Novità fiscali dell’8 giugno 2010: redditometro: le novità introdotte dalla manovra si applicano dal periodo d’imposta 2009; l’evento eccezionale sana il ricorso; operazioni infragruppo: non è imponibile la consulenza della società figlia; responsabilità penale ed amministrativa degli enti, in Italia e all’Estero; agevolazione prima casa: nuovi chiarimenti dalle Entrate; bonifico al professionista: rileva il momento dell’effettiva disponibilità; nuovi studi del Notariato: ricostituzione della pluralità dei soci nelle società di persone decorsi sei mesi

 






 


Indice:


 


1) Redditometro: Le novità introdotte dalla manovra si applicano dal periodo d’imposta 2009


 


2) L’evento eccezionale sana il ricorso


 


3) Operazioni infragruppo: Non è imponibile la consulenza della società figlia


 


4) Responsabilità penale ed amministrativa degli enti, in Italia e all’Estero


 


5) Non sfugge al controllo del fisco anche chi non dichiara i redditi di lavoro dipendente


 


6) Agevolazione prima casa: Nuovi chiarimenti dalle Entrate


 


7) Vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari per le reti di imprese


 


8) Bonifico al professionista: Rileva il momento dell’effettiva disponibilità


 


9) Incarichi di amministrazione e controllo “a compenso zero”: Commercialisti, norma assurda e irricevibile


 


10) Nuovi studi del Notariato: ricostituzione della pluralità dei soci nelle società di persone decorsi sei mesi


 


11) Corte Ue, la fornitura di organi e prelievi non è sempre esente da Iva


 


 


1) Redditometro: Le novità introdotte dalla manovra si applicano dal periodo d’imposta 2009. Per i redditi 2005-2008 vale il precedente criterio


L’art. 22 del D.L. n. 78/2010 (manovra correttiva) ha modificato la disciplina del redditometro mediante una riscrittura dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973.


Si stabilisce che il nuovo testo normativo si applichi a partire dagli accertamenti sui redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del decreto.


Pertanto, la novità vale a partire dai redditi relativi al periodo di imposta 2009.


Per i periodi precedenti ancora accertabili, ossia quelli che vanno dal 2005 al 2008, il redditometro verrà invece applicato sulla base del testo dell’art. 38 antecedente alle modifiche.


Aggiornamento dell’accertamento sintetico


La novella normativa prevede che al fine di adeguare l’accertamento sintetico al contesto socio-economico, mutato nel corso dell’ultimo decennio, rendendolo più efficiente e dotandolo di garanzie per il contribuente, anche mediante il contraddittorio, all’art. 38 del DPR n. 600/1973, con effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non é ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto, i commi quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo, sono sostituiti dai seguenti: “


L’ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall’articolo 39, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento é avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.


La determinazione sintetica può  essere altresì fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità biennale.


In tale caso al contribuente rimane la possibilità della prova contraria.


La determinazione sintetica del reddito complessivo é ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno 1/5 quello dichiarato.


L’ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell’art. del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218.


Dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall’art. 10 del TUIR; competono, inoltre, per gli oneri sostenuti dal contribuente, le detrazioni dall’imposta lorda previste dalla legge.


 


 


2) L’evento eccezionale sana il ricorso


L’impugnazione proposta fuori termine dall’amministrazione non decade se viene accertato che l’irregolarità è imputabile ad eventi di carattere eccezionale.


Nel caso di specie, un contribuente aveva presentato ricorso contro un avviso di accertamento, poi accolto sia dalla Commissione Tributaria Provinciale sia dalla Commissione Tributaria Regionale per la circostanza che l’Amministrazione finanziaria si era difesa oltre i termini di legge.


Tuttavia, in sede di ricorso presentato in Cassazione il fisco si è visto riconoscere le proprie ragioni motivate dal fatto che il ritardo è stato dovuto ad eventi eccezionali, come nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria accerti l’irregolare funzionamento dei propri uffici, i termini, sia processuali sia sostanziali, rimangono sospesi fino al decimo giorno successivo a quello di pubblicazione in Gazzetta ufficiale del relativo decreto.


Per cui, il giudice di merito non può, quindi, dichiarare inammissibile l’appello dell’ufficio del fisco per il mancato rispetto del termine di decadenza.


