessanti risposte fornite dagli esperti dell’agenzia delle Entrate.




REDDITO D’IMPRESA




1.L’art. 96, c. 3, del T.U. n. 917/86 che ha disposto l’esclusione dalle limitazioni previste nella disciplina dello stesso art. 96 degli interessi passivi impliciti derivanti da debiti di natura commerciale, non trova applicazione nel caso in cui siano previsti interessi passivi espliciti su debiti di natura commerciale, in coerenza con la ratio della norma che intende escludere dal proprio ambito di applicazione gli interessi che scaturiscono da rapporti di natura commerciale.




2. I prestiti ai dipendenti rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 96 del TUIR se presentano le caratteristiche enunciate nella Circolare n. 19/E del 21 aprile 2009 (paragrafo 2.2) e, cioè, devono scaturire da una messa a disposizione di una provvista di denaro per la quale sussiste l’obbligo di restituzione ed in relazione alla quale è prevista una specifica remunerazione.




3. I depositi cauzionali sui contratti commerciali non hanno causa finanziaria in quanto scaturenti da rapporti di natura commerciale e di conseguenza non rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 96 del T.U. n. 917/86.




4.Qualora in un determinato periodo d’imposta l’importo degli interessi passivi netti risulta essere superiore al 30 per cento del ROL di periodo, l’eccedenza può essere recuperata in deduzione nei periodi di imposta successivi. Tale deduzione è consentita esclusivamente qualora, in detti successivi periodi, l’importo degli interessi passivi maturati eccedenti gli interessi attivi sia inferiore al 30 per cento del ROL di competenza.




5. In relazione alla cessione del bene strumentale oggetto del contratto di sale and lease back, trova applicazione la disciplina fiscale ad essa ordinariamente riferibile. Di conseguenza, ai fini delle imposte sui redditi, la cessione del bene alla società finanziaria, avendo ad oggetto un bene strumentale, può generare (in capo al cedente) una plusvalenza, imponibile ai sensi dell’art. 86 del TUIR, ovvero una minusvalenza, deducibile ai sensi dell’art. 101 del TUIR.




6. Ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili, il costo complessivo dei fabbricati strumentali è assunto al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza. Pertanto, la quota di canone riferibile al terreno pertinenziale dovrà essere considerata indeducibile anche nella determinazione della base imponibile IRAP.




7. Il risparmio d’imposta ottenuto dai contribuenti che fruiscono della deduzione maggiorata rilevante ai fini della verifica del rispetto del limite di € 200.000 (€ 100.000 per le imprese di autotrasporto su strada) fissato dal regolamento (CE) va calcolato sull’intero importo della deduzione richiesta e non sulla sola parte incrementale eccedente il limite di € 4.600,00.




8. L’impianto fotovoltaico situato su un terreno non costituisce impianto infisso al suolo in quanto normalmente i moduli che lo compongono (i pannelli solari) possono essere agevolmente rimossi e posizionati in altro luogo, mantenendo inalterata la loro originaria funzionalità (cfr. circolare 19 luglio 2007, n. 46/E).




9. Gli impianti fotovoltaici non possono beneficiare dell’agevolazione Tremonti-ter.




SCUDO FISCALE




1.Il contribuente non può considerarsi esonerato dalla compilazione del quadro FC della Dichiarazione “Unico – PF” anche successivamente allo “scudo” ex art. 13-bis c. 7-bis del DL 78/2009, in quanto non si tratta di redditi assoggettabili a tassazione a titolo definitivo da parte dell’intermediario.




IRPEF E LAVORO AUTONOMO




1. In caso di ripartizione delle spese, la detrazione del 55% spetta sia al nudo proprietario che all’inquilino per l’ammontare di spesa effettivamente sostento da ciascuno, ovviamente nel rispetto delle condizioni previste dalla legge: pagamento mediante bonifico bancario con identificazione del beneficiario della detrazione e del bonifico, limite di spesa € 60.000, rispetto dei parametri tecnici dell’intervento. La comunicazione all’ENEA può essere unica facendo riferimento all’unico intervento ed ai due beneficiari.




2. Per gli immobili acquisiti in proprietà nel triennio 2007-2009 sono deducibili quote di ammortamento, in base al principio di competenza, applicando al costo di acquisto dell’immobile (costo storico di acquisizione aumentato degli oneri di diretta imputazione), le aliquote previste dal D.M. 31.12.1988, che rappresentano il limite massimo ammesso in deduzione per ciascun periodo d’imposta. Tuttavia detta deducibilità per il triennio è ammessa nei limite di 1/3 dei coefficienti ministeriali; a partire dall’1 gennaio 2010 devono, invece, essere applicati i coefficienti per intero. Nel costo ammortizzabile va escluso il costo delle aree occupate dalla costruzione (e dalle pertinenze). Per gli immobili acquisiti dopo il triennio in questione non sono ammesse in deduzione quote di ammortamento. Pertanto ai fini della deducibilità delle quote di ammortamento rileva il periodo di acquisizione in proprietà.




3. L’applicazione del principio di cassa, secondo cui i compensi e i costi assumono rilevanza nel momento in cui sono, rispettivamente, percepiti e sostenuti rappresenta il criterio ordinario di determinazione del reddito di lavoro autonomo. I compensi pagati mediante assegno devono considerarsi percepiti nel momento in cui il titolo di credito entra nella disponibilità del professionista, momento che si realizza con la consegna del titolo dal ricevente al committente. Non rileva, invece, ai fini della imputazione temporale del compenso al reddito del professionista, la circostanza che il versamento sul conto corrente del professionista percettore dell’assegno intervenga in un momento successivo o in un diverso periodo d’imposta. Nel caso di compensi pagati mediante bonifico bancario, si ritiene che ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo il momento in cui il professionista consegue la effettiva disponibilità delle somme, debba essere individuato in quello in cui questi riceve l’accredito sul proprio conto corrente. Si tratta, tecnicamente, della cosiddetta “data disponibile”, che indica il giorno a partire dal quale la somma di denaro accreditata può essere effettivamente utilizzata. Non assume rilievo, pertanto, né la data della valuta, ovvero quella da cui decorrono gli interessi, nè il momento in cui il dante causa emette l’ordine di bonifico né quello in cui la banca informa il professionista dell’avvenuto accredito.




4. Il costo rimborsato al professionista dal collega per l’uso comune del locale d’esercizio dell’attività nel periodo d’imposta successivo non può considerarsi rilevante ai fini reddituali per il professionista che lo riceve. Detto componente sarà invece rilevante per il professionista (collega), nel periodo d’imposta in cui effettivamente lo corrisponde per l’uso dei locali.




STUDI DI SETTORE




Le semplificazioni previste per il regime dei minimi di cui all’art. 1, cc. 96 – 107, legge 244/2007, riguardano soltanto coloro che concretamente applicano detto regime e non anche coloro che, pur avendone i requisiti, abbiano optano per il regime ordinario.




29 giugno 2010


Francesco Buetto

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