(Corte di Cassazione, n. 13576 del 2010)


 


 


3) Operazioni infragruppo: Non è imponibile la consulenza della società figlia


Operazioni infragruppo: Non è imponibile, ai fini Iva, la consulenza della società figlia residente in Italia alla casa madre sita all’estero.


Ciò a prescindere dal tipo di contratto sottoscritto dalle imprese, rilevando esclusivamente la natura effettiva delle prestazioni.


Lo svolgimento dell’attività di ricerca, per conto di terzi, non costituisce necessariamente una prestazione di servizi qualificabile come appalto o mandato, ma richiede un’accurata indagine relativamente alla effettiva e condivisa volontà negoziale dei contraenti, che può condurre all’identificazione di una diversa configurazione negoziale e sostanziale come, ad esempio, un’opera di consulenza ed assistenza tecnica.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 13587 del 2010)


 


 


4) Responsabilità penale ed amministrativa degli enti, in Italia e all’Estero


L’Unione Europea ha introdotto misure di contrasto alla criminalità economica, non più di genere individuale, ma riconducibili ad Enti quali società e associazioni con o senza personalità giuridica.


Lo stesso fenomeno investe non soltanto imprese illecite ma anche organizzazioni ed istituzioni dotati di fine in se lecito, ma perpetrato mediante politiche interne inclini ad attività quali: la lesione di interessi patrimoniali pubblici, la truffa finanziaria e soprattutto la corruzione.


Tutto questo ha obbligato il legislatore comunitario ad invogliare le singole realtà nazionali a produrre strumenti legislativi che permettessero di perseguire direttamente le società o enti che si fossero macchiate di reati di matrice economica.


E’ quanto è stato osservato in Altalex da Stefano Di Matteo (documento pubblicato in questi giorni) che in particolare ha rilevato:


Da questi presupposti è stata approvata in Italia la Legge Delega n. 300/2000, che si pone come primo impulso nella disciplina della responsabilità degli Enti nell’ambito di illeciti causati da reato.


Per dare attuazione al disposto della Legge Delega 300 del 2000 è stato promulgato il D.Lgs. 231/2001, che individua la responsabilità amministrativa dell’Ente limitatamente ai reati commessi dai propri dirigenti, amministratori o dipendenti in favore e a beneficio dello stesso Ente.


Il D.lgs 231/2001 mira ad investire gli operatori economici di una sorta di funzione di “garanzia” che sensibilizzi gli stessi a prevenire qualsiasi crimine economico all’interno dell’esercizio dell’impresa secondo canoni etici.


Dopo l’introduzione del Decreto 231/01 in materia di responsabilità amministrativa degli Enti sono stati molti gli interventi e le integrazioni compiuti dall’organo preposto:


– Legge 409/2001 “Disposizioni urgenti in vista dell’introduzione dell’euro” che ha introdotto l’articolo 25 bis nel D.Lgs. 231/2001 riguardante la falsificazione della nuova divisa e degli altri titoli di credito.


– Legge 366/2001 (L. Delega di riforma del diritto societario), che ha esteso, anche nell’ambito dei c.d. reati societari, la disciplina della responsabilità amministrativa degli Enti,.


– D.Lgs.61/2002 ”disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali a norma della art. 11 della legge 3 ottobre 2001” (quali ad esempio: aggiotaggio, falso in prospetto, impedito controllo, false comunicazioni sociali, falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della società di revisione, indebita restituzione dei conferimenti, illegale ripartizione degli utili e delle riserve, formazione fittizia del capitali, illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza).


– Decreto n. 201/2003 emanato dal Ministro della Giustizia “Regolamento recante disposizioni regolamentari relative al procedimento di accertamento dell’illecito amministrativo delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, ai sensi dell’art. 85 del D.Lgs 231/2001.


– Legge n. 311 del 30/12/2004 (Legge Finanziaria 2005) che ha imposto l’adozione obbligatoria dei Modelli con misure organizzative e di funzionamento tali da prevenire il pericolo dell’attuazione di illeciti nel loro interesse o a loro vantaggio, per gli enti e le società che beneficiano di sovvenzioni erogate dai bilanci pubblici o dell’Unione Europea (anche sotto forma di esenzioni, incentivi, agevolazioni o sgravi fiscali) in ambito di sgravi contributivi per personale addetto all’attività produttiva, formazione professionale, avviamento e aggiornamento, utilizzazione di lavoratori. I suddetti Modelli devono essere vagliati ed sottoscritti dall’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL).


– Legge 3 agosto 2007 n° 123 “Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia”


Non vi era, però un sistema normativo che prevedesse conseguenze sanzionatorie dirette nei confronti di Enti per reati posti in essere a vantaggio di questi ultimi da amministratori, dirigenti o dipendenti.


Vi era solo l’obbligo per l’Ente di farsi carico del pagamento di multe e ammende (ex Artt. 196 e 197 Codice Penale) o nel caso fossero state inflitte personalmente al rappresentante legale e all’amministratore oppure in caso di insolvenza dei soggetti che avevano compiuto il reato.


Il regime della responsabilità amministrativa degli Enti, introdotto dal D. Lgs 231/01, si sviluppa in quattro punti.


Si individuano i destinatari negli Enti forniti di personalità giuridica, società dotate di personalità giuridica e associazioni anche prive di personalità giuridica. Sono esclusi da questa normativa: Stato, Enti pubblici territoriali ed Enti con funzioni di rilievo costituzionale


L’applicazione della 231/01 è prevista per reati commessi nell’interesse o in vantaggio dei destinatari precedentemente citati (è esclusa la responsabilità dell’Ente qualora la persona fisica abbia commesso il reato per esclusivo vantaggio proprio o di terzi) e per i reati previsti:


– Art. 5 Lettera A – soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell’Ente stesso o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale o che ne esercitano, anche di fatto, la gestione ed il controllo;


– Art. 5 Lettera B – persone sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera A.


Sono considerati casi di esonero, l’adozione da parte degli Enti di modelli organizzativi idonei a prevenire il compimento dei reati.


Il D. Lgs 231/01 istituisce quindi la responsabilità amministrativa dell’Ente per reati posti in essere da amministratori, dirigenti e/o dipendenti nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso.


 


 


5) Non sfugge al controllo del fisco anche chi non dichiara i redditi di lavoro dipendente


L’art. 28 del D.L. n. 78/2010 prevede un’intensificazione dei controlli nei confronti dei contribuenti che, sulla base di controlli incrociati con i dati provenienti dall’INPS, hanno si versato i contributi previdenziali, ma non hanno dichiarato i relativi redditi di lavoro dipendente.


A tal fine, saranno istituite apposite articolazioni dell’Agenzia delle Entrate, con competenza su tutto o parte del territorio nazionale, le quali provvederanno all’esecuzione di verifiche automatizzate mediante lo strumento dell’accertamento parziale (art. 41-bis del n. D.P.R. n. 600/73).


Il citato art. 28 del DL 78/2010 ha modificato gli artt. 4 e 10 del D.Lgs. n. 546/1992, sul contenzioso tributario.


In tal modo, viene attribuita la legittimazione processuale in commissione tributaria, nonché viene specificato che la competenza del giudice si articola nella sede dell’ente che ha emanato l’atto, nel caso di provvedimenti formati dalle strutture del fisco è demandata alla commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale spettano le attribuzioni sul tributo controverso.


Pertanto, adesso sono sotto stretto controllo anche i contribuenti che, svolgendo determinate attività di lavoro subordinato o parasubordinato a favore di privati che non rivestono la qualità di sostituti d’imposta, pur essendovi tenuti, non hanno dichiarato i redditi percepiti.


 


 


6) Agevolazione prima casa: Nuovi chiarimenti dalle Entrate


Le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale spettano anche a chi compra metri quadri aggiuntivi o una pertinenza dell’immobile principale acquistato in passato senza aliquote agevolate.


Non si decade dall’agevolazione, inoltre, nel caso di riacquisto dell’immobile in uno stato estero nel quale siano presenti strumenti di cooperazione amministrativa.


Infine, non è di ostacolo alla conservazione del beneficio fiscale sul primo immobile venduto anche l’esistenza di un’abitazione secondaria nello stesso comune dove verrà eseguito il riacquisto.


Con la circolare n. 31/E del 07 giugno 2010, l’Agenzia delle Entrate ha, così, dissipato taluni dubbi sulle modalità di applicazione delle agevolazioni “prima casa”.


Trasferimento residenza all’estero: Spettano il bonus per la casa italiana venduta prima dei 5 anni


L’Agenzia delle Entrate riconosce, anche ai cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza all’estero, il diritto a conservare le agevolazioni prima casa.


Il beneficio non si perde nel caso in cui lo stato estero di nuova residenza del contribuente garantisca lo scambio di informazioni, necessario per verificare l’esistenza di un immobile adibito a dimora abituale del richiedente.


Anche l’acquisto di una casa all’estero perfezionato entro un anno dalla vendita “anticipata” della “prima casa” (avvenuta cioè prima che siano trascorsi cinque anni dal suo acquisto) garantisce (per la casa vendita) la conservazione dei benefici fruiti, a condizione che “sussistano strumenti di cooperazione amministrativa che consentono di verificare che effettivamente l’immobile ivi acquistato sia stato adibito a dimora abituale”.


L’acquisto della prima casa antecedente l’agevolazione non compromette lo sconto sulle pertinenze


Via libera all’agevolazione fiscale per chi acquista oggi un box auto o altre pertinenze anche nel caso in cui l’abitazione principale sia stata comprata prima dell’introduzione delle agevolazioni prima casa.


Dello stesso tenore l’ok riconosciuto dall’Amministrazione fiscale anche alle pertinenze di immobili acquistati allo “stato rustico”, in anni in cui non era riconosciuto il beneficio per questa tipologia di beni.


L’Agenzia viene incontro ai contribuenti e riconosce gli sconti fiscali anche a chi, avendo acquisito l’abitazione principale senza usufruire, a vario titolo, degli sconti del fisco, vuole allargarsi acquistando un’unità immobiliare adiacente.


Agevolazione salva anche in presenza di seconda casa


Non si decade dall’agevolazione “prima casa”, fruita in relazione all’acquisto del primo immobile, se tra il primo acquisto agevolato e il successivo riacquisto infrannuale, il contribuente è entrato in possesso di un altro immobile nello stesso comune in cui è situato quello che intende riacquistare.


È, comunque sempre indispensabile che il nuovo immobile acquistato sia utilizzato come dimora abituale del contribuente.


Sono richiesti requisiti più stringenti invece nell’ipotesi in cui lo stesso contribuente intenda accedere, anche per il secondo acquisto, alle agevolazioni “prima casa”.


In questo caso, è necessario che:


– l’immobile sia ubicato nel comune in cui l’acquirente abbia o stabilisca entro


diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza;


– che l’acquirente non sia titolare di altri diritti reali vantati su immobili ubicati


nello stesso comune;


– che l’acquirente non risulti titolare in tutto il territorio nazionale, neppure per


quote e in regime di comunione legale, di diritti di proprietà o nuda proprietà,


usufrutto uso e abitazione su un’altra casa acquistata con le agevolazioni fiscali.





7) Vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari per le reti di imprese


L’art. 42 del D.L. n. 78/2010 (cd. manovra correttiva) prevede che con un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno stabilite le condizioni per il riscontro della sussistenza dei requisiti idonei a far riconoscere le imprese come appartenenti ad una delle reti di imprese (volute dall’art. 3, comma 4-ter e seguenti, del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito in legge 9 aprile 2009, n. 33).


Con il contratto di rete due o più imprese sono obbligate ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali al fine di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato. Il contratto di rete dovrà essere redatto per atto pubblico o scrittura provata autentica. Sarà necessario individuare un programma di rete, che contiene, oltre ai diritti ed obblighi assunti da ciascuna impresa partecipante,  le modalità di realizzazione dello scopo comune da perseguirsi attraverso l’istituzione di un fondo patrimoniale comune (artt. 2614 e 2615, c.c.), in relazione al quale sono stabiliti i criteri di valutazione dei conferimenti che ciascun contraente si obbliga ad eseguire per la sua costituzione e le relative modalità di gestione, ovvero mediante ricorso alla costituzione da parte di ciascun contraente di un patrimonio destinato all’affare, ai sensi dell’art. 2447-bis, comma 1, lettera a) c.c.. Vi sarà, quindi, un organo comune che sarà incaricato di eseguire il contratto di rete, con poteri anche di rappresentanza e con modalità di partecipazione di ogni impresa alla attività dell’organo stesso.


Attesa di successivo provvedimento


Le forme, modalità e termini di presentazione delle richieste per il riconoscimento dell’appartenenza ad una rete di imprese saranno stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. citato.


Benefici


Alle imprese appartenenti ad una delle reti di imprese come sopra riconosciute spetteranno vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari, nonché la possibilità di stipulare convenzioni con l’A.B.I. nei termini definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emanato entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto n. 78/2010.


 


 


8) Bonifico al professionista: Rileva il momento dell’effettiva disponibilità


<<Per i casi di pagamento a cavallo d’anno è necessario definire l’anno di rilevanza fiscale.


Arturo Betunio, direttore centrale normativa dell’agenzia delle Entrate, ha fornito la risposta nel corso della diretta Map, i moduli per la formazione continua dei dottori commercialisti, dedicata ai tempi caldi di Unico.


Per il professionista la cassa segue l’accredito


L’applicazione del principio di cassa per i redditi di lavoro autonomo comporta che in caso di ritenuta effettuata nel 2009 e compenso pagato nel 2010 il professionista dovrà seguire sia per il reddito, sia per la ritenuta il periodo d’imposta in cui il compenso è stato pagato. In caso di pagamento con bonifico bisognerà sempre far riferimento alla data di accredito in banca.


Sul tema l’Agenzia, partendo dal fatto che il reddito di lavoro autonomo si determina con il principio di cassa, specifica, per la prima volta, che in caso di bonifico il pagamento si ha solo al momento dell’effettiva disponibilità delle somme e cioè solo quando il professionista riceve l’accredito sul proprio conto corrente. Si tratta, precisano alle Entrate della cosiddetta “data disponibile”, che indica il giorno a partire dalla quale la somma di denaro accreditata può essere effettivamente utilizzata. Non assume, pertanto, rilievo né la data valuta, o quella da cui decorrono gli interessi, né il momento in cui il dante causa emette l’ordine di bonifico, né quello in cui la banca informa il professionista dell’avvenuto accredito.


Sempre sullo stesso tema le Entrate precisano che in caso di bonifico il momento dell’effettivo incasso potrebbe non coincidere con quello di effettuazione della ritenuta da parte del sostituto perché questi non può che effettuare la trattenuta al momento della disposizione di bonifico, per poi includerla nel modello 770. Da ciò discende che si creerà sempre e comunque un disallineamento tra il 770 del committente e la dichiarazione del professionista. Infatti, quest’ultimo dovrà sempre inserire reddito e ritenuta nel periodo d’imposta in cui si ritiene effettuato il pagamento.


Questo chiarimento che mette finalmente la parola fine a molti accertamenti in corso, produce come effetto che i professionisti in sede di redazione della dichiarazione dovranno verificare con attenzione le certificazioni dei committenti per non includere in dichiarazione tutte quelle ritenute che sono relative a pagamenti accreditati nel successivo periodo d’imposta.


I compensi pagati mediante assegno devono considerarsi percepiti nel momento in cui il titolo entra nella disponibilità del professionista, momento che si realizza con la consegna del titolo dal ricevente al committente. Non rileva, invece la circostanza che il versamento sul conto corrente del professionista intervenga in un momento successivo o in un diverso periodo d’imposta.>>.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 07 giugno 2010)


 


 


9) Incarichi di amministrazione e controllo “a compenso zero”: Commercialisti, norma assurda e irricevibile


<<Siciliotti: “Una misura sbagliata che rischia di far perdere per strada anche la parte che potrebbe essere salvata”


“La norma della manovra correttiva, che stabilisce la sostanziale gratuità degli incarichi di amministrazione e controllo di tutti gli enti partecipati o comunque finanziati dal pubblico, pare scritta apposta per evitare che una simile ipotesi, opportunamente calibrata, possa davvero diventare legge dello Stato”.


E’ il commento di Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con riguardo a quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 6 della manovra il quale stabilisce che la partecipazione agli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti, che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonché la titolarità di organi dei predetti enti, è onorifica, che essa può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute ove previsto dalla normativa vigente e che, qualora siano già previsti, i gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta giornaliera”.


“È di tutta evidenza  -osserva Siciliotti – l’assurdità di una norma che impone la gratuità di cariche cui corrispondono rilevanti responsabilità anche quando il soggetto chiamato a ricoprirle è un tecnico che nulla ha a che vedere con la pubblica amministrazione o con la politica”.


Ragionevole e per certi versi condivisibile, nell’ottica del contenimento della spesa pubblica, sarebbe invece stata, secondo i commercialisti, una disposizione di siffatto tenore, ove però limitata ai casi in cui chi riveste nell’ente finanziato dal pubblico una carica di amministrazione o di controllo viene espressamente nominato in diretta correlazione al suo incarico politico elettivo, oppure al ruolo dirigenziale che ricopre all’interno della pubblica amministrazione.


Infatti, in questo caso, il soggetto nominato, sottolineano i commercialisti, non svolgerebbe davvero l’incarico senza alcun tipo di compenso, ma troverebbe la propria remunerazione nel compenso che già percepisce dalla pubblica amministrazione o nell’indennità che già gli è riconosciuta per la carica politica elettiva, in considerazione appunto della diretta correlazione tra questa sua funzione e la nomina nell’organo collegiale di un ente finanziato dal pubblico.


“Quando l’aria che tira fa capire che una determinata disposizione potrebbe tutto sommato apparire ragionevole e incontrare un consenso ampio e trasversale – si chiede Siciliotti – cosa c’è di meglio per stroncarla in partenza di stravolgerla in una norma palesemente irragionevole e irricevibile, ottenendo così che con l’acqua sporca venga buttato via anche il bambino?”>>.


(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti  ed Esperti Contabili, comunicato del 07 giugno 2010)


 


 


10) Nuovi studi del Notariato: ricostituzione della pluralità dei soci nelle società di persone decorsi sei mesi


Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione «Studi e Materiali» e hanno approfondito tematiche relative al diritto commerciale e degli enti no profit:


– La ricostituzione della pluralità dei soci nelle società di persone decorsi sei mesi ex art. 2272 n.4 c.c.– Studio n. 156-2009/I


– La fusione cd. semplificata di cui all’art. 2505 c.c.: casistica e problemi dopo la riforma – Studio n. 204-2009/I


– Ipotesi applicative di azioni senza valore nominale – Studio n. 10-2010/I


– La trasformazione degli enti no profit – Studio n. 32-2010/I


– Il recepimento in Italia della direttiva sui diritti degli azionisti e le modificazioni statutarie conseguenti – Studio n. 62-2010/I


(Consiglio Nazionale del Notariato, nota del 07 giugno 2010) 


 


 


11) Corte Ue, la fornitura di organi e prelievi non è sempre esente da Iva


È quanto hanno stabilito i giudici comunitari con la sentenza del 3 giugno nel procedimento C-237/09.


Ne ha dato notizia la stessa Agenzia delle Entrate, in www.nuovofiscoggi.it edizione del 07 giugno 2010.


Secondo la Corte l’art. 13, parte A, n. 1, lett. d), della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, che esenta dall’Iva la fornitura di organi, di sangue e di latte umani, deve essere interpretato nel senso che lo stesso non si applica ad un’attività di trasporto di organi e di prelievi di origine umana, svolta in qualità di indipendente, per conto di ospedali e di laboratori.


Quando scatta l’esenzione da Iva


Secondo gli eurogiudici, se un’attività di trasporto di organi e di prelievi di origine umana consiste unicamente nel fatto, per il trasportatore, di spostare materialmente tali prodotti da un luogo ad un altro, per conto di vari ospedali e laboratori, non può certamente essere assimilata ad una cessione di beni, ai sensi dell’art. 5, n. 1, della sesta direttiva, per il semplice fatto che essa non autorizza l’altra parte a disporre di fatto dei prodotti in questione come se essa ne fosse la proprietaria.


Da ciò ne deriva che detta attività non può fruire dell’esenzione dall’IVA prevista, a favore della “fornitura di organi, di sangue e di latte umani”, dall’art. 13, parte A, n. 1, lett. d), della sesta direttiva.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


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